Puntata di Domenica 1 Luglio

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Puntata di Domenica 1 Luglio

Nella Puntata di Domenica 1 Luglio, condotta da Giorgio Pagano:

– Intervista di Giorgio Pagano a Guido Ceronetti, scrittore, sul pericolo che corre la cultura italiana;
– 12a e ultima puntata del Corso di Esperanto dell'ERA, condotto da Marco Cattaneo, con la lettura del 2°capitolo della "Vivo de Gandhi" di Edmond Privat, di cui trovate a seguire il testo in esperanto ed italiano.

[mp3]https://www.eraonlus.it/radio/dl_2012.07.01.mp3[/mp3]

VIVO DE GANDHI – VITA DI GANDHI
de Edmond Privat

2. EN WESTMINSTER

Tre profundan impreson faris al mi tiu rakonto pri Rikardo de Normandio, instruanta forlasi venĝon kiel kondutmanieron. Unu el liaj pranepoj kaj posteuloj estis Vilhelmo, kiu venkis la anglo-saksan reĝon Haroldon kaj prenis mem la kronon de Anglio. Je Kristnasko mil sesdek ses la episkopo de Canterbury lin kronis en Westminster, kaj ankoraŭ nuntempe la anglaj reĝoj post unu jarmilo estas kronataj en tiu fama preĝejo.
Tie kuŝas en siaj tomboj reĝoj kaj poetoj, generaloj kaj scienculoj, kies statuoj formas ŝtonan popolamason sub la antikvaj arkoj inter la kolonoj de la preĝejo.
En tiu sama loko, en 1948, impresa cerimonio honoris la memoron de Gandhi post lia mortigo. Tamen estis li, kiu perdigis al Anglio la tri kvaronojn de ĝia vasta imperio. Kiel estis do eble, ke oni lin honoris en Westminster, la ĉefa preĝejo de Londono, la historia honorejo de ĉiuj britaj gloroj?
La kaŭzo estas, ke li ne venkis per glavo, sed per amo. Li batalis sen perforto, sen materiaj armiloj, kaj li konvinkis la koron kaj racion de la angloj anstataŭ verŝi ilian sangon, kiel oni kutimis ĝis nun en ĉiu ribelo de nacio kontraŭ fremda regado. Ne okazis venko de unu popolo super alia, sed venko de du popoloj super si mem. Hindio venkis sian venĝemon kaj Anglio sian imperian fierecon. Dank’al tiu metodo la du nacioj reamikiĝis kaj ambaŭ kune ploris kaj honoris Gandhi en la ĉefpreĝejo de Westminster.
La dekano de la abatejo katedrala ekkantis kaj la aŭdantaro ripetis:

Ni dankas vin, ho Sinjoro, pro la atesto de Mahatma Gandhi al la Vero de la Prediko sur la Monto,
Kaj pro lia vivo de servado frata,
Kaj pro lia defendo de la malriĉuloj kaj pariaoj,
Kaj pro lia agado por la paco,
Kaj pro lia malŝato al perforto,
Kaj pro lia pruvo, ke amo kaj sinofero entenas savan potencon.

La martiron oni honoras. Li mortis kaj fine la okuloj malfermiĝis. Ĉu estas nura hipokritaĵo? Ankoraŭ ne. Hipokriteco komenciĝas nur, kiam oni ripetas, de miljaroj al miljaroj, la verojn, kiujn oni ne aplikas. Ho, bonaj, sinceraj homoj, aldonu eĉ unu pluan preĝon: ke al Gandhi oni ne trudu la kalvarion de temploj: ke oni ne konstruadu preĝejon al li: nek papagojn, nek malkuraĝulojn li deziris. En politiko li volis rimedojn purajn, al maljusteco rezistadon sentiman. Nenian mensogon. Nenian sekreton. Nenian perforton kaj nenian timon, nek pri morto, nek pri malliberejo. Malŝati krimon, sed ami la krimulon kaj klopodi por lin kuraci. Super ĉio: resti fidelaj je la spirito de la vero.

