Puntata di Domenica 1 gennaio 2012

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Puntata di Domenica 1 gennaio 2012.

Puntata di Domenica 1 gennaio 2012 curata e condotta da Giorgio Pagano. In questa puntata:

– La settimana politica a cura di Marco Cattaneo;

– Intervista di Giorgio Pagano a Massimo Mari (FLC-CGIL) sull’odg, presentato dall’On. Micheloni, che riguarda la privatizzazione dei corsi di italiano all’estero;

– Intervento di Tullio De Mauro sui 150 anni dell’Italia in occasione di "Lezioni a due voci", tenutesi a Firenze il 27 novembre 2011.

[mp3]https://www.eraonlus.it/radio/dl_2012.01.01.mp3[/mp3]




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E.R.A.
E.R.A.

[justify]Intervento di Tullio De Mauro sui 150 anni dell'Italia in occasione di "Lezioni a due voci", tenutesi a Firenze il 27 novembre 2011.<br />
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Abbiamo avuto una classe dirigente che diversamente da altri paesi ha remato contro l’istruzione. Bene che vada ha ignorato il problema, come mi pare di capire in questo governo attuale. Oppure l’ha osteggiata apertamente, senza vergognarsi. Oggi il 95% della popolazione adulta italiana dichiara di saper parlare italiano, e a quanto pare in qualche modo lo parla. Però, se vi ricordate quei dati che ho letto prima di scolarità vedete che dentro c’è una grossa fetta di popolazione che non ha i livelli di scolarità adeguati a una buona conoscenza dell’italiano. Abbiamo avuto due grandi indagini internazionali, fatte nel 2001 e nel 2006, promosse da Statistics Canada e dal Federal Bureau statistico degli Stati Uniti, promosse perché un po’ in tutti i paesi negli anni ’80 e ’90 ci si è accorti che gli stili di vita sono tali da spingere chi è uscito dalle scuole, anche con livelli alti di scolarità, a piombare in una progressiva regressione, nella progressiva dealfabetizzazione. E che sacche di analfabeti di ritorno con alti titoli scolastici alle spalle ci possono essere in tutti i paesi. Allora paesi ben ordinati si sono preoccupati della cosa e per uscire dal generico hanno promosso questa prima e seconda indagine sia nei loro sia negli altri paesi che hanno accettato di partecipare. I risultati, di cui ora vi darò qualche numero per quanto riguarda il nostro paese, sono stati tali che l’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, ha deciso di avviare e di rendere pubblica dal 2013 lo stesso tipo di indagine con cadenza triennale e quindi ha varato questo piano internazionale di individuazione delle competenze alfabetico numeriche delle popolazioni adulte in tutti i paesi dell’OCSE e negli altri che si vorranno associare. E allora, attraverso un’indagine osservativa, somministrando a un campione esteso di popolazioni dei questionari di cinque livelli, abbiamo appreso che il 5% della popolazione… Scusate, somministrando alle popolazioni in età di lavoro traxsili i 14 e i 64 anni, quindi escluse le persone anziane che possono avere, come vedete, tante difficoltà di comprensione, esposizione ecc., ma a persone floride in età di lavoro, tra i 14 e i 64 anni, allora le persone che non riescono ad accedere, ad arrivare alla lettura del primo questionario perché non sono in grado di distinguere non una parola ma una lettera dell’alfabeto da un’altra o una cifra del calcolo aritmetico da un’altra sono il 5% della popolazione. Il 33% riesce a decifrare le frasi e le operazioni richieste del primo questionario ma non riesce, si impantana nel passaggio della lettura e comprensione del primo questionario a quelle del secondo questionario. Quindi è ritenuta fortemente a rischio di analfabetismo e siamo al 38. C’è un altro 33 purtroppo, che riesce a leggere il secondo questionario e a capire di che si tratta ma non riesce a leggere e a capire il terzo, il quarto e il quinto. Soltanto dal livello tre al livello cinque si può parlare di piena padronanza delle competenze alfanumeriche. Questo significa che 5+33+33=71 come voi sapete è al di sotto del livello considerato minimo. La seconda indagine ha introdotto anche un’altra batteria di questionari sulle abilità e competenze, qualcosa di cui nella scuola si parla molto, e cioè tu sai leggere e scrivere a un certo livello ma sai utilizzare questo sapere per risolvere dei problemi che non siano sdati, che non siano problemi che già hai solto, di vita quotidiana, di vita civile e privata quotidiana. Con questi questionari la situazione per il nostro paese è peggiorata e la conclusione della seconda indagine è che soltanto, essi dicono, il 20% della popolazione adulta italiana ha le competenze minime, le competenze di scrittura, lettura, di calcolo minime per orientarsi nei problemi e nella vita di una società contemporanea. Questa è la situazione, ma la situazione più grave che io avverto è che questi dati sembrano non interessare nessuno, non la classe politica, non i tecnici, tranne un gruppetto di economisti di tutto rispetto. Uno è diventato Presidente della Banca d’Italia, Visco, Ignazio Visco ha fatto degli importanti lavori sulla correlazione tra i livelli d’istruzione, in vari paesi e in Italia, e reddito sia personale che reddito prodotto interno lordo dei paesi. Visco, Tito Boeri, Luigi Spaventa, economisti di nome noto e meritatamente noto, che hanno spiegato l’idea secondo cui arrivati agli anni ’90 questo paese avrebbe avuto bisogno di un rapido e netto rialzo di scolarità e di cultura intellettuale per tenersi alla pari con le capacità produttive e finanziarie degli altri paesi europei, non lo hanno avuto e essi ritengono che il ristagno italiano, che non è Berlusconi, attenzione, e non è neanche Prodi bis, e non è neanche Berlusconi 2, e non è neanche il governo dei molti presidenti di centrosinistra, ma risale all’inizio degli anni ’90, il ristagno economico e anche finanziario, quindi questo dovrebbe preoccupare anche chi ha i soldi, tanti, ed è legato la diminuzione di produttività e di reddito, il ristagno di produttività e di reddito dei capitali finanziari è legato ai bassi livelli di istruzione e di cultura di questo paese. Loro lo sanno, lo dicono, nessuno dà retta a loro, nessuno dà retta a un vecchio professore di storia della scuola come Beduto, o a un vecchio linguista girovagante come posso essere io e però, come diceva Marsili da giovane, i fatti stanno lì anche se li ignoriamo. Grazie.[/justify]

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