Puntata di Domenica 31 luglio 2011

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Puntata di Domenica 31 luglio 2011.

Puntata di Domenica 31 luglio 2011 curata e condotta da Giorgio Pagano. In questa puntata:

– La settimana politica condotta da Camillo Maffia;

– Intervista di Giorgio Pagano a Daniele Novara, esperto di gestione non violenta dei conflitti, sulle stragi di Oslo.

[mp3]https://www.eraonlus.it/radio/dl_2011.07.31.mp3[/mp3]




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E.R.A.
E.R.A.

<strong>Intervista di Giorgio Pagano a Daniele Novara, esperto di gestione non violenta dei conflitti, sul tema della non violenza, dalle stragi di Oslo all'introduzione dell'insegnamento della non violenza nelle scuole. </strong><br />
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<strong>Pagano:</strong> Abbiamo ai microfoni di Radio Radicale Daniele Novara, che uno degli esperti italiani sicuramente di non violenza ma anche di rapporti in situazioni conflittuali; innanzitutto chiediamo a lui un parere su quello che è accaduto in Norvegia. Oggi partiamo anche da una considerazione di Feltri sul Giornale, sul suo giornale, dove diceva “ma guardate che è assolutamente assurdo che tanti ragazzi, erano addirittura in 500, tutti hanno pensato a salvare la pelle di ciascuno ma nessuno ha pensato che, probabilmente, organizzandosi sarebbero stati in grado di gestire quella situazione con una persona del genere”. Ecco partiamo proprio da questa considerazione di Feltri per fare un pò un commento intanto su un episodio che è sotto gli occhi di tutti in questi giorni.<br />
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<strong>Novara: </strong>Ma insomma il commento di Feltri fa un po' rabbrividire perchè sono, così..., le solite considerazioni che furono fatte nei confronti dello sterminio degli ebrei. In realtà Feltri non considera, o sembra non considerare, che questa persona era armatissima, aveva appunto tre dispositivi che sparavano in piena regola e che, appunto, i ragazzi erano totalmente impreparati, non avevavo la possibilità in nessun modo di retroagire, la cosa migliore che hanno fatto è stata quella di mettersi in fuga perchè altrimenti rischiavano il massacro totale. Insomma stupisce che si torni su questi argomenti che, a suo tempo, furono utilizzati incautamente nei confronti di milioni di ebrei sterminati da poche migliaia di nazisti. <br />
Da questo punto di vista la considerazione piuttosto che vorrei fare è che li c'è stata senz'altro una leggerezza, direi che è tipica delle nostre società, in ordine all'utilizzo delle armi e alle regole riguardo questo utilizzo. E' chiaro che i casi più eclatanti li troviamo negli Stati Uniti perchè hanno addirittura nella Costituzione la possibilità di usare liberamente le armi acquistandole addirittura nei supermercati. <br />
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<strong>Pagano:</strong> Certo!<br />
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<strong>Novara: </strong>La Norvegia sembrava considerarsi immune da questi fenomeni, e indubbiamente si è trovata con un pazzo scatenato, una persona non dico psicolabile, molto peggio, con problemi di incapacità di gestire i temi della crudeltà, quindi un alessitimico gravissimo, senza pensare che questo tipo di persone non possono gestire un porto d'armi in maniera regolare, normale! E' necessario che la società si tuteli da questo punto di vista. Addirittura aveva il permesso per tre dispositivi diversi di armi! Insomma siamo in presenza di una leggerezza che riguarda, per altro, anche l'Italia, ecco, dove, gli episodi dove appaiono le armi usate in maniera impropria, anche se il portatore aveva un regolare porto d'armi, sono sempre più frequenti. Direi che è assolutamente necessario fare uno screening sui portatori di questi permessi perchè si può nascondere qualcosa di poco piacevole. Non so se è sufficiente che i porti d'armi, come in Italia vengono supervisionati ogni cinque anni come la patente di guida, forse ci vorrebbe un maggior controllo. Addirittura, come è noto, in Italia basta pochissimo, insomma un medico di base o un medico dell'Asl, per rilasciare un porto d'ami. E' necessario pensare che, come oggi, soggetti come il ragazzo, chiamiamolo così, norvegese, a limite anche solo per emulazione, su base ovviamente di psicolabilità, possano presentarsi sulla scena pubblica con una leggerezza, diciamo così, che sfugge al pensiero comune. Per cui inviterei anche, così, la politica a fare i conti con la presenza, la diffusione di armi anche nel nostro paese che, in mani sbagliate, non necessariamente il terrorismio islamico, come abbiamo visto, possono creare a ripetizione fenomeni come questo. <br />
