Puntata di Domenica 15 Luglio

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Puntata di Domenica 15 Luglio

Nella Puntata di Domenica 15 Luglio, condotta da Giorgio Pagano:

– resoconto delle adesioni e dei messaggi di sostegno al presidio radicale di 5 ore davanti al Politecnico di Milano contro le lauree specialistiche in lingua inglese dal 2014;
– intervista a Luca Serianni, linguista, storico della lingua italiana e professore all'Università La Sapienza di Roma;
– interventi di Marco Pannella sulla Lingua Internazionale nella conversazione con Valter Vecellio e durante la direzione di Radicali Italiani.

[mp3]https://www.eraonlus.it/radio/dl_2012.07.15.mp3[/mp3]




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Pagano</strong>: <br />
Siamo oggi con Luca Serianni, noto storico della lingua italiana, e con lui vogliamo commentare, discutere, ed anche un po' approfondire che cosa sta succedendo con addirittura intere università che abbandonano la lingua italiana e l'insegnamento di tutti i corsi di laurea in lingua italiana per farli totalmente in lingua inglese. <br />
Tra l'altro la cosa è abbastanza seria, perché forse da questo punto di vista c'è anche moltissimo da perdere, perché un architetto italiano è riconosciuto in tutto il mondo come scuola, come tradizione plurisecolare, e quindi avere un architetto italiano inglese suona un po' strano. Non si sa in effetti quanto, quindi, ci sia da guadagnarci, oltre a tutta una serie di problematiche, a cominciare dall'Ordine degli Architetti o degli Ingegneri, dove ovviamente l'iscrizione all'Ordine, l'esame di Stato si fa in lingua italiana, e quindi questo potrebbe significare che o da una parte uno arriva impreparato, nel senso che tutta la codificazione anche delle tavole tecniche ecc. la sa in inglese, quindi non è preparato a farle in italiano, o viceversa un adeguamento piano piano degli ordini, il che quindi fa immaginare uno scenario veramente apocalittico di colonizzazione terribile e spinta.<br />
Accanto a questo aggiungo, professor Serianni, in merito anche agli aspetti editoriali che sono notevoli, nel senso che tutta una letteratura evidentemente scientifica verrà abbandonata dagli studenti e dai docenti del Politecnico, e quindi significa anche che case editrici, che fino allora avevano ovviamente vissuto e pubblicato in lingua italiana, l'editoria scientifica, e tra l'altro su alcuni temi come l'architettura che sono un po' a metà fra la poesia e la scienza perché implicano l'abitare umano ecc. ecc., ecco di fronte a tutto questo una sua riflessione insomma. È un po' se vogliamo, per uno storico della lingua italiana, vedersi morire un padre, vedersi morire il figlio quasi tra le mani, anche perché se questo è lo scenario che si andrà propagando sempre di più, beh insomma, è preoccupante.<br />
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<strong>Serianni</strong>:<br />
Beh, intanto c'è da dire che il problema si pone per la sostituzione completa dell'inglese all'italiano.<br />
Che ci siano singoli corsi offerti in una lingua straniera, diciamo pure nell'inglese, è una cosa che già avviene.<br />
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<strong>Pagano</strong>:<br />
No, no, qui tutte le lauree magistrali, professor Serianni.<br />
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<strong>Serianni</strong>:<br />
Appunto, dico, il problema si pone proprio per questo. E si pone per una serie di ragioni, una l'ha già detta lei: una parte assolutamente maggioritaria dei laureati, anche al Politecnico, eserciteranno in Italia, e quindi si troverebbero senza quella grammatica comunicativa che si riceve nell'insegnamento nella propria lingua. Poi però ci sono altre considerazioni più generali: intanto una lingua, anche a livello universitario, non è solo uno strumento di comunicazione, ma è un investimento più ampio e più profondo, addirittura di tipo simbolico, quindi è un atto molto delicato quello di dire: facciamo a meno dell'italiano in un settore particolare, perché tanto l'italiano non regge altrove, a casa o in altri contesti. Una lingua che rinunci ad una componente essenziale come quella culturale, scientifica, tecnologica, che rinunci in toto a questo segmento, a questa parte di sé, indubbiamente riceve un colpo molto grave.<br />
