Puntata di Domenica 20 Gennaio 2013

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Nella puntata di Domenica 20 gennaio, condotta da Giorgio Pagano:

– La settimana politica dell’Era, condotta da Selena Vacca:
– Silenzio stampa a seguito dello sciopero della fame e della sete di Giorgio Pagano
– Terzo giorno di sciopero totale della sete e della fame di Giorgio Pagano
– Lo spagnolo seconda lingua più parlata al mondo dopo il cinese

– Intervista di Lapo Orlandi a Andrea Verde, Giornalista italiano residente a Parigi

[mp3]http://www.eraonlus.org/radio/dl_2013.01.20.mp3[/mp3]




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E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Lapo Orlandi</strong>: Siamo in collegamento con Andrea Verde, giornalista italiano residente a Parigi che ha collaborato con varie testate giornalistiche negli ultimi 20 anni e tra cui recentemente “Fare futuro”, “Libertiamo” “Il futurista” rivista per cui ha seguito recentemente la campagna elettorale per le presidenziali francesi e le politiche francesi. Attualmente collabora con il portale “Italiani nel mondo” per il programma “Italia chiama Italia”. Buongiorno Andrea.<br />
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<strong>Andrea Verde</strong>: Buongiorno Lapo buongiorno agli ascoltatori di Radio Radicale<br />
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<strong>Lapo Orlandi</strong>: Allora Andrea in questa puntata ci stiamo occupando del voto degli italiani all'estero perché ci sono state tutta una serie di notizie che sono uscite su alcuni organi d'informazione recentemente sul “Il fatto quotidiano” con alcune polemiche relative a questa vicenda. Recentemente anche i radicali e l'Associazione Radicali Esperanto se ne sono occupati con un comunicato di Giorgio Pagano molto netto riguardo appunto a questa vicenda del voto degli italiani all'estero come vicenda partitocratica esportata verso fuori e invece richiamando ad un diritto di cittadinanza più complesso che non sia solo quello relativo al dato elettoralistico peraltro truccato o comunque al sospetto che sia truccato ma che riparta dal rilancio della lingua e della cultura italiana e per quanto riguarda l'Europa della cittadinanza europea. Ma veniamo alla cronaca più contingente. Ricorda agli spettatori della radio come funzione il voto all'estero e quali sono state le ultime polemiche relative a questa tornata elettorale che si sta annunciando<br />
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<strong>Andrea Verde</strong>: Certo, allora noi italiani residenti all'estero abbiamo il diritto di rappresentanza verso la legge Tremaglia e a cui partecipano tutti i cittadini italiani residenti all'estero iscritti nelle liste dell'AIL vale a dire l'associazione degli italiani residenti all'estero presso i vari consolati. Noi siamo ripartiti in quattro circoscrizioni elettorali: Europa, il nord America, il sud America e la quarta circoscrizione è l'Africa, l'Oceania e il resto del mondo. In totale si eleggono 12 deputati e 6 senatori. L'Europa, circoscrizione di cui faccio parte, elegge 5 deputati e 2 senatori. Si vota con il voto per corrispondenza cioè i cittadini ricevono nelle loro abitazioni i plichi elettorali circa 3 settimane prima del voto e devono rimandare al consolato la busta chiusa indicando ovviamente la preferenza per il partito e la preferenza personale perché noi all'estero stiamo ancora con il sistema delle preferenze personali e quali sono i problemi legati a questo voto? Bah se n'è parlato tanto negli ultimi anni, il voto di scambio innanzitutto perché è chiaro che il voto per corrispondenza è uno strumento eccezionale quando viene utilizzato bene ma può essere uno strumento micidiale quando i plichi elettorali finiscono nelle mani della malavita, quando si perdono come fu il caso nel 2008 quando negli aeroporti sudamericani pacchi interi di schede, quando la gente può esercitare veramente il diritto di voto grazie anche ad un'informazione che non esiste di fatto all'estero e quindi questo tipo di meccanismo si è prestato a tante critiche. In questa campagna elettorale purtroppo si stanno ripetendo le cose già viste l'altra volta e cioè il problema della selezione dei candidati perché ovviamente chi può sostenere una campagna elettorale