Presidio Radicale formativo a Milano: Non si vieta l’italiano in Italia!

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[fimg=left]http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/372934_333813060027875_2105962521_n.jpg[/fimg]Presidio Radicale formativo a Milano:
NON SI VIETA L’ITALIANO IN ITALIA !

Politecnico di Milano, Piazza Leonardo da Vinci 32, l’Associazione Radicale Esperanto terrà un presidio formativo, dalle 10 alle 15 di mercoledì 20 giugno, contro il divieto d’insegnare in italiano al Politecnico e a sostegno dei 300 ricercatori e docenti che difendono la libertà d’insegnare in italiano in Italia.
Intervengono, oltre al Segretario dell’ERA Giorgio Pagano, il Consigliere comunale di Milano Marco Cappato e il Docente del Politecnico Emilio Matricciani.
Durante il presidio formativo verrà divulgata una risposta commentata al verbale del 25 maggio 2012 in cui il Senato Accademico del Politecnico ribadisce l’inglesizzazione dell’università milanese, e proposti brani dai testi Arte e critica dalla crisi del concettualismo alla fondazione della cultura europea di Giorgio Pagano, L’imperialismo linguistico inglese continua di Robert Phillipson, L’insegnamento delle lingua straniere come politica pubblica di François Grin, Aspetti economici della disuguaglianza linguistica di Áron Lukács che saranno commentati con i presenti. Verranno altresì letti i messaggi, commenti e dichiarazioni pervenuti in occasione della manifestazione, tra i quali quelli di Moni Ovadia, Mihai Butcovan, Alessandro Masi Segretario generale della Dante Alighieri,

Massimo Arcangeli linguista, Armando Gnisci esperto di letterature comparate, Corrado Veneziano, regista e docente di dizione, e molti altri.




4 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Intervista di Giorgio Pagano, Segretario dell'Associazione Radicale Esperanto a Moni Ovadia<br />
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Pagano: Moni Ovadia, quello che sta accadendo è proprio nella città in cui operi, nella tua Milano…<br />
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Moni Ovadia: Sì, sì, io sono milanese e conosco perfettamente anche il milanese, non ci rinuncerei per niente.<br />
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Pagano: Appunto. Però quello che sta accadendo è qualcosa di particolare, ossia addirittura una delle università più importanti di Milano, il Politecnico di Milano, che decide di non insegnare più in italiano.<br />
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Moni Ovadia: No, no, è una forma di depravazione. È una forma proprio tipica di un paese che ha avuto un lungo servaggio e una sorta di sottomissione coloniale travestita da modernità. Cioè, io trovo giusto insegnare anche in inglese, richiedere la conoscenza perfetta dell’inglese e di scrivere la propria tesi in italiano e in inglese, questo lo troverei giusto, essere aperti al mondo. Troverei giusto nella vita parlare correntemente almeno sei o sette lingue, io mi sforzo e ne ho imparate alcune. Ma togliere la lingua italiana, togliere una lingua che ha oltretutto una storia culturale e scientifica prodigiosa è un vero e proprio delirio, è una forma di sudditanza mentale, che senz’altro impoverisce invece di arricchire. C’è una logica stupida, che è quella dell’aut aut, quando si può praticare la logica dell’et et. Perché devo scegliere fra l’inglese o l’italiano e non l’italiano e l’inglese? Quindi è veramente una forma di impoverimento, è una forma di provincialismo. L’anglofilia è una delle forme di provincialismo più perniciose e anche veramente segno di modestia culturale. Quindi, trovo che sia un errore devastante, che danneggia la nostra cultura, danneggia il nostro paese, e danneggia secondo me anche la formazione dei nostri studenti. <br />
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Pagano: Proprio poco prima di te ho scambiato due parole con Mihai Butcovan, che forse conosci perché anche lui è milanese…<br />
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Ovadia: Come no.<br />
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Pagano: Diceva che secondo lui questa non è solo una discriminazione verso gli italiani, ma sarà anche una discriminazione verso gli immigrati di altri paesi.<br />
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Ovadia: Ma è ovvio, ma poi c’è un’altra cosa: l’uguaglianza è la pari dignità delle differenze. Omologare tutto verso uno stesso standard significa distruggere le dinamiche creative, perché è attraverso le differenze relazionali che si dinamizza il sapere. Qui il sapere è appiattito a una sola forma, è l’uomo a una sola dimensione di cui parlava Marcuse.[/justify]