2. A WESTMINSTER

Quel racconto su Riccardo di Normandia, che insegna ad abbandonare la vendetta come metodo di comportamento, mi fece un’impressione molto profonda. Uno dei suoi pronipoti e successori fu Guglielmo, che sconfisse il re anglosassone Aroldo e prese la corona d’Inghilterra. Nel Natale mille e sessantasei il vescovo di Canterbury lo incoronò a Westminster, e ancora oggi dopo un millennio i re inglesi vengono incoronati in quella celebre chiesa.
Lì giacciono nelle loro tombe re e poeti, generali e scienziati, le cui statue formano una moltitudine di pietra sotto gli antichi archi tra le colonne della chiesa.
In quello stesso luogo, nel 1948, un’impressionante cerimonia onorò la memoria di Gandhi dopo la sua morte. Eppure egli fece perdere all’Inghilterra i tre quarti del suo vasto impero. Come fu dunque possibile che venisse onorato a Westminster, la chiesa principale di Londra, il luogo storico in cui si onorano tutte le glorie britanniche?
La causa è che egli non vinse con la spada, ma con l’amore. Combattè senza violenza, senza armi materiali e convinse il cuore e la ragione degli inglesi anziché versare il loro sangue, come si è soliti fare in ogni ribellione di una nazione contro un governo straniero. Non avvenne la vittoria di un popolo sull’altro, ma la vittoria di due popoli su se stessi. L’India vinse la sua sete di vendetta e l’Inghilterra il suo orgoglio imperiale. Grazie a tale metodo le due nazioni si rappacificarono ed entrambe piansero ed onorarono insieme Gandhi nella cattedrale di Westminster.
Il decano dell’abbazia intonò il canto e l’assemblea ripetè:

Ti ringraziamo, o Signore, per la testimonianza del Mahatma Gandhi alla Verità del Discorso della Montagna,
e per la sua vita di servizio fraterno,
e per la sua difesa dei poveri e dei paria,
e per la sua azione per la pace,
e per il suo dispregio della violenza,
e per la sua prova che l’amore e il sacrificio hanno in sé una potenza salvifica.

Si onora il martire. È morto e finalmente gli occhi si sono aperti. È semplice ipocrisia? Non ancora. L’ipocrisia comincia solo quando si ripetono, di millennio in millennio, le verità che non si mettono in pratica. Oh, persone buone, sincere, aggiungiamo pure un’altra preghiera: che non venga imposto a Gandhi il calvario dei templi, che non gli vengano costruite chiese, egli non voleva né pappagalli né pavidi. In politica voleva provvedimenti puri, e resistenza senza tema all’ingiustizia. Nessuna menzogna. Nessun segreto. Nessuna violenza e nessuna paura, neanche della morte, neanche della prigione. Disprezzare il crimine, ma amare il criminale e cercare di curarlo. Soprattutto: restare fedeli allo spirito della verità.

(traduzione di Marco Cattaneo)




