Puntata di Domenica 14 Ottobre

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Puntata di Domenica 14 Ottobre:

Nella puntata di Domenica 14 Ottobre, condotta da Giorgio Pagano:
– il Premio Nobel per la Pace 2012 conferito all'Unione Europea;
– la "Settimana politica dell'Era" a cura di Laura Carletti;
– l'appello alle dimissioni del Ministro Profumo di numerosi docenti italiani. Intervista al primo firmatario, Piero Bevilacqua, professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma "La Sapienza".

[mp3]http://www.eraonlus.org/radio/dl_2012.10.14.mp3[/mp3]




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Intervista a Piero Bevilacqua, puntata di domenica 14 ottobre</strong><br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Ci terrei a motivare in maniera più argomentata la nostra richiesta di dimissioni, perché Profumo non ha mai fatto mistero, pur essendo persona non rozza ma abile, e meno proterva della Ministra Gelmini, è un personaggio, però, in grado di ingannare l'opinione pubblica, ma, dicevo, non ha mai fatto mistero che intende continuare e applicare la Riforma Gelmini. Diciamo, quindi, che questo significa non solo essere in linea coerente con il governo Berlusconi, un governo che ha fatto danni immensi al nostro Paese sotto più profili, ma prosegue nell'aggravamento delle strutture, della vita delle nostre istituzioni scolastiche e universitarie. Poi c'è da aggiungere un altro aspetto che è sottolineato nell'appello che abbiamo elaborato, vale a dire il fatto che in una certa misura Profumo è non solo, come detto, l'esecutore testamentario della Gelmini, ma sta elaborando una ideologia di copertura che inganna davvero tanta opinione pubblica. La sua ideologia è quella del merito: secondo quanto va dicendo in interviste, dichiarazioni pubbliche e così via, nell'Università italiana avrebbero solo funzionato le raccomandazioni, il familismo, e quindi con il suo avvento deve, invece, cambiare tutto e si va avanti soltanto per merito. In realtà questa è una copertura ideologica per giustificare il fatto che migliaia e migliaia di giovani che hanno la laurea, il dottorato, che hanno fatto master, che hanno pubblicato libri ecc. e non sanno, letteralmente, dove sbattere la testa, stanno fuori dal mercato del lavoro, fuori da una degna occupazione, e questo perché, evidentemente, non hanno conseguito del merito secondo questa ideologia che viene fatta passare.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Poi, tra l'altro, mi pare che sia abbastanza chiaro che il merito sembra un po' partire esattamente dall'insediamento di Profumo, quasi come un dopo Cristo.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Esatto. Prima di Cristo e dopo Cristo. E' il caso degli insegnanti delle scuole medie e superiori ai quali viene negato il merito pregresso di aver vinto concorsi, di aver superato idoneità e così via. Tutto viene azzerato e viene fatto partire un criterio di valore che corrisponde all'anno del suo avvento al Ministero della Ricerca e dell'Università con, appunto, la cancellazione di tutto quanto di merito si è accumulato da parte degli insegnanti.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Secondo te c'è un vero e proprio complesso di Napoleone? Perché anche lì ci fu un “a partire da”. Oppure in Italia: a partire dall'anno dall'epoca fascista.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
No, ma questo è funzionale. Potrebbe sembrare una sciocca presunzione, forse lo è, questo non lo voglio dire, però funziona, perché corrisponde ad un certo senso comune che è stato fatto passare presentando l'Università come luogo di corruttele e così via, per cui arriva il grande tecnico, mette le cose a posto e a partire da lui, finalmente, le cose si fanno con serietà e viene premiato il merito.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Però, scusa, quando Profumo era rettore del Politecnico di Torino il primo corruttore, tutto sommato, è stato lui, che addirittura toglieva le tasse a chi rinunciava a studiare nella propria lingua madre per prendere e studiare in lingua inglese. Ossia nella lingua di un Paese straniero.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Questo pure. Tu sei uno dei pochi in Italia che fa questa giusta battaglia. Questo mostra l'ideologia anche del personaggio, anche abbastanza provinciale, cioè di falso cosmopolitismo, perché, intanto, non si vede per quale ragione noi dobbiamo parlare inglese in Italia, come se la nostra fosse una lingua minore, marginale. Come se dovessimo parlare come gli indiani colonizzati l'inglese.