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Intervista di Giorgio Pagano ad Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri</strong><br />
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Masi: Beh, caro Giorgio, io non posso che essere d’accordo con l’iniziativa di Democrazia Linguistica. Credo che si sia fatta carico di un’importante manifestazione, che sottolinea quello che, come tu giustamente hai detto, e che Grossi conferma, è uno stato di follia pura. La lingua italiana viene tolta dall’insegnamento ufficiale del Politecnico a partire dal 2014. Abbiamo un’invasione ormai straripante dei termini inglesi nella nostra lingua. Si dice globish per mettere una scusa, in qualche maniera, a questa imperante avanzata della lingua inglese. In realtà credo che il problema sia molto più grave, sia un fatto culturale, che deve svegliare le coscienze di noi italiani.<br />
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Pagano: ma qui poi tra l’altro è proprio una sostituzione, una cosa del genere non era accaduta né nell’Europa occupata dai nazisti né addirittura nell’Europa dell’Est sotto l’influenza sovietica.<br />
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Masi: c’è una frase di Gramsci molto importante, che riguarda proprio questo passaggio delicato della lingua. Gramsci dice che quando viene toccata la questione linguistica per un paese deve scattare assolutamente l’allarme. Credo che sia giunto il momento, riprendendo quello che Gramsci diceva ormai il secolo scorso. La questione della lingua credo che sia un fatto fondamentale per la coscienza e la vita di un popolo. Quando questa viene messa in discussione, ci sono fattori ben più importanti che vengono messi in gioco, quindi cerchiamo di capire, a partire dalla lingua, che cosa viene messo in discussione della nostra presenza nel mondo, della presenza italiana che ha dato tanto, in tanti secoli di costruzione di cultura fattiva, concreta, a questo nostro universo.<br />
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Pagano: Beh, è un attacco proprio allo Stato italiano, nel senso che da questo punto di vista tutta l’opera che fa la Dante stessa nel promuovere quella che è la quarta lingua più studiata nel mondo (questo non dobbiamo mai dimenticarlo) di fatto viene a cadere, perché quello che avviene a Milano è ciò che non è riuscita a fare la Lega di fatto è la secessione…<br />
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Masi: Inaccettabile non tanto se fosse limitato soltanto a un dato linguistico tecnico. Qui c’è un dato più fondamentale, strutturale. Noi oggi siamo sotto attacco dei mercati, ma non conosciamo chi sta dietro questi mercati. Abbiamo assunto termini come lo spread, che ormai sembra un luogo comune per tutti, e non sappiamo chi c’è dietro tutto questo. Beh, di fronte a un fatto così concreto, di cui sappiamo nome e cognome, non possiamo tacere, saremmo conniventi.[/justify]

E.R.A.
E.R.A.

Gli antropologi linguisti statunitensi Safir e Whorf lanciarono nella prima metà del secolo ventesimo, e ancora oggi Worf continua a fare ricerca sull’argomento, una teoria linguistica formidabile e tuttora accettata, che fu intitolata Safir - Whorf Hypothesis, e che manifesta un pensiero molto semplice e illuminante: la conoscenza e il pensiero vengono formati dalla lingua. Le filosofie, le teorie di ogni tipo, i vari testi, ma anche i vari modi in cui litighi, ami, preghi e parli dipendono dalla relazione formatrice pensiero – lingua. In breve, tu parli come pensi e come pensi dipende dalla tua lingua. Se cambi lingua, la traduzione interna diventa difficile e complicata, e irriducibilmente instabile, forse anche ansiogena. Pensare e comunicare attraverso l’inglese per un italiano e per un canaco è faccenda problematica. Un italiano che fa un corso di laurea magistrale al Politecnico di Milano ed è obbligato a farlo in lingua inglese, non solo disarticola la sua già liquida e torbida identità meneghina, ma è indotto dal suo stesso corpo accademico a truffare se stesso. Sa l’inglese prima ancora di aver imparato l’italiano, come Montaigne, che ebbe il latino come prima lingua e solo dopo fu allevato in francese, ma in quel caso perché fare il Politecnico a Milano: fallo a Londra! Tanto, io dico, a Milano gli italiani non pensano assolutamente in inglese. Forse a Milano l’università e la vita costano meno: infatti, qualcuno afferma che i canachi della Nuova Caledonia si vanno a iscrivere a Milano in massa. I posti di ingegneri in Italia saranno ancora più inaccessibili dopo l’assalto dei canachi milanesizzati in inglese, e si sa che i pirati intellettuali hanno due marce in più dei ragazzi italiani.

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Intervista di Giorgio Pagano a Mihai Butcovan, scrittore<br />
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Pagano: Ma secondo te, dal punto di vista ormai di scrittore di qualità in lingua italiana, una cosa di questo genere come te la vivi a caldo?<br />
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Butcovan: Come me la vivo? Ma secondo me stiamo rasentando l’assurdo, la cosa non mi sorprende vista la didattica, pedagogica e culturale, che sta imperando nel sistema scolastico italiano. La cosa preoccupa alquanto perché, lo dico come opinione personale, mi sembra l’ennesima cosa discriminatoria, classista; prima ancora che razzista è classista a tutti gli effetti perché limita l’accesso ancora una volta a chi, per percorsi che comunque hanno dei costi, ha avuto accesso a una padronanza della lingua inglese che dà delle competenze maggiori rispetto a chi, invece, pur avendo un’ottima preparazione in tutte le altre materie, non è riuscita a perfezionare l’inglese in vacanze estive all’estero e quant’altro.<br />
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Pagano: Senti, ma in questo caso non ti sembra che, mentre normalmente si assiste ad una perentoria discriminazione degli immigrati in Italia, qui siamo di fronte alla discriminazione degli stessi italiani sugli italiani, tra l’altro anche sui docenti perché ad esempio sono circa trecento i docenti che hanno protestato per questa cosa.<br />
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Butcovan: Questa non può che essere l’anticamera di un’ulteriore discriminazione degli immigrati stessi, perché se stiamo attuando questo tipo di politiche discriminatorie nei confronti degli italiani, non c’è che da aspettarsi un peggioramento del trattamento riservato agli immigrati. A me piacerebbe sentire anche tanti giovani immigrati che studiano, le cosiddette seconde generazioni che si sono laureate a Milano, qualcuno che al Politecnico ci ha studiato, mi piacerebbe sentire una loro opinione in merito, perché avrebbe ancora maggior forza. Insomma, ci sono ragazzi che si sono laureati al Politecnico, scrivono sui giornali, sono giovani ma presiedono l’Associneimprenditori e compagnia bella, eppure si ritrovano ancora una volta con una mazzata di questo genere veramente allucinante.[/justify]

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