del genere con delle circoscrizioni così vaste e con così pochi mezzi a disposizione è solamente chi ha ingenti mezzi finanziari per fare la campagna elettorale e i partiti di solito appaltano,uso un termine forte, le candidature a coloro i quali hanno la possibilità di spendere 350/300 mila euro per farsi la campagna elettorale. Il caso più emblematico secondo me e se ne potrebbe parlare a lungo ma la cosa che m ha colpito maggiormente in questi giorni sono le polemiche intorno alla lista civica per Mario Monti che si presenterà anche all'estero. Per quanto riguarda la circoscrizione europea sono successe cose abbastanza curiose e si pensava che ci fossero tre liste come in Italia alla Camera ovvero la lista di futuro e libertà, l'UDC che si poggia al Maie nella circoscrizione estera, e la lista di Italia Futura, poi cosa è successo? Hanno deciso i vertici romani, senza consultare ovviamente nessuna persona sul territorio all'estero, di fare una lista unica anche alla Camera oltre che al Senato e sono nate le prime difficoltà perché Italia Futura ha fatto capire chiaramente che sono loro i padroni della lista, del logo e sono loro che decidono chi entra o non entra in lista. Questo in Italia potrà anche andare bene ma la circoscrizione estera è una cosa molto particolare e molti italiani residenti all'estero si sono trovati in grosse difficoltà davanti alle pretese di Italia Futura che di fatto all'estero non esiste come movimento, come presenza, come struttura, come uomini. Quindi è stato tutto un tira e molla, alla fine l'UDC-Maie ha deciso di correre da solo, mentre la lista civica di Monti dovrebbe presentarsi insieme a Futuro e Libertà alla Camera e al Senato dovrebbero fare una lista comune. Comunque diciamo che sono in corso trattative e stiamo assistendo ai soliti tira e molla tipici di quello che viene volgarmente viene definito “il teatrino della politica italiana” alla faccia del rinnovamento e alla faccia della volontà di coinvolgere la cosiddetta società civile, di cui si parla tanto a sproposito. <br />
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<strong>Lapo Orlandi</strong>: Si, a proposito di società civile e a proposito della vicenda che hai appena citato, relativa appunto alla lista Monti...<br />
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<strong>Andrea Verde</strong>: ...guarda se vuoi un'indiscrezione, il vero motivo per cui Italia Futura sembra che non voleva fare la lista unica alla Camera e, siccome si vota col sistema delle preferenze personali, loro temevano che gli esponenti di Futuro e Libertà e del Maie-UDC, che sono radicati sul territorio da anni, potevano prendere più preferenze dei candidati indicati da Italia Futura che invece sono degli emeriti sconosciuti e questo era di fatto la vera ragione per cui si stava andando alla rottura delle trattative. <br />
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<strong>Lapo Orlandi</strong>: Certo, no invece, volevo fare un'osservazione che ti riguarda personalmente, nel senso che poi da questa vicenda è uscita una richiesta da parte del Maie, se non sbaglio, di averti tra le sue fila, richiesta che tu hai declinato. Ci vuoi raccontare perché?<br />
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<strong>Andrea Verde</strong>: Si, io sono stato invitato dal Maie dal suo coordinatore europeo a partecipare alla competizione elettorale. Ho preferito declinare l'invito perché alla base non condivido l'agenda Monti e le posizioni di chi direttamente o indirettamente, una volta eletto in Parlamento, appoggerà l'agenda Monti e anche perché per quanto riguarda il ruolo degli italiani all'estero io ho sempre pensato che c'è una duplicità di cose da fare: da un lato c'è il problema legato alla struttura, alla presenza degli italiani all'estero, dall'altro c'è anche l'esperienza che gli italiani all'estero possano apportare verso l'Italia con l'esperienza maturata nei paesi di adozione. Per quanto riguarda il caso specifico io ritenevo che andava inserito il tema dell'amnistia, andava inserito anche tra gli italiani all'estero per farne una battaglia, una bandiera per portare avanti il discorso che Pannella ha portato avanti con grande coraggio e nessun partito ha recepito all'estero questa istanza e un altro aspetto fondamentale è il problema legato al valore della laicità e della laicità positiva in particolare. Nicolas Zarkosy che era il leader dell'UMP ,quindi del centrodestra francese, fece la sua campagna elettorale lo scorso anno rivendicando il valore della laicità come base del patto repubblicano francese. Ecco, su queste cose mi aspettavo interventi di qualità da parte di coloro che si vogliono presentare tra gli italiani all'estero per animare un po' il dibattito politico italiano che su questi temi è assolutamente carente e deficitario, ma non ho trovato riscontri.<br />