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Pagano</strong>: Allora, abbiamo ai microfoni di radio Radicale Guido Ceronetti, che più volte è intervenuto, su vari giornali, dal Corriere della Sera al Sole 24 ore, rispetto allo spauracchio della fine della cultura italiana per la sostituzione tout court con quella anglofona. <br />
Con lui vogliamo parlare di quest'ultimo episodio, che definirei gravissimo, perché segna o la goccia che fa traboccare il vaso, e quindi crea un sussulto negli italiani tutti, oppure evidentemente sarà l'inizio della debacle totale della cultura italiana, perché nella fattispecie stiamo parlando del Politecnico di Milano, che tra l'altro vive anche con le tasse degli italiani, e che però ha deciso di non insegnare più in lingua italiana, ma di insegnare in lingua inglese.<br />
<strong>Ceronetti</strong>: Guarda, io sono ovviamente costernato da queste notizie, ma lo sono in pari modo anche per quanto riguarda l'italiano che resta. <br />
Il linguaggio, oltre che la lingua, è in progressivo disfacimento, perché il linguaggio che viene appreso dai giovani, che viene usato emblematicamente dai politici, è l'assurdità della negazione di un linguaggio.<br />
Prendiamo un esempio attualmente ricorrente: <em>spread</em>. <em>Spread </em>ormai non ha sostituzione italiana. Scava scava non significa niente. Viene usata come una minaccia: mi dicono che lo spread sale, io non so cosa significa, ma ho paura, mi mettono in ansia. In ansia per che cosa, per quel poco di vita possibile che mi resta?<br />
Mi costerna l'italiano, non soltanto la sua perdita, ma la rinuncia all'italiano per un'altra lingua, che poi esprime pensieri analoghi. <br />
Se noi dicessimo: adesso insegniamo soltanto nella lingua di Shakespeare e della Bibbia di Re Giacomo, monumento dei monumenti linguistici del mondo, bene. Ma se invece lo riduciamo alle cose di cui ci dobbiamo per forza preoccupare, del puro nulla... <br />
Oltre questa minaccia che grava sui corsi universitari abbiamo un Ministero che si chiama Welfare: ma che cosa significa? Però tutti lo ripetono, ripetono welfare, welfare, come ripetono spread, spread. Tra le espressioni più usate non c'è soltanto l'anglicizzazione pura, c'è l'anglicizzazione mista, spuria, ci sono le espressioni che derivano dall'inglese: ma che cosa significa “si sono chiamati fuori”? È lingua italiana “si sono chiamati fuori”? Puoi dire “si sono tirati fuori” da una certa cosa, ma il linguaggio è di "essere chiamati fuori". Insomma, l'italiano che rimane è pessimo, quello degli sms dei giovani è catastrofico, quel che resta va difeso come lingua italiana. <br />
Io ho scritto questo mio romanzo In un amore felice che ha stampato l'Adelphi, scrivendoci sotto “romanzo in lingua italiana”, per distinguerlo da quello che esce fuori da altre parti, da altri editori meno avveduti.<br />
<strong>P.</strong>: Ma questo quando è uscito, da poco?<br />
<strong>C.</strong>: Oramai è più di un anno e mezzo, ma non è un best seller, tanto per parlare in italiano...<br />
<strong>P.</strong>: Certo. Beh, vediamo di ripresentarlo e ribadirlo, quantomeno.<br />
<strong>C.</strong>: Metto le mani avanti: è in lingua italiana. <br />
Certo che il Novecento è stato un grande secolo della lingua, un secolo di grandi scrittori in lingua italiana. Però, via via, ad un certo punto l'arrendevolezza e l'impoverimento del linguaggio sono la premessa inevitabile della colonizzazione. Se non ti difendi, ti occupano, è sempre così che è stato: ti occupano nel modo che oggi è possibile, economicamente e linguisticamente.<br />
<strong>P.</strong>: Ma per lei che è uno dei nostri più grandi scrittori italiani, il contesto dei suoi, vogliamo chiamarli così, colleghi di scrittura, com'è? Reagisce, non reagisce, perché anche questo un po' colpisce, nel senso che se noi facessimo oggi un parallelo tra le persone cosiddette impegnate di una volta e quelle di oggi, beh, forse da un punto di vista culturale, intellettuale...<br />
