Quando figure istituzionali parlano in pubblico per conto dell’Italia adoperino la lingua italiana!

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LA LINGUA DELLA DIPLOMAZIA

Caro Augias, premettendo che conoscere le lingue è sempre uno strumento per avere una visione più ampia, ritengo che un discorso a parte debba essere fatto quando una figura istituzionale parla in pubblico per conto dell’Italia. Alcuni giorni fa c’è stato il discorso del presidente Monti nel salotto di Barack Obama in inglese; tempo addietro il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in Israele anch’esso in inglese. Ritengo che durante questi momenti le figure istituzionali italiane dovrebbero parlare italiano (lingua ufficiale). Fino a ora non ho mai sentito nessun politico straniero in visita in Italia che abbia parlato italiano (tolta qualche parola). In questi casi la forma ha la sua sostanza. Ovviamente, durante le discussioni faccia a faccia si possono usare tutte le lingue che si vogliono. Tullio Aebischer-tullioa5@yahoo. it

Argomento molto sensibile, quello sollevato dal signor Aebischer, uno di quei casi in cui come
egli stesso scrive "la forma ha la sua sostanza".
Nel Parlamento europeo, che è un buon esempio sovranazionale,i discorsi in aula si fanno parlando ognuno nella propria lingua. Un complesso sistema di interpretazione simultanea provvedere alle varie traduzioni, anche se talvolta arrivano nelle cuffie dopo due passaggi e sono poco comprensibili. Nelle commissioni però o nelle riunioni informali le lingue usate sono soltanto inglese, francese e, più raramente, tedesco. Di fatto italiano e spagnolo sono diventate, anche in assenza di una decisione ufficiale, lingue comunitarie di serie B. A Parigi in varie occasioni ho ascoltato rappresentanti
italiani di vario livello parlare in francese. O tentare di parlare in francese, a volte con risultati deplorevoli o grotteschi. L’inglese tollera più facilmente un vocabolario sguarnito e una costruzione della frase approssimativa; il francese, e l’italiano, sono più esigenti.
O si conosce sufficienza la lingua o è meglio evitare le trappole di una sintassi molto complessa. Non è
però il caso di Monti né del presidente Napolitano che si esprimono entrambi in un inglese e un francese fluenti. Il problema diventa in questo caso di opportunità.
È meglio privilegiare la facilità d’una comunicazione diretta o il rispetto formale della carica rivestita?
Non credo ci sia una risposta univoca. Dipende dalle circostanze, dal livello degli interlocutori, dal desiderio di evitare l’interprete poiché l’inglese lo capiscono tutti. L’importante è evitare gaffe. Una scenetta che circola sulla rete mostra l’ ex presidente del Consiglio che cerca di parlare con George W. Bush. Il suo inglese è così ridicolo che l’altro commenta beffardo: «Oh, you really speak a very good English». Il bello è che il nostro sembra prenderlo davvero per un complimento.
(Da La Repubblica, 15/2/2012).




2 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

I radiogiornali della rai ci informano che il presidente del consiglio Monti, in questi primi due giorni del viaggio in Oriente, ha adoperato nei suoi discorsi esclusivamente l'inglese, evidentemente ritenendo l'uso della lingua italiana degno solamente delle esternazioni rivolte alla cittadinanza italiana.

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Presidente Monti parlare in italiano rafforza l’orgoglio patrio e evita incomprensioni<br />
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di marco.ventura<br />
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“Nella traduzione non si è perduto nulla”. Mario Monti cita un bellissimo film ambientato a Tokyo, Lost in translation, che in realtà non ha nulla a che fare con i problemi di traduzione, semmai con l’incomunicabilità e i difficili rapporti d’amore. Come quelli tra il “tecnico” Monti e i partiti che lo sostengono.<br />
“Nessuna lost in translation”. Le parole del professore sui partiti che non hanno il consenso degli italiani (mentre lui sì), sarebbero state riportate con correttezza dai giornalisti al seguito, ma “estrapolate dal contesto”. E, comunque, fa strano dover tradurre in italiano per gli italiani quello che in circostante istituzionali, ufficiali, il presidente del Consiglio italiano dice a nome dell’Italia. Perché mai usare l’inglese in Giappone e Cina dove si parla giapponese, cinese e non inglese?<br />
Ma anche: perché mai parlare inglese in Gran Bretagna e Stati Uniti? Ci sono gli interpreti per tradurre. L’italiano è la nostra lingua nazionale. Va anche detto che l’inglese di Monti, ancorché corretto dal punto di vista grammaticale, è affetto da una bellissima pronuncia italiana, terribile per le orecchie di un inglese o un americano.<br />
Il nostro capo di governo incarna un paese con una cultura e una lingua millenarie. È giusto (anzi, doveroso) che nelle visite di Stato parli italiano. Già mi colpì che nella conferenza stampa alla Casa Bianca dopo l’incontro con Obama, il professore si fosse sentito in dovere di esprimersi in inglese, chiedendo alla fine il permesso al padrone di casa di pronunciare “qualche frase” in italiano.<br />
Avrebbe dovuto fare il contrario: pronunciare qualche frase di cortesia in inglese, e poi sempre in italiano. È bello che il nostro presidente del Consiglio conosca le lingue. Purtroppo, molti suoi predecessori erano a digiuno di lingue straniere e questo era un handicap e un punto a sfavore.<br />
Ma inorridisco all’idea di un premier (mi scuso per l’inglese) così provinciale o impacciato da dover dimostrare di essere all’altezza degli altri leader (ancora l’inglese) parlando in una lingua diversa dalla nostra. Queste visite di Stato sono visite del presidente del Consiglio che rappresenta il paese, non quelle di un professore bocconiano che deve dar prova di padronanza della lingua tenendo lezioni in inglese (sia pure con una cattiva pronuncia) davanti a studenti, imprenditori, politici, etc. etc.<br />
Vogliamo tornare, per favore, alla sana consuetudine di avere un minimo diorgoglio patrio nell’impiegare la nostra bellissima lingua? Forse, parlare in italiano è più importante che muoversi con l’auto blu italiana. Perché la nostra lingua è la nostra cultura. È l’Italia, nel mondo.<br />
La controprova? Provate a immaginare il presidente francese, Nicolas Sarkozy, che parla in inglese negli incontri ufficiali a Pechino (o, peggio, a Washington).<br />
(Da <!-- m --><a class="postlink" href="http://blog.panorama.it/italia">http://blog.panorama.it/italia</a><!-- m -->, 31/3/2012).

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