Primo festival cinematogrfico cileno sui popoli indigeni
Primo festival di film sui popoli indigeni in Cile

Più di 90 film sui popoli indigeni saranno proiettati e votati dagli spettatori del primo festival cileno di film sui popoli indigeni che si terrà nella città di Valparaíso dal 21 al 26 giugno.
Nelson Cabrera, regista e direttore del festival, ritiene la manifestazione uno strumento utile per l’accesso alla comunicazione dei popoli indigeni, spesso marginalizzati e demonizzati dai mezzi di comunicazione che, con la complicità degli stati, utilizzano con troppa leggerezza l’aggettivo “terroristi” riferendosi ai popoli indigeni che manifestano e lottano per il diritto alle terre, minacciato dagli interessi al petrolio e ai gas naturali delle multinazionali.
Un’altra ragione che ha spinto Cabrera all’istituzione del festival è la necessità di informare, inanzittutto i Cileni, della situazione degli indigeni in America Latina e dell’approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione sui Popoli Inidgeni nel 2007, nonché della necessità per il Cile di rafforzare il percorso di implementazione della Convenzione 169 dell’ILO sui popoli indigeni, firmata dal paese nel 2008.
La maggior parte dei film in concorso provengono dall’America Latina; vi sono quattro categorie per i film in gara: Territorio, Ottica mondiale, Memoria e Identità e Medicina indigena.
Tra i film in gara vi sono il film cileno “La voce dei Mapuche”, che narra la lotta per la terra in Argentina e Cile della comunità Mapuche, il venezuelano “La nostra storia è nella terra” e il film boliviano “Sorella costituzione”.
Gli organizzatori del festival denunciano inoltre la comune folclorizzazione degli indigeni e la difficoltà a produrre documentari che riflettano in modo fedele culture e istanze dei popoli indigeni. Esponenti di organizzazioni per i diritti degli indigeni denunciano infatti il sistema giudiziario cileno per il perseguimento legale di giornalisti, reporter e registi che hanno documentato i conflitti legati alla terra in cui i Mapuche erano coinvolti.
Il caso della regista Elena Varela, arrestata un anno fa con l’accusa di associazione a delinquere, ora rilasciata sotto cauzione, desta particolare preoccupazione. Varela stava lavorando ad un documentario sui Mapuche e secondo organizzazioni di diritti umani, tra cui Amnesty International, l’arresto ha avuto la funzione di intimidare la regista e i Mapuche al fine di bloccare le indagini sui conflitti terrieri. Le autorità detengono ancora la maggior parte del materiale prodotto dalla regista.

Fonte: ipsnews.net
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