Presidente Ciampi non firmi!

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Inglese obbligatorio: scelta antieuropea e illiberale. I radicali chiedono a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di fermare il decreto governativo.
Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato il Partito radicale e l’associazione radicale “Esperanto” hanno chiesto a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di non apporre la Sua firma al “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004. In tale Decreto, infatti, a dispetto di tutti i Trattati comunitari che affermano la parità delle lingue dell’Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega n. 58 che, all’art. 2, parlava di «alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea», viene abolita tale libertà di scelta della lingua, seppure limitata all’ambito comunitario, e imposta a tutti, nell’art. 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di “Jus primae… linguae“. Roma, 9.02.2004
SCUOLA. RADICALI CHIEDONO A CIAMPI DI NON FIRMARE DECRETO(DIRE)- ROMA-
CON UNA LETTERA INDIRIZZATA AL CAPO DELLO STATO IL PARTITO RADICALE E L'ASSOCIAZIONE RADICALE “ESPERANTO” HANNO CHIESTO A CIAMPI D'ESSERE IMMEDIATAMENTE RICEVUTI E DI NON APPORRE LA SUA FIRMA AL “DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE LA DEFINIZIONE DELLE NORME GENERALI RELATIVE ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA E AL PRIMO CICLO DELL'ISTRUZIONE, AI SENSI DELLA LEGGE 28 MARZO 2003, N. 53” APPROVATO NELLA SEDUTA DI CONSIGLIO DEI MINISTRI IN DATA 23.1.2004. IN TALE DECRETO, INFATTI, A DISPETTO DI TUTTI I TRATTATI COMUNITARI CHE AFFERMANO LA PARITA' DELLE LINGUE DELL'UNIONE E UN COLPO DI MANO SULLA LEGGE DELEGA N. 58 CHE, ALL'ARTICOLO 2, PARLAVA DI “ALFABETIZZAZIONE IN ALMENO UNA LINGUA DELL'UNIONE EUROPEA”, VIENE ABOLITA TALE LIBERTA' DI SCELTA DELLA LINGUA, SEPPURE LIMITATA ALL'AMBITO COMUNITARIO, E IMPOSTA A TUTTI, NELL'ARTICOLO 5, LA SOLA LINGUA INGLESE SANCENDO IL MONOPOLIO DI UNA SUPERLINGUA SULLE ALTRE E AFFERMANDO UNA SORTA DI “JUS PRIMAE…LINGUAE”.(COM/DIM/ DIRE)14:29 10-02-04
SCUOLA: RADICALI, INGLESE OBBLIGATORIO SCELTA COLONIALE APPELLO A CIAMPI AFFINCHE' NON FIRMI DECRETO (ANSA) – ROMA, 10 FEB –
Quella di inserire l'inglese come lingua obbligatoria nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo dell'istruzione e' una ''scelta coloniale'', compiuta dal governo con un ''colpo di mano'' sulla legge delega. Lo sostengono in una nota il partito radicale e l'associazione radicale 'Esperanto' che hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Ciampi chiedendogli di essere ricevuti e di non firmare il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 gennaio scorso. Nel decreto, affermano i radicali, ''a dispetto di tutti i trattati comunitari che affermano la parita' delle lingue dell'Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega numero 58 che all'articolo 2 parlava di 'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Ue', viene abolita tale liberta' di scelta della lingua, seppure limitata all'ambito comunitario, e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di 'Jus primae linguae'.''(ANSA). 0-FEB-04 13:57
SCUOLA:INGLESE OBBLIGATORIO, PER RADICALI UNA SCELTA COLONIALE (AGI) – Roma, 10 feb. –
Contro l'inglese obbligatorio a scuola dalle elementari isorgono gli esperantisti radicali, che parlano di “una scelta coloniale”. Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato, il Partito radicale e l'associazione radicale Esperanto hanno chiesto a Ciampi di non apporre la sua firma al decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione approvato dal Consiglio dei ministri. Nel decreto, infatti, secondo i radicali, “a dispetto di tutti i trattati comunitari, che affermano la parita' delle lingue dell'Unione, viene abolita la liberta' di scelta della lingua e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese, sancendo il monopolio di una 'superlingua' sulle altre e affermando una sorta di 'ius primae linguae'”… (AGI) 101052 FEB 04

Lettera del Presidente della Crusca a Giorgio Pagano
Roma, 10 febbraio 2004
Al Dott. Giorgio PaganoSegretario dell'Associazione radicale “esperanto”

Egregio dottor Pagano,
a seguito della Sua segnalazione di oggi, ho inviato alla Segreteria Generale del Quirinale (Vice-Segretario Generale, Prof. Melina Deearo) il seguente testo, a nome dell'Accademia della Crusca:«Mi viene segnalato che c'è opposizione del Partito Radicale (che ha chiesto udienza al Presidente) alla firma del Decreto Legislativo sulla Scuola dell'infanzia e del primo cielo elementare. Decreto che, al posto dell'indicazione di “alfabetizzazione in UNA lingua straniera” (come da legge di delega) introduce l'alfabetizzazione obbligatoria “nella lingua inglese”. Il caso meriterebbe effettivamente una riflessione: una cosa è una tendenza di fatto, altra cosa è imporre per decreto quella data lingua. Gli altri Stati europei sanciscono questa scelta? O siamo solo noi a mostrare tanto zelo?L'Accademia della Crusca è in fermento.»
Spero di attingere notizie sui regolamenti degli altri Paesi dell'UE e di poterLe dare informazioni in proposito.Cordiali saluti Francesco Sabatini

Fax urgente per Il Presidente della RepubblicaCarlo Azeglio CiampiCon conoscenza al Direttore dell’Ufficio legislativo del QuirinaleConsigliere Salvatore Sechi

OGGETTO: Memoria inerente il “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e alla firma del Presidente Ciampi.
Illustre Presidente,

avendo saputo dell’impossibilità, a breve, di essere ricevuti riteniamo importante portare a Sua conoscenza le principali motivazioni della nostra ferma contrarietà all’apposizione della Sua firma al decreto in oggetto.Come rammenterà quello che contestiamo nel “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta del Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e ora alla Sua firma è, anzitutto, lo stravolgimento della Legge di Delega al Governo. Infatti nel testo della Legge 53, “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”, all’Art. 2 (Sistema educativo di istruzione e di formazione) era scritto: «la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai principi fondamentali della convivenza civile».Pur limitando la libertà di scelta della lingua straniera, ma in ades ione al cammino sopranazionale nell’Unione, tale libertà era nel novero delle lingue comunitarie.Nel testo del DL mandato alla Sua firma, tale impianto viene snaturato. Non esiste più la libertà di scelta della lingua comunitaria ma esiste l’obbligatorietà dell’inglese. L’Art. 5 di quel Decreto recita: «La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base, ivi comprese quelle relative all’alfabetizzazione informatica, fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di fare apprendere i mezzi espressivi, la lingua italiana e l'alfabetizzazione nella lingua inglese, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai princìpi fondamentali della convivenza civile.»Come abbiamo già scritto, riteniamo ciò una scelta coloniale e gravemente lesiva dei princìpi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parità delle lingue dell’Unione e mai sancito il monopolio di una superlingua sulle altre o di una sorta di “Jus primae… linguae”. Si pensi a quanto affermato nella Dichiarazione di Laeken “L'Europa è in procinto di diventare, senza spargimento di sangue, una grande famiglia; si tratta di un vero cambiamento … continente dei valori umanistici… della libertà, della solidarietà e soprattutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui.” Si pensi al recentissimo Piano d'azione 2004 – 2006, comunicato dalla Commissione europea al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato Economico e sociale, al Comitato delle Regioni e dall’eloquente titolo “Promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica”, nel quale, proprio a proposito dell’insegnamento elementare delle lingue ai bambini, si afferma:«I piccoli allievi prendono coscienza dei propri valori e delle proprie influenze culturali ed imparano ad apprezzare le altre culture, aprendosi ed interessandosi maggiormente agli altri. Se tutti gli allievi imparano la stessa lingua, però, questo effetto positivo è limitato. Ai piccoli allievi va pertanto offerta tutta una gamma di lingue diverse. I genitori ed il corpo insegnante devono essere meglio informati dei vantaggi di questo approccio precoce e dei criteri che dovrebbero ispirare la scelta della prima lingua straniera del bambino.»Che dire poi degli allarmi lanciati dall’UNESCO, il quale nella sua risoluzione sul plurilinguismo nell’educazione adottata dalla 30a Conferenza Generale, ha messo in guardia contro il «pericolo che oggi minaccia la diversità linguistica a causa della mondializzazione della comunicazione e delle tendenze ad usare una lingua unica, con i rischi di emarginazione delle altre grandi lingue del mondo e addirittura di estinzione delle altre lingue di minore diffusione, a cominciare dalle lingue regionali».Tutti dati, quelli europei e quelli internazionali, che vanno esattamente in senso opposto al decreto in questione.Non solo. Non c’è stato nemmeno un approfondito e scientificamente adeguato studio degli effetti politici, sociali, culturali di tale obbligatorietà, che risponda a domande quali, ad esempio:
– com’è possibile considerare costituzionale un Decreto che promuove nei confronti dei cittadini dello Stato italiano discriminazione e disuguaglianza favorendo i cittadini di un altro Stato seppur membro dell’Unione?
– che effetti possono esserci dal momento che tale obbligo scatta in un Paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l’italiano è la lingua della Repubblica? Non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?
– in un’epoca caratterizzata dalla libertà del mercato, con Autorità garanti delle regole e attenti alla costituzione di monopoli, come può uno Stato favorire l’instaurarsi di un monopolio della comunicazione linguistica?- i nostri politici e persino il nostro Capo dello Stato come verrebbero visti, in un rapporto con gli omologhi degli Stati anglofoni, dal momento che hanno riconosciuto per legge, l’inferiorità della loro lingua e cultura? Come verrebbero visti nei Paesi degli altri Grandi dell’Unione? La stessa “comunitarietà” non ne soffrirebbe? Quei vincoli di solidarietà reciproca non ne uscirebbero compromessi? Quanto?
– Economicamente, in cosa e in quanto consiste il trasferimento netto di risorse materiali e simboliche verso i Paesi anglofoni, europei anzitutto? Esistono almeno quattro tipologie di trasferimento dalla comunità internazionale verso i locutori madrelingua inglese:

1. si offre ai paesi anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l'inglese, di competenza linguistica nella redazione e la revisione di testi, eccetera: Ad esempio è certo che successivamente si arriverà al punto (e già in qualche caso ci siamo) che si considererà necessario che sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Poi ci si renderà conto che anche questo sarà insufficiente (l’inglese – come sanno gli inglesi – è una lingua difficile e che ha grossi problemi per via anche del fatto che si legge come non si scrive – motivo per cui la maggior parte di bimbi dislessici si trovano nei paesi anglosassoni – alleghiamo a tale proposito, e non solo, un utile articolo dell’Economist). Si riterrà pertanto necessario che si insegni in inglese anche alcune materie scolastiche e, pertanto, anche altre materie come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Chissà dove andranno ad insegnare quei nostri docenti nel momento in cui anche altri Paesi europei faranno analoga scelta.2. i madrelingua inglese non hanno un reale bisogno di imparare le altre lingue. Questo si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme. Ad esempio, si stima che l’estensione dell’apprendimento dell’inglese a livello mondiale si traduca in un risparmio per il sistema della pubblica istruzione americano di circa 16 miliardi di dollari all'anno (Prof. F. Grin in Le Temps del 13.01.2004). Risorse, queste, che possono essere investite in ricerca e sviluppo favorendo il divario fra USA e Unione europea. 3. tutte le risorse finanziarie e temporali che non vengono dedicate all'apprendimento delle lingue straniere, possono essere investite nello sviluppo e nell'insegnamento di altre discipline;4. anche se i non-anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l'inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad avere un grado tale di padronanza che possa loro garantire l'uguaglianza di fronte ai madrelingua: uguaglianza nella comprensione, uguaglianza nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico, uguaglianza nelle negoziazioni e nel conflitto.Fintanto che le responsabilità di quanto sopra esposto ricadono sulle singole persone è un discorso ma se lo Stato obbliga ad apprendere quella e solo quella lingua straniera, ebbene, non può non farsene carico: studiando, approfondendo e, infine, aprendo il dibattito tra i cittadini e in Europa con una apposita “Conferenza europea sulle lingue”.Aggiungiamo infine che, fino a pochi giorni dal varo del Decreto in questione, nella bozza disponibile su internet esisteva la dicitura “di una lingua comunitaria”, poi completamente scomparsa nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Valutiamo, peraltro, che avendo anticipato la lingua straniera dalla terza alla prima elementare, il programma politico del Presidente del Consiglio possa ritenersi soddisfatto senza alcuna imposizione illiberale.