<strong>C.</strong>: No, l'engagé non c'è più. Lo scrittore engagé è una figura scomparsa. Io poi non li conosco, mica seguo, mica leggo un granché, anzi pochissimo. Vedo solo qualche titolo, a volte, che mi arriva in casa, quindi non posso dire... però, probabilmente è così, che si arrendono di più alla colonizzazione quelli che si arrendono allo sfacelo ambientale. Lo scrittore verde non esiste; io, modestamente, mi sono occupato di ambiente da più di 50 anni.<br />
<strong>P.</strong>: Questa è una considerazione interessante, certo.<br />
<strong>C.</strong>: Ho cominciato nel '60, '63 per essere esatti, scrivendo un pezzo per l'Espresso, che venne rifiutato. Era l'Espresso di Zanetti. Trattava di quando fu introdotto il piombo nelle benzine. Piombo nelle benzine, poi la catastrofe delle bombe nell'atmosfera di Bikini, e poi quella di Kruscev da 100 megaton, anche se probabilmente erano meno, esplosa in Siberia. Cioè, qui o ci svegliamo come scrittori oppure... Niente: non si è svegliato nessuno, almeno in Italia, ecco. Scrittori ambientalisti, qualche parola, come dire, la dice anche il Santo Padre: “l'ambiente va difeso perché è di Dio”...<br />
<strong>P.</strong>: Certo, se pensiamo ad esempio all'impegno di un Pasolini rispetto a un altro che oggi viene dato per scrittore impegnato che è Saviano...<br />
<strong>C.</strong>: Beh, Saviano è uno scrittore impegnato, è vero, è bene, vorrei anche fosse impegnato sugli altri fronti...<br />
<strong>P.</strong>: Eh, si impegna poco.<br />
<strong>C.</strong>: Certo, la mafia occupa un po' tutto, ma le Termopili della lingua sono da scudare. Dobbiamo scudarle, perché sennò siamo finiti, proprio come identità di popolo. Siamo un grande popolo, una grande nazione.<br />
<strong>P.</strong>: Secondo lei sarebbe possibile fare un appello su questi fatto e sottoporlo alla firma di quanti più scrittori, intellettuali, cioè cercare un po' di rivivificare comunque un animus dal punto di vista della scrittura italiana e del pensare italiano?<br />
<strong>C.</strong>: Certamente si può fare, sarebbe anche un buon momento. Un altro che si occupa di lingua con attenzione è Tullio De Mauro. Insomma, qualcuno c'è qua e là. Si può chiamare a raccolta, perché non tentare?<br />
<strong>P.</strong>: Ad esempio questo dato del Politecnico abbiamo visto che non è molto conosciuto ma indigna molte persone, nel senso che nessuno si aspettava arrivassimo fino a questo punto, perchè tutti riconoscono che l'utilizzo dell'inglese è positivo, però certo non nel momento in cui uccide se stessi di fatto, no?<br />
<strong>C.</strong>: Eh sì, è un drago con molte molte teste: partiamo dal linguaggio, il linguaggio politico, il linguaggio economico... Certo, il nostro giornale economico, il Sole 24ore, per l'uso dell'inglese è temibile, perché ne fa un uso, anche nei titoli, che rende la lettura impossibile; anche il linguaggio sportivo è totalmente arreso alle parole inglesi.<br />
<strong>P.</strong>: Ma in questo caso lei non ravvisa anche un tentativo di creare casta? Nel senso che alla fine è anche un problema di democrazia, perché chiaramente anche l'utilizzo della parola <em>spread</em>: trova il modo di dirlo in italiano, ossia <em>divario</em>, magari ti capisce anche la casalinga o ti capisce anche la pensionata. In questo caso c'è anche un tentativo, come al solito, italiota, antidemocratico, di fare in modo di costruirsi una superiorità con l'utilizzo...<br />
<strong>C.</strong>: Ma questa esiste già, si veda il fatto che nel curriculum di chiunque cerchi lavoro, se non metti che hai buona conoscenza dell'inglese non te lo guardano neppure. Quelli che conoscono l'inglese creano discriminazione: un altro che non abbia il curriculum con la conoscenza della lingua inglese e anche dell'informatica, è finita. Puoi avere tutto il talento che vuoi, nessuno ti sfiora con lo sguardo. Questo crea certamente una classe di quelli che sanno l'inglese. A questa classe appartiene il presidente del Consiglio, naturalmente, il quale non concepisce niente senza l'uso e l'apporto della lingua inglese, ma anche Berlusconi perché, non so se lo sapete, lo propugnava, lo imponeva.<br />