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<strong>Lapo Orlandi</strong>: Ho capito. Allarghiamo un po' il campo, diciamo...perché... passiamo dal mero aspetto elettoralistico a un po' tutto l'aspetto organizzativo della presenza degli italiani, dei nostri connazionali in altri paesi, perché la dichiarazione dell'altro giorno di Giorgio Pagano faceva poi esplicitamente riferimento agli istituti di cultura, alle scuole di italiano all'estero, agli istituti per il commercio con l'estero in particolare...che pure soffrono di una certa... per usare un eufemismo... mancanza di trasparenza, spesso con nomine che sono finite sui giornali italiani con note polemiche perchè magari viste come clientelari o familistiche...di gente che guadagna discrete somme di denaro e che magari non è la persona giusta al posto giusto. Com'è la situazione effettivamente di tutto l'apparato della presenza dell'Italia all'estero e quale sarebbero le potenzialità di questo apparato se usato, come suggeriva, appunto, Giorgio Pagano nella sua dichiarazione, in modo coordinato e departiticizzato, delottizzato? <br />
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<strong>Andrea Verde</strong>: Ma guarda, Pagano ha fatto una dichiarazione molto opportuna. Per quanto riguarda le potenzialità basta dire che l'Italia produce con l'arte il 5% del prodotto interno lordo e basterebbe vedere cosa fanno altri paesi come la Francia e come la Germania per difendere il proprio commercio estero, il proprio turismo, la propria cultura, la propria lingua. Noi, purtroppo, come italiani all'estero abbiamo constatato la presenza di tutta una serie di baracconi dai …........... che nessuno sa cosa siano che adesso non mi metto qua a spiegare perché se no facciamo notte, gli istituti italiani di cultura all'estero, l'Enit, che sarebbe l'ente che dovrebbe occuparsi della promozione del turismo, le Camere di Commercio estero, che sono organismi che in linea teorica dovrebbero promuovere la cultura, l'attività commerciale, il made in Italy all'estero e di fatto sono dei baracconi in cui ci sono dei burocrati che sono mandati per lo più da Roma che sono li per farsi le vacanze nei paesi dove vengono inviati. Gli istituti italiani di cultura sono il caso più eclatanti, sono posti, come hai detto, ben remunerati, a Parigi la presidenza agli istituti italiani di cultura è un posto da 15.000 euro al mese, hanno programmazioni vecchie, non incidono, sono per lo più organismi che organizzano pochi eventi ogni tanto per pochi intimi, sai le classiche riunioni che si fanno che non hanno nessun tipo di importanza al Consolato, all'Ambasciata come quando si fanno i grandi ricevimenti del 2 giugno, cioè cose che lasciano il tempo che trovano ed è chiaro che tutto questo va rivisto non solo perché il costo è eccessivo di questi organismi, ma anche perché l'utilità è pari a zero. Basti pensare come funziona l'istituto Brut tedesco, basti vedere i francese come promuovono o come ha promosso, soprattutto, Mitterand la promozione della cultura e della lingua francese all'estero, il grande lavoro che fanno sulla francofonia, eccetera, eccetera... E' chiaro che c'è da rivedere la strategia e c'è bisogno di fare altri tipi di interventi che fino ad ora non si sono potuti fare perché è mancata una reale volontà politica di fatti. Però anche qui non ho la sensazione che i partiti abbiano messo questo tipo di problemi tra le priorità delle loro agende politiche. <br />
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<strong>Lapo Orlandi</strong>: No, chiaramente.. ricordiamo che siamo in collegamento da Milano con Andrea Verde che è residente a Parigi, giornalista italiano, che vive in Francia da tanti anni. Prima di chiudere l'ultima osservazione che faceva, appunto, Pagano..visto che tu rivendichi di aver avuto nella tua vita una sola tessera politica ed è quella radicale..<br />
