Presidio formativo radicale al Politecnico di Milano: il punto a capo.

Posted on in L'ERA comunica 15 vedi

Presidio formativo radicale al Politecnico di Milano: il punto a capo.

Il presidio formativo radicale di 5 ore, svoltosi il 20 giugno di fronte al Politecnico di Milano per protestare contro i corsi unicamente in lingua inglese a partire dal 2014, ha risvegliato interesse, nella solitamente sopita opinione pubblica italiana, interesse amplificato da internet e dalle reti sociali.
Da quando è stato annunciata, il 14 giugno, la manifestazione ha raccolto adesioni e sostegno da ogni angolo d’Italia, e non solo. Al presidio hanno preso la parola, oltre al Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, Giorgio Pagano, anche Marco Cappato, consigliere comunale radicale a Milano, Emilio Matricciani, professore di Elettronica ed Informazione al Politecnico di Milano e Giuseppe Manzoni di Chiosca, professore e rappresentante dell’AESPI, Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante.
Ha aderito inoltre e si è fatta promotrice dell’iniziativa la Società Dante Alighieri italiana, nonché il Comitato Dante Alighieri di Toay (La Palma, Argentina), la Asociación Dante Alighieri di Siviglia (Spagna), la Società Dante Alighieri argentina, l’Istituto Dante di Marsiglia (Francia).
All’evento creato su facebook hanno partecipato 177 persone, in prevalenza italiani ma, anche, da Messico, Argentina, Spagna, Francia, Germania), lasciando in tutto 135 commenti.
Altre 18 persone hanno aderito mandando un messaggio di posta elettronica. Grazie ad una messa a conoscenza del fatto con una apposita lettera dell’On. Marco Beltrandi hanno altresì comunicato la loro adesione e i seguenti parlamentari:
Lucio Barani, Luisa Bossa, Remigio Ceroni, Carlo Ciccioli, Guido Melis, Roberto Menia, Enzo Raisi, Simonetta Rubinato, Michele Scandroglio, Ida d’Ippolito, Tommaso Zanoletti, Emerenzio Barbieri, Luciana Sbarbati, Giampiero Catone.




2 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

<strong>L'intervento di Marco Cappato, consigliere comunale radicale a Milano</strong><br />
<br />
[justify]Sono Marco Cappato, consigliere comunale radicale a Milano. Penso che le parole del professor Matricciani siano state illuminanti e chiarificatrici. <br />
La decisione del Politecnico di Milano non è quella di fare dei corsi in inglese, come superficialmente si è detto, perché questi ci sono già, e perché questa potrebbe anche essere una cosa utile, ma di eliminare l'italiano da tutta la specializzazione, cioè dagli ultimi due anni, se capisco bene, di tutti i corsi di laurea ordinari. Allora, evidentemente, il problema della lingua è un problema internazionale. Il fatto che ci siano delle lingue come l'inglese oggi, ma domani, anzi già oggi sempre di più, il cinese, sono fatti che stanno accadendo. Sarei prudente a definirli fatti naturali, perché l'inglese, e il cinese, e qualsiasi lingua nazionale dipendono anche da decisioni politiche e da investimenti statali , investimenti delle scuole, investimenti delle scuole all'estero, quindi chi pensasse di approcciare il problema nel senso di libero mercato delle lingue commetterebbe quantomeno un'ingenuità o una falsità. Le lingue non sono libera moneta che si afferma così, come forze naturali, ma sono anche il prodotto di scelte politiche e di investimenti statali. La decisione del Politecnico di Milano serve quantomeno a una cosa: a rendere ancora più visibile l'urgenza di una decisione politica. Di fronte all'affermarsi della necessità di lingue internazionali, come si difende il diritto universale di ciascun essere umano alla lingua, ad utilizzare la lingua con cui è nato e cresciuto e a poter comunicare con persone che parlano altre lingue? Ecco, la politica si può girare dall'altra parte, come è stato fatto finora, facendo finta che non ci sia di fatto una cancellazione di un grandissimo numero di lingue che vengono distrutte ogni anno, oppure provare a mettere in campo delle soluzioni. Le soluzioni possono essere quelle della lingua internazionale e del multilinguismo, l'esperanto da una parte e il multilinguismo dall'altra, oppure quelle del Politecnico di Milano che rende evidente un'altra strategia possibile: quella della resa incondizionata, unilaterale, della rinuncia alla propria lingua nazionale, partendo dalla rinuncia alla letteratura scientifica e all'insegnamento universitario, per poi gradualmente distruggere completamente la dignità di una lingua. Si dice che manifestazioni e presidi come questi, anche esponenti radicali lo hanno sostenuto, sono forme di nazionalismo. Beh, sicuramente peggio ancora del nazionalismo proprio c'è l’abbracciare un nazionalismo degli altri. La decisione di imporre tutte le specializzazioni universitarie al Politecnico in lingua inglese significa una scelta nazionalista inglese: rinunciare gratuitamente, abbandonare unilateralmente la dignità di una lingua, l'insegnamento, con tutte quelle cose che il professore spiegava benissimo. Allora, bisogna trovare delle alternative politiche, innanzitutto di difesa della lingua italiana e del suo insegnamento da una parte, dall'altra di promozione internazionale del diritto alla comunicazione, alla lingua, e alla lingua internazionale, la soluzione esperantista e le soluzioni tecnologiche, le traduzioni e interpretazioni automatiche, tutto quello che la tecnologia ci mette a disposizione per difendere gli idiomi nazionali, locali, la digitalizzazione delle lingue, la possibilità di interpretarle automaticamente: è necessario un investimento politico a difesa dell'italiano, dell'insegnamento dell'italiano, ma a difesa della lingua internazionale e del diritto di ciascuno di esprimersi nella propria lingua. Di sicuro non è una soluzione quella della resa linguistica unilaterale per avere dei pessimi insegnamenti in una pessima lingua inglese al Politecnico di Milano, senza che ciò possa portare alcun vantaggio al Politecnico, ai suoi docenti e ai suoi studenti. Ecco perché questa presenza oggi davanti al Politecnico di Milano. Ricordiamolo: sono oltre 110 i professori del Politecnico, alcuni dei quali insegnano già in lingua inglese, che hanno presentato il ricorso contro la decisione del rettore Azzone e del senato accademico di proibire l'insegnamento in lingua italiana nelle specializzazioni di laurea al Politecnico di Milano. Ci auguriamo che questa prima presenza dell'Associazione radicale Esperanto, di Giorgio Pagano, questo appuntamento che è stato creato, possa servire a diffondere un minimo di consapevolezza e di reazione giudiziaria, ma anche civile, democratica e non violenta, a quanto sta accadendo qui al Politecnico di Milano.[/justify]