Inglese obbligatorio: c'è il rischio d'alimentare odio verso gli Stati Uniti. Ciampi dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare il Decreto governativo.Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario associazione radicale “Esperanto”.
Vietare la possibilità d'apprendere una lingua straniera e obbligare i bimbi ad apprendere l'inglese ha solo un analogo precedente in Europa: quello dell'Europa dell'Est nei confronti del Russo. Allora l'Est Europa si chinava al colosso sovietico. Oggi, dopo 15 anni dal crollo del Muro di Berlino, viene riproposta con segno opposto la stessa illiberale prospettiva. Identico il piegarsi, ma ad Ovest.Per questo Governo l'immagine degli Stati Uniti da accreditare in Italia non è quella della grande democrazia della quale bisogna ricreare il sistema politico e federalista, in Italia come in Europa, bensì quello di una superpotenza sempre più pervasiva dei territori e delle menti delle persone.Il rischio è quello d'alimentare ancora odio verso gli Stati Uniti. Non mi sembra che di questo gli USA abbiano necessità. Ciampi, oltre che alla legittimità di un simile provvedimento da Paese d'area socialista sovietica, dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare quel Decreto governativo.
SCUOLA: RADICALI,NO ALL'INGLESE OBBLIGATORIO ALLE ELEMENTARI(ANSA) – ROMA, 16 FEB –
Il partito radicale, assieme all'associazione radicale 'Esperanto', chiede in una lettera al presidente Ciampi di fermare il decreto legislativo, sottoposto alla sua firma, in cui si sancisce l'obbligo di insegnare soltanto la lingua inglese nelle scuole elementari italiane.Secondo gli autori della missiva, nel testo del Dl viene snaturato l'impianto della legge 53 del marzo 2003, in cui si prevedeva l'insegnamento opzionale di ''almeno una lingua a scelta fra quelle dell'Unione Europea'', mentre si instaura l'obbligatorieta' ''dell'alfabetizzazione nella lingua inglese''. I promotori dell'iniziativa giudicano tale scelta ''coloniale'' e ''gravemente lesiva dei principi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parita' delle lingue dell'Ue e mai sancito il monopolio di una superlingue sulle altre''.Gli autori, quindi, si interrogano sulle possibili conseguenze dell'applicazione di questa norma chiedendosi: ''Che effetti possono esserci – si legge nella lettera – dal momento che tale obbligo scatta in un paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l'italiano e' la lingua della Repubblica? non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?''.16-FEB-04 19:39
PER IL NO DI CIAMPI ALL’INGLESE OBBLIGATORIO: I RADICALI CHIEDONO SOSTEGNO AGLI INSEGNANTICon una lettera alle organizzazioni degli insegnati, Giorgio Pagano, Segretario dell’associazione radicale “Esperanto” ha rammentato come l’inglese sia, specie per gli italiani, lingua difficile. «Certo i generi sono semplici ma i verbi tendono ad essere irregolari, la grammatica stravagante e la concordanza tra pronuncia e ortografia un incubo. L’inglese è parlato in così tanti luoghi che parecchie versioni si sono sviluppate, talune così particolari che persino dei “madre lingua” di queste possono avere difficoltà a comprendersi tra loro. Ma anche se esistesse un’unica versione, le difficoltà non mancherebbero visto che persino l’inglese di ogni giorno è fatta di sottigliezze, sfumature e complessità.Rendendosi conto che anche obbligare e anticipare lo studio dell’inglese alla prima elementare non sarà sufficiente ad apprenderlo si arriverà al punto – già in qualche caso ci siamo – che si considererà necessario sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Anche questo non basterà, si riterrà pertanto necessario che si insegni in inglese anche alcune materie scolastiche cosicché anche altre materie, come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Ci chiediamo e vi chiediamo dove andranno ad insegnare quei nostri docenti? Che fine farà la nostra e le altre lingue europee?»Auspichiamo – conclude Pagano – «Vi rendiate conto della gravità delle conseguenze di questa dittatura linguistica e per il nostro Paese e per il vostro lavoro. Vi chiediamo di reagire immediatamente come organizzazioni e come insegnanti scrivendo il vostro dissenso a che il Presidente della Repubblica firmi un simile sciagurato provvedimento. Vi chiediamo altresì di darcene notizia per posta elettronica all’indirizzo liberalingua@radikalapartio.org ».

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E.R.A.
E.R.A.

<P><FONT face=Arial><B>Inglese obbligatorio: scelta antieuropea e illiberale. I radicali chiedono a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di fermare il decreto governativo.</B><BR>Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato il Partito radicale e l’associazione radicale "Esperanto" hanno chiesto a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di non apporre la Sua firma al "Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53" approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004. In tale Decreto, infatti, a dispetto di tutti i Trattati comunitari che affermano la parità delle lingue dell’Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega n. 58 che, all’art. 2, parlava di «alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea», viene abolita tale libertà di scelta della lingua, seppure limitata all’ambito comunitario, e imposta a tutti, nell’art. 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di "<I>Jus primae… linguae</I>". Roma, 9.02.2004 <BR><B>SCUOLA. RADICALI CHIEDONO A CIAMPI DI NON FIRMARE DECRETO</B>(DIRE)- ROMA- <BR>CON UNA LETTERA INDIRIZZATA AL CAPO DELLO STATO IL PARTITO RADICALE E L'ASSOCIAZIONE RADICALE "ESPERANTO" HANNO CHIESTO A CIAMPI D'ESSERE IMMEDIATAMENTE RICEVUTI E DI NON APPORRE LA SUA FIRMA AL "DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE LA DEFINIZIONE DELLE NORME GENERALI RELATIVE ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA E AL PRIMO CICLO DELL'ISTRUZIONE, AI SENSI DELLA LEGGE 28 MARZO 2003, N. 53" APPROVATO NELLA SEDUTA DI CONSIGLIO DEI MINISTRI IN DATA 23.1.2004. IN TALE DECRETO, INFATTI, A DISPETTO DI TUTTI I TRATTATI COMUNITARI CHE AFFERMANO LA PARITA' DELLE LINGUE DELL'UNIONE E UN COLPO DI MANO SULLA LEGGE DELEGA N. 58 CHE, ALL'ARTICOLO 2, PARLAVA DI "ALFABETIZZAZIONE IN ALMENO UNA LINGUA DELL'UNIONE EUROPEA", VIENE ABOLITA TALE LIBERTA' DI SCELTA DELLA LINGUA, SEPPURE LIMITATA ALL'AMBITO COMUNITARIO, E IMPOSTA A TUTTI, NELL'ARTICOLO 5, LA SOLA LINGUA INGLESE SANCENDO IL MONOPOLIO DI UNA SUPERLINGUA SULLE ALTRE E AFFERMANDO UNA SORTA DI "JUS PRIMAE...LINGUAE".(COM/DIM/ DIRE)14:29 10-02-04<BR><B>SCUOLA: RADICALI, INGLESE OBBLIGATORIO SCELTA COLONIALE APPELLO A CIAMPI AFFINCHE' NON FIRMI DECRETO</B> (ANSA) - ROMA, 10 FEB - <BR>Quella di inserire l'inglese come lingua obbligatoria nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo dell'istruzione e' una ''scelta coloniale'', compiuta dal governo con un ''colpo di mano'' sulla legge delega. Lo sostengono in una nota il partito radicale e l'associazione radicale 'Esperanto' che hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Ciampi chiedendogli di essere ricevuti e di non firmare il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 gennaio scorso. Nel decreto, affermano i radicali, ''a dispetto di tutti i trattati comunitari che affermano la parita' delle lingue dell'Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega numero 58 che all'articolo 2 parlava di 'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Ue', viene abolita tale liberta' di scelta della lingua, seppure limitata all'ambito comunitario, e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di 'Jus primae linguae'.''(ANSA). 0-FEB-04 13:57<BR><B>SCUOLA:INGLESE OBBLIGATORIO, PER RADICALI UNA SCELTA COLONIALE </B>(AGI) - Roma, 10 feb. - <BR>Contro l'inglese obbligatorio a scuola dalle elementari isorgono gli esperantisti radicali, che parlano di "una scelta coloniale". Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato, il Partito radicale e l'associazione radicale Esperanto hanno chiesto a Ciampi di non apporre la sua firma al decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione approvato dal Consiglio dei ministri. Nel decreto, infatti, secondo i radicali, "a dispetto di tutti i trattati comunitari, che affermano la parita' delle lingue dell'Unione, viene abolita la liberta' di scelta della lingua e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese, sancendo il monopolio di una 'superlingua' sulle altre e affermando una sorta di 'ius primae linguae'"... (AGI) 101052 FEB 04<BR><B><I><BR>Lettera del Presidente della Crusca a Giorgio Pagano<BR></I></B><I>Roma, 10 febbraio 2004</I><BR>Al Dott. Giorgio PaganoSegretario dell'Associazione radicale "esperanto"<BR><BR>Egregio dottor Pagano, <BR>a seguito della Sua segnalazione di oggi, ho inviato alla Segreteria Generale del Quirinale (Vice-Segretario Generale, Prof. Melina Deearo) il seguente testo, a nome dell'Accademia della Crusca:«Mi viene segnalato che c'è opposizione del Partito Radicale (che ha chiesto udienza al Presidente) alla firma del Decreto Legislativo sulla Scuola dell'infanzia e del primo cielo elementare. Decreto che, al posto dell'indicazione di "alfabetizzazione in UNA lingua straniera" (come da legge di delega) introduce l'alfabetizzazione obbligatoria "nella lingua inglese". Il caso meriterebbe effettivamente una riflessione: una cosa è una tendenza di fatto, altra cosa è imporre per decreto quella data lingua. Gli altri Stati europei sanciscono questa scelta? O siamo solo noi a mostrare tanto zelo?L'Accademia della Crusca è in fermento.»<BR>Spero di attingere notizie sui regolamenti degli altri Paesi dell'UE e di poterLe dare informazioni in proposito.Cordiali saluti <I>Francesco Sabatini</I><BR></FONT></P><P><FONT face=Arial><B><I>Fax urgente per Il Presidente della RepubblicaCarlo Azeglio Ciampi</I></B><I>Con conoscenza al Direttore dell’Ufficio legislativo del QuirinaleConsigliere Salvatore Sechi</I></FONT></P><P><FONT face=Arial>OGGETTO: <B>Memoria inerente il “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e alla firma del Presidente Ciampi.</B><BR>Illustre Presidente, </P><P></P><P>avendo saputo dell’impossibilità, a breve, di essere ricevuti riteniamo importante portare a Sua conoscenza le principali motivazioni della nostra ferma contrarietà all’apposizione della Sua firma al decreto in oggetto.Come rammenterà quello che contestiamo nel “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta del Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e ora alla Sua firma è, anzitutto, lo stravolgimento della Legge di Delega al Governo. Infatti nel testo della Legge 53, “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”, all’Art. 2 (Sistema educativo di istruzione e di formazione) era scritto: «la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l'alfabetizzazione in almeno una<B> lingua dell'Unione europea </B>oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai principi fondamentali della convivenza civile».Pur limitando la libertà di scelta della lingua straniera, ma in
adesione al cammino sopranazionale nell’Unione, tale libertà era nel novero delle lingue comunitarie.Nel testo del DL mandato alla Sua firma, tale impianto viene snaturato. Non esiste più la <B>libertà</B> di scelta della lingua comunitaria ma esiste l’<B>obbligatorietà</B> dell’inglese. L’Art. 5 di quel Decreto recita: «La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base, ivi comprese quelle relative all’alfabetizzazione informatica, fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di fare apprendere i mezzi espressivi, la lingua italiana e<B> l'alfabetizzazione nella lingua inglese</B>, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai princìpi fondamentali della convivenza civile.»Come abbiamo già scritto, riteniamo ciò una scelta coloniale e gravemente lesiva dei princìpi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parità delle lingue dell’Unione e mai sancito il monopolio di una superlingua sulle altre o di una sorta di “<I>Jus primae… linguae</I>”. Si pensi a quanto affermato nella <I>Dichiarazione di Laeken</I> “L'Europa è in procinto di diventare, senza spargimento di sangue, una grande famiglia; si tratta di un vero cambiamento ... continente dei valori umanistici... della libertà, della solidarietà e <B>soprattutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui</B>.” Si pensi al recentissimo Piano d'azione 2004 – 2006, comunicato dalla Commissione europea al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato Economico e sociale, al Comitato delle Regioni e dall’eloquente titolo “Promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica”, nel quale, proprio a proposito dell’insegnamento elementare delle lingue ai bambini, si afferma:«<B><I>I piccoli allievi prendono coscienza dei propri valori e delle proprie influenze culturali ed imparano ad apprezzare le altre culture, aprendosi ed interessandosi maggiormente agli altri. Se tutti gli allievi imparano la stessa lingua, però, questo effetto positivo è limitato. Ai piccoli allievi va pertanto offerta tutta una gamma di lingue diverse. I genitori ed il corpo insegnante devono essere meglio informati dei vantaggi di questo approccio precoce e dei criteri che dovrebbero ispirare la scelta della prima lingua straniera del bambino</I></B><I>.