Puntata di Domenica 6 Gennaio

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Puntata di Domenica 6 Gennaio

Nella puntata di Domenica 6 gennaio, condotta da Giorgio Pagano:
– La settimana politica dell’Era, condotta da Selena Vacca:
– Il Kindle di Amazon legge e-book solo in inglese
– Successi della Petizione No Question Time dell’Era e commenti dei firmatari

– Intervista di Giorgio Pagano al Direttore Editoriale di Edizioni Ambiente
– Intervista di Giorgio Pagano a Martina Mazzotta

[mp3]http://www.eraonlus.org/radio/dl_2013.01.06.mp3[/mp3]




2 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

<strong>Intervista di Giorgio Pagano a Martina Mazzotta</strong><br />
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[justify]Pagano: Abbiamo ai microfoni di RadioRadicale Martina Mazzotta per parlare di un argomento che i nostri ascoltatori conoscono bene, vale a dire la questione dell'alta formazione che si sta producendo a Milano nella misura in cui il Politecnico ha deciso di abolire dal 2014 le lauree in lingua italiana, il che significa, evidentemente, la soppressione di tutti quei testi che finora avevano coperto il fronte scientifico e non solo, artistico, evidentemente, relativamente al Politecnico, e da questo punto di vista il coinvolgimento delle case editrici, evidentemente, è enorme. Io vorrei sapere innanzitutto come avete accolto questa notizia, che peraltro è un po' sconcertante.<br />
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Mazzotta: Ha dello sconcertante, sì, e del paradossale, come ha ben detto lei la prima volta che mi ha contattata, è indice di una miopia e di un atteggiamento veramente provinciale, che caratterizza molto il nostro paese oggi, un generale atteggiamento nei confronti della cultura, della letteratura e della lingua italiana che vengono considerati di serie B. Gran parte dei miei coetanei che hanno figli che si affacciano alle scuole elementari decidono di mandarli in scuole perlopiù di lingua inglese, ma straniere. Io le dico che ho un marito londinese, vivo a Londra, adesso sono a Milano ma vivo a Londra e i miei figli, che andranno alle elementari l'anno prossimo ,andranno alla scuola italiana di Londra, perché sono anche italiani e io ci tengo, e lo vedo tra i miei studenti e stagisti, che padroneggino la nostra lingua prima di tutto e la nostra cultura anche da britannici ma soprattutto da italiani. Quindi sul fatto di arrivare alla laurea, con una formazione spesso già scarsa nella nostra lingua ma spesso scarsissima in inglese, e dovendo discutere una bibliografia in italiano e spesso temi elaborati in contesti italiani con riferimenti italiani suona assolutamente paradossale ma anche provinciale, perché si pensa così di riqualificarsi anche, spesso agli occhi delle classifiche internazionali sulle nostre università per recuperare punti, per essere al passo con le tendenze globali, senza un vero sguardo sulla didattica, sul valore e sui contenuti di quello che si fa, che spesso sono inscindibili dalla lingua che li accompagna.<br />
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Pagano: Le classifiche in ogni caso provengono sempre da quei paesi, e allora non ha molto senso... Se pensiamo alle agenzie di rating... In realtà alla fine La Cina dal '94 ha la Da Gong, un'agenzia di rating cinese autonoma, l'Europa che è un mercato in teoria, e probabilmente, di fatto, anche in pratica, è il più grande cosidetto mercato del mondo, non ha un'agenzia di rating a tutt'oggi.<br />
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Mazzotta: Io sono d'accordo con lei, non sono d'accordo con l'università di cui stiamo discutendo, che probabilmente ha deciso di uniformarsi ad altre università spesso di economia che fanno già questo però partendo dalla didattica dei primi anni, quindi propendo interi corsi solo in lingua inglese, quindi se si affronta un intero ciclo universitario in lingua inglese può anche avere senso, con insegnanti madrelingua eccetera. Però è proprio secondo me un atteggiamento della generazione dei trenta-quarantenni che magari sono responsabili appunto della didattica ma hanno anche figli che devono formare che considerano ormai l'italiano e la cultura italiana di serie B, mentre come diceva lei all'inizio citando il 75% del partimonio e quant'altro, quello che possiamo veramente contrapporre se lavoriamo sulla nostra idendità e sulla nostra memoria è proprio tutto quello che pertiene l'ambito culturale italiano che rappresenta un patrimonio collettivo e per l'umanità assolutamente unico; la lingua fa parte di questo.<br />
