Pressioni sull’Europa e acrobazie contabili

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15/12/2004, Corriere della Sera, pag. 5

Pressioni sull'Europa e acrobazie contabili

di MASSIMO FRANCO
A prima vista, il coro è unanime: il patto europeo di stabilità e di crescita, approvato ad Amsterdam nel giugno del 1997, va rivisto. Silvio Berlusconi l'ha detto e ripetuto, nel tentatìvo di non essere frustrato dal deficit pubblico nei suoi piani di riduzione fiscale; e dopo avere incontrato ieri Blaìr a Londra, pensa di avere un alleato in più. Da Roma, anche il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, si è schierato con chi vuole una riforma dei parametri. Il problema è che lo ha fatto per motivi opposti al governo: vuole investimenti per le imprese, non una diminuzione delle tasse dagli effetti limitati.
Montezernolo ha liquidato la politica economica del centrodestra; e chiesto più, non meno controlli da parte dell'Ue. La sua analisi è, a dir poco, pessimistica. «Dal dopoguerra a oggi», sostiene il capo degli imprenditori, «non ricordo un insieme di parametri così negativi a 360 gradi». Non si tratta solo di una conferma delle tensioni con la maggioranza, che la legge finanziaria sta facendo lievitare: la presa di posizione appare come il punto più basso nei rapporti fra Confindustria e Berlusconi.
In parte lo è, sebbene l'analisi di Montezemolo tenda a ricomprendere nel giudizio negativo un arco di tempo che supera il governo attuale. Ma la rapidità con la quale l'opposizione fa propria l'impostazione confindustriale, prefigura un contrasto che può diventare rottura: soprattutto per le divergenze sul rapporto Italia-Europa. Per il centro
destra, sono «i burocrati di Bruxelles» a mettere il piombo nelle ali dei progetti berlusconiani.
Il vicepresidente di FI, Giulio Tremonti, ex ministro dell'Economia, lo ha sostenuto anche ieri. Di fronte al segretario dei Ds, Piero Fassino, che gli contestava l'analisi di Montezemolo, si è difeso puntando di nuovo il dito sull'Ue. «In Europa è difficile parlare di riduzione delle tasse», a sentire Tremonti. «Abbiamo proposto di detassare gli investimenti tecnologici: è un anno che aspettiamo l'approvazione dei signori di Bruxelles». L'argomento è ricorrente, nelle file governative; in questa fase di crisi acuta, diventa una stella fissa.
Riflette una difficoltà oggettiva. Ma rischia di rivelarsi un alibi per scaricare sul piano continentale scelte interne discutibili. Le smagliature che si sono riaperte nei conti dopo la protesta delle guardie forestali calabresi, confermano che la coperta finanziaria è corta. E gli alleati si ritrovano in conflitto, come ieri An e Lega. Per il Tesoro, è una continua acrobazia fra imperativi contabili e pressioni dei partiti: col rischio, però, di vanificare con tasse locali i benefici dei «tagli» fiscali voluti e progettati anche per il futuro da Berlusconi.

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