</I>»Che dire poi degli allarmi lanciati dall’UNESCO, il quale nella sua risoluzione sul plurilinguismo nell’educazione adottata dalla 30a Conferenza Generale, ha messo in guardia contro il «pericolo che oggi minaccia la diversità linguistica a causa della mondializzazione della comunicazione e delle tendenze ad usare una lingua unica, con i rischi di emarginazione delle altre grandi lingue del mondo e addirittura di estinzione delle altre lingue di minore diffusione, a cominciare dalle lingue regionali».Tutti dati, quelli europei e quelli internazionali, che vanno esattamente in senso opposto al decreto in questione.Non solo. Non c’è stato nemmeno un approfondito e scientificamente adeguato studio degli effetti politici, sociali, culturali di tale obbligatorietà, che risponda a domande quali, ad esempio:<BR>- com’è possibile considerare costituzionale un Decreto che promuove nei confronti dei cittadini dello Stato italiano discriminazione e disuguaglianza favorendo i cittadini di un altro Stato seppur membro dell’Unione?<BR>- che effetti possono esserci dal momento che tale obbligo scatta in un Paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l’italiano è la lingua della Repubblica? Non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?<BR>- in un’epoca caratterizzata dalla libertà del mercato, con Autorità garanti delle regole e attenti alla costituzione di monopoli, come può uno Stato favorire l’instaurarsi di un monopolio della comunicazione linguistica?- i nostri politici e persino il nostro Capo dello Stato come verrebbero visti, in un rapporto con gli omologhi degli Stati anglofoni, dal momento che hanno riconosciuto <U>per legge</U>, l’inferiorità della loro lingua e cultura? Come verrebbero visti nei Paesi degli altri Grandi dell’Unione? La stessa “comunitarietà” non ne soffrirebbe? Quei vincoli di solidarietà reciproca non ne uscirebbero compromessi? Quanto?<BR>- Economicamente, in cosa e in quanto consiste il trasferimento netto di risorse materiali e simboliche verso i Paesi anglofoni, europei anzitutto? Esistono almeno quattro tipologie di trasferimento dalla comunità internazionale verso i locutori madrelingua inglese:<BR></FONT></P><BLOCKQUOTE><P><FONT face=Arial>1. si offre ai paesi anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l'inglese, di competenza linguistica nella redazione e la revisione di testi, eccetera: Ad esempio è certo che successivamente si arriverà al punto (e già in qualche caso ci siamo) che si considererà necessario che sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Poi ci si renderà conto che anche questo sarà insufficiente (l’inglese – come sanno gli inglesi - è una lingua difficile e che ha grossi problemi per via anche del fatto che si legge come non si scrive – motivo per cui la maggior parte di bimbi dislessici si trovano nei paesi anglosassoni – alleghiamo a tale proposito, e non solo, un utile articolo dell’Economist). Si riterrà pertanto necessario che si insegni in inglese anche alcune materie scolastiche e, pertanto, anche altre materie come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Chissà dove andranno ad insegnare quei nostri docenti nel momento in cui anche altri Paesi europei faranno analoga scelta.2. i madrelingua inglese non hanno un reale bisogno di imparare le altre lingue. Questo si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme. Ad esempio, si stima che l’estensione dell’apprendimento dell’inglese a livello mondiale si traduca in un risparmio per il sistema della pubblica istruzione americano di circa <U>16 miliardi di dollari all'anno</U> (Prof. F. Grin in Le Temps del 13.01.2004). Risorse, queste, che possono essere investite in ricerca e sviluppo favorendo il divario fra USA e Unione europea. 3. tutte le risorse finanziarie e temporali che non vengono dedicate all'apprendimento delle lingue straniere, possono essere investite nello sviluppo e nell'insegnamento di altre discipline;4. anche se i non-anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l'inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad avere un grado tale di padronanza che possa loro garantire l'uguaglianza di fronte ai madrelingua: uguaglianza nella comprensione, uguaglianza nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico, uguaglianza nelle negoziazioni e nel conflitto.Fintanto che le responsabilità di quanto sopra esposto ricadono sulle singole persone è un discorso ma se lo Stato obbliga ad apprendere quella e solo quella lingua straniera, ebbene, non può non farsene carico: studiando, approfondendo e, infine, aprendo il dibattito tra i cittadini e in Europa con una apposita “Conferenza europea sulle lingue”.Aggiungiamo infine che, fino a pochi giorni dal varo del Decreto in questione, nella bozza disponibile su internet esisteva la dicitura “di una lingua comunitaria”, poi completamente scomparsa nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Valutiamo, peraltro, che avendo anticipato la lingua straniera dalla terza alla prima elementare, il programma politico del Presidente del Consiglio possa ritenersi soddisf
atto senza alcuna imposizione illiberale.<BR><B>Inglese obbligatorio: c'è il rischio d'alimentare odio verso gli Stati Uniti. Ciampi dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare il Decreto governativo.</B><I>Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario associazione radicale "Esperanto".</I><BR>Vietare la possibilità d'apprendere una lingua straniera e obbligare i bimbi ad apprendere l'inglese ha solo un analogo precedente in Europa: quello dell'Europa dell'Est nei confronti del Russo. Allora l'Est Europa si chinava al colosso sovietico. Oggi, dopo 15 anni dal crollo del Muro di Berlino, viene riproposta con segno opposto la stessa illiberale prospettiva. Identico il piegarsi, ma ad Ovest.Per questo Governo l'immagine degli Stati Uniti da accreditare in Italia non è quella della grande democrazia della quale bisogna ricreare il sistema politico e federalista, in Italia come in Europa, bensì quello di una superpotenza sempre più pervasiva dei territori e delle menti delle persone.Il rischio è quello d'alimentare ancora odio verso gli Stati Uniti. Non mi sembra che di questo gli USA abbiano necessità. Ciampi, oltre che alla legittimità di un simile provvedimento da Paese d'area socialista sovietica, dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare quel Decreto governativo.<BR><B>SCUOLA: RADICALI,NO ALL'INGLESE OBBLIGATORIO ALLE ELEMENTARI</B>(ANSA) - ROMA, 16 FEB - <BR>Il partito radicale, assieme all'associazione radicale 'Esperanto', chiede in una lettera al presidente Ciampi di fermare il decreto legislativo, sottoposto alla sua firma, in cui si sancisce l'obbligo di insegnare soltanto la lingua inglese nelle scuole elementari italiane.Secondo gli autori della missiva, nel testo del Dl viene snaturato l'impianto della legge 53 del marzo 2003, in cui si prevedeva l'insegnamento opzionale di ''almeno una lingua a scelta fra quelle dell'Unione Europea'', mentre si instaura l'obbligatorieta' ''dell'alfabetizzazione nella lingua inglese''. I promotori dell'iniziativa giudicano tale scelta ''coloniale'' e ''gravemente lesiva dei principi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parita' delle lingue dell'Ue e mai sancito il monopolio di una superlingue sulle altre''.Gli autori, quindi, si interrogano sulle possibili conseguenze dell'applicazione di questa norma chiedendosi: ''Che effetti possono esserci - si legge nella lettera - dal momento che tale obbligo scatta in un paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l'italiano e' la lingua della Repubblica? non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?''.16-FEB-04 19:39<BR><B>PER IL NO DI CIAMPI ALL’INGLESE OBBLIGATORIO: I RADICALI CHIEDONO SOSTEGNO AGLI INSEGNANTI</B>Con una lettera alle organizzazioni degli insegnati, Giorgio Pagano, Segretario dell’associazione radicale “Esperanto” ha rammentato come l’inglese sia, specie per gli italiani, lingua difficile. «Certo i generi sono semplici ma i verbi tendono ad essere irregolari, la grammatica stravagante e la concordanza tra pronuncia e ortografia un incubo. L’inglese è parlato in così tanti luoghi che parecchie versioni si sono sviluppate, talune così particolari che persino dei “madre lingua” di queste possono avere difficoltà a comprendersi tra loro. Ma anche se esistesse un’unica versione, le difficoltà non mancherebbero visto che persino l’inglese di ogni giorno è fatta di sottigliezze, sfumature e complessità.Rendendosi conto che anche obbligare e anticipare lo studio dell’inglese alla prima elementare non sarà sufficiente ad apprenderlo si arriverà al punto - già in qualche caso ci siamo - che si considererà necessario sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Anche questo non basterà, si riterrà pertanto necessario che si insegni <B>in inglese</B> anche alcune materie scolastiche cosicché anche altre materie, come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Ci chiediamo e vi chiediamo dove andranno ad insegnare quei nostri docenti? Che fine farà la nostra e le altre lingue europee?»Auspichiamo - conclude Pagano - «Vi rendiate conto della gravità delle conseguenze di questa dittatura linguistica e per il nostro Paese e per il vostro lavoro. Vi chiediamo di reagire immediatamente come organizzazioni e come insegnanti scrivendo il vostro dissenso a che il Presidente della Repubblica firmi un simile sciagurato provvedimento. Vi chiediamo altresì di darcene notizia per posta elettronica all’indirizzo <B>liberalingua@radikalapartio.org</B> ».<BR></FONT></P></BLOCKQUOTE>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<P><FONT face=Arial><B>Inglese obbligatorio: scelta antieuropea e illiberale. I radicali chiedono a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di fermare il decreto governativo.</B><BR>Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato il Partito radicale e l’associazione radicale "Esperanto" hanno chiesto a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di non apporre la Sua firma al "Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53" approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004. In tale Decreto, infatti, a dispetto di tutti i Trattati comunitari che affermano la parità delle lingue dell’Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega n. 58 che, all’art. 2, parlava di «alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea», viene abolita tale libertà di scelta della lingua, seppure limitata all’ambito comunitario, e imposta a tutti, nell’art. 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di "<I>Jus primae… linguae</I>". Roma, 9.02.2004 <BR><B>SCUOLA. RADICALI CHIEDONO A CIAMPI DI NON FIRMARE DECRETO</B>(DIRE)- ROMA- <BR>CON UNA LETTERA INDIRIZZATA AL CAPO DELLO STATO IL PARTITO RADICALE E L'ASSOCIAZIONE RADICALE "ESPERANTO" HANNO CHIESTO A CIAMPI D'ESSERE IMMEDIATAMENTE RICEVUTI E DI NON APPORRE LA SUA FIRMA AL "DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE LA DEFINIZIONE DELLE NORME GENERALI RELATIVE ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA E AL PRIMO CICLO DELL'ISTRUZIONE, AI SENSI DELLA LEGGE 28 MARZO 2003, N. 53" APPROVATO NELLA SEDUTA DI CONSIGLIO DEI MINISTRI IN DATA 23.1.2004. IN TALE DECRETO, INFATTI, A DISPETTO DI TUTTI I TRATTATI COMUNITARI CHE AFFERMANO LA PARITA' DELLE LINGUE DELL'UNIONE E UN COLPO DI MANO SULLA LEGGE DELEGA N. 58 CHE, ALL'ARTICOLO 2, PARLAVA DI "ALFABETIZZAZIONE IN ALMENO UNA LINGUA DELL'UNIONE EUROPEA", VIENE ABOLITA TALE LIBERTA' DI SCELTA DELLA LINGUA, SEPPURE LIMITATA ALL'AMBITO COMUNITARIO, E IMPOSTA A TUTTI, NELL'ARTICOLO 5, LA SOLA LINGUA INGLESE SANCENDO IL MONOPOLIO DI UNA SUPERLINGUA SULLE ALTRE E AFFERMANDO UNA SORTA DI "JUS PRIMAE...LINGUAE".(COM/DIM/ DIRE)14:29 10-02-04<BR><B>SCUOLA: RADICALI, INGLESE OBBLIGATORIO SCELTA COLONIALE APPELLO A CIAMPI AFFINCHE' NON FIRMI DECRETO</B> (ANSA) - ROMA, 10 FEB - <BR>Quella di inserire l'inglese come lingua obbligatoria nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo dell'istruzione e' una ''scelta coloniale'', compiuta dal governo con un ''colpo di mano'' sulla legge delega. Lo sostengono in una nota il partito radicale e l'associazione radicale 'Esperanto' che hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Ciampi chiedendogli di essere ricevuti e di non firmare il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 gennaio scorso. Nel decreto, affermano i radicali, ''a dispetto di tutti i trattati comunitari che affermano la parita' delle lingue dell'Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega numero 58 che all'articolo 2 parlava di 'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Ue', viene abolita tale liberta' di scelta della lingua, seppure limitata all'ambito comunitario, e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di 'Jus primae linguae'.''(ANSA). 0-FEB-04 13:57<BR><B>SCUOLA:INGLESE OBBLIGATORIO, PER RADICALI UNA SCELTA COLONIALE </B>(AGI) - Roma, 10 feb. - <BR>Contro l'inglese obbligatorio a scuola dalle elementari isorgono gli esperantisti radicali, che parlano di "una scelta coloniale". Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato, il Partito radicale e l'associazione radicale Esperanto hanno chiesto a Ciampi di non apporre la sua firma al decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione approvato dal Consiglio dei ministri. Nel decreto, infatti, secondo i radicali, "a dispetto di tutti i trattati comunitari, che affermano la parita' delle lingue dell'Unione, viene abolita la liberta' di scelta della lingua e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese, sancendo il monopolio di una 'superlingua' sulle altre e affermando una sorta di 'ius primae linguae'"... (AGI) 101052 FEB 04<BR><B><I><BR>Lettera del Presidente della Crusca a Giorgio Pagano<BR></I></B><I>Roma, 10 febbraio 2004</I><BR>Al Dott. Giorgio PaganoSegretario dell'Associazione radicale "esperanto"<BR><BR>Egregio dottor Pagano, <BR>a seguito della Sua segnalazione di oggi, ho inviato alla Segreteria Generale del Quirinale (Vice-Segretario Generale, Prof. Melina Deearo) il seguente testo, a nome dell'Accademia della Crusca:«Mi viene segnalato che c'è opposizione del Partito Radicale (che ha chiesto udienza al Presidente) alla firma del Decreto Legislativo sulla Scuola dell'infanzia e del primo cielo elementare. Decreto che, al posto dell'indicazione di "alfabetizzazione in UNA lingua straniera" (come da legge di delega) introduce l'alfabetizzazione obbligatoria "nella lingua inglese". Il caso meriterebbe effettivamente una riflessione: una cosa è una tendenza di fatto, altra cosa è imporre per decreto quella data lingua. Gli altri Stati europei sanciscono questa scelta? O siamo solo noi a mostrare tanto zelo?L'Accademia della Crusca è in fermento.»<BR>Spero di attingere notizie sui regolamenti degli altri Paesi dell'UE e di poterLe dare informazioni in proposito.Cordiali saluti <I>Francesco Sabatini</I><BR></FONT></P><P><FONT face=Arial><B><I>Fax urgente per Il Presidente della RepubblicaCarlo Azeglio Ciampi</I></B><I>Con conoscenza al Direttore dell’Ufficio legislativo del QuirinaleConsigliere Salvatore Sechi</I></FONT></P><P><FONT face=Arial>OGGETTO: <B>Memoria inerente il “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e alla firma del Presidente Ciampi.</B><BR>Illustre Presidente, </P><P></P><P>avendo saputo dell’impossibilità, a breve, di essere ricevuti riteniamo importante portare a Sua conoscenza le principali motivazioni della nostra ferma contrarietà all’apposizione della Sua firma al decreto in oggetto.Come rammenterà quello che contestiamo nel “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta del Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e ora alla Sua firma è, anzitutto, lo stravolgimento della Legge di Delega al Governo. Infatti nel testo della Legge 53, “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”, all’Art. 2 (Sistema educativo di istruzione e di formazione) era scritto: «la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l'alfabetizzazione in almeno una<B> lingua dell'Unione europea </B>oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai principi fondamentali della convivenza civile».Pur limitando la libertà di scelta della lingua straniera, ma in
adesione al cammino sopranazionale nell’Unione, tale libertà era nel novero delle lingue comunitarie.Nel testo del DL mandato alla Sua firma, tale impianto viene snaturato. Non esiste più la <B>libertà</B> di scelta della lingua comunitaria ma esiste l’<B>obbligatorietà</B> dell’inglese. L’Art. 5 di quel Decreto recita: «La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base, ivi comprese quelle relative all’alfabetizzazione informatica, fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di fare apprendere i mezzi espressivi, la lingua italiana e<B> l'alfabetizzazione nella lingua inglese</B>, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai princìpi fondamentali della convivenza civile.»Come abbiamo già scritto, riteniamo ciò una scelta coloniale e gravemente lesiva dei princìpi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parità delle lingue dell’Unione e mai sancito il monopolio di una superlingua sulle altre o di una sorta di “<I>Jus primae… linguae</I>”. Si pensi a quanto affermato nella <I>Dichiarazione di Laeken</I> “L'Europa è in procinto di diventare, senza spargimento di sangue, una grande famiglia; si tratta di un vero cambiamento ... continente dei valori umanistici... della libertà, della solidarietà e <B>soprattutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui</B>.” Si pensi al recentissimo Piano d'azione 2004 – 2006, comunicato dalla Commissione europea al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato Economico e sociale, al Comitato delle Regioni e dall’eloquente titolo “Promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica”, nel quale, proprio a proposito dell’insegnamento elementare delle lingue ai bambini, si afferma:«<B><I>I piccoli allievi prendono coscienza dei propri valori e delle proprie influenze culturali ed imparano ad apprezzare le altre culture, aprendosi ed interessandosi maggiormente agli altri. Se tutti gli allievi imparano la stessa lingua, però, questo effetto positivo è limitato. Ai piccoli allievi va pertanto offerta tutta una gamma di lingue diverse. I genitori ed il corpo insegnante devono essere meglio informati dei vantaggi di questo approccio precoce e dei criteri che dovrebbero ispirare la scelta della prima lingua straniera del bambino</I></B><I>.</I>»Che dire poi degli allarmi lanciati dall’UNESCO, il quale nella sua risoluzione sul plurilinguismo nell’educazione adottata dalla 30a Conferenza Generale, ha messo in guardia contro il «pericolo che oggi minaccia la diversità linguistica a causa della mondializzazione della comunicazione e delle tendenze ad usare una lingua unica, con i rischi di emarginazione delle altre grandi lingue del mondo e addirittura di estinzione delle altre lingue di minore diffusione, a cominciare dalle lingue regionali».Tutti dati, quelli europei e quelli internazionali, che vanno esattamente in senso opposto al decreto in questione.Non solo. Non c’è stato nemmeno un approfondito e scientificamente adeguato studio degli effetti politici, sociali, culturali di tale obbligatorietà, che risponda a domande quali, ad esempio:<BR>- com’è possibile considerare costituzionale un Decreto che promuove nei confronti dei cittadini dello Stato italiano discriminazione e disuguaglianza favorendo i cittadini di un altro Stato seppur membro dell’Unione?<BR>- che effetti possono esserci dal momento che tale obbligo scatta in un Paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l’italiano è la lingua della Repubblica? Non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?<BR>- in un’epoca caratterizzata dalla libertà del mercato, con Autorità garanti delle regole e attenti alla costituzione di monopoli, come può uno Stato favorire l’instaurarsi di un monopolio della comunicazione linguistica?- i nostri politici e persino il nostro Capo dello Stato come verrebbero visti, in un rapporto con gli omologhi degli Stati anglofoni, dal momento che hanno riconosciuto <U>per legge</U>, l’inferiorità della loro lingua e cultura? Come verrebbero visti nei Paesi degli altri Grandi dell’Unione? La stessa “comunitarietà” non ne soffrirebbe? Quei vincoli di solidarietà reciproca non ne uscirebbero compromessi? Quanto?<BR>- Economicamente, in cosa e in quanto consiste il trasferimento netto di risorse materiali e simboliche verso i Paesi anglofoni, europei anzitutto? Esistono almeno quattro tipologie di trasferimento dalla comunità internazionale verso i locutori madrelingua inglese:<BR></FONT></P><BLOCKQUOTE><P><FONT face=Arial>1. si offre ai paesi anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l'inglese, di competenza linguistica nella redazione e la revisione di testi, eccetera: Ad esempio è certo che successivamente si arriverà al punto (e già in qualche caso ci siamo) che si considererà necessario che sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Poi ci si renderà conto che anche questo sarà insufficiente (l’inglese – come sanno gli inglesi - è una lingua difficile e che ha grossi problemi per via anche del fatto che si legge come non si scrive – motivo per cui la maggior parte di bimbi dislessici si trovano nei paesi anglosassoni – alleghiamo a tale proposito, e non solo, un utile articolo dell’Economist). Si riterrà pertanto necessario che si insegni in inglese anche alcune materie scolastiche e, pertanto, anche altre materie come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Chissà dove andranno ad insegnare quei nostri docenti nel momento in cui anche altri Paesi europei faranno analoga scelta.2. i madrelingua inglese non hanno un reale bisogno di imparare le altre lingue. Questo si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme. Ad esempio, si stima che l’estensione dell’apprendimento dell’inglese a livello mondiale si traduca in un risparmio per il sistema della pubblica istruzione americano di circa <U>16 miliardi di dollari all'anno</U> (Prof. F. Grin in Le Temps del 13.01.2004). Risorse, queste, che possono essere investite in ricerca e sviluppo favorendo il divario fra USA e Unione europea. 3. tutte le risorse finanziarie e temporali che non vengono dedicate all'apprendimento delle lingue straniere, possono essere investite nello sviluppo e nell'insegnamento di altre discipline;4. anche se i non-anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l'inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad avere un grado tale di padronanza che possa loro garantire l'uguaglianza di fronte ai madrelingua: uguaglianza nella comprensione, uguaglianza nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico, uguaglianza nelle negoziazioni e nel conflitto.Fintanto che le responsabilità di quanto sopra esposto ricadono sulle singole persone è un discorso ma se lo Stato obbliga ad apprendere quella e solo quella lingua straniera, ebbene, non può non farsene carico: studiando, approfondendo e, infine, aprendo il dibattito tra i cittadini e in Europa con una apposita “Conferenza europea sulle lingue”.Aggiungiamo infine che, fino a pochi giorni dal varo del Decreto in questione, nella bozza disponibile su internet esisteva la dicitura “di una lingua comunitaria”, poi completamente scomparsa nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Valutiamo, peraltro, che avendo anticipato la lingua straniera dalla terza alla prima elementare, il programma politico del Presidente del Consiglio possa ritenersi soddisf
atto senza alcuna imposizione illiberale.<BR><B>Inglese obbligatorio: c'è il rischio d'alimentare odio verso gli Stati Uniti. Ciampi dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare il Decreto governativo.</B><I>Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario associazione radicale "Esperanto".</I><BR>Vietare la possibilità d'apprendere una lingua straniera e obbligare i bimbi ad apprendere l'inglese ha solo un analogo precedente in Europa: quello dell'Europa dell'Est nei confronti del Russo. Allora l'Est Europa si chinava al colosso sovietico. Oggi, dopo 15 anni dal crollo del Muro di Berlino, viene riproposta con segno opposto la stessa illiberale prospettiva. Identico il piegarsi, ma ad Ovest.Per questo Governo l'immagine degli Stati Uniti da accreditare in Italia non è quella della grande democrazia della quale bisogna ricreare il sistema politico e federalista, in Italia come in Europa, bensì quello di una superpotenza sempre più pervasiva dei territori e delle menti delle persone.Il rischio è quello d'alimentare ancora odio verso gli Stati Uniti. Non mi sembra che di questo gli USA abbiano necessità. Ciampi, oltre che alla legittimità di un simile provvedimento da Paese d'area socialista sovietica, dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare quel Decreto governativo.<BR><B>SCUOLA: RADICALI,NO ALL'INGLESE OBBLIGATORIO ALLE ELEMENTARI</B>(ANSA) - ROMA, 16 FEB - <BR>Il partito radicale, assieme all'associazione radicale 'Esperanto', chiede in una lettera al presidente Ciampi di fermare il decreto legislativo, sottoposto alla sua firma, in cui si sancisce l'obbligo di insegnare soltanto la lingua inglese nelle scuole elementari italiane.Secondo gli autori della missiva, nel testo del Dl viene snaturato l'impianto della legge 53 del marzo 2003, in cui si prevedeva l'insegnamento opzionale di ''almeno una lingua a scelta fra quelle dell'Unione Europea'', mentre si instaura l'obbligatorieta' ''dell'alfabetizzazione nella lingua inglese''. I promotori dell'iniziativa giudicano tale scelta ''coloniale'' e ''gravemente lesiva dei principi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parita' delle lingue dell'Ue e mai sancito il monopolio di una superlingue sulle altre''.Gli autori, quindi, si interrogano sulle possibili conseguenze dell'applicazione di questa norma chiedendosi: ''Che effetti possono esserci - si legge nella lettera - dal momento che tale obbligo scatta in un paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l'italiano e' la lingua della Repubblica? non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?''