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Pagano: Senta, ci sono due elementi secondo me importanti da questo punto di vista che riguardano tutte le case editrici che evidentemente accuseranno un colpo di non poco conto. Innanzitutto ovviamente un elemento di formazione: cioè le case editrici sostanzialmente, producono libri ma evidentemente danno anche lavoro a coloro che li scrivono, quei libri. Quindi da questo punto di vista significherà ad esempio che docenti che hanno scritto di disegno, di architettura, di altro, finora in lingua italiana non lo faranno più. Quindi c'è una distruzione anche, come dire, alla radice, da questo punto di vista, oltre che della prosecuzione della cultura. Quindi è un problema che ci interessa in quanto popolo, sostanzialmente. L'altro elemento è un elemento secondo me anche altrettanto importante, perché già si parte dal presupposto che, ad esempio, un architetto che esce dal Politecnico di Milano, avendo fatto tutta la qualificazione in lingua inglese, alla fine non sarà in grado nemmo di parlare alle maestranze in italiano di ciò che vorrà, sostanzialmente. Ad esempio se lei sa come già sta finendo ad esempio in Svezia, oramai nessuno sa parlare in svedese di scienze naturali, perché praticamente tutto il sistema...<br />
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Mazzotta: Certo. Le rivolgo una domanda perché era un quesito che mi ero auto-posta: quindi anche tutta la bibliografia sarà in inglese o ci saranno elementi di bibliografia italiana che verranno discussi in inglese?<br />
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Pagano: No no no no. Tutti i testi sui quali si studierà saranno testi in lingua inglese.<br />
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Mazzotta: Questo è un vero disastro, un vero autogol lo definirei, per la didattica, la qualità della formazione, il mercato, la nostra produzione culturale...<br />
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Pagano: Io penso che sia peggio della produzione, questo è un parere personale, ma insomma, credo che il fascismo ci ha portato a una guerra ma da cui un popolo si risolleva, anche da una guerra persa, ma dalla perdita di un'identità un popolo non si riprende certamente.<br />
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Mazzotta: No. Identità e di memoria.<br />
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Pagano: Beh certo, evidentemente, anche la storia. E infatti tra l'altro appunto la domanda che volevo farle in termini proprio materiali è ad esempio, oltre, così come c'è un'offesa concreta, nel senso la distruzione di un patrimonio culturale in atto, il cui, penso, ambito potrà essere più o meno commensurabile, nel senso, non so poi il danno prodotto a quanto potrà ammontare. Io so solo, ad esempio, che quello che sta accadendo nelle università italiane non è accaduto nemmeno nella Francia occupata dai nazisti durante la Repubblica di Vichy che era una repubblica connivente con i nazisti stessi. Quindi volevo dire, quello che si sta producendo in nome del mercato è peggio di quello che è accaduto con una guerra e un'occupazione dei territori prodotti dai tedeschi. Questa è la realtà. Quindi da questo punto di vista è evidente che questo potrebbe essere, come dire, un danno incommesurabile per comunque il patrimonio in ogni caso. Però c'è un danno secondo me materiale che forse andrebbe cominciato a quantificare, vale a dire: quanti testi scientifici, in questo caso, la casa editrice produce in questo ambito. E allora da questo punto di vista le volevo chiedere se per caso avete cominciato a stimare qual è il danno materiale per le case editrici italiane, ovviamente quelle più grandi, ma in realtà di case editrici grandissime a livello internazionale italiane non ce ne sono tantissime di fatto, e quindi bene o male tutte sono colpite ma saranno anche colpite perché poi ovviamente la produzione sarà evidentemente legata a testi che sono in lingua inglese, che hanno dei copyright, che hanno delle royalty da pagare presumo.<br />
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Mazzotta: Sì, il nostro caso dove tra l'altro noi siamo l'unica casa editrice d'arte in Italia rimasta il cui nome corrisponde proprio al fondatore, quindi siamo degli artigiani che da quasi cinquant'anni fanno libri. Perché siamo ancora qui? Perché da quasi trent'anni è nata la Fondazione, che è un istituto di ricerca che concepisce e cura progetti legati soprattutto a mostre o cosidetti eventi, e quindi i libri che accompagnano queste attività, legate anche al teatro o la musica, possono vivere, diciamo, anche dell'avvenimento o dell'evento che si protrae per alcuni mesi, e avere quindi un lancio e una circuitazione legata soprattutto alle mostre. Per le mostre più importanti che hanno sedi anche altrove, la tendenza è quella sempre di pubblicare un libro bilingue; cioè la richiesta ormai che sia in italiano e in inglese è frequentissima. Adesso saremo in