E.R.A.
E.R.A.

<strong>Intervento di Giuseppe Manzoni Di Chiosca, rappresentate dell'AISPE<br />
</strong><br />
[justify]Buongiorno, mi chiamo Manzoni, sono qui in rappresentanza del prof. Ruggiero, che è il presidente dell'ASPEI, un'associazione professionale di docenti. Come docenti non possiamo che essere totalmente sconcertati da questa idea del rettore e del senato accademico che in un’istituzione italiana si voglia abolire la lingua italiana, la troviamo una defezione spaventosa. La nostra associazione si è sempre battuta per l'insegnamento della lingua italiana e per una correttezza e approfondimento dell'insegnamento della lingua italiana, e credo che se il rettore e il senato accademico volevano porre un problema interno di cultura si sarebbero dovuti preoccupare degli errori ortografici, morfologici, sintattici, che molti studenti, anche laureandi del Politecnico ancora fanno in lingua italiana, e che spesso sono errori logici, perché la grammatica non è solo un fatto di eleganza letteraria o formale, è una questione di logica, quindi la prima cosa per qualificare meglio quella che è stata e tuttora resta una delle principali e più qualificate istituzioni culturali italiane, e cioè il Politecnico, sarebbe stata approfondire la conoscenza della lingua di appartenenza, perché proprio di appartenenza si deve parlare. Aggiungiamo che se poi si voleva fare un discorso di cultura elevata, di eccellenza, si sarebbero potute trovare altre idee, ad esempio tornare in alcuni corsi sperimentalmente a quella che è la lingua internazionale della scienza e della cultura, che resta tuttora il latino. Io vi posso dire che come associazione noi abbiamo avuto il piacere di avere in alcuni nostri incontri, corsi convegni, dedicati, conformi alla nostra vocazione, ovviamente di associazione professionale all'insegnamento del latino, un docente proprio qui del Politecnico che ha esordito parlando correttamente latino, sicuramente non fa lezione qui in latino, ma neanche in inglese, e sono certissimo che è fra i firmatari dell'appello. Questa avrebbe potuto essere un'idea originale e qualificante, accanto ad altre, invece si è scelta appunto questa strada che un po' sulla linea di politica della rinuncia, dell'abbandono, io solgo dire questa battuta: l'Italia ha il problema della fuga dei cervelli all'estero, e sta cercando di risolverlo in un modo totalmente risolutivo in maniera definitiva, eliminando i cervelli. Quindi, per impedire che fuggano all'estero impediamo che ci siano persone qualificate e intelligenti, perché così non fuggiranno più all'estero, ecco. Questo è un po' il nostro punto di vista, ecco. Ma credo che vi sto annoiando, perché le cose che dovevano esser dette son già state dette da chi mi ha preceduto. Trovo molto importante questa manifestazione, molti insegnanti di scuola superiore, questo devo dirlo, non sono qui oggi perché impegnati nel primo giorno degli esami di maturità, e quindi, paradossalmente, proprio con l'esame, lo scritto di italiano, e io in qualche misura in questa piazza assolata vedo virtualmente migliaia di docenti e centinaia di migliaia di studenti che proprio in queste ore stanno scrivendo il loro tema di italiano e che sicuramente sono virtualmente qui con noi. Devo dire anche che ci son stati recentemente diversi appelli anche da personalità di spicco, lo stesso presidente della Repubblica, a una solidarietà nazionale. Ecco, io qui, in questa manifestazione, dove senza conoscerci prima, persone ideologicamente e politicamente magari anche lontane, però solidali in difesa della loro identità e della loro lingua, vedo proprio una bella manifestazione di solidarietà. Mi complimento quindi per chi l'ha organizzata, così come con i colleghi docenti del Politecnico che hanno promosso e sottoscritto l'appello. Mi auguro che vadano a fondo con le loro azioni legali e che queste diano loro il successo che meritano. Aggiungo in chiusura che porto anche i saluti dell'onorevole Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione istruzione della Camera, che proprio su questo tema ha presentato un'interpellanza il 23 maggio scorso. So che non è l'unica interpellanza presentata, non voglio quindi attribuire meriti unilaterali, sicuramente ce ne sono anche altri, la volevo solo ricordare e portare anche la sua adesione e il suo saluto. Grazie per avermi concesso la parola.[/justify]

You need or account to post comment.