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<strong>Andrea Verde</strong>: Che adesso sto per rinnovare tra le altre cose.<br />
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<strong>Lapo Orlandi</strong>: Certamente...serve veramente oggi, nella prospettiva di un' Europa federale degli Stati Uniti d'Europa, per quanto riguarda la componente europea, di cui tu fai parte, dei cittadini italiani residenti in altri paesi dell'Unione europea, questa storia del voto all'estero per il Parlamento italiano e non sarebbe, invece, più opportuno lavorare per una cittadinanza effettivamente comunitaria al di sopra e al di fuori dalle cittadinanze nazionali che consentisse ai nostri connazionali, come ai cittadini di altri paesi che risiedono in Italia, di altri paesi europei, di partecipare attivamente alla vita politica del paese dove vivono piuttosto che a quello del paese di origine? Ricordiamo che dal Trattato di Maastricht in poi vi è la possibilità, il diritto per i cittadini comunitari di partecipare alle elezioni amministrative ed europee ovunque si trovino ovunque all'interno dell'Unione europea, ma non c'è ancora la possibilità di partecipare alle elezioni politiche. Non sarebbe più opportuno andare in quella prospettiva piuttosto che non continuare a mantenere un legame con una madrepatria che è in qualche modo a portata di mano perché l'Europa è molto piccola ormai?<br />
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<strong>Andrea Verde</strong>: Diciamo che noi comunque dobbiamo lavorare per una prospettiva europea e dobbiamo capire che siamo destinati nel corso degli anni a cedere quote di sovranità sempre maggiori se vogliamo fare veramente l'Europa politica e federale. Quindi è chiaro che nel corso dei decenni a venire i Parlamenti nazionali avranno un peso sempre minore diventeranno delle assemblee regionali, il vero Parlamento diventerà il Parlamento europeo. Questo sarà, secondo me, il trend, di lungo periodo. Per quanto riguarda la realtà odierna, è chiaro che il voto degli italiani all'estero così come è concepito oggi e così come viene sviluppato ha poco senso. Su questo sono d'accordo anche perché poi bisogna vedere quali sono le cifre. Ci sono due milioni, per esempio, di cittadini iscritti all'AIRE che hanno il diritto di voto e mediamente vota si e no il 30-35% degli aventi diritto e nonostante ci sia il voto per corrispondenza, cioè che le buste arrivano a casa. Questo per dire che, comunque, è poco sentito questo diritto di voto. La prospettiva, certo, è quella che dici tu. Lavoriamoci, andiamo in questa direzione. A me spiace, personalmente, che in questa tornata elettorale in Europa non ci sia un soggetto radicale perché avrebbe potuto incanalare parecchi consensi e ritengo che, al momento attuale, i cittadini italiani come me che sono all'estero, possono partecipare attivamente alla vita politica italiana dando un contributo anche in base all'esperienza che hanno acquisito nei paesi di adozione, torno a ripetere: il tema della laicità, il tema della cittadinanza, il tema dell'integrazione, la lotta contro il comunitarismo sono alcuni dei problemi che seguo da anni con attenzione, ho seguito tutti i dibattiti che ci sono stati in Francia sulla laicità, sull'integrazione, sulla lotta al comunitarismo, sul problema della lotta contro la burqa islamica, la riaffermazione, appunto, di una necessità di avere un Islam integrato con i valori repubblicani di cui i giornali italiani hanno parlato, si, ma in maniera superficiale. Secondo me questi sono temi importanti anche per l'Italia perché dobbiamo cominciare a domandarci quale modello di integrazione vogliamo per i nostri immigrati, come applicare il diritto di cittadinanza, quale rapporto avere con i culti religiosi e quale deve essere il ruolo dello Stato, battaglie che i radicali hanno sempre fatto, ma solo i radicali, altri partiti italiani su questi temi sono molto deficitari e, quindi, secondo me, l'esperienza di parecchi italiani all'estero che hanno vissuto, per esempio, la realtà francese, può essere politicamente molto utile.[/justify]

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