India a gennaio a Mumbai, ma anche a Ravenna con Borderline a febbraio, un libro su arte, genio e follia – ma questa volta ci muoviamo sul crinale – e sarà in italiano e in inglese. Certo per una casa editrice le traduzioni in inglese, condotte comunque da traduttori specialisti in un ambito di ricerca, perché chi traduce per la filosofia d'arte, per l'estetica non traduce bene per le arti visuali, architettura o design, i linguaggi sono specifici, gli orientamenti culturali diversissimi, è la spesa maggiore. Quindi anche una pubblicazione bilingue brucia gran parte del budget messo in gioco con la versione inglese che dev'essere comunque di qualità, deve dialogare con quella italiana, per cui i costi aumentano. Suppongo che per l'ambito più di ricerca legato appunto al design, all'archittettura, universitario, anche chi penserà di difendersi da questo paradossale autoattacco con pubblicazioni bilingue – perché è questa la soluzione, per immettere nel mercato un testo italiano, di un autore italiano, di una casa editrice italiana, occorre fare la duplice versione – e questo...<br />
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Pagano: Che poi sarà ovviamente in ogni caso una via di mezzo che faciliterà comunque le case editrici angloamericane anzitutto, e quindi una penetrazione sempre più grande, sempre più maggiore di quelle case editrici nel nostro mercato piuttosto che non solo una mera resistenza ma addirittura un fenomeno di internazionalizzazione, ad esempio, della lingua e della cultura italiana in genere, a cominciare da quella artistica.<br />
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Mazzotta: Sì e no, anche se poi le pubblicazioni bilingui, anche se poi dipende dall'ambito di ricerca, dell'originalità, dall'unicità di un volume o di una mostra, se la qualità comunque è unica e irripetibile, ci sono anche sbocchi sul mercato straniero, nel senso che a questo punto è più contenuto del contenitore della lingua italiana.<br />
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Pagano: Ma voi potreste mettervi in grado di quantificare il danno materiale che un'operazione di questo genere in qualche modo vi arrecherà?<br />
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Mazzotta: Non per quanto ci riguarda perché appunto leghiamo molto ai progetti che curiamo e ideiamo come Fondazione, quindi dal nostro punto di vista dove i testi adottati nelle università sono più quelli nostri storici, avevamo le collane di architettura di Quaroni... Ma ci capita non così di frequente di affrontare gli ambiti dell'architettura e del design. Certo se questo si dovesse estendere alle facoltà di storia dell'arte allora sì. Poi dovremmo chiedere a chi veramente è l'editore – perché io mi occupo più appunto della cura dei progetti fuori, cioè internazionali – che è mio padre. Però bisognerebbe forse rivolgersi, per quantificare e prevedere, a quelle case editrici che producono manuali o comunque testi specificatamente concepiti per l'università, allora sì, perché il mercato è solo quello.<br />
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Pagano: Anche se già l'ambito del disegno industriale, o del disegno in genere, e dell'architettura, che sono i due ambiti insieme a quello dell'ingenieria che fanno capo al Politecnico, già non sono di poco conto.<br />
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Mazzotta: Certo. Per cui quelle sono case editrici spesso più specialistiche in quell'ambito che producono anche per il contesto accademico. Nel nostro caso sono più progetti di ricerca che poi sfociano in una mostra o comunque in collaborazioni transdisciplinari che hanno un respiro un po' più ampio, per cui possono interessare sia specialisti che pubblico curioso altrove, per cui c'è più una divulgazione per quanto riguarda la nostra produzione che ha fasce di pubblico eterogenee, e non solo accademiche.<br />
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Pagano: Senta rispetto comunque a questi temi, noi abbiamo intenzione di fare un convegno, anzi sono in grado già di dirle la data, che si terrà alla Sala delle Colonne della Camera dei Deputati l'8 febbraio. Il titolo è “Internazionalizzazione della e nella lingua italiana” – ci pare emblematico perché così in un qualche modo si comincia a capire che quello che si sta facendo è l'internazionalizzazione nella e della lingua inglese, e quindi è un'operazione di colonizzazione in realtà, e non di internazionalizzazione, e mi piacerebbe che ci fosse, in qualche modo, una rappresentanza delle case editrici che in questo caso – noi abbiamo preso l'elenco delle case editrici di cui il Politecnico al momento si serve per quanto riguarda le lauree – e cercare di fare un discorso, come dire, di unire le forze perché ci sia esattamente un'operazione opposta, come diceva lei poc'anzi, non c'è, non è stato previsto affatto invece una internazionalizzazione della cultura italiana e di portare quindi all'estero, anzi mi pare che l'operazione è esattamente ormai l'opposta, e forse avere un convegno dove si cominciano a mettere queste cose a fuoco magari sarebbe importante.<br />
