Puntata di Domenica 10 Marzo

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Nella puntata di Domenica 10 Marzo, condotta da Giorgio Pagano:

[fimg=left]http://www.daringtodo.com/wp-content/uploads/2009/08/gregory.jpg[/fimg]Nella rassegna stampa di Marco Taradash su Radio Radicale l'articolo di Matteo Sacchi su "Il Giornale", sezione cultura: polemica sull'insegnamento in lingua inglese in alcune Università italiane, soprattutto al Politecnico di Milano. Si dà notizia delle proteste, da quella di Vittorio Sgarbi a quella di Giorgio Pagano, dirigente storico dell'Associazione Radicale Esperanto.
– Articolo integrale letto da Monia Chimienti

La settimana politica dell'Era condotta da Monia Chimienti:
– documento-lascito del Ministro Profumo: ultimo atto nel solco del ladrocinio agli italiani;
– M5S, Europa: Grillo faccia gli interessi dei cittadini, non dei colonizzatori e chieda la lingua federale;
– di golpe in golpe da 70 anni, a quando libertà e indipendenza?;
– Complotti M5S e dati sensibili: l’Europa deve sfruttare le proprie risorse e ribellarsi al controllo che proviene da oltreoceano.

Intervento sul caso Politecnico di Tullio Gregory, Accademico dei Lincei, fondatore del Lessico Intellettuale Europeo e storico del Cnr, articolista del Corriere della Sera, filosofo e storico della filosofia.

Secondo appuntamento con la rubrica Parlar chiaro, a cura di Massimo Arcangeli, in collaborazione con Zanichelli Editore.

[mp3]http://democrazialinguistica.it/radio/dl_2013.03.10.mp3[/mp3]