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Senti, una cosa che emerge anche molto chiaramente e che voi denunciate sono, innanzitutto, i criteri dell'Anvur. Di questo in trasmissione ne abbiamo parlato molte volte.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Quella dell'Anvur è veramente un mostro a più teste. E' una creatura incredibile per più ragioni. Intanto, appunto, per la nomina oscura e antidemocratica dei suoi dirigenti.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Ma anche per le riviste. Nel senso che alla fine sembra quasi che abbiano messo le riviste degli amici, per cui se pubblichi nelle riviste degli amici ovviamente hai punteggio, se pubblichi su riviste di altro tipo non va bene. Menomale che c'era il merito.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
A proposito di riviste, io avrei da lamentare un'esclusione veramente grave, su cui ho scritto una nota che è apparsa su Roars, perché io sono stato per 17 anni direttore di “Meridiana” che è stata una rivista, ne ho fatto un elenco, alla quale hanno collaborato pressoché tutti i maggiori storici e contemporaneisti italiani. Non entro nel merito della qualità della rivista, non posso farlo, sarebbe una mancanza di stile, ma faccio un lunghissimo elenco di tutti questi docenti. Poi ricordo che “Meridiana” è stata una delle poche riviste di storia e scienze sociali che ha dialogato con le altre discipline. Hanno collaborato su “Meridiana” storici elevati come Augusto Graziani, Sylos Labini e così via. Ha dialogato con i sociologi, e tra i sociologi c’erano Carlo Trigilia, Ilvo Diamanti e tutta una serie di personaggi oggi notissimi. Naturalmente il Presidente del gruppo di valutazione nostro è stato molto imbarazzato nel rispondere, perché chiunque ha visto l’elenco di quei nomi ha trovato davvero incredibile che la rivista possa esser messa in serie B. Ma a parte questo, la difesa dell’ex Presidente della SISCO, che è la società degli storici contemporaneisti, ha difeso un’osservazione critica di un altro storico, Angelo D’Orsi, mostra l’insostenibilità dei criteri che ispirano questo organismo. Andrea Graziosi, ex Presidente della SISCO e Presidente di valutazione del nostro insegnamento da parte dell’Anvur, sostiene che chi è iscritto in una rivista di fascia A merita di passare l’idoneità e chi no invece non lo merita. Ad esempio, chi ha una grossa monografia se non è pubblicata presso una casa editrice di serie A non passa. <br />
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<strong>Pagano: </strong><br />
Quindi figuriamoci Nietzsche che ad esempio si è pubblicato tutti i volumi da solo.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Appunto.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Per parlare un po’ di un filosofo.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Basti pensare che è sufficiente stralciare qualche capitolo da una monografia grossa e pubblicarla su qualche rivista per essere idonei. Veramente è una riflessione demenziale. Sono stato poco elegante, ma siccome non posso, via radio, leggere interamente l’affermazione.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Diciamo che riassume bene il concetto.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Ma dico, com’è possibile che soprattutto uno storico faccia un’affermazione di questo genere. Una monografia è retta da una struttura narrativa, dove lo storico mostra una sua particolare capacità nell’organizzare il vasto materiale documentario su cui ha studiato, per dare a questo materiale un ordine e una capacità espositiva. Certo, anche questo è un merito intellettuale che una commissione dovrebbe valutare. No, invece, se lo studioso strappa un capitolo, solo o insieme ad altri colleghi, per essere pubblicato con mesi e mesi di attesa su una rivista, allora quello va bene. <br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
No, ma tra l’altro, scusa se ti interrompo, in realtà è esattamente l’opposto del merito. C’è un’instaurazione perenne e programmatica del clientelismo, perché questo significa ovviamente che queste riviste avranno le loro clientele. Dato che, tra l’altro, sono riviste comunque di nicchia, di carattere scientifico, e quindi con tutta una serie di difficoltà di carattere editoriale. Sempre che questa storia non continui, cioè quella addirittura di intere Università a carattere scientifico che abbandonano completamente l’italiano per far adottare libri in inglese, quindi chiaramente significa la morte per l’editoria scientifica italiana. Mi pare chiaro che è, invece, la fondazione di un clientelismo che è tutt’altro che merito. Ma io credo che loro vogliano mettere su un meccanismo di tipo automatico, per cui di fatto in rapporto a quelle cose c’è un punteggio che non comporta nessun lavoro cerebrale di nessuna persona, quindi, alcun giudizio di merito. Come se fosse, cioè, un fenomeno standardizzato e robotizzato, il che ovviamente diventa assurdo anche da questo punto di vista, dal momento che stiamo parlando di ricerca, o a maggior ragione se parliamo di filosofia o di elementi di storicità.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
