Puntata di Domenica 5 Agosto

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Puntata di Domenica 5 Agosto

Nella Puntata di Domenica 5 Agosto, condotta da Giorgio Pagano:

– intervista di Giorgio Pagano a Dario Fo, sulla lingua italiana e sul Politecnico di Milano;
– primo capitolo della "Vita di Gandhi" di Edmond Privat, in Esperanto ed italiano, leggibile qui.

[mp3]https://www.eraonlus.it/radio/dl_2012.08.05.mp3[/mp3]




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

<strong>Pagano</strong>: Allora, Dario, quello che sta accadendo nella tua città, soprattutto al Politecnico, che è stata anche la tua università...<br />
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<strong>Fo</strong>: Nella mia università..<br />
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<strong>P.</strong>: ..nella tua università, di fatto, con la responsabilità in più da parte tua di essere un premio Nobel per la letteratura, ci rubano la lingua. Che ne pensi? Cosa possiamo fare?<br />
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<strong>Fo</strong>: Io, come ho imparato da tanto tempo, parlo soprattutto delle cose che conosco abbastanza bene, sulle quali ho studiato, ho tenuto conferenze. Ad esempio non più tardi di 5 o 6 mesi fa ho tenuto una conferenza, che era anche una lezione ripresa televisivamente, quindi con la possibilità di essere riproposta ad altre università, sull'origine del teatro, dal teatro dei Greci, all'architettura naturalmente, le scenografia, e i teatri della commedia dell'arte, del tempo della commedia dell'arte, tanto per essere chiari dal '500 al '600 eccetera, e la valanga di architetti italiani che hanno costruito teatri nel mondo intero e macchine di teatro. Lo sviluppo della tecnica del mettere in scena italiana ha rivoluzionato completamente tutta la storia del teatro e della costruzione dei teatri. <br />
Ora, sembra un particolare da niente, ma è di un'importanza incredibile, perché tu trovi teatri in Russia, in Svezia, in Norvegia, in Finlandia, perfino ultimamente ne hanno costruiti e messi in piedi in Giappone, non parliamo in America. Io ho recitato in teatri cosiddetti all'italiana almeno in 10 città in America. <br />
Ora in questa lezione mi sono reso conto che la tecnologia, soprattutto i termini che vengono usati, e le allusioni diciamo dinamiche che vengono proposte sono tutte espresse in italiano, naturalmente anche antico, roba del '500. La descrizione per esempio che si fa del teatro greco condotto dai grandi architetti italiani è naturalmente in italiano. Che cosa succede? Una cosa paradossale: ci troveremmo a tenere una lezione su questo argomento molto importante dell'architettura, di come si costruiscono i teatri, di come si risolve il problema della luce, il problema del suono, cioè qual è la grande magia che si è creata a proposito dell'acustica dei teatri, che oggi gli architetti non riescono più a ritrovare, se non risolvendo magari in macchine di aiuto, come i flettori e casse armoniche insomma. <br />
Ecco, tutto questo però diventa buffo, perché si tratterebbe, nel caso appunto di dover tenere lezioni in inglese, di tradurre ogni forma di italiano in inglese, prima di proporlo a degli italiani, i quali per capire bene devono andare a ricercare l'origine di quello che è stato tradotto, per finalmente capirlo, e soprattutto prenderlo dentro di sé con precisione e memoria giusta.<br />
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<strong>P.</strong>: In questo caso quindi diciamo che è il contrario di quello che fanno i giapponesi, per esempio, brevettando tutto nella loro lingua, questo naturalmente non solo perché gli è più semplice, ma perché è uno sbarramento nei confronti dei segreti industriali e così via. <br />
Tu parli ovviamente di una forma d'arte: sappiamo bene come funzionavano le botteghe, nel senso che determinati segreti della pittura certo non si confidavano al primo ragazzo di bottega che arrivava. In questo caso, invece, ci improvvisiamo immediatamente servi di bottega...<br />
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<strong>Fo</strong>: Poi, la cosa incredibile è che esiste una rivoluzione dell'architettura dal '400 al '500 al '600, che vede al centro di tutti i progetti, della scienza e della matematica e della geometria analitica proiettiva la lingua italiana, e tu la vai in Italia a riproporre in una lingua straniera, dove devi fare una fatica enorme per ritrovare i termini, o reinventare, perché ce ne sono alcuni che non sono stati neanche tradotti, devi trovare un'altra lingua che sostituisca quella forma, se non vuoi tornare all'italiano di nuovo, devi andare magari al francese o al tedesco, perché magari in inglese non esiste.<br />