.16-FEB-04 19:39<BR><B>PER IL NO DI CIAMPI ALL’INGLESE OBBLIGATORIO: I RADICALI CHIEDONO SOSTEGNO AGLI INSEGNANTI</B>Con una lettera alle organizzazioni degli insegnati, Giorgio Pagano, Segretario dell’associazione radicale “Esperanto” ha rammentato come l’inglese sia, specie per gli italiani, lingua difficile. «Certo i generi sono semplici ma i verbi tendono ad essere irregolari, la grammatica stravagante e la concordanza tra pronuncia e ortografia un incubo. L’inglese è parlato in così tanti luoghi che parecchie versioni si sono sviluppate, talune così particolari che persino dei “madre lingua” di queste possono avere difficoltà a comprendersi tra loro. Ma anche se esistesse un’unica versione, le difficoltà non mancherebbero visto che persino l’inglese di ogni giorno è fatta di sottigliezze, sfumature e complessità.Rendendosi conto che anche obbligare e anticipare lo studio dell’inglese alla prima elementare non sarà sufficiente ad apprenderlo si arriverà al punto - già in qualche caso ci siamo - che si considererà necessario sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Anche questo non basterà, si riterrà pertanto necessario che si insegni <B>in inglese</B> anche alcune materie scolastiche cosicché anche altre materie, come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Ci chiediamo e vi chiediamo dove andranno ad insegnare quei nostri docenti? Che fine farà la nostra e le altre lingue europee?»Auspichiamo - conclude Pagano - «Vi rendiate conto della gravità delle conseguenze di questa dittatura linguistica e per il nostro Paese e per il vostro lavoro. Vi chiediamo di reagire immediatamente come organizzazioni e come insegnanti scrivendo il vostro dissenso a che il Presidente della Repubblica firmi un simile sciagurato provvedimento. Vi chiediamo altresì di darcene notizia per posta elettronica all’indirizzo <B>liberalingua@radikalapartio.org</B> ».<BR></FONT></P></BLOCKQUOTE>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<P><FONT face=Arial><B>Inglese obbligatorio: scelta antieuropea e illiberale. I radicali chiedono a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di fermare il decreto governativo.</B><BR>Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato il Partito radicale e l’associazione radicale "Esperanto" hanno chiesto a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di non apporre la Sua firma al "Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53" approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004. In tale Decreto, infatti, a dispetto di tutti i Trattati comunitari che affermano la parità delle lingue dell’Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega n. 58 che, all’art. 2, parlava di «alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea», viene abolita tale libertà di scelta della lingua, seppure limitata all’ambito comunitario, e imposta a tutti, nell’art. 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di "<I>Jus primae… linguae</I>". Roma, 9.02.2004 <BR><B>SCUOLA. RADICALI CHIEDONO A CIAMPI DI NON FIRMARE DECRETO</B>(DIRE)- ROMA- <BR>CON UNA LETTERA INDIRIZZATA AL CAPO DELLO STATO IL PARTITO RADICALE E L'ASSOCIAZIONE RADICALE "ESPERANTO" HANNO CHIESTO A CIAMPI D'ESSERE IMMEDIATAMENTE RICEVUTI E DI NON APPORRE LA SUA FIRMA AL "DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE LA DEFINIZIONE DELLE NORME GENERALI RELATIVE ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA E AL PRIMO CICLO DELL'ISTRUZIONE, AI SENSI DELLA LEGGE 28 MARZO 2003, N. 53" APPROVATO NELLA SEDUTA DI CONSIGLIO DEI MINISTRI IN DATA 23.1.2004. IN TALE DECRETO, INFATTI, A DISPETTO DI TUTTI I TRATTATI COMUNITARI CHE AFFERMANO LA PARITA' DELLE LINGUE DELL'UNIONE E UN COLPO DI MANO SULLA LEGGE DELEGA N. 58 CHE, ALL'ARTICOLO 2, PARLAVA DI "ALFABETIZZAZIONE IN ALMENO UNA LINGUA DELL'UNIONE EUROPEA", VIENE ABOLITA TALE LIBERTA' DI SCELTA DELLA LINGUA, SEPPURE LIMITATA ALL'AMBITO COMUNITARIO, E IMPOSTA A TUTTI, NELL'ARTICOLO 5, LA SOLA LINGUA INGLESE SANCENDO IL MONOPOLIO DI UNA SUPERLINGUA SULLE ALTRE E AFFERMANDO UNA SORTA DI "JUS PRIMAE...LINGUAE".(COM/DIM/ DIRE)14:29 10-02-04<BR><B>SCUOLA: RADICALI, INGLESE OBBLIGATORIO SCELTA COLONIALE APPELLO A CIAMPI AFFINCHE' NON FIRMI DECRETO</B> (ANSA) - ROMA, 10 FEB - <BR>Quella di inserire l'inglese come lingua obbligatoria nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo dell'istruzione e' una ''scelta coloniale'', compiuta dal governo con un ''colpo di mano'' sulla legge delega. Lo sostengono in una nota il partito radicale e l'associazione radicale 'Esperanto' che hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Ciampi chiedendogli di essere ricevuti e di non firmare il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 gennaio scorso. Nel decreto, affermano i radicali, ''a dispetto di tutti i trattati comunitari che affermano la parita' delle lingue dell'Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega numero 58 che all'articolo 2 parlava di 'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Ue', viene abolita tale liberta' di scelta della lingua, seppure limitata all'ambito comunitario, e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di 'Jus primae linguae'.''(ANSA). 0-FEB-04 13:57<BR><B>SCUOLA:INGLESE OBBLIGATORIO, PER RADICALI UNA SCELTA COLONIALE </B>(AGI) - Roma, 10 feb. - <BR>Contro l'inglese obbligatorio a scuola dalle elementari isorgono gli esperantisti radicali, che parlano di "una scelta coloniale". Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato, il Partito radicale e l'associazione radicale Esperanto hanno chiesto a Ciampi di non apporre la sua firma al decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione approvato dal Consiglio dei ministri. Nel decreto, infatti, secondo i radicali, "a dispetto di tutti i trattati comunitari, che affermano la parita' delle lingue dell'Unione, viene abolita la liberta' di scelta della lingua e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese, sancendo il monopolio di una 'superlingua' sulle altre e affermando una sorta di 'ius primae linguae'"... (AGI) 101052 FEB 04<BR><B><I><BR>Lettera del Presidente della Crusca a Giorgio Pagano<BR></I></B><I>Roma, 10 febbraio 2004</I><BR>Al Dott. Giorgio PaganoSegretario dell'Associazione radicale "esperanto"<BR><BR>Egregio dottor Pagano, <BR>a seguito della Sua segnalazione di oggi, ho inviato alla Segreteria Generale del Quirinale (Vice-Segretario Generale, Prof. Melina Deearo) il seguente testo, a nome dell'Accademia della Crusca:«Mi viene segnalato che c'è opposizione del Partito Radicale (che ha chiesto udienza al Presidente) alla firma del Decreto Legislativo sulla Scuola dell'infanzia e del primo cielo elementare. Decreto che, al posto dell'indicazione di "alfabetizzazione in UNA lingua straniera" (come da legge di delega) introduce l'alfabetizzazione obbligatoria "nella lingua inglese". Il caso meriterebbe effettivamente una riflessione: una cosa è una tendenza di fatto, altra cosa è imporre per decreto quella data lingua. Gli altri Stati europei sanciscono questa scelta? O siamo solo noi a mostrare tanto zelo?L'Accademia della Crusca è in fermento.»<BR>Spero di attingere notizie sui regolamenti degli altri Paesi dell'UE e di poterLe dare informazioni in proposito.Cordiali saluti <I>Francesco Sabatini</I><BR></FONT></P><P><FONT face=Arial><B><I>Fax urgente per Il Presidente della RepubblicaCarlo Azeglio Ciampi</I></B><I>Con conoscenza al Direttore dell’Ufficio legislativo del QuirinaleConsigliere Salvatore Sechi</I></FONT></P><P><FONT face=Arial>OGGETTO: <B>Memoria inerente il “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e alla firma del Presidente Ciampi.</B><BR>Illustre Presidente, </P><P></P><P>avendo saputo dell’impossibilità, a breve, di essere ricevuti riteniamo importante portare a Sua conoscenza le principali motivazioni della nostra ferma contrarietà all’apposizione della Sua firma al decreto in oggetto.Come rammenterà quello che contestiamo nel “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta del Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e ora alla Sua firma è, anzitutto, lo stravolgimento della Legge di Delega al Governo. Infatti nel testo della Legge 53, “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”, all’Art. 2 (Sistema educativo di istruzione e di formazione) era scritto: «la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l'alfabetizzazione in almeno una<B> lingua dell'Unione europea </B>oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai principi fondamentali della convivenza civile».Pur limitando la libertà di scelta della lingua straniera, ma in
adesione al cammino sopranazionale nell’Unione, tale libertà era nel novero delle lingue comunitarie.Nel testo del DL mandato alla Sua firma, tale impianto viene snaturato. Non esiste più la <B>libertà</B> di scelta della lingua comunitaria ma esiste l’<B>obbligatorietà</B> dell’inglese. L’Art. 5 di quel Decreto recita: «La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base, ivi comprese quelle relative all’alfabetizzazione informatica, fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di fare apprendere i mezzi espressivi, la lingua italiana e<B> l'alfabetizzazione nella lingua inglese</B>, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai princìpi fondamentali della convivenza civile.»Come abbiamo già scritto, riteniamo ciò una scelta coloniale e gravemente lesiva dei princìpi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parità delle lingue dell’Unione e mai sancito il monopolio di una superlingua sulle altre o di una sorta di “<I>Jus primae… linguae</I>”. Si pensi a quanto affermato nella <I>Dichiarazione di Laeken</I> “L'Europa è in procinto di diventare, senza spargimento di sangue, una grande famiglia; si tratta di un vero cambiamento ... continente dei valori umanistici... della libertà, della solidarietà e <B>soprattutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui</B>.” Si pensi al recentissimo Piano d'azione 2004 – 2006, comunicato dalla Commissione europea al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato Economico e sociale, al Comitato delle Regioni e dall’eloquente titolo “Promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica”, nel quale, proprio a proposito dell’insegnamento elementare delle lingue ai bambini, si afferma:«<B><I>I piccoli allievi prendono coscienza dei propri valori e delle proprie influenze culturali ed imparano ad apprezzare le altre culture, aprendosi ed interessandosi maggiormente agli altri. Se tutti gli allievi imparano la stessa lingua, però, questo effetto positivo è limitato. Ai piccoli allievi va pertanto offerta tutta una gamma di lingue diverse. I genitori ed il corpo insegnante devono essere meglio informati dei vantaggi di questo approccio precoce e dei criteri che dovrebbero ispirare la scelta della prima lingua straniera del bambino</I></B><I>.</I>»Che dire poi degli allarmi lanciati dall’UNESCO, il quale nella sua risoluzione sul plurilinguismo nell’educazione adottata dalla 30a Conferenza Generale, ha messo in guardia contro il «pericolo che oggi minaccia la diversità linguistica a causa della mondializzazione della comunicazione e delle tendenze ad usare una lingua unica, con i rischi di emarginazione delle altre grandi lingue del mondo e addirittura di estinzione delle altre lingue di minore diffusione, a cominciare dalle lingue regionali».Tutti dati, quelli europei e quelli internazionali, che vanno esattamente in senso opposto al decreto in questione.Non solo. Non c’è stato nemmeno un approfondito e scientificamente adeguato studio degli effetti politici, sociali, culturali di tale obbligatorietà, che risponda a domande quali, ad esempio:<BR>- com’è possibile considerare costituzionale un Decreto che promuove nei confronti dei cittadini dello Stato italiano discriminazione e disuguaglianza favorendo i cittadini di un altro Stato seppur membro dell’Unione?<BR>- che effetti possono esserci dal momento che tale obbligo scatta in un Paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l’italiano è la lingua della Repubblica? Non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?<BR>- in un’epoca caratterizzata dalla libertà del mercato, con Autorità garanti delle regole e attenti alla costituzione di monopoli, come può uno Stato favorire l’instaurarsi di un monopolio della comunicazione linguistica?- i nostri politici e persino il nostro Capo dello Stato come verrebbero visti, in un rapporto con gli omologhi degli Stati anglofoni, dal momento che hanno riconosciuto <U>per legge</U>, l’inferiorità della loro lingua e cultura? Come verrebbero visti nei Paesi degli altri Grandi dell’Unione? La stessa “comunitarietà” non ne soffrirebbe? Quei vincoli di solidarietà reciproca non ne uscirebbero compromessi? Quanto?