Documento di lavoro sulla questione della (non) comunicazione nell’Unione europea

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I costi della (non) comunicazione europea

PER UNA AGENDA 2000 DELLA COMUNICAZIONE EUROPEA

Documento di lavoro sulla questione della (non) comunicazione nell’Unione europea
di Gianfranco Dell’Alba, eurodeputato radicale
Parlamento europeo, Commissione istituzionale
Bruxelles, 25 agosto 1997

1. Premesse
Se vi è una questione, importante e urgente, nel processo della costruzione europea, sulla quale vi è un colpevole e imbarazzato silenzio è senza alcun dubbio quella della (non) comunicazione all’interno dell’Unione. Per quanto riguarda la comunicazione tra i cittadini e, soprattutto per la comunicazione in seno alle istituzioni comunitarie, nessuna seria analisi esiste sui limiti del sistema scelto dai padri fondatori (per un’Europa a 61) e sulla sua compatibilità con un’Europa democratica e dei cittadini suscettibile, domani, di essere composta da 25 Paesi. E’ questo ritardo nell’analisi e nella ricerca di nuove soluzioni che dobbiamo assolutamente colmare. Il presente documento di lavoro intende essere un primo passo in questa direzione. Ben inteso, molti altri saranno necessari per affrontare le questioni sollevate qui e le numerose altre che non mancheranno di emergere nel corso delle nostre discussioni e riflessioni.

* Prima questione:
Si può ridurre la questione della (non)comunicazione al dilemma “garantire la democrazia al prezzo di un aumento difficilmente sopportabile delle complicazioni e dei costi del sistema attuale oppure garantire un funzionamento più normale a spese della democrazia” oppure esistono altre vie che il Parlamento e le altre istituzioni dell’Unione dovrebbero esplorare?

* Seconda questione:
Non affrontare il problema della comunicazione non significa forse favorire la supremazia de facto di una o di alcune lingue?

*Terza questione:
Cosa fare per proteggere le lingue ufficiali “meno parlate” così come le lingue regionali e le lingue minoritarie?

Il fine del presente documento di lavoro è dunque quello di tentare d’affrontare tali questioni al di là di qualsiasi tabù e falso pudore. Per questo ho cercato nella prima parte di fare brevemente il punto della situazione attuale; in una seconda parte metteremo a confronto i diversi sistemi di comunicazione adottati dalle organizzazioni internazionali. In una terza parte tenteremo di individuare le funzioni di comunicazione che dovrebbero essere soddisfatte all’interno di un’Unione europea democratica.

2. Diversi sistemi di comunicazione internazionale: loro vantaggi, svantaggi e limiti

a) il sistema detto “svizzero” o “scandinavo”
In questo sistema utilizzato in Svizzera e dalla compagnia aerea SAS, ognuno parla la propria lingua e può comprendere la o le lingue parlate dai propri suoi interlocutori. Generalmente si considera che tale sistema sia difficilmente praticabile al di là di tre lingue. Non può quindi essere preso in considerazione per l’Unione europea.

b) il sistema in vigore nelle imprese multinazionali
È il sistema impiegato dalla maggior parte delle multinazionali. In questo sistema tutti i partecipanti utilizzano la stessa, di solito inglese. Questo sistema presenta l’enorme vantaggio di non implicare il ricorso a strutture di interpretazione e traduzione. Era questo il sistema impiegato, ad esempio, nell’impero sovietico dove il russo era la lingua di comunicazione.

c) Il sistema ONU
Questa sistema, impiegato dalle Nazioni Unite e dalla maggior parte delle organizzazioni internazionali prevede l’uso di 6 lingue ufficiali per le quali sono garantite l’interpretazione simultanea dei lavori e la traduzione dei documenti, anche se all’atto pratico le lingue di lavoro si riducono essenzialmente a due (l’inglese e, in misura minore, il francese).
All’ineguaglianza davanti alla comunicazione che tale sistema implica per tutti coloro la cui lingua materna non è una delle sei lingue ufficiali (inglese, francese, russo, spagnolo, arabo e cinese), si aggiunge un’ineguaglianza tra le sei lingue ufficiali, nella misura in cui una lingua (l’inglese) è – di fatto – più ufficiale delle altre.

d) Il sistema dell’UE
In questo sistema tutte le lingue sono (almeno in teoria) su un piano di uguaglianza. L’interpretazione e la traduzione sono assicurate per tutte le lingue. Nei fatti, come sappiamo bene, alcune lingue si impongono come lingue di lavoro mentre altre fanno le spese di un sistema d’interpretazione sempre più frequentemente costretto a ricorrere a lingue-ponte (1). 

