"Quale glottopolitica per l’ Unione ‘multilingue’ ?"

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Dal mensile “Esperanto”, giugno 2003:

Simposio sulla politica linguistica dell’Unione Europea

La …”Vittoria Finale” si avrà a … Bruxelles ?”

Il Simposio svoltosi il 6 Maggio 2003 nel Parlamento Europeo di Bruxelles sul tema “Quale glottopolitica per l’Unione “multilingue ?” ha fatto confluire in quella sede un centinaio di politici e di esperti. Ad organizzarla decine di Enti (europei e linguistici). Malgrado tentativi in contrario , il principale organizzatore, Michael Cwik, ha ottenuto di mantenere inserita la citazione dell’Esperanto nella mozione finale.

L’importante Convegno fa appello all’UE onde sostenga ricerche di attuabilità e faciliti sperimentazioni linguistiche volte a rimuovere definitivamente ogni “discriminazione”, sia nella comunicazione interna che in quella interetnica.

Può un tale Simposio far presagire una definitiva vittoria in Europa?

Risponde il Prof. Detlev Blanke, Direttore della Società di Interlinguistica e Docente alla Università Humboltd di Berlino : “In complesso si è trattato di una iniziativa utile, perché ha fatto prestare maggiore attenzione alle dimensioni del problema linguistico nell’UE.

Più che in passato, sembra che ora in qualche modo si accetti che la “nostra” alternativa possa almeno essere discussa. Però non sono molti – per cause politiche influenti – coloro che attribuiscono probabilità di riuscita al modello di lingua pianificata proposto. Se si arrivasse una buona volta a stilare un serio accertamento ufficiale sull’attuale stato di applicazione di lingue pianificate e di una loro eventuale prospettiva, sarebbe già un successo notevole. Naturalmente questo accertamento

dovrebbe precedere l’avvio delle sperimentazioni.”

Blanke è intervenuto su “Risorse e limiti delle Lingue Pianificate”.

L’argomento “pianificazioni” è stato intelligentemente inquadrato nella tematica delle didattiche, senza presentarsi come una forzatura. Però va anche detto che due interventi di un quarto d’ora, in confronto ad altri punti programmati (e non senza interminabili divagazioni di dettaglio) , sono un po’ poco.

” Cwik ha lodevolmente preparato, lavorato, fatto discutere e diretto la manifestazione, ma Simposi di questo tipo acquistano più valore se non si nutrono eccessive speranze lontane dalla realtà”.

Tale il parere del Professore berlinese.

I partecipanti hanno avuto modo di ascoltare anche un intervento in Esperanto, di Věra Barandovskà su “Lingua di piano quale strumento glottodidattico” di cui un’ottima traduzione Francese è stata fornita da Angelos Tsirimòkos, interprete stabile presso il Consiglio d’Europa. Dalla sua “simultanea” in Francese, gli altri interpreti delle cabine relais-collegate giravano il testo alle due

lingue “ufficiali” del Simposio: l’Inglese e il Tedesco.

Di fatto la traduzione a sole tre lingue è stata una delle poche cose criticabili.

Un Olandese reclamava dicendo “Perché devo sborsare 10 euro per un’interpretazione solo da ( e fra) “lingue forti” ? Il Servizio-Interpreti della Commissione Europea non ha voluto, però, finanziare l’uso degli interpreti, sicché gli organizzatori li hanno dovuto assoldare, privatamente, all’ultimo momento,

per assicurare un livello minimo di traduzione in tre lingue.

Negli interventi, tali lingue sono state usate in dosi pressoché identiche.

Tuttavia il manager del progetto CCB (Centro Comunicazione Bruxelles) fa osservare che gli unici che si sono prestati a rinunziare all’uso della propria lingua sono stati i Tedeschi, passati quasi sempre all’Inglese.

Un “parlamentare” tedesco sosteneva addirittura di limitare al solo Inglese la lingua d’uso nel Simposio.

“Il Simposio non prelude affatto ad un finale trionfo esperantista, tuttavia c’è già chi comincia a considerare più seriamente l’Esperanto come vera alternativa.” ; così sintetizza la sua impressione sul Simposio Dafydd ap Fergus, segretario dell’EEU ( Unione Esperantista Europea). E aggiunge: ” Si parla anche in modo diverso e più esplicitamente della “discriminazione” linguistica. È solo un inizio, ma alcuni partecipanti non esperantisti hanno lodato la nostra intraprendenza nella difesa del principio della “parità linguistica”; così riferisce soddisfatto lo stesso Dafydd , intervenuto anch’egli, in forma molto concisa, su “casi” di discriminazione linguistica nelle offerte di assunzioni comunitarie.