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<strong>P.</strong>: Senti, questo è naturalmente un elemento estremamente pratico e un argomento importante, anche perché peraltro l'architetto italiano quando va in giro per il modo ci va come rappresentante dei Borromini, dei Bernini, dei Michelangelo ecc., a questo punto un architetto inglese fatto in Italia a nome di chi va nel mondo?<br />
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<strong>Fo</strong>: Mah, se per esempio il problema dell'architettura si può benissimo risolvere nella lingua e nell'idioma, meglio ancora chiamarlo, inglese, ma perché tutte le volte che c'è da restaurare qualcosa di antico, del '500 – '600, chiamano un italiano, il quale in particolare ha fatto già restauri a centinaia dintorno, e quindi conosce tutta la macchina, tutto il problema, tutto l'andamento, e la tecnologia e soprattutto i termini di questa tecnologia.<br />
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<strong>P.</strong>: Sì, è un po' paradossale, ma c'è un'altra cosa che è altrettanto paradossale: non dico la confusione dei termini, perché questo già sarebbe qualcosa di tollerabile, quanto la vera e propria menzogna, perché in realtà la parola internazionale significa rapporto tra nazioni, quindi tra lingue, tra culture, tra popoli, invece quello che viene utilizzato in particolare dal rettore Azzone del Politecnico è che l'anglificazione, l'inglesizzazione, la monopolizzazione linguistica, quindi esattamente il contrario dell'internazionalizzazione, viene chiamato internazionalizzazione. Tu, che hai molto chiari i termini, che ne pensi di questa menzogna talmente palese, per cui il bianco è diventato nero e il nero è diventato bianco, il plurale diventa monopolio e viceversa?<br />
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<strong>Fo</strong>: Sì, ma è lo stesso discorso che però i latini non facevano, ma traducevano in intelligenza. Quando studiavano i Greci e la loro architettura per poi poterla usare, si guardavano bene di risolvere traducendo immediatamente dal greco così, ma chiedevano ai Greci stessi che fossero loro a ritradurre in latino i termini della loro conoscenza, e per essere puliti noi dovremmo tradurre in inglese le lezioni che nascono dalla nostra conoscenza, ma non per divulgarlo più facilmente, ma per facilitare un discorso diretto. <br />
Non capisco questo abbassarsi, appecoronarsi davanti al potere, con questo termine orrendo che dice: l'arte dominante è quella del popolo dominante. Allora il popolo dominante è l'inglese sul piano dell'economia, sul piano del gioco totale del mercato, allora mettiamo anche la cultura e la conoscenza e la sapienza dentro il calderone.<br />
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<strong>P.</strong>: Senti, inserisco un altro elemento proprio a partire da questa tua considerazione, che è quello dell'Europa: noi ci siamo dati molto da fare dal 2008 fino ai giorni nostri perché risultasse abbastanza visibile anche la dimensione europea dello sport. Parlo d'Europa perché sappiamo bene che l'Unione Europea è fatta da 27 nazioni da quasi mezzo miliardo di persone, il doppio quindi degli Stati Uniti d'America, e che però non contano certo il doppio degli Stati Uniti d'America, ma non contano nemmeno un decimo degli Usa. <br />
Sono iniziate le Olimpiadi, noi abbiamo messo su un piccolo programma che dà, giorno dopo giorno, il totale delle medaglie conquistate. In questo momento, l'Europa in quanto Unione Europea avrebbe 62 medaglie conquistate, di cui tra l'altro ben 18 d'oro, la Cina ne ha 27, quindi fai un po' il parallelo tra 62 e 27, e gli Stati Uniti 26. <br />
Con questo cosa voglio dire? Voglio suggerire un altro elemento importante di cui mi pare che non si tenga conto: il fatto di che l'Europa come Unione Europea questo discorso che facevi viene un po' a cadere, nel senso che se uno va a vedere quello che sarebbe oggi l'Olimpiade di Londra tenendo conto dell'Europa in quanto tale, siamo a ben oltre il doppio delle medaglie di Cina e Stati Uniti. <br />
Di questa cosa secondo te perché non se ne tiene conto, e perché quindi, malgrado ci sia questo cammino che parte da lontano, da Spinelli, Colorni e arriva fino ad oggi, perché non si va avanti, si preferisce una colonizzazione laddove si potrebbe contare molto di più e potremmo essere noi, anziché comparse della globalizzazione, attori, per non dire addirittura attori principali?<br />
