Pulizia linguistica catalana

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Pulizia linguistica

Tre milioni di multa ai negozi “spagnoli”

Rivolta in Catalogna: è un sopruso

di Gian Antonio Orighi

La “pulizia linguistica” in Catalogna sta diventando una delle maggiori fonti di entrata del governo regionale: nel 2007 la Generalitat ha incassato quasi tre milioni di euro di multe comminate per uso illegale dello spagnolo. Sebbene la costituzione stabilisca che sia la lingua locale che lo spagnolo sono co-ufficiali, la spietata Agenzia Catalana del Comsum (Acc) continua a estorcere denari soprattutto a commercianti “rei” di usare solo la lingua di Cervantes nelle insegne dei loro esercizi, nelle fatture, col pubblico. Il salato “procediment sancionador” parte da 400 euro, ma non tutti si piegano al governo regionale, un tripartito rosso-indipendentista (socialisti, eco-comunisti e separatisti di sinistra repubblicana): molti negozianti sono ricorsi in tribunale per difendere il diritto a usare l’idioma materno.

La persecuzione contro il castigliano è iniziata dieci anni fa, quando al potere della Generalitat, l’Esecutivo regionale, erano i nazionalisti di centro-destra dell’ex presidente Pujol, il padre dell’indipendentismo catalano. L’articolo 2 della legge 1/1998, in barba alla Magna Carta, prevede infatti che la “lingua propria della Catalogna è il catalano” e impone sia di usarlo che di scriverlo, fermo restando la possibilità del bilinguismo. Ma chi ha schiacciato l’acceleratore dell’imposizione della parlata (usata da meno della metà dei 7 milioni di catalani) è stato l’attuale tripartito, al potere dal novembre 2003.

Adesso l’ammontare delle multe linguistiche è venuto fuori grazie a un’interpellanza del partito popolare (Pp, centro-destra), strenuo difensore della co-ufficialità idiomatica. E così è saputo che sono stati sanzionati la bellezza di 733 esercenti per insegna o menù non “catalanamente corretti”. Ma sono caduti nel mirino della Acc, che dipende dall’assessorato all’Economia, anche imprese di comunicazione e di trasporti. “Da quando governa il tripartito, la libertà linguistica è diminuita nettamente, denuncia il presidente regionale del Pp, Alicia Sànchez-Camacho.

Tra i commercianti serpeggia la rivolta. Manel Nevot, agente immobiliare, ha denunciato la Generalitat. E’ stato sanzionato per aver piazzato sul suo locale di Vilanova i la Geltrù (Barcellona), nel 2005, “Proprietà Nevot” solo in spagnolo. La Acc gli ha appioppato una multa di 400 euro. Germàn Giménez, altro agente immobiliare, è sulla stessa linea: “Se mi arriva una multa o vado in tribunale o sposto il mio negozio a Valencia. Non sono disposto a sopportare un sopruso”.

Anche le etichette dei prodotti devono essere scritte in catalano, lingua sempre meno conosciuta dai giovani. La “pulizia linguistica”, in quartieri come il barcellonese Sants avanza a tappeto: 62 negozi multati. Gli inflessibili sanzionatori dell’Acc si giovano anche delle denunce dell’indipendentista Omnium Cultural, ente che promuove il catalano.

“Questa politica non risponde alla volontà di consolidare società bi-lingui, ma a quella di relegare lo spagnolo in una posizione subalterna”, avverte il noto politologo progressista (e anti-nazionalista) Antonio Elorza.

(Da La Stampa, 8/11/2008).

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