“A fine Simposio un Parlamentare ha voluto da me – aggiunge – ulteriori informazioni sulla problematica linguistica. “.

La parte pomeridiana del Simposio si è appuntata su progetti pratici per il futuro. Due parlamentari, il belga Jean-Maurice Dehouse e la finlandese Astrid Thors hanno ammesso che i risultati concreti del “2001- Anno delle Lingue” sono stati deludenti !

Un’idea concreta per un accesso più duraturo e incisivo alla tematica potrebbe essere la creazione di un “Ufficio europeo per il Multilinguismo”.

“Questo progetto lo apprezzo molto” – dice Seàn Ò Riain , Presidente dell’Unione Esperantista Europea – perché ci occorre una programmazione comune per la glottodidattica ed il multilinguismo, che crei e rafforzi l’impulso ad apprendere altre lingue!” Ed aggiunge di essere contrario alla pratica del “non-intervento”, dissentendo personalmente dall’idea che il “Mercato” risolva tutto. ” A buon conto, sì, il “Mercato” sta già spingendo ad una … “soluzione”: quella dell’Inglese! Ma se noi proclamiamo di dover proteggere le Lingue allora dobbiamo agire a fine correttivo, sia sul piano politico che su quello individuale!”.

Nel corso del dibattito gli Esperantisti hanno a più riprese evidenziato i nodi linguistici nelle Istituzioni : Lins ha dichiarato il proprio disagio di fronte alla pratica corrente, che le registrazioni delle sedute parlamentari siano inizialmente tradotte tutte e solo in Inglese. Versione inglese da usare poi come “fonte” per ogni riversamento in altre lingue . Con la chiara conseguenza, ad esempio, che l’intervento di un deputato portoghese vien tradotto in Inglese e poi dall’Inglese allo Spagnolo. “Demenziale! Perché mai solo i cittadini irlandesi e britannici dovran ricevere in futuro documentazioni ufficiali tradotte direttamente e tutti gli altri solo traduzioni di rimbalzo e quindi qualitativamente inferiori?” Questa l’opinione di Dafydd ap Fergus della EEU, che rileva inoltre che il Parlamento Europeo (e i suoi Deputati) pare non sappiano metter ordine alla problematica linguistica, neppure nella loro stessa Sede!

E Tsirimòkos aggiunge : ” Un tale modo di procedere non soltanto è discriminatorio, ma totalmente assurdo, perlomeno quando si tratta di lingue tra sé molto più affini che a quella Inglese. Vada per il “pragmatismo”, ma perché sospingere tanto l’Inglese? Sovente è proprio il settore inglese che ha un basso concetto dei dibattiti UE, ad esempio sulla legislazione vinicola.”

Dopo le lamentele emerse su particolari problemi, Michael Gahler, deputato tedesco, ha assicurato di voler dibattere l’argomento, dicendo che “l’Amministrazione spesso fa ciò che ritiene più funzionale e attualmente il Parlamento Europeo insiste sul … Multilinguismo”!

Il parlamentare belga Dehouse inclina al pessimismo: “C’è uno squilibrio notevole fra i proclami di voler tutelare le diversità linguistiche e la pratica reale di un monolinguismo, a senso unico, verso l’Inglese!”

Diversi partecipanti al Simposio hanno espresso altre “loro” soluzioni. Uno ha sottolineato che , quando l’UE avrà 21 lingue, ci vorranno, affinché il sistema non crolli, sia … “pragmatismo”, sia una … “lingua veicolare”, sennò sarà pura anarchia.

Originale idea quella esposta dal fiammingo Yvo Peeters, attivo nel campo dei diritti linguistici: “In sedi ufficiali non deve essere consentito ad alcuno di usare la propria lingua d’origine, ma una qualsiasi purché diversa!”.

Già negli anni ’70 il governo danese aveva avanzato una proposta analoga.

Il Simposio non ha potuto esimersi dall’affrontare temi spinosi e controversi : si è enfatizzato da alcuni il ruolo tecnico di una lingua, quale “strumento di comunicazione”, indicando nell’Inglese, in quanto vero “Esperanto d’oggi”, la soluzione pratico-pragmatica pronta. D’altra parte si è sottolineata la necessità di distinguere, in campo politico-linguistico, fra uso “interno” od “esterno” di una lingua. Cioè, in seno alle Istituzioni comunitarie una soluzione pragmatica va sicuramente trovata, ma il Cittadino comune ed il Parlamentare eletto dovrà sempre potersi esprimere nella propria lingua materna. (Traduzione di Carlo Geloso).