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<strong>Pagano:</strong> Certo. Senti Daniele partiamo da questo episodio invece per approfondire magari un pochino, visto che, in ogni caso, o di conflitti interiori si tratta o di conflitti evidentemente tra persone, una cosa sulla quale tu sei esperto, appunto sulla gestione dei conflitti e ovviamente quello che è il ruolo della non violenza in essi. In casi appunto di conflitti, noi abbiamo sotto gli occhi alcuni addiritttura che vanno ormai avanti da decenni, come il caso isreaelo-palestinese fino appunto a quest'ultimo episodio tragico, che ha a che fare più con la psichiatria probabilmente che con il conflitto in se...ma, quali sono, secondo te, le cose più opportune...? Anche perchè poi, accanto a questo, a me pare anche che la scuola sia assente, cioè, anche la capacità... abbiamo tanti insegnanti, con questo non voglio fare contrapposizioni aprioristiche rispetto ad esempio all'insegnamento della religione però, probabilmente invece, se ci fosse una materia, tra virgolette, se così possiamo definirla, che aiutasse nella gestione dei conflitti, forse sarebbe molto più utile, dove probabilmente anche il dato religioso potrebbe forse rientare, o meglio anche alcune pratiche religiose, ma certamente forse la gestione dei conflitti potrebbe aiutare molto...no?<br />
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<strong>Novara:</strong> Guarda sono assulatamente d'accordo con te. Per altro questi ragazzi, questa nuova generazione, presenta anche delle difficoltà, cioè una generazione che in altre parole è cresciuta senza aver poi la reale possibilità di confrontarsi con situazioni realmente difficili. Noi riscontriamo in questi ragazzi, te lo dico anche come pedagogista, una sorta di carenza conflittuale, cioè proprio una difficoltà a stare nei conflitti, come se la frustrazione, la fatica, il dolore, no..., la sofferenza, anche quando ti trovi a confrontarti con qualcuno che vuole farti delle prepotenze, risultasse un fenomeno assolutamente alieno, qualcosa di assoltuamente imprevedibile, quindi sono impreparati, quello che definiamo la “carenza conflittuale”. Allora, la scuola potrebbe essere il luogo per imparare questa alfabetizzazione conflittuale non violenta. Potrebbe! Ecco certo se la scuola non continuassa a mancare tutti gli appuntamenti che la società gli propone, arroccandosi purtroppo dietro le materie, le discipline, gli esami, addirittura oggi gli esami di riparazione, tornando indietro, sempre più indietro, sempre più indietro...<br />
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<strong>Pagano: </strong>Eh si si! <br />
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<strong>Novara:</strong> Purtroppo! Allora dobbiamo organizzarci in altro modo, però l'appuntamento con l' alfabetizzazione ai conflitti è ineluttabile ed è l'appuntamento con la non violenza, cioè con quello che Gandhi ci insegnava: il mezzo deve essere congruente con il fine. Per fare questo dobbiamo anzitutto riconoscere la differenza tra conflitto e violenza. Prendiamo il caso anche di queste rivoluzioni successe nel mondo arabo...<br />
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<strong>Pagano:</strong> Si certo.<br />
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<strong>Novara:</strong> Mentre in Tunisia e in Egitto ecco che là i cittadini diciamo, la società civile, i giovani in primis si sono messi lì in piazza e non si sono più mossi, hanno resistito tenacemente, senza accettare provocazioni militari o violente, ce l'hanno fatto, l'hanno spuntata, hanno delegittimato il potere costituito, che era un potere tirannico, dittatoriale..., viceversa, in Libia, dove ci si è buttati subito sulla resistenza armata, ecco che ci troviamo in un pantano fatto di attacchi militari continui che non ottengono nulla perchè oggi sappiamo che la guerra non è più la guerra, come dire, di una volta, la guerra è un pantano da cui non si esce, dove tutti escono con le ossa rotte. E' uno strumento obsoleto, e in generale la violenza è uno strumento obsoleto. Allora, che i nostri giovani imparino a stare nei conflitti, imparando la non violenza gandhiana, direi che non è solo un auspicio ma oggi è una necessità anche per, giustamente, creare no..., dei sistemi di sicurezza interna, riconoscere, purtroppo anche questi pazzi che a volte si annidano anche tra di noi e che hanno bisogno di, come dire, un circuito di protezione, di essere curati. Io dico... ma com'è possibile, in due anni questo stava preparando un attentato da far fuori 200 persone e nessuno si è accorto di nulla! Vuol dire che anche la società norvegese non funziona sul piano comunitario, perchè è alla comunità, proprio quello che diceva Gandhi, che credeva nel villaggio più che nella polizia militare, credeva nella capacità, no..., di una comunità di far fronte ai pericoli creando appunto il gruppo, questo giocare senza arbitro che purtroppo abbiamo perso ma che oggi è proprio l'apprendimento appunto a gestire i conflitti con la non violenza. Quindi ti ringrazio anche per questa occasione che mi hai dato...<br />
