Presidenziali francesi: l’identità irrompe nel dibattito politico

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Ospite in diretta sul canale televisivo pubblico France 2 il candidato neo-gollista Nicolas Sarkozy, in testa sin dall'inizio della campagna elettorale per la Presidenza della Repubblica, ma in calo sempre più preoccupante, mette a soquadro la campagna elettorale con una proposta choc: l'istituzione, se eletto, di un Ministero dell'Immigrazione e dell'Identità nazionale.

Subito dopo la sua proposta provocatoria per un paese, che durante il regime collaborazionista e parafascista di Vichy aveva istituito, proprio come i suoi alleati nazisti, un Ministero per gli Affari Ebraici tutti i suoi avversari al posto di primo cittadino di francia hanno reagito indignati.

Se Segolène Royal, la candidata socialista che potrebbe essere la prima donna ad andare all'Eliseo, ha tagliato corto definendo chiaro e tondo come ignobile la proposta di 'Sarko', il centrista Bayrou, le cui azioni secondo i sondaggi sono in costante crescita tanto che potrebbe seriamente sotrarre proprio a 'Ségo' il ruolo di antagonista nel secondo turno, ha detto che sostanzialmente il delfino amico-nemico di Chirac ha varcato un Rubicone politico, invitando invece l'ebrea Simone Veil (sopravvisuta da bambina ai campi nazisti), già ministro centrista sotto Giscard D'Estaing, e recentemente passata sotto le bandiere della destra, a dire se condivideva la proposta del suo nuovo alleato politico.

Anche la verde Voynet ha liquidato la proposta come esecrabile e filolepenista controproponendo un Ministero della cooperazione internazionale e della migrazione. Infine, la comunista Buffet ha evocato prorio il regime di Vichy e accusato il Ministro dell'Interno di essere razzista e xenofobo (accusa curiosa essendo lui stesso di origini straniere).

Solo Le Pen ha accolto con beffarda soddisfazione l'iniziativa, non mancando di far notare come si è trattato in fondo di un'operazione di adescamento sul proprio terreno, visto che il leader dell'estrema destra francese un Ministero dell'immigrazione lo chiede da oltre 15 anni.

Sdegnate anche le reazioni di buona parte dell'opinione pubblica a cominciare dalle associazioni che si occupano di immigrati e lotta contro il razzismo, come Sos Racisme, la Lega dei Diritti Umani, il Movimento contro il razzismo e per l'amicizia dei popoli e la Rete educazione senza frontiere, che accusano Sarkozy di volere rendere gli immigrati i capri espiatori di questa campagna elettorale, sdoganando l'idea che gli immigrati minacciano l'identità nazionale.

Secondo molti analisti questa iniziativa sarebbe motivata dall'empasse politica in cui si trova il candidato della destra che non solo non riesce a decollare, ma anzi comincia a perder consensi a vantaggio di Bayrou e cercherebbe disperatamante di recuperarli rubandoli a Le Pen.

Eppure Sarkozy non è nuovo a questa strategia di agitare prima il bastone per colpire poi gli avversari in contropiede mostrando loro la carota.

Durante la crisi delle banlieues si recò in alcuni quartieri difficili messi a ferro e a fuoco da alcuni giovani sbandati, tra cui molti immigrati dal maghreb e dall'africa francofona, per portare la sua solidarietà ai cittadini le cui modeste macchine erano state bruciate con la celebre frase: sono qui per difendervi da questa canaglia (i giovani immigrati).

Ma poi, promise a chi rientrava nelle righe e decideva di 'sposare' la Repubblica e i suoi valori una sorta di amnistia e fondi per scuola e lavoro, ricordando appunto proprio le sue origini straniere.

Anche questa volta la tattica che più gli si addice sembra quella del contropiede e le sue difficoltà paradossalmente sembrano derivare prorio dall'essere la lepre, lui che prediligie il ruolo di segugio.

Ecco quindi che pochi giorni dopo la sua sparata su France 2, che tra l'altro ha rivelato la debolezza dei suoi avversari, costretti a farsi dettare l'agenda da lui, Sarkozy in un discorso solenne sulle spiagge della Normandia da cui sbarcò quel De Gaulle, fondatore del suo movimento politico, quel De Gaulle che da solo si erse contro quei collaborazionisti di Vichy, evocati da qualcuno, ha completamente rovesciato il senso delle sue stesse parole.

Se in TV aveva suggerito una stretta sui ricongiungimenti famigliari e in generale sulle politiche di accoglienza degli immigrati (devono conoscere la lingua francese, avere una casa, vera, e un lavoro, vero), ecco che la Normandia lo ispira a quel senso della Storia che Bayrou gli aveva rimproverato di non avere: l'identità francese non può essere ridotta a un'etnia ma al contario coincide con l'Umanesimo, la Repubblica, l'Illuminismo, i Diritti Universali dell'Uomo, la parità tra uomo e donna e .la morale laica che incorpora 2000 anni di storia cristiana.

“Chi non vuole riconoscere che la donna ha gli stessi diritti dell'uomo, che vuole rinchiudere sua moglie, obbligarla a portare il velo o a farsi praticare mutilazioni genitali, costui non ha nulla da fare in Francia”.

E a chi lo accusava di flirtare con l'estrema destra mettendo assieme i concetti di Identità e Immigrazione, prorio come Le Pen che sostiene da anni che gli immigrati minacciano l'identità nazionale, ha rovesciato, non senza una certa abilità, l'argomento sostenendo che Immigrazione e Identità sono legati perché gli immigrati rappresentano la Francia di domani e quindi la sua identità futura.

I prossimi giorni diranno se il contropiede del candidato UMP lo avrà portato a segnare una rete magari decisiva per garantirsi il passaggio al secondo turno ed ipotecare la vittoria.

Per ora i sondaggi dicono che la partita è ancora apertissima: Sarkozy sarebbe oggi al 27%, la Royal a 25,5 e Bayrou, fin qui la vera sorpresa della campagna, a 23%.

E la situazione potrebbe complicarsi se, come sostiene qualche analista, Le Pen, oggi accreditato 'solo' del 12% dovesse rientrare in gioco dimostrando ancora una volta di essere sottostimato dai sondaggi. Tanto più che la sua corsa non è ancora veramente cominciata visto che ancora alcuni giorni fa gli mancavano una cinquantina di firme (di eletti) per potersi candidare ufficialmente. E del resto, 5 anni fa la svolta a destra di Chirac, proprio sul tema dell'immigrazione e, allora, della sicurezza aveva messo fuori causa il socialista Jospin e rimesso in gioco il padre padrone del Front National.

Intanto una cosa è certa: la campagna elettorale è entrata nel vivo e dopo alcune settimane noiose di dibattiti economici la sortita di Sarkozy rimette campo la Francia profonda, le sue 'trippes', quella legata alla sua identità politica, linguistica e culturale.

Ne vedremo e ne sentiremo sicuramente delle belle!
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