Ci sarebbe poi da chiedersi se la giusta preoccupazione del rettore del Politecnico di attirare studenti stranieri in Italia dipenda, abbia come presupposto la difficoltà linguistica o non piuttosto altre condizioni: l'offerta, per esempio, adeguata di alloggi e anche di borse di studio, le condizioni di vita complessive della città che riceve, quindi la possibilità di trovare case in affitto o altro. Pensiamo al grande successo delle università spagnole, che attirano studenti da tutto il mondo, anche se lo spagnolo non ha, evidentemente, la forza propulsiva dell'inglese, proprio perché si è attratti anche dalle condizioni di vita che la Spagna offre. Allora, in base a tutte queste considerazioni, bisognerebbe essere forse prudenti nell'adottare un'iniziativa, che del resto è stata anche discussa da una parte, seppure minoritaria, dei docenti dello stesso Politecnico, che è appunto gravida di conseguenze più generali.<br />
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<strong>Pagano</strong>:<br />
Che bisogno c'è di sostituire tutti gli insegnamenti, non so, scienze delle costruzioni, tecniche delle costruzioni, storia dell'architettura, storia dell'arte, che sono tutte materie che fanno capo ad insegnamenti come quello di architettura del Politecnico. A che necessità risponde?<br />
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<strong>Serianni</strong>:<br />
Dunque, l'idea di fondo, da un punto di vista proprio di didattica delle lingue, è che una lingua straniera non si apprende davvero se non praticandola in settori che non sono linguistici. È la stessa ratio per cui nel precedente governo è stata approvata una riforma che impone, nell'ultimo anno dei licei, che una materia non linguistica, quindi non inglese, ma matematica, scienze, anche filosofia in teoria, sia svolta nella lingua straniera, in base all'idea che per rafforzare la conoscenza di una lingua straniera occorre praticarla al di fuori del suo recinto. Ora, il problema non è tanto questo principio, che può essere anche condiviso, quanto il fatto della sua esclusività. Il mercato delle lingue deve allargarsi ed era giusta l'osservazione di Alessandro Masi, pubblicata recentemente, mi pare, su un supplemento del Corriere della Sera, che rinunciando all'italiano esso si indebolisce invece clamorosamente, visto che l'italiano è la lingua madre della grande maggioranza degli studenti che frequentano le università italiane.<br />
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<strong>Pagano</strong>:<br />
Ma in questo caso, non solo c'è un'esclusività che riguarda un'unica lingua, e quindi da questo punto di vista quello che, ad esempio, anche noi abbiamo pubblicato recentemente nel libro di Philipsson e ultimamente in questo saggio su inglesizzazione e americanizzazione come processi di occupazione globale, dove sostanzialmente si dice che il predominio globale dell'Angloamerica verte sostanzialmente su due elementi, e tra l'altro lo stiamo vedendo anche con l'euro, cioè al di là poi dei conti più o meno in ordine, come potrebbero averli anche la California o altri paesi, che certo poi non stanno benissimo neanche loro, magari al pari della Grecia, beh da questo punto di vista però, si riscontra anche un'incapacità di gestire invece l'esatto opposto, nel senso che la cultura italiana è attrattiva, e quindi anche la lingua italiana è attrattiva, rispetto invece a una svendita della cultura italiana e della lingua italiana, proprio facendo anche riferimento a Masi, che, ricordiamo agli ascoltatori, è il segretario generale della Dante Alighieri. Beh, in questo caso è evidente che, se sempre più l'italiano perde colpi e perde terreno nel proprio paese, e quindi c'è una rinuncia degli italiani a quello che si chiama normalmente dominio linguistico, per subire quello di altri popoli e di altre nazioni, è chiaramente comprensibile che ci sia anche un crollo dell'italiano all'estero, no?<br />
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<strong>Serianni</strong>:<br />
Sì, indubbiamente è un rischio reale, sono d'accordo pienamente, quindi non avrei altro da aggiungere.[/justify]

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