Professione interprete, lavoro a 360 gradi‏

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lunedì 04 luglio 2011, 08:00
di Redazione

Un neo di molti curricula dei neolaureati? Non avere certificati in lingue straniere ad alti livelli. Ma c'è di più. Chi non è «poliglotta» – lo dice anche un recente studio dell’Ue – è in gran parte dei casi tagliato fuori dal mondo del lavoro. Oltre il 30% di chi seleziona i neoassunti, infatti, ritiene fondamentale la conoscenza delle lingue (dati dell'Associazione dei direttori del personale-Gidp). Un dato inconfutabile e che fa riflettere sull'importanza delle conoscenze linguistiche, in un mondo sempre più globalizzato e caratterizzato da vasti movimenti di masse crescenti di diversa nazionalità. Oggi, è sempre più indispensabile una seria formazione nel settore della mediazione linguistica e delle realtà professionali a esso correlate.
È per questo che, il prossimo giovedì 7 luglio, la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Carlo Bo ha deciso di organizzare, nelle sedi di Milano, Bologna, Firenze e Roma, un open day per far conoscere il proprio corso di laurea triennale e la professione del mediatore linguistico agli studenti delle scuole medie superiori, alle loro famiglie ed ai docenti. La Scuola apre le porte non solo alle classiche professioni legate al mondo dell'interpretariato e della traduzione – rilascia un titolo equipollente al diploma di Laurea triennale in Scienze della mediazione linguistica -; ma anche a professioni che oggi richiedono un elevato grado di specializzazione. In questo senso la mediazione linguistica si rivela una carta vincente in un mercato del lavoro che si sta, sempre più, dirigendo verso il multilinguismo e la multiculturalità.
«Solida formazione culturale ed elevate competenze linguistiche, nel quadro della globalizzazione contemporanea dei sistemi, si configurano come requisiti fondamentali per l'accesso e per il successo nel mondo del lavoro – spiega Paolo Proietti, direttore della Scuola – ed è per questo che, esigenza imprescindibile della SSML Carlo Bo, è di assicurare una conoscenza delle lingue straniere, intesa come controllo delle strutture comunicative scritte e orali, con una costruzione e un consolidamento delle tecniche specifiche della comunicazione interlinguistica professionale. E questo lo facciamo con metodologie che rispecchiano in aula le peculiarità delle dinamiche d'impresa e del mercato del lavoro. La Scuola, nel corso dei suoi ormai 60 anni di storia, ha sempre sentito l'esigenza di coniugare le conoscenze linguistiche, con quelle proprie della professione lavorativa. È da questa premessa che la sperimentazione e l'innovazione didattica, considerando l'odierno contesto plurilingue e l'attualità delle attività di mediazione e di traduzione linguistiche, hanno decretato il successo della nostra offerta presso gli studenti ed il riconoscimento dei nostri allievi nel mondo del lavoro».
Non a caso, gli indicatori di efficacia del titolo conseguito e il livello di soddisfazione dei laureandi – secondo i dati del 2010 forniti da Alma Laurea per l'area della mediazione linguistica – confermano l'attenzione che il mondo del lavoro riserva a queste specialità. «Non va sottovalutato, inoltre , tutto l'ambito della mediazione linguistico-culturale – conclude Paola Agnolotto, della commissione nazionale interpreti Aiti – soprattutto alla luce di quei fenomeni che la globalizzazione sta inducendo nella società. La professione d'interprete offre diverse tipologie di situazioni lavorative, dove vi sia una veicolazione di messaggi interlinguistici, sia nelle conferenze o nelle trattative e nei consigli d'amministrazione, sia in altri settori come quello sanitario, giuridico-giudiziario e sociale».

il Giornale




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