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Trascrizione intervista a Tullio Gregory, 10 marzo 2013</strong><br />
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<strong>Tullio Gregory:</strong><br />
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Questa insistente proposta che viene dal Politecnico di Milano, ma che già era anticipata dall’ex rettore, poi Ministro dell’università Profumo, già rettore del Politecnico di Torino, la ricorrente proposta di abbandonare l’insegnamento della lingua italiana negli insegnamenti di carattere scientifico per aderire all’inglese, innanzitutto è segno di radicale provincialismo, e poi un segno non solo di sfiducia nella lingua italiana, ma è il modo per emarginare la lingua italiana dalla comunicazione scientifica e di fatto renderla rapidamente povera, perché è chiaro che se eliminiamo l’italiano dalla lezione, dalla conversazione, dalla scrittura scientifica, l’italiano non segue il movimento delle idee scientifiche nell’innovazione linguistica.<br />
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Quindi un danno gravissimo per la nostra lingua e anche la nostra scuola. Non c’è nulla da aspettarci da un insegnamento in lingua inglese anziché in italiano, tanto più che oggi c’è un forte movimento di stranieri che vengono in Italia.<br />
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Io ricorderò sempre, ed è bene che la gente lo sappia, questo grande fenomeno della Cina, che manda gli studenti in Italia a studiare diritto, perché la Cina ha deciso di adottare una legislazione di tipo latino, ed ecco allora tradotto in cinese il corpus iuri dal latino, tradotti i principali testi del diritto sono di storia del diritto romano, a cominciare da De Martino, dall’italiano in cinese. Non dimentichiamo quindi il prestigio della nostra lingua.<br />
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Del resto, chi viene in Italia, deve sapere l’italiano. Che poi si facciano dei seminari bilingui, in cui si chieda agli studenti di conoscere l’inglese è altro discorso. Deve essere molto chiaro questo: teorizzare l’insegnamento in inglese è un’idiozia. Chiedere agli studenti che si iscrivono all’università di poter partecipare a un seminario in cui si parli italiano e inglese è altra cosa, ed è cosa che si può chiedere, è cosa seria. Fra i titoli di ammissione all’università chiedere la conoscenza dell’inglese è cosa diversa rispetto a quella della dismissione dell’italiano.<br />
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<strong>Giorgio Pagano:</strong><br />
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Senta, ma anche questo fatto preoccupante, direi proprio in chiave di diritto, non ci potranno essere laureati in lingua italiana in architettura, in disegno industriale, in ingegneria a Milano. Ma questo come può succedere, nella patria, appunto, del diritto romano? Cioè, com’è possibile che ormai ben 4 ministri della Pubblica Istruzione, uno dietro l’altro, stiano talmente distruggendo tutto il sistema scolastico italiano, in maniera tale e così irreversibile i cui danni saranno probabilmente incalcolabili, perché poi fare un’opera di decolonizzazione, una volta operata la colonizzazione, non sarà impresa facile.<br />
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<strong>Tullio Gregory:</strong><br />
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Lei ha pienamente ragione: ora sono questi tecnologi, tecnocrati, ma anche gente del mondo economico finanziario che ritiene ormai che ci sia una sola lingua nel mondo e che questa lingua è l’inglese, e non sa che la storia delle culture è legata alla storia delle lingue, e che una grande lingua di cultura come l’italiano non può essere dismessa per far piacere ai tecno...che poi tecnologi-finanzieri che parlano un inglese miserabile, perché è proprio un basic english, che non ha nulla a che vedere con la lingua di Shakespeare o la lingua di Elliot, vero?<br />
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Quindi, oltretutto stiamo promuovendo una forma di inglese estremamente semplificato, per potere insegnare. Ripeto, questo è il problema, e questa dismissione dell’italiano è una responsabilità gravissima che si stanno assumento i vari ministri della Pubblica Istruzione.<br />
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Diverso è il problema di chiedere l’inglese come una lingua che venga insegnata, ma questo non si fa, perché nessun ministro si è proposto in maniera seria di inserire nel curricolo scolastico dalle elementari in poi l’insegnamento di una lingua moderna. L’insegnamento di una lingua moderna è considerato marginale, mai affidato ad insegnanti madrelingua. Quindi, questi ministri da un lato teorizzano l’inglese nei loro Politecnici, dall’altro non si pongono il problema di una formazione linguistica, che è fondamentale e che ci manca.<br />
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<strong>Giorgio Pagano:</strong><br />
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Senta, ma a proposito comunque di economia, la problematica qui diventa però feroce, perché la nostra miniera linguistica è l’italiano e non l’inglese, quindi Noi non facciamo altro, ovviamente, che depauperare il nostro oro linguistico per comprare l’oro inglese, laddove ovviamente agli inglesi non costa nulla, perché è la loro lingua madre, noi non facciamo altro invece che dismettere anche il nostro. E da questo punto di vista l’economia, ecco perché parlavo di economia, ma di quale economia parliamo? Perché, in effetti, al Politecnico di MIlano, noi abbiamo fatto anche un calcolo, così, sui generis, ma anche ipotizzando un solo libro per ogni insegnamento a 20 euro ciascuno, e sappiamo che ovviamente i libri sono molti di più per ogni materia che non uno soltanto, il risultato è pressoché allucinante, perché solo nel biennio, che è il settore nel quale inizieranno loro del Politecnico, arriviamo a cifre intorno ai 7 milioni di euro l’anno che l’editoria italiana perde. E quindi anche lì, l’editoria italiana cosa fa, come si sta attrezzando? E soprattutto, l’editoria italiana, nel momento in cui sarà costretta a editare testi in inglese, anche la formazione e quindi anche i docenti italiani ovviamente verrano dismessi, perché è logico che se l’obiettivo è quello di insegnare sempre meglio in lingua inglese, logicamente i docenti, mano a mano che dismetteranno o andranno in pensione i docenti lingua madre italiana verranno presi, come già peraltro sta avvenendo in molte università, docenti lingua madre inglese, e quindi da questo punto di vista anche la cifra ipotizzata per l’inglesizzazione del Politecnico non è poca cosa, perché stiamo parlando di 2 milioni e 300mila euro, tutti ovviamente tolti a quella che poteva essere la creazione di laboratori, scambi tra scuole, viaggi all’estero, insomma è una débacle, è peggio di una guerra persa, o sbaglio?<br />