<strong>P.</strong>: Beh, come peraltro l'attuale Ministro della Pubblica Istruzione Profumo.<br />
<strong>C.</strong>: Sì, è un vero malanno. Anche i sindaci potrebbero fare tante cose...<br />
Perché devono scrivere <em>pizza house</em>, dappertutto? Perché <em>pizza house</em>? Quindi, mettiamo un freno a questa roba.<br />
<strong>P.</strong>: Cercando di avere come filo conduttore anche, se vogliamo, quello dell'ecologia e quindi anche della biodiversità linguistica e culturale, no? Il fronte della colonizzazione linguistica inglese non potrebbe essere, secondo lei, in qualche modo circoscritto ad un'operazione di tipo militare, e quindi, da questo punto di vista, avere una considerazione per cui, come ad esempio una volta si faceva obiezione di coscienza contro il servizio militare, nasca un movimento per cui si faccia obiezione di coscienza contro l'obbligo di conoscere la lingua inglese?<br />
<strong>C.</strong>: Non sarebbe mica male. La vedo bene la cosa.<br />
Ma io so che è inutile, perchè, come dice la poesia di Kavafis, è bello difendere le Termopili, ma sappiamo che alla fine i persiani passeranno. Però morire sugli scudi alle Termopili... eh!<br />
<strong>P.</strong>: Ma in questo caso, però, invece di questo eventuale pessimismo della ragione, se noi considerassimo invece delle valenze imprenditoriali, e quindi capovolgessimo l'operazione... ad esempio l'Europa, oggi come oggi, sostanzialmente, ha la necessità di contare nel mondo, no? Oggi che ad esempio l'euro è sotto attacco, e quindi c'è questa situazione di pericolo che ha visto e vede innanzitutto la Gran Bretagna, che non a caso ovviamente non ha voluto entrare nell'euro, ma anche ovviamente gli Stati Uniti, perché l'euro stava insediando il dollaro come moneta internazionale.<br />
Non potrebbe anche questo avere una considerazione economica? Nel senso che oggi come oggi l'Europa conta mezzo miliardo di persone. <br />
Peraltro proprio oggi sentivo alcune considerazioni sull'assistenza sanitaria negli Stati Uniti, dove 50 milioni di questi 250 milioni di abitanti statunitensi sono completamente senza assistenza sanitaria e altri 50 sono sotto-assistiti. Ecco, da questo punto di vista, non ci dovrebbero, o non ci potrebbero essere delle ragioni per cui si possa in realtà capovolgersi quest'operazione, per cui di fatto sì, è auspicabile che invece i Persiani siano sconfitti? Perché altrimenti viene sconfitta l'Europa.<br />
<strong>C.</strong>: Non escludiamo niente dai disegni della Provvidenza, non escludiamo nulla. Potrebbe anche esserci una vittoria delle Termopili. Ne dubito forte, non è scritto nei destini umani. Però...<br />
<strong>P.</strong>: Senta, un'ultima battuta sulla politica. Non trova abbastanza disdicevole che i presidenti di Camera e Senato utilizzino la parola question time per le risposte alle interrogazioni e alle interpellanze? <br />
Secondo lei un appello ai presidenti di Camera e Senato perché si torni a utilizzare l'italiano nel Parlamento italiano potrebbe avere delle risposte positive?<br />
<strong>C.</strong>: Positive non credo. Tutt'al più lo prendono per una pretesa assurda di intellettuali.<br />
<strong>P.</strong>: Addirittura.<br />
C: Nella politica non c'è da sperare nulla, nulla, nulla, nulla. Sono completamente infettati dal niente in cui sono vissuti, non hanno un pensiero. Non c'è pensiero nelle aule.<br />
<strong>P.</strong>: Ceronetti, la ringrazio tanto, allora. Buona serata.<br />
<strong>C.</strong>: Grazie Pagano, arrivederci.[/justify]

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