<BR>- Economicamente, in cosa e in quanto consiste il trasferimento netto di risorse materiali e simboliche verso i Paesi anglofoni, europei anzitutto? Esistono almeno quattro tipologie di trasferimento dalla comunità internazionale verso i locutori madrelingua inglese:<BR></FONT></P><BLOCKQUOTE><P><FONT face=Arial>1. si offre ai paesi anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l'inglese, di competenza linguistica nella redazione e la revisione di testi, eccetera: Ad esempio è certo che successivamente si arriverà al punto (e già in qualche caso ci siamo) che si considererà necessario che sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Poi ci si renderà conto che anche questo sarà insufficiente (l’inglese – come sanno gli inglesi - è una lingua difficile e che ha grossi problemi per via anche del fatto che si legge come non si scrive – motivo per cui la maggior parte di bimbi dislessici si trovano nei paesi anglosassoni – alleghiamo a tale proposito, e non solo, un utile articolo dell’Economist). Si riterrà pertanto necessario che si insegni in inglese anche alcune materie scolastiche e, pertanto, anche altre materie come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Chissà dove andranno ad insegnare quei nostri docenti nel momento in cui anche altri Paesi europei faranno analoga scelta.2. i madrelingua inglese non hanno un reale bisogno di imparare le altre lingue. Questo si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme. Ad esempio, si stima che l’estensione dell’apprendimento dell’inglese a livello mondiale si traduca in un risparmio per il sistema della pubblica istruzione americano di circa <U>16 miliardi di dollari all'anno</U> (Prof. F. Grin in Le Temps del 13.01.2004). Risorse, queste, che possono essere investite in ricerca e sviluppo favorendo il divario fra USA e Unione europea. 3. tutte le risorse finanziarie e temporali che non vengono dedicate all'apprendimento delle lingue straniere, possono essere investite nello sviluppo e nell'insegnamento di altre discipline;4. anche se i non-anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l'inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad avere un grado tale di padronanza che possa loro garantire l'uguaglianza di fronte ai madrelingua: uguaglianza nella comprensione, uguaglianza nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico, uguaglianza nelle negoziazioni e nel conflitto.Fintanto che le responsabilità di quanto sopra esposto ricadono sulle singole persone è un discorso ma se lo Stato obbliga ad apprendere quella e solo quella lingua straniera, ebbene, non può non farsene carico: studiando, approfondendo e, infine, aprendo il dibattito tra i cittadini e in Europa con una apposita “Conferenza europea sulle lingue”.Aggiungiamo infine che, fino a pochi giorni dal varo del Decreto in questione, nella bozza disponibile su internet esisteva la dicitura “di una lingua comunitaria”, poi completamente scomparsa nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Valutiamo, peraltro, che avendo anticipato la lingua straniera dalla terza alla prima elementare, il programma politico del Presidente del Consiglio possa ritenersi soddisf
atto senza alcuna imposizione illiberale.<BR><B>Inglese obbligatorio: c'è il rischio d'alimentare odio verso gli Stati Uniti. Ciampi dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare il Decreto governativo.</B><I>Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario associazione radicale "Esperanto".</I><BR>Vietare la possibilità d'apprendere una lingua straniera e obbligare i bimbi ad apprendere l'inglese ha solo un analogo precedente in Europa: quello dell'Europa dell'Est nei confronti del Russo. Allora l'Est Europa si chinava al colosso sovietico. Oggi, dopo 15 anni dal crollo del Muro di Berlino, viene riproposta con segno opposto la stessa illiberale prospettiva. Identico il piegarsi, ma ad Ovest.Per questo Governo l'immagine degli Stati Uniti da accreditare in Italia non è quella della grande democrazia della quale bisogna ricreare il sistema politico e federalista, in Italia come in Europa, bensì quello di una superpotenza sempre più pervasiva dei territori e delle menti delle persone.Il rischio è quello d'alimentare ancora odio verso gli Stati Uniti. Non mi sembra che di questo gli USA abbiano necessità. Ciampi, oltre che alla legittimità di un simile provvedimento da Paese d'area socialista sovietica, dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare quel Decreto governativo.<BR><B>SCUOLA: RADICALI,NO ALL'INGLESE OBBLIGATORIO ALLE ELEMENTARI</B>(ANSA) - ROMA, 16 FEB - <BR>Il partito radicale, assieme all'associazione radicale 'Esperanto', chiede in una lettera al presidente Ciampi di fermare il decreto legislativo, sottoposto alla sua firma, in cui si sancisce l'obbligo di insegnare soltanto la lingua inglese nelle scuole elementari italiane.Secondo gli autori della missiva, nel testo del Dl viene snaturato l'impianto della legge 53 del marzo 2003, in cui si prevedeva l'insegnamento opzionale di ''almeno una lingua a scelta fra quelle dell'Unione Europea'', mentre si instaura l'obbligatorieta' ''dell'alfabetizzazione nella lingua inglese''. I promotori dell'iniziativa giudicano tale scelta ''coloniale'' e ''gravemente lesiva dei principi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parita' delle lingue dell'Ue e mai sancito il monopolio di una superlingue sulle altre''.Gli autori, quindi, si interrogano sulle possibili conseguenze dell'applicazione di questa norma chiedendosi: ''Che effetti possono esserci - si legge nella lettera - dal momento che tale obbligo scatta in un paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l'italiano e' la lingua della Repubblica? non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?''.16-FEB-04 19:39<BR><B>PER IL NO DI CIAMPI ALL’INGLESE OBBLIGATORIO: I RADICALI CHIEDONO SOSTEGNO AGLI INSEGNANTI</B>Con una lettera alle organizzazioni degli insegnati, Giorgio Pagano, Segretario dell’associazione radicale “Esperanto” ha rammentato come l’inglese sia, specie per gli italiani, lingua difficile. «Certo i generi sono semplici ma i verbi tendono ad essere irregolari, la grammatica stravagante e la concordanza tra pronuncia e ortografia un incubo. L’inglese è parlato in così tanti luoghi che parecchie versioni si sono sviluppate, talune così particolari che persino dei “madre lingua” di queste possono avere difficoltà a comprendersi tra loro. Ma anche se esistesse un’unica versione, le difficoltà non mancherebbero visto che persino l’inglese di ogni giorno è fatta di sottigliezze, sfumature e complessità.Rendendosi conto che anche obbligare e anticipare lo studio dell’inglese alla prima elementare non sarà sufficiente ad apprenderlo si arriverà al punto - già in qualche caso ci siamo - che si considererà necessario sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Anche questo non basterà, si riterrà pertanto necessario che si insegni <B>in inglese</B> anche alcune materie scolastiche cosicché anche altre materie, come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Ci chiediamo e vi chiediamo dove andranno ad insegnare quei nostri docenti? Che fine farà la nostra e le altre lingue europee?»Auspichiamo - conclude Pagano - «Vi rendiate conto della gravità delle conseguenze di questa dittatura linguistica e per il nostro Paese e per il vostro lavoro. Vi chiediamo di reagire immediatamente come organizzazioni e come insegnanti scrivendo il vostro dissenso a che il Presidente della Repubblica firmi un simile sciagurato provvedimento. Vi chiediamo altresì di darcene notizia per posta elettronica all’indirizzo <B>liberalingua@radikalapartio.org</B> ».<BR></FONT></P></BLOCKQUOTE>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<P><FONT face=Arial><B>Inglese obbligatorio: scelta antieuropea e illiberale. I radicali chiedono a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di fermare il decreto governativo.</B><BR>Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato il Partito radicale e l’associazione radicale "Esperanto" hanno chiesto a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di non apporre la Sua firma al "Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53" approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004. In tale Decreto, infatti, a dispetto di tutti i Trattati comunitari che affermano la parità delle lingue dell’Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega n. 58 che, all’art. 2, parlava di «alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea», viene abolita tale libertà di scelta della lingua, seppure limitata all’ambito comunitario, e imposta a tutti, nell’art. 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di "<I>Jus primae… linguae</I>". Roma, 9.02.2004 <BR><B>SCUOLA. RADICALI CHIEDONO A CIAMPI DI NON FIRMARE DECRETO</B>(DIRE)- ROMA- <BR>CON UNA LETTERA INDIRIZZATA AL CAPO DELLO STATO IL PARTITO RADICALE E L'ASSOCIAZIONE RADICALE "ESPERANTO" HANNO CHIESTO A CIAMPI D'ESSERE IMMEDIATAMENTE RICEVUTI E DI NON APPORRE LA SUA FIRMA AL "DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE LA DEFINIZIONE DELLE NORME GENERALI RELATIVE ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA E AL PRIMO CICLO DELL'ISTRUZIONE, AI SENSI DELLA LEGGE 28 MARZO 2003, N. 53" APPROVATO NELLA SEDUTA DI CONSIGLIO DEI MINISTRI IN DATA 23.1.2004. IN TALE DECRETO, INFATTI, A DISPETTO DI TUTTI I TRATTATI COMUNITARI CHE AFFERMANO LA PARITA' DELLE LINGUE DELL'UNIONE E UN COLPO DI MANO SULLA LEGGE DELEGA N. 58 CHE, ALL'ARTICOLO 2, PARLAVA DI "ALFABETIZZAZIONE IN ALMENO UNA LINGUA DELL'UNIONE EUROPEA", VIENE ABOLITA TALE LIBERTA' DI SCELTA DELLA LINGUA, SEPPURE LIMITATA ALL'AMBITO COMUNITARIO, E IMPOSTA A TUTTI, NELL'ARTICOLO 5, LA SOLA LINGUA INGLESE SANCENDO IL MONOPOLIO DI UNA SUPERLINGUA SULLE ALTRE E AFFERMANDO UNA SORTA DI "JUS PRIMAE...LINGUAE".(COM/DIM/ DIRE)14:29 10-02-04<BR><B>SCUOLA: RADICALI, INGLESE OBBLIGATORIO SCELTA COLONIALE APPELLO A CIAMPI AFFINCHE' NON FIRMI DECRETO</B> (ANSA) - ROMA, 10 FEB - <BR>Quella di inserire l'inglese come lingua obbligatoria nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo dell'istruzione e' una ''scelta coloniale'', compiuta dal governo con un ''colpo di mano'' sulla legge delega. Lo sostengono in una nota il partito radicale e l'associazione radicale 'Esperanto' che hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Ciampi chiedendogli di essere ricevuti e di non firmare il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 gennaio scorso. Nel decreto, affermano i radicali, ''a dispetto di tutti i trattati comunitari che affermano la parita' delle lingue dell'Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega numero 58 che all'articolo 2 parlava di 'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Ue', viene abolita tale liberta' di scelta della lingua, seppure limitata all'ambito comunitario, e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di 'Jus primae linguae'.''(ANSA). 0-FEB-04 13:57<BR><B>SCUOLA:INGLESE OBBLIGATORIO, PER RADICALI UNA SCELTA COLONIALE </B>(AGI) - Roma, 10 feb. - <BR>Contro l'inglese obbligatorio a scuola dalle elementari isorgono gli esperantisti radicali, che parlano di "una scelta coloniale". Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato, il Partito radicale e l'associazione radicale Esperanto hanno chiesto a Ciampi di non apporre la sua firma al decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione approvato dal Consiglio dei ministri. Nel decreto, infatti, secondo i radicali, "a dispetto di tutti i trattati comunitari, che affermano la parita' delle lingue dell'Unione, viene abolita la liberta' di scelta della lingua e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese, sancendo il monopolio di una 'superlingua' sulle altre e affermando una sorta di 'ius primae linguae'"... (AGI) 101052 FEB 04<BR><B><I><BR>Lettera del Presidente della Crusca a Giorgio Pagano<BR></I></B><I>Roma, 10 febbraio 2004</I><BR>Al Dott. Giorgio PaganoSegretario dell'Associazione radicale "esperanto"<BR><BR>Egregio dottor Pagano, <BR>a seguito della Sua segnalazione di oggi, ho inviato alla Segreteria Generale del Quirinale (Vice-Segretario Generale, Prof. Melina Deearo) il seguente testo, a nome dell'Accademia della Crusca:«Mi viene segnalato che c'è opposizione del Partito Radicale (che ha chiesto udienza al Presidente) alla firma del Decreto Legislativo sulla Scuola dell'infanzia e del primo cielo elementare. Decreto che, al posto dell'indicazione di "alfabetizzazione in UNA lingua straniera" (come da legge di delega) introduce l'alfabetizzazione obbligatoria "nella lingua inglese". Il caso meriterebbe effettivamente una riflessione: una cosa è una tendenza di fatto, altra cosa è imporre per decreto quella data lingua. Gli altri Stati europei sanciscono questa scelta? O siamo solo noi a mostrare tanto zelo?L'Accademia della Crusca è in fermento.»<BR>Spero di attingere notizie sui regolamenti degli altri Paesi dell'UE e di poterLe dare informazioni in proposito.Cordiali saluti <I>Francesco Sabatini</I><BR></FONT></P><P><FONT face=Arial><B><I>Fax urgente per Il Presidente della RepubblicaCarlo Azeglio Ciampi</I></B><I>Con conoscenza al Direttore dell’Ufficio legislativo del QuirinaleConsigliere Salvatore Sechi</I></FONT></P><P><FONT face=Arial>OGGETTO: <B>Memoria inerente il “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e alla firma del Presidente Ciampi.</B><BR>Illustre Presidente, </P><P></P><P>avendo saputo dell’impossibilità, a breve, di essere ricevuti riteniamo importante portare a Sua conoscenza le principali motivazioni della nostra ferma contrarietà all’apposizione della Sua firma al decreto in oggetto.Come rammenterà quello che contestiamo nel “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta del Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e ora alla Sua firma è, anzitutto, lo stravolgimento della Legge di Delega al Governo. Infatti nel testo della Legge 53, “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”, all’Art. 2 (Sistema educativo di istruzione e di formazione) era scritto: «la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l'alfabetizzazione in almeno una<B> lingua dell'Unione europea </B>oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai principi fondamentali della convivenza civile».Pur limitando la libertà di scelta della lingua straniera, ma in