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1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Dal mensile “Esperanto”, giugno 2003:<br /><br />
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Simposio sulla politica linguistica dell’Unione Europea<br /><br />
La …"Vittoria Finale" si avrà a … Bruxelles ?"<br /><br />
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Il Simposio svoltosi il 6 Maggio 2003 nel Parlamento Europeo di Bruxelles sul tema "Quale glottopolitica per l’Unione "multilingue ?" ha fatto confluire in quella sede un centinaio di politici e di esperti. Ad organizzarla decine di Enti (europei e linguistici). Malgrado tentativi in contrario , il principale organizzatore, Michael Cwik, ha ottenuto di mantenere inserita la citazione dell’Esperanto nella mozione finale.<br /><br />
L’importante Convegno fa appello all’UE onde sostenga ricerche di attuabilità e faciliti sperimentazioni linguistiche volte a rimuovere definitivamente ogni "discriminazione", sia nella comunicazione interna che in quella interetnica.<br /><br />
Può un tale Simposio far presagire una definitiva vittoria in Europa?<br /><br />
Risponde il Prof. Detlev Blanke, Direttore della Società di Interlinguistica e Docente alla Università Humboltd di Berlino : "In complesso si è trattato di una iniziativa utile, perché ha fatto prestare maggiore attenzione alle dimensioni del problema linguistico nell’UE. <br /><br />
Più che in passato, sembra che ora in qualche modo si accetti che la "nostra" alternativa possa almeno essere discussa. Però non sono molti - per cause politiche influenti - coloro che attribuiscono probabilità di riuscita al modello di lingua pianificata proposto. Se si arrivasse una buona volta a stilare un serio accertamento ufficiale sull’attuale stato di applicazione di lingue pianificate e di una loro eventuale prospettiva, sarebbe già un successo notevole. Naturalmente questo accertamento <br /><br />
dovrebbe precedere l’avvio delle sperimentazioni."<br /><br />
Blanke è intervenuto su "Risorse e limiti delle Lingue Pianificate".<br /><br />
L’argomento "pianificazioni" è stato intelligentemente inquadrato nella tematica delle didattiche, senza presentarsi come una forzatura. Però va anche detto che due interventi di un quarto d’ora, in confronto ad altri punti programmati (e non senza interminabili divagazioni di dettaglio) , sono un po’ poco.<br /><br />
" Cwik ha lodevolmente preparato, lavorato, fatto discutere e diretto la manifestazione, ma Simposi di questo tipo acquistano più valore se non si nutrono eccessive speranze lontane dalla realtà".<br /><br />
Tale il parere del Professore berlinese.<br /><br />
I partecipanti hanno avuto modo di ascoltare anche un intervento in Esperanto, di Věra Barandovskà su "Lingua di piano quale strumento glottodidattico" di cui un’ottima traduzione Francese è stata fornita da Angelos Tsirimòkos, interprete stabile presso il Consiglio d’Europa. Dalla sua "simultanea" in Francese, gli altri interpreti delle cabine relais-collegate giravano il testo alle due <br /><br />
lingue "ufficiali" del Simposio: l’Inglese e il Tedesco.<br /><br />
Di fatto la traduzione a sole tre lingue è stata una delle poche cose criticabili.<br /><br />
Un Olandese reclamava dicendo "Perché devo sborsare 10 euro per un’interpretazione solo da ( e fra) "lingue forti" ? Il Servizio-Interpreti della Commissione Europea non ha voluto, però, finanziare l’uso degli interpreti, sicché gli organizzatori li hanno dovuto assoldare, privatamente, all’ultimo momento, <br /><br />
per assicurare un livello minimo di traduzione in tre lingue.<br /><br />
Negli interventi, tali lingue sono state usate in dosi pressoché identiche.<br /><br />
Tuttavia il manager del progetto CCB (Centro Comunicazione Bruxelles) fa osservare che gli unici che si sono prestati a rinunziare all’uso della propria lingua sono stati i Tedeschi, passati quasi sempre all’Inglese.<br /><br />
Un "parlamentare" tedesco sosteneva addirittura di limitare al solo Inglese la lingua d’uso nel Simposio.<br /><br />
"Il Simposio non prelude affatto ad un finale trionfo esperantista, tuttavia c’è già chi comincia a considerare più seriamente l’Esperanto come vera alternativa." ; così sintetizza la sua impressione sul Simposio Dafydd ap Fergus, segretario dell’EEU ( Unione Esperantista Europea). E aggiunge: " Si parla anche in modo diverso e più esplicitamente della "discriminazione" linguistica. È solo un inizio, ma alcuni partecipanti non esperantisti hanno lodato la nostra intraprendenza nella difesa del principio della "parità linguistica"; così riferisce soddisfatto lo stesso Dafydd , intervenuto anch’egli, in forma molto concisa, su "casi" di discriminazione linguistica nelle offerte di assunzioni comunitarie.<br /><br />