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Mazzotta: È un tema fondamentale...<br />
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Pagano: Ci siamo accorti che siamo gli unici, cioè in realtà chi per un motivo chi per un altro...<br />
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Mazzotta: Guardi in realtà il mio sforzo per l'anno prossimo sarà questo, perché mi dispiace riportare aneddoti personali, ma i miei figli che inizieranno a frequentare la scuola italiana a Londra lo faranno anche perché in questa istituzione recente ho ritrovato un vero baluardo della cultura italiana all'estero, che supera l'inefficienza dell'Istituto di Cultura a Londra, dell'ambasciata e del consolato che non fanno nulla. L'unico spettacolo per bambini recente che il consolato ha fatto era in inglese, mentre nella scuola italiana a Londra che è stata visitata e celebrata dal sindaco di Londra e molto poco dalle istituzioni italiane da cui non riceve quasi sostegno, è gestita da uno staff che veramente tiene alto il valore della nostra formazione che è un binario parallelo, per quanto riguarda quella scuola, a quella inglese. Ma si capisce anche perché per esempio alle elementari la formazione ministeriale italiana, se ben condotta, è superiore alle altre europee per conoscenza della linea storica un po' crociana o per infarinatura generale delle diverse materie. È paradossalmente più colta la formazione italiana in italiano.[/justify]

E.R.A.
E.R.A.

<strong>Intervista di Giorgio Pagano a Marco Moro</strong><br />
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P. Essendo Edizioni Ambiente una delle case editrici che porta il proprio valore aggiunto ai testi scientifici del Politecnico di Milano ed è una delle case editrici interessate dal taglio della lingua italiana e non solo, non avrà più chi acquista i libri ma diventerà anche inutile scriverli in italiano. <br />
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M. Assolutamente, sta già succedendo questo.<br />
<br />
P. Dato che le problematiche sono abbastanza ampie, che cosa sta accadendo, se già sta accadendo, con questo processo di erosione che ha come obiettivo materiale la scomparsa dei testi scientifici in lingua italiana, ma ovviamente per le case editrici mancanza di introiti e soprattutto l'attrezzarsi a non produrre più in lingua italiana.<br />
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M. Sì, che non è una prospettiva praticabile, ovvero, è praticabile per alcuni grossi operatori, che sono quelli già molto presenti e in qualche modo sviluppano il grosso dell'editoria accademica, per quel tipo di operatori che sono operatori internazionali sposta relativamente poco il cambiamento verso l'inglese generalizzato. Per un piccolo numero di editori che lavorano sull'editoria accademica in lingua italiana questo effettivamente cambia rispetto a chi scrive, ai docenti e il processo è già in corso.<br />
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P. Ma è la messa a morte della lingua italiana, della cultura italiana, della cultura scientifica. È peggio di una guerra persa, perché da una guerra persa il popolo si risolleva ma da una guerra persa non si solleva più. <br />
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M. Infatti è un'abdicazione veramente precipitosa in nome non si sa bene di che cosa. Se l'obiettivo è fare sì che i laureati italiani abbiano dimestichezza con le lingue e siano in grado di proporsi in un mercato che non è più solo nazionale, come avviene adesso per necessità, dico che forse non è necessario passare per misure così drastiche.<br />
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P. Quello che colpisce è un dato allarmante, che significa distruggere un intero popolo. Probabilmente faremo la fine dei pellerossa d'America se continua ancora così.<br />
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M. Ma non si capisce perché non possa esistere una cultura scientifica in italiano. <br />
<br />