adesione al cammino sopranazionale nell’Unione, tale libertà era nel novero delle lingue comunitarie.Nel testo del DL mandato alla Sua firma, tale impianto viene snaturato. Non esiste più la <B>libertà</B> di scelta della lingua comunitaria ma esiste l’<B>obbligatorietà</B> dell’inglese. L’Art. 5 di quel Decreto recita: «La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base, ivi comprese quelle relative all’alfabetizzazione informatica, fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di fare apprendere i mezzi espressivi, la lingua italiana e<B> l'alfabetizzazione nella lingua inglese</B>, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai princìpi fondamentali della convivenza civile.»Come abbiamo già scritto, riteniamo ciò una scelta coloniale e gravemente lesiva dei princìpi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parità delle lingue dell’Unione e mai sancito il monopolio di una superlingua sulle altre o di una sorta di “<I>Jus primae… linguae</I>”. Si pensi a quanto affermato nella <I>Dichiarazione di Laeken</I> “L'Europa è in procinto di diventare, senza spargimento di sangue, una grande famiglia; si tratta di un vero cambiamento ... continente dei valori umanistici... della libertà, della solidarietà e <B>soprattutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui</B>.” Si pensi al recentissimo Piano d'azione 2004 – 2006, comunicato dalla Commissione europea al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato Economico e sociale, al Comitato delle Regioni e dall’eloquente titolo “Promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica”, nel quale, proprio a proposito dell’insegnamento elementare delle lingue ai bambini, si afferma:«<B><I>I piccoli allievi prendono coscienza dei propri valori e delle proprie influenze culturali ed imparano ad apprezzare le altre culture, aprendosi ed interessandosi maggiormente agli altri. Se tutti gli allievi imparano la stessa lingua, però, questo effetto positivo è limitato. Ai piccoli allievi va pertanto offerta tutta una gamma di lingue diverse. I genitori ed il corpo insegnante devono essere meglio informati dei vantaggi di questo approccio precoce e dei criteri che dovrebbero ispirare la scelta della prima lingua straniera del bambino</I></B><I>.</I>»Che dire poi degli allarmi lanciati dall’UNESCO, il quale nella sua risoluzione sul plurilinguismo nell’educazione adottata dalla 30a Conferenza Generale, ha messo in guardia contro il «pericolo che oggi minaccia la diversità linguistica a causa della mondializzazione della comunicazione e delle tendenze ad usare una lingua unica, con i rischi di emarginazione delle altre grandi lingue del mondo e addirittura di estinzione delle altre lingue di minore diffusione, a cominciare dalle lingue regionali».Tutti dati, quelli europei e quelli internazionali, che vanno esattamente in senso opposto al decreto in questione.Non solo. Non c’è stato nemmeno un approfondito e scientificamente adeguato studio degli effetti politici, sociali, culturali di tale obbligatorietà, che risponda a domande quali, ad esempio:<BR>- com’è possibile considerare costituzionale un Decreto che promuove nei confronti dei cittadini dello Stato italiano discriminazione e disuguaglianza favorendo i cittadini di un altro Stato seppur membro dell’Unione?<BR>- che effetti possono esserci dal momento che tale obbligo scatta in un Paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l’italiano è la lingua della Repubblica? Non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?<BR>- in un’epoca caratterizzata dalla libertà del mercato, con Autorità garanti delle regole e attenti alla costituzione di monopoli, come può uno Stato favorire l’instaurarsi di un monopolio della comunicazione linguistica?- i nostri politici e persino il nostro Capo dello Stato come verrebbero visti, in un rapporto con gli omologhi degli Stati anglofoni, dal momento che hanno riconosciuto <U>per legge</U>, l’inferiorità della loro lingua e cultura? Come verrebbero visti nei Paesi degli altri Grandi dell’Unione? La stessa “comunitarietà” non ne soffrirebbe? Quei vincoli di solidarietà reciproca non ne uscirebbero compromessi? Quanto?<BR>- Economicamente, in cosa e in quanto consiste il trasferimento netto di risorse materiali e simboliche verso i Paesi anglofoni, europei anzitutto? Esistono almeno quattro tipologie di trasferimento dalla comunità internazionale verso i locutori madrelingua inglese:<BR></FONT></P><BLOCKQUOTE><P><FONT face=Arial>1. si offre ai paesi anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l'inglese, di competenza linguistica nella redazione e la revisione di testi, eccetera: Ad esempio è certo che successivamente si arriverà al punto (e già in qualche caso ci siamo) che si considererà necessario che sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Poi ci si renderà conto che anche questo sarà insufficiente (l’inglese – come sanno gli inglesi - è una lingua difficile e che ha grossi problemi per via anche del fatto che si legge come non si scrive – motivo per cui la maggior parte di bimbi dislessici si trovano nei paesi anglosassoni – alleghiamo a tale proposito, e non solo, un utile articolo dell’Economist). Si riterrà pertanto necessario che si insegni in inglese anche alcune materie scolastiche e, pertanto, anche altre materie come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Chissà dove andranno ad insegnare quei nostri docenti nel momento in cui anche altri Paesi europei faranno analoga scelta.2. i madrelingua inglese non hanno un reale bisogno di imparare le altre lingue. Questo si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme. Ad esempio, si stima che l’estensione dell’apprendimento dell’inglese a livello mondiale si traduca in un risparmio per il sistema della pubblica istruzione americano di circa <U>16 miliardi di dollari all'anno</U> (Prof. F. Grin in Le Temps del 13.01.2004). Risorse, queste, che possono essere investite in ricerca e sviluppo favorendo il divario fra USA e Unione europea. 3. tutte le risorse finanziarie e temporali che non vengono dedicate all'apprendimento delle lingue straniere, possono essere investite nello sviluppo e nell'insegnamento di altre discipline;4. anche se i non-anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l'inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad avere un grado tale di padronanza che possa loro garantire l'uguaglianza di fronte ai madrelingua: uguaglianza nella comprensione, uguaglianza nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico, uguaglianza nelle negoziazioni e nel conflitto.Fintanto che le responsabilità di quanto sopra esposto ricadono sulle singole persone è un discorso ma se lo Stato obbliga ad apprendere quella e solo quella lingua straniera, ebbene, non può non farsene carico: studiando, approfondendo e, infine, aprendo il dibattito tra i cittadini e in Europa con una apposita “Conferenza europea sulle lingue”.Aggiungiamo infine che, fino a pochi giorni dal varo del Decreto in questione, nella bozza disponibile su internet esisteva la dicitura “di una lingua comunitaria”, poi completamente scomparsa nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Valutiamo, peraltro, che avendo anticipato la lingua straniera dalla terza alla prima elementare, il programma politico del Presidente del Consiglio possa ritenersi soddisf
atto senza alcuna imposizione illiberale.<BR><B>Inglese obbligatorio: c'è il rischio d'alimentare odio verso gli Stati Uniti. Ciampi dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare il Decreto governativo.</B><I>Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario associazione radicale "Esperanto".</I><BR>Vietare la possibilità d'apprendere una lingua straniera e obbligare i bimbi ad apprendere l'inglese ha solo un analogo precedente in Europa: quello dell'Europa dell'Est nei confronti del Russo. Allora l'Est Europa si chinava al colosso sovietico. Oggi, dopo 15 anni dal crollo del Muro di Berlino, viene riproposta con segno opposto la stessa illiberale prospettiva. Identico il piegarsi, ma ad Ovest.Per questo Governo l'immagine degli Stati Uniti da accreditare in Italia non è quella della grande democrazia della quale bisogna ricreare il sistema politico e federalista, in Italia come in Europa, bensì quello di una superpotenza sempre più pervasiva dei territori e delle menti delle persone.Il rischio è quello d'alimentare ancora odio verso gli Stati Uniti. Non mi sembra che di questo gli USA abbiano necessità. Ciampi, oltre che alla legittimità di un simile provvedimento da Paese d'area socialista sovietica, dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare quel Decreto governativo.<BR><B>SCUOLA: RADICALI,NO ALL'INGLESE OBBLIGATORIO ALLE ELEMENTARI</B>(ANSA) - ROMA, 16 FEB - <BR>Il partito radicale, assieme all'associazione radicale 'Esperanto', chiede in una lettera al presidente Ciampi di fermare il decreto legislativo, sottoposto alla sua firma, in cui si sancisce l'obbligo di insegnare soltanto la lingua inglese nelle scuole elementari italiane.Secondo gli autori della missiva, nel testo del Dl viene snaturato l'impianto della legge 53 del marzo 2003, in cui si prevedeva l'insegnamento opzionale di ''almeno una lingua a scelta fra quelle dell'Unione Europea'', mentre si instaura l'obbligatorieta' ''dell'alfabetizzazione nella lingua inglese''. I promotori dell'iniziativa giudicano tale scelta ''coloniale'' e ''gravemente lesiva dei principi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parita' delle lingue dell'Ue e mai sancito il monopolio di una superlingue sulle altre''.Gli autori, quindi, si interrogano sulle possibili conseguenze dell'applicazione di questa norma chiedendosi: ''Che effetti possono esserci - si legge nella lettera - dal momento che tale obbligo scatta in un paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l'italiano e' la lingua della Repubblica? non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?''.16-FEB-04 19:39<BR><B>PER IL NO DI CIAMPI ALL’INGLESE OBBLIGATORIO: I RADICALI CHIEDONO SOSTEGNO AGLI INSEGNANTI</B>Con una lettera alle organizzazioni degli insegnati, Giorgio Pagano, Segretario dell’associazione radicale “Esperanto” ha rammentato come l’inglese sia, specie per gli italiani, lingua difficile. «Certo i generi sono semplici ma i verbi tendono ad essere irregolari, la grammatica stravagante e la concordanza tra pronuncia e ortografia un incubo. L’inglese è parlato in così tanti luoghi che parecchie versioni si sono sviluppate, talune così particolari che persino dei “madre lingua” di queste possono avere difficoltà a comprendersi tra loro. Ma anche se esistesse un’unica versione, le difficoltà non mancherebbero visto che persino l’inglese di ogni giorno è fatta di sottigliezze, sfumature e complessità.Rendendosi conto che anche obbligare e anticipare lo studio dell’inglese alla prima elementare non sarà sufficiente ad apprenderlo si arriverà al punto - già in qualche caso ci siamo - che si considererà necessario sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Anche questo non basterà, si riterrà pertanto necessario che si insegni <B>in inglese</B> anche alcune materie scolastiche cosicché anche altre materie, come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Ci chiediamo e vi chiediamo dove andranno ad insegnare quei nostri docenti? Che fine farà la nostra e le altre lingue europee?»Auspichiamo - conclude Pagano - «Vi rendiate conto della gravità delle conseguenze di questa dittatura linguistica e per il nostro Paese e per il vostro lavoro. Vi chiediamo di reagire immediatamente come organizzazioni e come insegnanti scrivendo il vostro dissenso a che il Presidente della Repubblica firmi un simile sciagurato provvedimento. Vi chiediamo altresì di darcene notizia per posta elettronica all’indirizzo <B>liberalingua@radikalapartio.org</B> ».<BR></FONT></P></BLOCKQUOTE>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<P><FONT face=Arial><B>Inglese obbligatorio: scelta antieuropea e illiberale. I radicali chiedono a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di fermare il decreto governativo.