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<strong>Pagano:</strong> No poi, tra l'altro, un'altra cosa mi fai notare, come in effetti dagli ultimi dati..., riprendendo un po' il discorso della scuola, ci sia invece proprio un tentativo di distruggere sempre di più comunità, anche quella italiana, cioè il discorso, noi siamo particolarmente impegnati ad esempio sulla democrazia linguistica e, in questo senso quindi cercare anche la non violenza nei rapporti linguistici, non a caso siamo esperantisti, ma da questo punto di vista il messaggio che si sta mandando, obbligando innanzitutto i ragazzi a utilizzare unicamente l'inglese come se non esistessero altre culture sulla faccia della terra e non sia possibile comunicare in altro modo se non ovviamente con la solita imposizione di una lingua che, per altro, per esportare democrazia adesso ci hanno insegnato che si fa la guerra preventiva per ottenere la pace; ma insomma c'è anche un linguaggio che è sempre più peregrino di verità e sempre più foriero, da questo punto di vista, di mezogna. <br />
Ma non sarebbe il caso secondo te invece di organizzare un po' tutto il fronte non violento e magari, perchè no, preparare una legge che abbia proprio come punto di arrivo una materia di questo tipo da mettere nelle scuole proprio come materia direi obbligatoria, così come la matematica, credo che i rapporti di socializzazione in una chiave non violenta sia un dato sicuramente importantissimo, no?<br />
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<strong>Novara:</strong> Si, guarda direi di più, che secondo me si tratterebbe non tanto e non semplicemente di una materia, perchè poi capita l'effetto scolasticistico...<br />
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<strong>Pagano:</strong> Si si esatto...<br />
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<strong>Novara:</strong> ...ma di un'area di competenza, cioè di un'area di apprendimento da acquisire necessariamente. Come uno, come dire, sa leggere e scrivere, ecco che aggiungiamo... sa leggere e scrivere e, come dire..., sa gestire i conflitti in maniera non violenta. Ecco io lo vedrei molto più importante che non questo famigerato voto di condotta …<br />
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<strong>Pagano:</strong> ah certo, certo!<br />
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<strong>Novara:</strong> ...che ricorda il Libro Cuore senza darci in cambio nulla di concreto, di positivo!<br />
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<strong>Pagano:</strong> si si, come dato esperenziale insomma! <br />
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<strong>Novara:</strong> per cui, io direi che questa sarebbe una campagna assolutamente da sostenere. In che modo deve uscire il ragazzo da una scuola pubblica, da uno scuola che crea cittadinanza? Ecco con questa capacità di stare nei conflitti, cioè di saper reggere una discussione, un dibattito, un contraddittorio, di saper esprimere la sua opinione senza voler tirae un pugno o addirittura un acoltellata a un altro che ha un'opinione diversa. Queste sono sostanze fondamentali per costruire una cittadinanza vera e propria ispirata alla nostra Costituzione, che è un documento bellissimo, ma che bisogna trasformare in un'anima che ci dia proprio i basilari della convivenza. Allora, siamo tutti capaci di stare insieme quando siamo in un centro termale, magari bromurico, ma dobbiamo saper stare insieme qaundo c'è la fatica, no..., della relazione; a limite anche quando un compagno, come a scuola, denota dei comportamenti strani, ma..., non è che tutti devono scappare, ma bisogna fare in modo che creiamo un cuscinetto virtuoso, protettivo, di questo ragazzo che sta male e anche della comunità, altrimenti, se lasciamo da soli gli psicolabili, la società non ha più difese, se non queste benedette telecamere che poi quando anche hai, come dire, il filmato delle aggressioni che vantaggio hai? <br />
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<strong>Pagano: </strong>E' troppo tardi certo!<br />
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<strong>Novara:</strong> E' troppo tardi, assolutamente! Anche adesso, abbiamo tante immagini di questo pazzo scatenato che uccide i ragazzi, ma che vantaggio abbiamo?<br />
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<strong>Pagano:</strong> Va bene Daniele, innanzitutto grazie per questa conversazione comunque ci teniamo aggiornati perchè sicuramente questa storia della gestione dei conflitti nella scuola vedremo un po' che tipo di iniziativa legislativa possiamo mettere in atto.<br />
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<strong>Novara:</strong> Mi farebbe molto piacere. Auguri.<br />
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<strong>Pagano: </strong>A risentirci...

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