E’ la solita illusione tecnocratica, cioè di una obiettività di valutazione del merito attraverso delle procedure quasi automatiche. L’articolo è stato scritto nella tale rivista e, quindi, è un articolo importante, perché questa rivista è una rivista degna di stima, meritevole e così via, accreditata ecc. E’ assurdo che vengano valutati i lavori, la ricerca, soprattutto la ricerca di tipo umanistico, in base ai luoghi in cui si pubblicano le elaborazioni. Poi, nel nostro Paese, sarebbe fonte davvero di ingiustizie gravi, perché noi non abbiamo una University Press come le hanno gli altri Paesi, per cui una monografia ponderosa, importante e frutto di lunga ricerca, non viene edita da un editore perché vuole un sacco di soldi per pubblicarla, dato che non si vende e non ha mercato, mentre, invece, in altre realtà ci sono appunto le edizioni universitarie che non sono pubblicabili per il grande pubblico. Un grosso lavoro di ricerca, una monografia voluminosa ma importante la può pubblicare soltanto una piccola casa editrice volenterosa a cui si dà anche una piccola somma.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Certo, come il discorso che facevamo per Nietzsche.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Esatto.<br />
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<strong>Pagano:</strong> <br />
Tra l’altro, anche secondo me una cosa è da capire, vale a dire, qui se uno va a vedere un attimo un po’ di dati, tra le edizioni universitarie, il fatto che noi in Europa non abbiamo una difesa europea e quindi non abbiamo neanche dietro un Pentagono europeo, fa sì che tutta una serie di soldi per la ricerca non vengono stanziati. Dietro a tutta una serie di ricerche che vanno ovviamente dal nucleare, ma non solo. Addirittura ricordo l’anno scorso l’entromissione del Pentagono con Hollywood rispetto, ad esempio, a tutta una serie di film da farsi sull’impegno del militare degli Stati Uniti in Iraq, ricorderete sicuramente il famosissimo Top Gun e così via, in realtà c’è tutto un aspetto che ci rende estremamente poveri, non solo a livello italiano ma anche a livello europeo sulla ricerca. Il fatto che lo stesso Pentagono vada a fare bandi per acquisire un virus informatico, la dice lunga. Lo stesso vale per le armi battereologiche. Lo stesso discorso vale per supporti armati. Proprio in questi giorni esce il fatto di robot che vanno su gambe addirittura più veloci dell’uomo più veloce del mondo. C’è tutto questo aspetto della ricerca che, sostanzialmente, se non c’è un accadimento europeo, in realtà lascia un po’ il tempo che trova. E questo già lo capisce la gente, lo capisce il popolo italiano, infatti proprio voi date il dato allarmante che già quest’anno il 10% di immatricolazioni non ci sono più. Il numero di laureati rispetto alla media europea continua a scendere, del resto è giusto perché ovvio che ci si arrende se non si trova occupazione nemmeno con la laurea. Ci siamo inventati il tre più due per dilazionare ulteriormente l’entrata nel mondo del lavoro dei ragazzi, adesso ci inventiamo totalmente l’insegnamento in lingua inglese così loro non si aspettano più di lavorare in Italia anzi, non devono lavorare in Italia, devono solo che andare all’estero, poi per altro non si sa dove. Quindi da questo punto di vista è un processo assolutamente distruttivo. Forse, il merito più grande che ha questo appello è quello di mettere esattamente il punto su quello che è un processo distruttivo in atto.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Certo. Io posso portare la testimonianza della facoltà di lettere della Sapienza e si tratta di una situazione davvero drammatica. Sono andati via, non ricordo più se sette o otto docenti di storia contemporanea e non è arrivato nessuno nuovo docente per questa disciplina. Ricordo che due anni fa, su dato certo prelevati da infostud, io ho dato settecentoquaranta esami in un anno. Ci sono moltissimi giovani che amano e frequentano i corsi di storia contemporanea. Questi ragazzi non avranno più niente e nessuno batte un colpo.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Certo. Una nota, invece, di risparmi, in chiusura, sempre riguardo alle scuole e alle università che sono di gran lunga minori rispetto alla media dei Paesi OCSE. La cosa che meriterebbe approfondimento è il dato che voi citate, cioè il fatto che se i docenti svolgessero attività professionali pagati, però, a regime di tempo definito e non di tempo pieno, si risparmierebbero almeno cinquecento milioni di euro, che non sono pochissimi di fatto. Ecco, che cosa si intende in questo caso a tempo definito e non a tempo pieno.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong> <br />