P. È un processo, secondo lei, voluto? Sappiamo bene che oltre alla potenza che è in grado di avere sia dal punto di vista militare che diplomatico, gli Stati Uniti d'America hanno una capacità di convinzione, però è anche vero che gli statunitensi vivono gran parte della loro grandezza su due fattori, il dollaro moneta internazionale e l'inglese. Siccome ultimamente sono usciti diversi testi, per esempio Cereghino e Fasanella che hanno pubblicato sulla desecretazione di tutto un materiale dei servizi segreti inglesi, dove addirittura esce abbastanza allarmante questo fatto del Corriere della Sera che prendeva pari pari le veline che venivano date dai servizi segreti inglesi... Non c'è un processo di manipolazione che viene dall'esterno, da lontano, dato che quello che sta accadendo non è avvenuto nemmeno nella Francia occupata dai nazisti durante la Repubblica di Vichy, è evidente che c'è qualche problema, non è un fenomeno naturale. <br />
<br />
M. Lei ha introdotto degli elementi di uno scenario che, osservato dal punto di vista di un editore è anche difficile cogliere. Può essere. Di primo acchitto questo provvedimento mi era sembrato un eccesso di zelo. L'ultima volta che in questo paese si è parlato di insediamento generalizzato dell'inglese è stato con le tragiche “tre i” di Berlusconi, ma poi non accadde giustamente nulla. Qui mi sembra che si sia andati davvero oltre, con una buona dose di improvvisazione, perché poi sfuggono gli obiettivi. Non è chiaro se l'obiettivo è attirare, cosa che in questo momento le università hanno necessità di fare, sono in competizione, sono sempre più delle aziende, quindi devono attirare iscritti. <br />
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P. Mi scusi, proprio stamattina ho intervistato il rettore dell'Opificio delle Pietre Dure, che sta a Firenze e corrisponde a una Laurea Magistrale, e loro le fanno in italiano, avendo il 75% dei beni culturali in Italia, è ovvio che sono in italiano, non in altre lingue. Colpisce che dal Politecnico, che ha due figure come i disegnatori e gli architetti, si opti per un'operazione di questo genere. <br />
<br />
M. Sì, ripeto, è veramente una forzatura, non si capisce. Non se ne coglie la necessità, se il problema è dare una formazione linguistica ai laureati italiani è evidente che ci sono altre strade e non l'obbligo, che è un obbligo anche per i docenti, di adottare quella lingua. <br />
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P. Conoscere una lingua straniera è un processo diverso dall'insegnare in quella lingua. <br />
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M. Assolutamente sì. <br />
<br />
P. Tra l'altro non si capisce come un architetto possa parlare, lavorando in Italia, con le maestranze italiane. È un processo distruttivo che destina queste persone a non lavorare in Italia. <br />
<br />
M. Sì, certo. Indubbiamente diventa un ostacolo. I libri, le pubblicazioni accademiche non sono cose che necessariamente vengono lette e utilizzate solo in ambito accademico. Se queste, però, vengono prodotte solo in inglese, gli altri utilizzatori vengono tagliati fuori. <br />
<br />
P. Noi stiamo iniziando questa inchiesta, abbiamo già diverse interviste, anche importanti, come Maggioli, Carocci, il Mulino, altre case editrici che, anche se sono piccole, hanno una storia gloriosa. Lei sa che ci sono 100 docenti che hanno impugnato questa deliberazione al Tar? <br />
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M. Sì, sono al corrente di questo e menomale.<br />
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P. Secondo lei non sarebbe il caso di attivare dei processi propri per le case editrici italiane? Siamo a un paradosso dove abbiamo appena finito di celebrare il 150° anno dell'unità d'Italia e qui inizia, paradossalmente, l'opposto. Il primo anno della distruzione d'Italia.<br />
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M. Dell'occupazione dell'Italia. Sì, sarebbe molto opportuno che le case editrici che operano in questi ambiti si dessero per una linea d'azione comune, sarebbe assolutamente opportuno. E comunque non c'è praticabilità di alternative se non per alcuni soggetti, presenti anche sul nostro mercato, e che sono soggetti internazionali, ma che si contano sulle dita di una mano. <br />
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P. Anche perché è un processo che, se passa, è un domino. È un fenomeno di occupazione vera e propria. Un'altra cosa che volevo chiederle: avete mai stimato un danno? <br />
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M. No, non ancora, perché...<br />
<br />
P. Parlo dal punto di vista economico-materiale, anche se è evidente che i danni più grossi sono ben altri. Per dire, inibire la produzione italiana di materiale scientifico secondo me dovrebbe essere un reato in Italia, istigazione a delinquere.<br />
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M. Effettivamente sì, sembra una cosa un po' folle questa misura che ha preso il Politecnico di Milano.<br />
<br />