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<strong>Fo</strong>: Certo. Ma vedi, è quello che si ripete, perché si è ripetuto nei secoli: quando Shakespeare ha scoperto gli italiani, non perché fosse andato in Italia, ma per le caterve di documenti, di conoscenze e di opere che arrivavano in Inghilterra in quel momento, arrivavano le compagnie e dimostravano, soprattutto mettendo in scena, tutta la conoscenza, la sapienza che questa nazione aveva in tutto: nell'uso della musica, del ritmo, del tempo, le donne sul palcoscenico finalmente invece di essere travestiti; sarebbe come dire che Shakespeare non avrebbe dovuto usare le parole italiane, aver usato le chiavi, le situazioni. A parte che moltissimi giurano che per forza Shakespeare conosceva l'italiano, perché ci sono concetti, dimensioni, svolgimenti, situazioni, la situazione del teatro all'italiana, così precise che doveva saperne abbastanza di tutti questi termini. Ecco, la situazione è uguale. Cosa sarebbe successo, se si fosse imposto allora, giacché era dominante, che so, l'Inghilterra nel proprio spazio, di cancellare completamente l'origine dell'Italia, perché bisognava, invece, esaltare solo l'Inghilterra e la sua tradizione? Non ci sarebbe stato Shakespeare!<br />
Ma questo lo dicono i grandi studiosi, perché l'invasione di una cultura non è che la diminuisci se togli il valore della lingua che ti aiuta a capire le cose.<br />
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<strong>P.</strong>: Senti, in realtà la colonizzazione avanza invece a spron battuto. Di questi giorni è anche il passaggio di numerose università a corsi di medicina interamente in lingua inglese, quindi non si sa poi con la vecchietta del paesino come dialogheranno e che cosa gli dirà quando gli farà male il fegato o chissà che cosa. <br />
Ecco, tu l'hai conosciuto, quindi probabilmente ti rendi conto se è una follia come quando c'erano i fascisti, e quindi c'era la follia fascista un tempo, se c'è oggi una follia sfascista che mi pare in questo caso sia ben peggiore. Ma, qui pare che veramente è un fenomeno quasi inarrestabile, e allora non c'è da aspettarsi sempre di più, letterati, e quindi anche la morte della poesia e addirittura anche della letteratura in lingua italiana?<br />
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<strong>Fo</strong>: Ma sì, hai detto esattamente tutto il discorso come lo penso da tempo e vado dicendo, insomma. C'è un termine molto bello dal lombardo usato dall'antico, “ ufelè fa 'l suo mestè”, che significa “pasticcere fai il tuo mestiere”. Cioè, cominciamo a mettere giù che laddove noi abbiamo una storia della musica con i termini dentro, e la quantità enorme di elementi scientifici, e di svolgimento d'arte dentro questo campo, beh sarebbe stupido a un certo punto dire: tutte le opere che si vanno a cantare, per favore da questo momento saranno in inglese, no? È assurdo perché è dentro la storia, dentro il mondo, dentro la vitalità, il peso è quello della lingua che li ha prodotti. <br />
Non dico che bisogna sempre realizzare in italiano, tant'è vero che i grandi musicisti tedeschi a un certo punto cominciarono tranquillamente a scrivere le loro melodie in tedesco e hanno fatto opere d'arte straordinarie, però rispettiamo quelle che sono state fatte, e riportarle, perché se tu non conosci tutta la tua origine non potrai mai arrivare a svolgere qualcosa di importante. <br />
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<strong>P.</strong>: E su questo fronte ti volevo quindi chiedere. Secondo te, perché come avevo esordito c'è anche questo onere e onore del Nobel per la letteratura, cosa possiamo e cosa si può fare per, non dico invertire la rotta, ma quantomeno perché si arrivi a ragionare...<br />
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<strong>Fo</strong>: Basta smettere di essere dei piaggioni, perché non c'è bisogno di questa trasformazione, e non mi si venga a dire che è stato il fascismo a imporre, per esempio, a un'Accademia come Brera o come il Politecnico di Milano, conosciuto e rispettato in tutto il mondo, di tenere la lingua italiana come base dell'insegnamento. Non serve a niente, si tratta soltanto della solita piaggeria spaventosa che sta nascendo di fronte all'inglese come elemento fondamentale di tutta la cultura, che è una grande balla.<br />
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<strong>P.</strong>: Va bene, Dario, grazie infinite, di nuovo.<br />
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P Grazie, ciao.

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