"A fine Simposio un Parlamentare ha voluto da me - aggiunge - ulteriori informazioni sulla problematica linguistica. ".<br /><br />
La parte pomeridiana del Simposio si è appuntata su progetti pratici per il futuro. Due parlamentari, il belga Jean-Maurice Dehouse e la finlandese Astrid Thors hanno ammesso che i risultati concreti del "2001- Anno delle Lingue" sono stati deludenti !<br /><br />
Un’idea concreta per un accesso più duraturo e incisivo alla tematica potrebbe essere la creazione di un "Ufficio europeo per il Multilinguismo".<br /><br />
"Questo progetto lo apprezzo molto" - dice Seàn Ò Riain , Presidente dell’Unione Esperantista Europea - perché ci occorre una programmazione comune per la glottodidattica ed il multilinguismo, che crei e rafforzi l’impulso ad apprendere altre lingue!" Ed aggiunge di essere contrario alla pratica del "non-intervento", dissentendo personalmente dall’idea che il "Mercato" risolva tutto. " A buon conto, sì, il "Mercato" sta già spingendo ad una … "soluzione": quella dell’Inglese! Ma se noi proclamiamo di dover proteggere le Lingue allora dobbiamo agire a fine correttivo, sia sul piano politico che su quello individuale!".<br /><br />
Nel corso del dibattito gli Esperantisti hanno a più riprese evidenziato i nodi linguistici nelle Istituzioni : Lins ha dichiarato il proprio disagio di fronte alla pratica corrente, che le registrazioni delle sedute parlamentari siano inizialmente tradotte tutte e solo in Inglese. Versione inglese da usare poi come "fonte" per ogni riversamento in altre lingue . Con la chiara conseguenza, ad esempio, che l’intervento di un deputato portoghese vien tradotto in Inglese e poi dall’Inglese allo Spagnolo. "Demenziale! Perché mai solo i cittadini irlandesi e britannici dovran ricevere in futuro documentazioni ufficiali tradotte direttamente e tutti gli altri solo traduzioni di rimbalzo e quindi qualitativamente inferiori?" Questa l’opinione di Dafydd ap Fergus della EEU, che rileva inoltre che il Parlamento Europeo (e i suoi Deputati) pare non sappiano metter ordine alla problematica linguistica, neppure nella loro stessa Sede!<br /><br />
E Tsirimòkos aggiunge : " Un tale modo di procedere non soltanto è discriminatorio, ma totalmente assurdo, perlomeno quando si tratta di lingue tra sé molto più affini che a quella Inglese. Vada per il "pragmatismo", ma perché sospingere tanto l’Inglese? Sovente è proprio il settore inglese che ha un basso concetto dei dibattiti UE, ad esempio sulla legislazione vinicola."<br /><br />
Dopo le lamentele emerse su particolari problemi, Michael Gahler, deputato tedesco, ha assicurato di voler dibattere l’argomento, dicendo che "l’Amministrazione spesso fa ciò che ritiene più funzionale e attualmente il Parlamento Europeo insiste sul … Multilinguismo"!<br /><br />
Il parlamentare belga Dehouse inclina al pessimismo: "C’è uno squilibrio notevole fra i proclami di voler tutelare le diversità linguistiche e la pratica reale di un monolinguismo, a senso unico, verso l’Inglese!"<br /><br />
Diversi partecipanti al Simposio hanno espresso altre "loro" soluzioni. Uno ha sottolineato che , quando l’UE avrà 21 lingue, ci vorranno, affinché il sistema non crolli, sia … "pragmatismo", sia una … "lingua veicolare", sennò sarà pura anarchia.<br /><br />
Originale idea quella esposta dal fiammingo Yvo Peeters, attivo nel campo dei diritti linguistici: "In sedi ufficiali non deve essere consentito ad alcuno di usare la propria lingua d’origine, ma una qualsiasi purché diversa!".<br /><br />
Già negli anni ’70 il governo danese aveva avanzato una proposta analoga.<br /><br />
Il Simposio non ha potuto esimersi dall’affrontare temi spinosi e controversi : si è enfatizzato da alcuni il ruolo tecnico di una lingua, quale "strumento di comunicazione", indicando nell’Inglese, in quanto vero "Esperanto d’oggi", la soluzione pratico-pragmatica pronta. D’altra parte si è sottolineata la necessità di distinguere, in campo politico-linguistico, fra uso "interno" od "esterno" di una lingua. Cioè, in seno alle Istituzioni comunitarie una soluzione pragmatica va sicuramente trovata, ma il Cittadino comune ed il Parlamentare eletto dovrà sempre potersi esprimere nella propria lingua materna. (Traduzione di Carlo Geloso). <br /><br />
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