3. Lo stato attuale della (non)comunicazione in seno alle Istituzione dell’Unione

– I costi del sistema
Nella tabella sotto riprodotta, riproduciamo i costi del sistema d’interpretazione e di traduzione per le principali istituzioni dell’Unione nel 1996 (11 lingue). 

dove eravamo rimasti, i costi del sistema

– Svantaggi e limiti del sistema
È incontestabile che il sistema attualmente in vigore permetta di assicurare il principio fondamentale d’uguaglianza in materia di comunicazione, poiché tutti i cittadini hanno accesso ai documenti ufficiali dell’Unione nella propria lingua. In seno alle istituzioni tutti i parlamentari sono in grado di esprimersi nella propria lingua. Conviene comunque relativizzare questo principio generale poiché già attualmente non solo molte riunioni di lavoro ma persino un certo numero di riunioni ufficiali (come certe riunioni delle delegazioni con i paesi terzi per esempio) si svolgono in una o due lingue (generalmente in inglese e/o francese). Su questo punto è importante sottolineare la correlazione che esiste, confermata da diversi studi, tra il diritto all’impiego della propria lingua madre e la frequenza delle domande di parola.
Fattore tempo. In realtà, se la traduzione di tutti i documenti è effettivamente assicurata, vi sono tempi di traduzione diversi a seconda delle lingue. In tale ambito è importante sottolineare che se lo sviluppo dei sistemi di traduzione assistita dal computer avrà indubbiamente degli effetti positivi (essenzialmente un guadagno di tempo) sul sistema così come è concepito oggigiorno, si può difficilmente ritenere che essi possano sostituirsi ad esso o che possano modificarlo sostanzialmente.
Dal punto di vista dei limiti del sistema attuale, è doveroso fare riferimento anche ai problemi d’interpretazione (di “cabina”) sempre più frequenti in occasione delle sessioni plenarie e delle riunioni delle commissioni così come al moltiplicarsi degli errori di traduzione che obbligano sempre più spesso i parlamentari a segnalare al momento dei voti discordanze tra le edizioni linguistiche, provocando momentanee incomprensioni e ritardi nei lavori del parlamento.
Questi problemi che si sono moltiplicati in seguito all’ultimo allargamento dell’Unione con il passaggio da 9 a 11 lingue, sono destinati ad aumentare ulteriormente – e in maniera esponenziale – in occasione dei prossimi allargamenti con il rischio di portare il sistema attuale ad una situazione di vero e propria collasso. Aggiungere una lingua non equivale ad aggiungere un’unità (passare da 11 a 12 per esempio) ma significa moltiplicare il numero delle combinazioni linguistiche (110 nel caso di 11 lingue e 132 nel caso di 12 lingue e così via). Se, come tutto sembra indicare, l’Unione procederà nei prossimi anni ad una serie di allargamenti che la porterebbero, a medio termine, a contare 25 membri, è evidente che i limiti del sistema attuale diverrebbero delle barriere insormontabili. Con un primo prevedibile allargamento, bisognerà, nell’ipotesi fatta dalla Commissione europea, aggiungere 5 lingue (polacco, ceco, ungherese, estone e sloveno) alle 11 attualmente utilizzate, introducendo allo stesso tempo una nuova famiglia linguistica, la slava, alle 4 già esistenti (romanza, germanica, greca e ugro-finnica). Sappiamo che altri sei paesi sono già candidati (Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Bulgaria e Turchia) per un totale di 22 lingue. A questi paesi si devono aggiungere l’Albania, la Serbia, la Bosnia e la Croazia, che, più o meno rapidamente, saranno portate a presentare la propria domanda di adesione, ciò che condurrebbe il totale delle lingue dell’Unione a 25 o 26 (non esistendo più il serbo-croato) e a 600 il totale delle combinazioni.
Infine, non possiamo non menzionare le lingue dette “regionali” e “minoritarie” che sono, per oltre 40 milioni di cittadini europei, “la” lingua materna. 