P. Noi abbiamo intenzione di organizzare un convegno alla Sala delle Colonne della Camera dei Deputati proprio su questi temi, esattamente con una prospettiva opposta. Il titolo del convegno sarà “Internazionalizzazione della e nella lingua italiana” e, quindi, un processo da mettere in moto opposto a quella che è l'internazionalizzazione della e nella lingua inglese. Spero che siate interessati perché inviteremo tutte le case editrici e faremo il punto della situazione in una sede anche istituzionale perché la questione è drammatica.<br />
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M. Molto volentieri. Aggiungo che, semmai, il problema a cui si sarebbe dovuto porre mano era esattamente rovesciato. C'è sempre stata una difficoltà non giustificata dai contenuti ad esportare contenuti scientifici elaborati in Italia verso le altre lingue, è sempre stato molto difficile, c'è sempre stata molta impermeabilità da parte degli editori esteri, in particolare di quelli inglesi, verso i contenuti in italiano semplicemente per il fatto che erano in un'altra lingua, a prescindere dalla qualità dei contenuti. Quindi, semmai, bisognerebbe studiare come favorire questa funzione, l'esportazione di contenuti elaborati qui, nella nostra lingua.<br />
<br />
P. Noi ci troviamo in una situazione abbastanza lontana dai canoni della democrazia linguistica. Qui arriviamo al paradosso dove i giovani italiani vengono discriminati in Italia dalle università italiane, quindi un fatto senza precedenti che, normalmente, si poneva per episodi contrari, come per gli stranieri che, proprio perché non conoscevano l'italiano, subivano una discriminazione. Qui siamo all'opposto, se degli studenti della cerchia milanese vogliono studiare nella propria lingua devono muoversi verso un altro Politecnico a Torino o non so dove, producendo un danno economico sostanziale a molte famiglie dell'area milanese e lombarda in genere. Ma questo non rischia di essere il processo finale di una compiacenza di governi che si sono insediati dal dopoguerra ai giorni nostri? Quando un paese perde una guerra, anche con le situazioni che abbiamo avuto, come la Resistenza e così via, è comunque il fatto di insediare regolarmente una classe politica compiacente. È forse non è un caso che qualunque persona, prima di diventare Presidente del Consiglio, si fa un viaggetto negli Stati Uniti e si ha come l'impressione...<br />
<br />
M. ...che vadano a prendere istruzioni.<br />
<br />
P. Esatto. E siccome qui assistiamo al processo finale di questa operazione, dove c'è la distruzione completa della formazione, perché dove non c'è alta formazione nella lingua italiana significa che l'italiano sarà confinato sempre di più alle relazioni affettive e alla dimensione domestica, quindi una dialettizzazione feroce della lingua italiana. Aggiungiamo che ci sono delle condizioni sempre minori, la Gran Bretagna è in Europa per distruggere l'Unione Europea, non certo per favorirla. Ultimamente le dichiarazioni di Cameron sono abbastanza eloquenti, si vuole fare addirittura un referendum per far uscire la Gran Bretagna dall'unione Europea, sappiamo bene che non è nell'area euro... Ci paiono tutte situazioni che non tengono conto della politica reale dell'unificazione europea per costruire una rete che ha sempre meno a che vedere con dei paesi che sono stati i fondatori, come l'Italia, del processo di unificazione europea e sempre di più di paesi a favore della distruzione. Gli attacchi all'euro da parte della finanza angloamericana sono eloquenti perché è evidente che l'euro creava grossi problemi all'internazionalizzazione della moneta come il dollaro e quindi bisognava intervenire. Con questo non escludendo che ci siano anche colpe nostre che ben altre sono le situazioni a partire dal fatto che mentre la Cina dal 1994 ha un'agenzia di raiting, l'Europa che è il più grande mercato del mondo non ha ancora un'agenzia di raiting il che la dice lunga sugli effetti della colonizzazione che non è solo linguistica ma è ovviamente economica. Ecco, quindi, da questo punto di vista, la riflessione che le chiedevo è se secondo lei, in realtà, questo non è il colpo finale di questo processo di collaborazionismo o di connivenza chiamiamolo come ci pare certamente ben lontano dalla libertà alla quale eravamo votati da questo punto di vista per una condizione della resistenza fatta. <br />
<br />
M. Direi che ci sono molte cose che farebbero propendere per questa tesi, sembra davvero effettivamente un ulteriore passo in un processo che per che ha ben poco a che fare con quelle che sono le specificità dei paesi europei sembra proprio un metterle in secondo piano in nome vorrei sapere di qualcosa perché le lingue la diversità delle lingue non è un vero ostacolo alla partecipazione del sapere semmai è un elemento di diversità e come tale va salvaguardato per la salvaguardia del sistema.[/justify]

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