Proverbi italiani

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LA CITTÀ DEI POETI

I proverbi che restano e neanche google può sfrattare

di Vivian Lamarque

Nessun google si azzardi a sfrattare da una biblioteca i vecchi gloriosi (e pure ingombranti) ventidue anzi ventitrè tomi del Grande Dizionario della Lingua Italiana Utet, (vale anche il contrario naturalmente, cioè nessuno dei ventitrè si azzardi a sfrattarci google). Un intero volume è dedicato ai proverbi italiani: sono trentamila (tren-ta-mi-la). «Proverbio non falla» scrisse l’erudito Angelo Monosini. «Tutti i proverbi fallano» scrisse D’Annunzio. Di sicuro leggerli così, a migliaia per volta, ti dà un certo stordimento, ma gradevole. Apro a caso: «Se il gatto starnuta, il tempo muta». Che migliaia di starnuti di gatto si siano uditi prima delle recenti votazioni? E non sono ancora terminate, andiamo allora a cercare qualche proverbio sull’«acqua», quella che nelle nostre menti è da secoli la sorella «utile et humile et preziosa et casta» di San Francesco. Eccone alcuni: «L’acqua è il sangue della terra», «l’acqua del cielo sazia la terra», «quando piove, piove per tutti». Tutti, ma pare abbiano già proposto di creare una borsa mondiale dell’acqua, soggetta alle stesse regole della borsa, le multinazionali potrebbero dunque raggiungere il controllo della sorella «utile et humile et preziosa et casta». Un altro proverbio avverte «i soldi fanno andare l’acqua in su»; e un altro «quando la fonte è secca si conosce il valore dell’acqua». Tornando alle mutazioni climatiche, oltre che dai gatti segnalazioni possono venire dalle formiche quando si mettono disciplinate in fila per uno, e dai corvi quando zampettano per terra, e dagli asini quando si rotolano nella polvere, e dai ragni quando se ne vanno a spasso anziché lavorare al telaio, e dalle serpi quando ti traversano la strada, e dai galli quando cantano fuori orario, e da cento altre manovre non proprio quotidianamente sotto i nostri occhi di cittadini e cittadine guarda-vetrine. I galli non fanno d’abitudine chicchirichì ai milanesi, con l’eccezione di quei due che in piazza Gramsci conoscono bene, sempre al seguito del loro padrone senza-tetto (anzi no, il tetto di un camper ce l’ ha), e dei due specie quello che sta con lui fin da pulcino, non lo lascia mai, lo segue come un’ombra anche sul tram (dove tutti cercano di accarezzargli le piume, ma lui ha il cuore già occupato). Niente galli in città, forse qualcuno sotto forma di segna-vento sui tetti? Anche sul vento ci sono naturalmente proverbi, ce ne saranno anche sui mutamenti dei venti? Dicono per esempio che anche le mucche li avvertano, che alzino in su i loro miti testoni, i loro miti sguardi.
(Dal Corriere della Sera, 5/6/2011).




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