4. Le funzioni di comunicazione da garantire in una Unione democratica

a) in seno alle Istituzioni europee
La prima delle funzioni che va garantita è quella dell’uguaglianza dei rappresentanti dei cittadini (deputati, membri della Commissione, del Consiglio, …) davanti alla comunicazione. Ciò implica la possibilità per tutti di esprimersi nella propria lingua.

b) tra le Istituzioni dell’Unione e i cittadini
comunicazione generale e informazione Se è ovvio che i documenti ufficiali dell’Unione debbano restare accessibili nelle diverse lingue ufficiali, altre funzioni e, in modo particolare, l’accesso rapido alle informazioni concernenti l’insieme delle attività dell’Unione e degli Stati membri dovrebbe essere garantito molto meglio e molto più diffusamente di quanto lo sia oggiEuronews, ad esempio, che fornisce un certo numero d’informazioni, lo fa esclusivamente in alcune lingue).
– protezione di tutte le lingue.
Il sistema di comunicazione dell’Unione deve garantire l’uguaglianza effettiva delle 11 lingue ufficialmente riconosciute attualmente (probabilmente 16 a seguito del prossimo allargamento, una ventina o più a medio termine) ma anche la protezione e la non discriminazione di tutte le lingue dette “regionali” e “minoritarie” (catalano, frisone, basco, corso, bretone, friulano, gallego, occitanico, romancio, sardo, sorabo, gallese, …) parlate oggi, come lingua materna, da circa 40 milioni di cittadini dell’Unione.

c) tra l’Unione (cittadini e istituzioni) e il resto del mondo.
Con la globalizzazione degli scambi e la transnazionalizzazione dell’economia, non solo le imprese ma anche i cittadini saranno sempre più indotti a dover stabilire delle relazioni con persone giuridiche o fisiche di paesi terzi e, in particolare, con persone di paesi asiatici emergenti dove le lingue in uso sono totalmente differenti da quelle utilizzate in Europa. In diverse occasioni le autorità di questi paesi, in particolare i paesi asiatici, hanno mostrato la loro scarsa propensione a subire l’imposizione dell’inglese come lingua di comunicazione internazionale. Al contrario prendono vieppiù posizione – anche se ancora timidamente in favore dell’adozione di una lingua neutra di comunicazione per la comunità internazionale. 

5. Ipotesi di soluzione per l’UE
L’autore della presente nota auspica che la Commissione Istituzionale decida di redigere un rapporto che permetta di meglio focalizzare e approfondire i problemi qui sollevati e chiede alla Commissione europea – che ha già finanziato studi e progetti su questo argomento dimostrando di non essere affatto insensibile alle ipotesi qui indicate – di studiare le proposte di soluzione precedentemente abbozzate così come ogni altra utile posta di intervento.
a) comunicazione in seno alle Istituzioni – A breve termine, si tratta di affrontare la questione dell’interpretazione e della traduzione i cui costi subiranno un’ulteriore forte aumento a seguito dei futuri allargamenti mentre la loro qualità sarà sempre più discutibile. In altri termini occorrerebbe studiare, tra le varie ipotesi, quella di articolare i sistemi di interpretazione e di traduzione intorno a una lingua-ponte. Secondo questa ipotesi, le scelte possibili sono due: una lingua dell’Unione (secondo diversi studi lo spagnolo sembra essere il più indicato), oppure una lingua neutra (nel qual caso si impone abbastanza naturalmente per caratteristiche storico-linguistiche l’Esperanto). Un tale sistema limiterebbe le “dispersioni” e permetterebbe una notevole diminuzione del numero di interpreti (2 per cabina invece dei 3 o 4 attuali, 5 o 6 dopo gli eventuali allargamenti). Per quanto riguarda la traduzione la lingua ponte potrebbe essere ugualmente usata come lingua di riferimento (giuridico e semantico in senso lato).
b) comunicazione tra cittadini dell’Unione – si tratterebbe di chiedere alla Commissione di proseguire nel quadro delle esperienze già avviate e di condurre in tutti i paesi dell’Unione e quelli candidati all’adesione un ampio progetto-pilota di insegnamento nelle scuole elementari e secondarie della lingua neutra di comunicazione, l’Esperanto, al fine di verificarne le qualità propedeutiche (numerosi studi universitari, tra cui in particolare quelli condotti dall’Università di Paderborn in Germania, hanno messo in rilievo queste qualità propedeutiche dell’Esperanto) e operative (disponibilità e capacità dei professori, …). 

Note bibliografiche:
– I costi della (non) comunicazione nell’Unione europea.
– Bilancio ‘90 e ‘96 dell’Unione europea. 

(1) Inoltre, molte agenzie dell’Unione impiegano un numero ridotto di lingue ufficiali. L’Ufficio per l’armonizzazione del mercato unico usa quali lingue ufficiali l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo e l’italiano; l’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicomanie di Lisbona impiega l’inglese, il francese e il portoghese; l’Agenzia europea per l’Ambiente a Copenaghen usa l’inglese.




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