Quando all’Unesco si parla la lingua khwe

Posted on in Politica e lingue 31 vedi

Da Le Monde, 2/4/2003

L’Unesco, ultima tribuna di una lingua dimenticata

di Stéphane Foucart

“Khwedam ta mite xohè ti-u damhè kx’uilloe n-gaodji xa damhè Namibiya, Butcoana, South Afrika no Djambiya ta ”. Sono pochi quelli che capiscono il khwedam. E’ percio’ davanti ad un auditorio un po’ attonito che Xunudao Bothas Marinda – un giovane Namibiano di 24 anni – ha parlato in lingua khwe a l’Unesco, davanti ad una platea di linguisti riuniti per discutere sulle iniziative da intraprendere per frenare l’impoverimento linguistico mondiale.

Mormorii e colpetti di tosse in sala. Confusione e silenzio nelle cabine degli interpreti.

Alcuni dei partecipanti cercano febbrilmente il canale di traduzione simultanea in una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni unite (inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese e russo).

Inutile: non e’ stato previsto. Nessuno, quasi, capisce una parola di questo intervento di dieci minuti, pronunciato a dispetto degli usi linguistici in vigore nelle agenzie delle Nazioni unite. Occorrera’ aspettare la fine di questa dichiarazione e la distribuzione di una traduzione scritta per avere l’ultima parola del discorso.

Non si capisce, ma si ascolta. Perche’ gli accenti del khedam, una delle lingue “à clics” dell’Africa meridionale, sono rari. Soltanto 7000 parlanti continuano a parlare il khwedam, a dispetto delle discriminazioni. Marinda, invitato dall’ Unesco a raccontare la lotta dei suoi compatrioti per la salvaguardia della loro lingua, ha semplicemente introdotto il suo intervento dicendo: “ Il khwedam e’ la mia lingua, si parla in Nabimia, Botswana, Africa del sud e Zambia.

Minacce alla lingua khwe

“Ci portano via le nostre terre, i nostri governi non riconoscono i nostri capi tradizionali, ha proseguito. La nostra lingua e’ ignorata a scuola e non riconosciuta ufficialmente. Tuttavia la nostra comunita’ sviluppa molto attivamente il khwedam”. Con l’aiuto di professori universitari e di ONG, la comunita’ khwe ha cosi’ costruito una tipografia per trascrivere la sua lingua. Sempre minoritaria, sempre minacciata, la lingua khwe si puo’ , da oggi in poi, scrivere. “Fra sei mesi pubblicheremo il nostro primo dizionario, l’anno prossimo sara’ disponibile una grammatica e la nostra lingua si insegna gia’ in alcune delle nostre scuole”, spiega, in inglese, Marinda.

Perche’ ha tenuto a fare il suo intervento in khwedam? “Perche’ amo la mia lingua”, risponde.

Ma nella sala di una organizzazione dell’ ONU destinata alla salvaguardia del patrimonio, questa facezia ha assunto un’altra dimensione. Nel corso di discussioni, alcuni professori universitari presenti hanno sottolineato la ristrettezza linguistica delle grandi amministrazioni – nazionali o internazionali – colpevoli, secondo loro, di assoggettare l’ascensione sociale esclusivamente alla padronanza delle lingue maggioritarie. E quindi di dissuadere i membri delle comunita’ minoritarie ad insegnare ai loro bambini la loro lingua. Come eco al discorso di Marinda, un linguista africano ha tenuto a dire nel preambolo al suo discorso: “Se sono stato invitato oggi a parlare di fronte a voi, non e’ perche’ io sia un linguista migliore di alcuni miei colleghi, ma perche’ padroneggio bene due delle lingue ufficiali dell’ONU”.

[addsig]




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.