Progetto Mediterraneo: Il Mare delle Culture

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Non si ottiene nulla senza lavorare sodo. Solo quello che si è conquistato a fatica ha valore” diceva K.S. Stanislavskij.

Per abitare il teatro con disinvoltura occorre sperimentare seriamente e liberamente le dinamiche variabili intrinseche al fare teatrale, con modalità propulsive prima ancora che finalizzanti, fuggendo dalla tirannia della consuetudine che spesso impone una deformazione ottica nell’affrontare i problemi, guardando piuttosto all’immediatezza risolutiva, che alla mancata dissipazione di attitudini innovative, propensioni lungimiranti, opportunità. Vale per il teatro un’altra logica; generalmente siamo soliti equivocare. Non può accadere momento artistico senza disciplina, senza coraggio, senza spreco di energie, senza la capacità o, meglio, la caparbietà di trasformare gli ostacoli in possibilità“. È stato questo il valore aggiunto che ha accresciuto il potenziale didattico del progetto internazionale Mediterraneo. Il Mare delle Culture, realizzato dall’ATAM (Associazione Teatrale Abruzzese e Molisana) coordinata da Andrea Camilleri.

Il progetto, indirizzato a giovani attori provenienti da otto paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo: Croazia, Spagna, Giordania, Libano, Montenegro, Turchia, Bosnia-Erzegovina, Italia, si è sviluppato in due fasi, la prima parte ha avuto luogo a L’Aquila, al S. Agostino, nell’autunno 2008; la seconda parte si è svolta nel Castello Piccolomini di Capestrano, concludendosi il 28 giugno a Pescara, al Cinema Teatro Massimo, nell’ambito della XVI edizione dei Giochi del Mediterraneo con la messa in scena di tre testi chiave della cultura greca, latina, araba: l’Iliade, Le Metamorfosi, Le Mille e una notte, con la regia di Nando Citarella e Rocco Mortelliti.
I ragazzi hanno provato per lo spettacolo senza quinte, camerini, palcoscenico, adattandosi agli spazi, sperimentando un altro modo di fare teatro che si serve sostanzialmente dell’attore, del regista, dello spettatore – dell’essenziale – utilizzando pochissimi elementi scenografici (peraltro non creati ad hoc, ma già esistenti), costumi semplicissimi e un valido apparato di supporto sonoro-musicale dal vivo.

La capacità di reagire appropriatamente a restrizioni, intralci, disagi, anche organizzativi e logistici, legati inevitabilmente alle disfunzioni provocate dal terremoto del 6 aprile, è scaturita dalla determinazione dell’ATAM e dalla volontà collettiva di individuare un orizzonte comune di scambio reciproco, rispetto, collaborazione proficua e solidale in vista di prospettive future. “Vorrei considerare questo esperimento” dichiara Enzo Gentile, direttore dell’ATAM “soprattutto in una situazione difficile come quella che stiamo vivendo, propedeutico per la nascita dell’Accademia del Mediterraneo, condivisa anche dal maestro Camilleri, siciliano, di origine maltese. Spero di trovare le energie personali e gli apporti finanziari necessari per realizzare questo sogno che accarezzo da anni”.

Il teatro non solo come luogo dunque, ma soprattutto come possibilità, anzi come un grappolo di possibilità che si fronteggiano e disputano le preminenza: unire ragazzi di origini e nazionalità diverse, creare un momento di incontro tra culture lontane e vicinissime, approcciare in maniera innovativa capolavori letterari millenari, misurarsi con tecniche recitative differenti, confrontarsi con la lunga tradizione delle maschere della commedia greca e latina, raccontare storie dal sapore folclorico, provare a orientarsi nel terreno d’incontro possibile e improbabile fra musica e parole, anche in versione dialettale.

Il risultato è stato uno spettacolo d’insieme, ricco di significati sottesi o manifesti, una Babele di lingue, un pout pourri di colori, movimenti, azioni, canti che si intrecciano e conducono episodicamente a quadri isolati, silenziosi, rendendo vivo il linguaggio del corpo, prima ancora che quello della parola, spesso sconosciuta, volubile, ma sempre densa, presente, chiara.
Ho lavorato principalmente sulla pantomima e sulla sonorità delle battute, mescolando la lingua italiana con quella della lingua di provenienza degli attori, cercando di rendere indolore per lo spettatore il passaggio alla lingua straniera” spiega Rocco Mortelliti “la musica di Nando è fondamentale, perché ha marcato certi passaggi sia psicologici, che di situazione, generando una fusione tra il mio modo di fare teatro e il suo”. “Ѐ incredibile” nota Marco Fanfani, presidente dell’Associazione “come questa commistione di lingue riesca straordinariamente comprensibile al pubblico”.

L’effetto ultimo è infatti un’eterogeneità chiara e definita, riconducibile però ad una sorta di omogeneità, un’unità spettacolare, lessicale, culturale. Umana. Il teatro come possibilità di capirsi, ritrovarsi, riconoscersi. “Voci, suoni, pancia, cuore, anima, piedi, radici, identità. L’identità messa a servizio delle affinità, preservando le differenze” afferma Nando Citarella, in questo si racchiude il senso della rappresentazione e del progetto. “Dobbiamo ricordarci” prosegue “che il nostro popolo è multietnico da millenni. È inutile dare la colpa allo straniero, quando lo straniero è dentro di noi”.
di Eleonora Egizi

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