Si intende il fatto che molti professionisti svolgono attività di lavoro extrauniversitarie. Penso ai medici che hanno studi, penso agli avvocati, giornalisti ecc. Costoro dovrebbero rinunciare ad una parte dello stipendio, perché non partecipano ai consigli di facoltà, non partecipano a molte delle attività che si fanno nelle università e spesso non vanno neppure a fare la lezione e mandano i loro assistenti. C’è lo stipendio per chi fa il tempo pieno, come noi altri storici e umanisti in genere che naturalmente non facciamo altre attività professionali e, invece, chi fa il tempo parziale dovrebbe rinunciarci, così si risparmierebbe una somma che Il Sole 24 Ore ha calcolato in cinquecento milioni.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Aggiungere anche un’altra cosa, anche il danno evidente che questi docenti, che possiamo chiamare docenti di chiara fama e che sono molto spesso chiamati a fare altre cose e spesso non sono in Italia, sono il fiore all’occhiello dell’Università, però, dall’altra parte gli studenti non li vedono mai e quindi da questo punto di vista credo che il danno sia doppio. Uno studente che si iscrive al corso di laurea perché c’è un docente di chiara fama poi si vede arrivare un incaricato che ovviamente non ha alcun che. Quindi è un danno oltretutto.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Io aggiungerei anche un altro danno a quello che tu giustamente sottolinei, vale a dire il fatto che si danneggia l’immagine dell’Università verso l’opinione pubblica, perché passa l’idea di un’Università corrotta. Poi quando arrivano i tagli, le bastonate e così via sono giustificati. Tutto questo a causa di un pugno di docenti che andrebbero posti nella condizione di comportarsi onestamente, con un minimo di controllo. <br />
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<strong>Pagano: </strong><br />
Secondo me questa cosa potrebbe essere anche un’ottima operazione. Potremmo aprire noi un osservatorio con gli studenti che sono sottoposti a situazioni di questo tipo e che ci dicono, giornalmente, mensilmente, ciò che è accaduto, cioè se il docente di chiara fama si è presentato o non si è presentato. E’ lo stesso discorso dei parlamentari che non vanno in Parlamento. Il problema è capire che qui abbiamo un’intera nazione corrotta. Probabilmente se facciamo uscire i nomi, così come escono i nomi dei parlamentari che stanno in aula due giorni però poi lo stipendio lo prendono integralmente, potrebbe funzionare ugualmente. Anzi peggio, perché lì c’è una questione di leggi che comunque possono essere cambiate, mentre la formazione fatta male di uno studente è un dato temporale ineliminabile.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Sì, certamente. Tra l’altro questo tipo di soluzione, cioè quello di dare al cittadino la possibilità di reclamare, di segnalare, di intervenire, è un esercizio di esaltazione della democrazia, perché quando i cittadini hanno la possibilità di dire la propria, di rivendicare i propri diritti (questo lo consente oggi l’informatica), tutto questo consentirebbe di vigilare sui docenti, perché si sentirebbero controllati dai loro utenti.<br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Anche dai docenti onesti. <br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Dai docenti onesti, ma diciamo dall’opinione pubblica in generale. Questa è la via che può salvare il nostro Paese. <br />
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<strong>Pagano:</strong><br />
Questo non so se può farlo, in primis, proprio l’Università che vogliamo o meno, però sicuramente è qualcosa dove, aldilà degli appelli, entriamo direttamente con i piedi nel piatto che, evidentemente, sta diventando un piatto di spartizione universitario, aldilà del merito. Piero grazie infinite.<br />
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<strong>Bevilacqua:</strong><br />
Ciao, grazie a te.[/justify]

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