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Tullio Gregory:</strong><br />
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Un dato che mi sfuggiva questo particolare di questo investimento di miliardi, comunque sia io spero che lo stadio apocalittico che lei descrive venga appunto fermato dalla mano invisibile della Provvidenza.<br />
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Comunque la battaglia è da fare e mi sembra che ci sia stato di recente un importante convegno della Crusca su questo tema, sostenere appunto che l’italiano è una lingua che non solo non è povera, ma che ogni anno si arricchisce, proprio perché a contatto vivo con la ricerca, di neologismi di vario genere. Quello che io accennavo all’economia è che anche in Bocconi da un pezzo, mi risulta, si fanno lezioni in inglese. Bocconi è un’università privata, faccia quello che crede evidentemente...<br />
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<strong>Giorgio Pagano:</strong><br />
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Ma in questo caso stiamo parlando di università pubblica, però<br />
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<strong>Tullio Gregory:</strong><br />
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Ecco, appunto. La mobilitazione e il problema che lei pone degli editori è molto serio, perché poi appunto, come lei accennava, l’infezione si allarga a macchia d’olio. Poi, appunto, anche facoltà di architettura, anche facoltà che hanno larghe componenti umanistiche, vengono travolte da questa sudditanza alla lingua inglese.<br />
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Io ripeto: per ora mi aspetto che siano dei proclami, ma bisogna stare molto attenti ed essere vigili da questo punto di vista.<br />
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<strong>Giorgio Pagano:</strong><br />
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Eh no, purtroppo non sono dei proclami, perché stanno andando avanti ed anche se si va in questo momento nel sito del Politecnico, per poter entrare, se non ci sono le certificazioni d’inglese, e quindi anche lì...<br />
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<strong>Tullio Gregory:</strong><br />
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Distinguiamo. Distinguiamo: chiedere di conoscere l’inglese per entrare all’università è un problema; fare lezione in inglese è altro problema.<br />
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<strong>Giorgio Pagano:</strong><br />
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Eh, ma proprio quello stanno facendo.<br />
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<strong>Tullio Gregory:</strong><br />
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..quindi distinguiamo i due...che si debba oggi, nel mondo culturale anche globalizzato, avere conoscenza di inglese, che permettano di partecipare a riunioni in cui si usi anche l’inglese, è un problema. Altro è il problema di istituzionalizzare che l’italiano non serve per insegnare, ma serve l’inglese: questo è il delitto.<br />
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<strong>Giorgio Pagano:</strong><br />
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Senta, un’ultima riflessione su un dato geopolitico, anzi due riflessioni. La prima è su un dato, appunto, geopolitico: abbiamo fatto un po’ di conti, nel senso che abbiamo visto così, per curiosità, l’enclave britannica in Spagna che è costituita da Gibilterra quanti abitanti ha.<br />
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Bene, Gibilterra ha 27.000 abitanti e, sostanzialmente, siamo rimasti piuttosto sconcertati dal fatto che gli studenti del Politecnico sono 40.000. Questo significa che si apre una vera e propria enclave britannica all’interno dello Stato italiano, che tra l’altro usufruisce di terreni, di posti, di abitazioni, e sto parlando ovviamente di abitazioni per studenti, e di quant’altro, ovviamente italiano.<br />
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Anche questo, non è qualcosa da discutere? Cioè, che cosa vuol dire formare 40.000 non italiani, ma 40.000 architetti, disegnatori, ingegneri inglesi in Italia, da questo punto di vista? Qual è il senso? Non è un vero e proprio attacco anche al territorio italiano, nel senso che poi quello che viene utilizzato è territorio italiano?<br />
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<strong>Tullio Gregory:</strong><br />
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Sì, ma non è solo questo, tanto è vero che una scuola di alto prestigio, come è la Scuola Superiore Normale di Pisa, non fa queste scelte idiote, come è quella dell’inglese come lingua di insegnamento. Eppure, la Normale di Pisa è una scuola di alto prestigio. Quindi, dico, ha ragione, ma il problema è veramente a priori, è questo teorizzare l’abbandono dell’italiano nell’insegnamento in italiano nelle università italiane. Questo è il punto.<br />
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<strong>Giorgio Pagano:</strong><br />
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Senta, e poi l’ultima cosa: questa è’ultima direttiva che ha lasciato proprio Profumo ai suoi ultimi, ovviamente, ministri, dove c’è proprio questa mistificazione, secondo noi, sulla quale andrebbe fatto subito un pensiero. L’internazionalizzazione, che significherebbe, ovviamente, come dice la parola stessa, un rapporto fra più nazioni, fra più culture, alla fine si intende ovviamente colonizzazione. Cioè, anche questo non è grave? Cioè il fatto di mentire a partire da termini che hanno un altro significato, unicamente l’occupazione linguistica inglese delle nostre università?<br />
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<strong>Tullio Gregory:<br />
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E questo è tutto il provincialismo italiano, che ritiene da un lato di trovare gli spaghetti cotti al dente a Londra e dall’altro a Milano di dover parlare inglese.[/justify]

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