</B><BR>Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato il Partito radicale e l’associazione radicale "Esperanto" hanno chiesto a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di non apporre la Sua firma al "Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53" approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004. In tale Decreto, infatti, a dispetto di tutti i Trattati comunitari che affermano la parità delle lingue dell’Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega n. 58 che, all’art. 2, parlava di «alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea», viene abolita tale libertà di scelta della lingua, seppure limitata all’ambito comunitario, e imposta a tutti, nell’art. 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di "<I>Jus primae… linguae</I>". Roma, 9.02.2004 <BR><B>SCUOLA. RADICALI CHIEDONO A CIAMPI DI NON FIRMARE DECRETO</B>(DIRE)- ROMA- <BR>CON UNA LETTERA INDIRIZZATA AL CAPO DELLO STATO IL PARTITO RADICALE E L'ASSOCIAZIONE RADICALE "ESPERANTO" HANNO CHIESTO A CIAMPI D'ESSERE IMMEDIATAMENTE RICEVUTI E DI NON APPORRE LA SUA FIRMA AL "DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE LA DEFINIZIONE DELLE NORME GENERALI RELATIVE ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA E AL PRIMO CICLO DELL'ISTRUZIONE, AI SENSI DELLA LEGGE 28 MARZO 2003, N. 53" APPROVATO NELLA SEDUTA DI CONSIGLIO DEI MINISTRI IN DATA 23.1.2004. IN TALE DECRETO, INFATTI, A DISPETTO DI TUTTI I TRATTATI COMUNITARI CHE AFFERMANO LA PARITA' DELLE LINGUE DELL'UNIONE E UN COLPO DI MANO SULLA LEGGE DELEGA N. 58 CHE, ALL'ARTICOLO 2, PARLAVA DI "ALFABETIZZAZIONE IN ALMENO UNA LINGUA DELL'UNIONE EUROPEA", VIENE ABOLITA TALE LIBERTA' DI SCELTA DELLA LINGUA, SEPPURE LIMITATA ALL'AMBITO COMUNITARIO, E IMPOSTA A TUTTI, NELL'ARTICOLO 5, LA SOLA LINGUA INGLESE SANCENDO IL MONOPOLIO DI UNA SUPERLINGUA SULLE ALTRE E AFFERMANDO UNA SORTA DI "JUS PRIMAE...LINGUAE".(COM/DIM/ DIRE)14:29 10-02-04<BR><B>SCUOLA: RADICALI, INGLESE OBBLIGATORIO SCELTA COLONIALE APPELLO A CIAMPI AFFINCHE' NON FIRMI DECRETO</B> (ANSA) - ROMA, 10 FEB - <BR>Quella di inserire l'inglese come lingua obbligatoria nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo dell'istruzione e' una ''scelta coloniale'', compiuta dal governo con un ''colpo di mano'' sulla legge delega. Lo sostengono in una nota il partito radicale e l'associazione radicale 'Esperanto' che hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Ciampi chiedendogli di essere ricevuti e di non firmare il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 gennaio scorso. Nel decreto, affermano i radicali, ''a dispetto di tutti i trattati comunitari che affermano la parita' delle lingue dell'Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega numero 58 che all'articolo 2 parlava di 'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Ue', viene abolita tale liberta' di scelta della lingua, seppure limitata all'ambito comunitario, e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di 'Jus primae linguae'.''(ANSA). 0-FEB-04 13:57<BR><B>SCUOLA:INGLESE OBBLIGATORIO, PER RADICALI UNA SCELTA COLONIALE </B>(AGI) - Roma, 10 feb. - <BR>Contro l'inglese obbligatorio a scuola dalle elementari isorgono gli esperantisti radicali, che parlano di "una scelta coloniale". Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato, il Partito radicale e l'associazione radicale Esperanto hanno chiesto a Ciampi di non apporre la sua firma al decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione approvato dal Consiglio dei ministri. Nel decreto, infatti, secondo i radicali, "a dispetto di tutti i trattati comunitari, che affermano la parita' delle lingue dell'Unione, viene abolita la liberta' di scelta della lingua e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese, sancendo il monopolio di una 'superlingua' sulle altre e affermando una sorta di 'ius primae linguae'"... (AGI) 101052 FEB 04<BR><B><I><BR>Lettera del Presidente della Crusca a Giorgio Pagano<BR></I></B><I>Roma, 10 febbraio 2004</I><BR>Al Dott. Giorgio PaganoSegretario dell'Associazione radicale "esperanto"<BR><BR>Egregio dottor Pagano, <BR>a seguito della Sua segnalazione di oggi, ho inviato alla Segreteria Generale del Quirinale (Vice-Segretario Generale, Prof. Melina Deearo) il seguente testo, a nome dell'Accademia della Crusca:«Mi viene segnalato che c'è opposizione del Partito Radicale (che ha chiesto udienza al Presidente) alla firma del Decreto Legislativo sulla Scuola dell'infanzia e del primo cielo elementare. Decreto che, al posto dell'indicazione di "alfabetizzazione in UNA lingua straniera" (come da legge di delega) introduce l'alfabetizzazione obbligatoria "nella lingua inglese". Il caso meriterebbe effettivamente una riflessione: una cosa è una tendenza di fatto, altra cosa è imporre per decreto quella data lingua. Gli altri Stati europei sanciscono questa scelta? O siamo solo noi a mostrare tanto zelo?L'Accademia della Crusca è in fermento.»<BR>Spero di attingere notizie sui regolamenti degli altri Paesi dell'UE e di poterLe dare informazioni in proposito.Cordiali saluti <I>Francesco Sabatini</I><BR></FONT></P><P><FONT face=Arial><B><I>Fax urgente per Il Presidente della RepubblicaCarlo Azeglio Ciampi</I></B><I>Con conoscenza al Direttore dell’Ufficio legislativo del QuirinaleConsigliere Salvatore Sechi</I></FONT></P><P><FONT face=Arial>OGGETTO: <B>Memoria inerente il “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e alla firma del Presidente Ciampi.</B><BR>Illustre Presidente, </P><P></P><P>avendo saputo dell’impossibilità, a breve, di essere ricevuti riteniamo importante portare a Sua conoscenza le principali motivazioni della nostra ferma contrarietà all’apposizione della Sua firma al decreto in oggetto.Come rammenterà quello che contestiamo nel “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta del Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e ora alla Sua firma è, anzitutto, lo stravolgimento della Legge di Delega al Governo. Infatti nel testo della Legge 53, “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”, all’Art. 2 (Sistema educativo di istruzione e di formazione) era scritto: «la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l'alfabetizzazione in almeno una<B> lingua dell'Unione europea </B>oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai principi fondamentali della convivenza civile».Pur limitando la libertà di scelta della lingua straniera, ma in
adesione al cammino sopranazionale nell’Unione, tale libertà era nel novero delle lingue comunitarie.Nel testo del DL mandato alla Sua firma, tale impianto viene snaturato. Non esiste più la <B>libertà</B> di scelta della lingua comunitaria ma esiste l’<B>obbligatorietà</B> dell’inglese. L’Art. 5 di quel Decreto recita: «La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base, ivi comprese quelle relative all’alfabetizzazione informatica, fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di fare apprendere i mezzi espressivi, la lingua italiana e<B> l'alfabetizzazione nella lingua inglese</B>, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai princìpi fondamentali della convivenza civile.»Come abbiamo già scritto, riteniamo ciò una scelta coloniale e gravemente lesiva dei princìpi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parità delle lingue dell’Unione e mai sancito il monopolio di una superlingua sulle altre o di una sorta di “<I>Jus primae… linguae</I>”. Si pensi a quanto affermato nella <I>Dichiarazione di Laeken</I> “L'Europa è in procinto di diventare, senza spargimento di sangue, una grande famiglia; si tratta di un vero cambiamento ... continente dei valori umanistici... della libertà, della solidarietà e <B>soprattutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui</B>.” Si pensi al recentissimo Piano d'azione 2004 – 2006, comunicato dalla Commissione europea al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato Economico e sociale, al Comitato delle Regioni e dall’eloquente titolo “Promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica”, nel quale, proprio a proposito dell’insegnamento elementare delle lingue ai bambini, si afferma:«<B><I>I piccoli allievi prendono coscienza dei propri valori e delle proprie influenze culturali ed imparano ad apprezzare le altre culture, aprendosi ed interessandosi maggiormente agli altri. Se tutti gli allievi imparano la stessa lingua, però, questo effetto positivo è limitato. Ai piccoli allievi va pertanto offerta tutta una gamma di lingue diverse. I genitori ed il corpo insegnante devono essere meglio informati dei vantaggi di questo approccio precoce e dei criteri che dovrebbero ispirare la scelta della prima lingua straniera del bambino</I></B><I>.</I>»Che dire poi degli allarmi lanciati dall’UNESCO, il quale nella sua risoluzione sul plurilinguismo nell’educazione adottata dalla 30a Conferenza Generale, ha messo in guardia contro il «pericolo che oggi minaccia la diversità linguistica a causa della mondializzazione della comunicazione e delle tendenze ad usare una lingua unica, con i rischi di emarginazione delle altre grandi lingue del mondo e addirittura di estinzione delle altre lingue di minore diffusione, a cominciare dalle lingue regionali».Tutti dati, quelli europei e quelli internazionali, che vanno esattamente in senso opposto al decreto in questione.Non solo. Non c’è stato nemmeno un approfondito e scientificamente adeguato studio degli effetti politici, sociali, culturali di tale obbligatorietà, che risponda a domande quali, ad esempio:<BR>- com’è possibile considerare costituzionale un Decreto che promuove nei confronti dei cittadini dello Stato italiano discriminazione e disuguaglianza favorendo i cittadini di un altro Stato seppur membro dell’Unione?<BR>- che effetti possono esserci dal momento che tale obbligo scatta in un Paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l’italiano è la lingua della Repubblica? Non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?<BR>- in un’epoca caratterizzata dalla libertà del mercato, con Autorità garanti delle regole e attenti alla costituzione di monopoli, come può uno Stato favorire l’instaurarsi di un monopolio della comunicazione linguistica?- i nostri politici e persino il nostro Capo dello Stato come verrebbero visti, in un rapporto con gli omologhi degli Stati anglofoni, dal momento che hanno riconosciuto <U>per legge</U>, l’inferiorità della loro lingua e cultura? Come verrebbero visti nei Paesi degli altri Grandi dell’Unione? La stessa “comunitarietà” non ne soffrirebbe? Quei vincoli di solidarietà reciproca non ne uscirebbero compromessi? Quanto?<BR>- Economicamente, in cosa e in quanto consiste il trasferimento netto di risorse materiali e simboliche verso i Paesi anglofoni, europei anzitutto? Esistono almeno quattro tipologie di trasferimento dalla comunità internazionale verso i locutori madrelingua inglese:<BR></FONT></P><BLOCKQUOTE><P><FONT face=Arial>1. si offre ai paesi anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l'inglese, di competenza linguistica nella redazione e la revisione di testi, eccetera: Ad esempio è certo che successivamente si arriverà al punto (e già in qualche caso ci siamo) che si considererà necessario che sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Poi ci si renderà conto che anche questo sarà insufficiente (l’inglese – come sanno gli inglesi - è una lingua difficile e che ha grossi problemi per via anche del fatto che si legge come non si scrive – motivo per cui la maggior parte di bimbi dislessici si trovano nei paesi anglosassoni – alleghiamo a tale proposito, e non solo, un utile articolo dell’Economist). Si riterrà pertanto necessario che si insegni in inglese anche alcune materie scolastiche e, pertanto, anche altre materie come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Chissà dove andranno ad insegnare quei nostri docenti nel momento in cui anche altri Paesi europei faranno analoga scelta.2. i madrelingua inglese non hanno un reale bisogno di imparare le altre lingue. Questo si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme. Ad esempio, si stima che l’estensione dell’apprendimento dell’inglese a livello mondiale si traduca in un risparmio per il sistema della pubblica istruzione americano di circa <U>16 miliardi di dollari all'anno</U> (Prof. F. Grin in Le Temps del 13.01.2004). Risorse, queste, che possono essere investite in ricerca e sviluppo favorendo il divario fra USA e Unione europea. 3. tutte le risorse finanziarie e temporali che non vengono dedicate all'apprendimento delle lingue straniere, possono essere investite nello sviluppo e nell'insegnamento di altre discipline;4. anche se i non-anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l'inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad avere un grado tale di padronanza che possa loro garantire l'uguaglianza di fronte ai madrelingua: uguaglianza nella comprensione, uguaglianza nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico, uguaglianza nelle negoziazioni e nel conflitto.Fintanto che le responsabilità di quanto sopra esposto ricadono sulle singole persone è un discorso ma se lo Stato obbliga ad apprendere quella e solo quella lingua straniera, ebbene, non può non farsene carico: studiando, approfondendo e, infine, aprendo il dibattito tra i cittadini e in Europa con una apposita “Conferenza europea sulle lingue”.Aggiungiamo infine che, fino a pochi giorni dal varo del Decreto in questione, nella bozza disponibile su internet esisteva la dicitura “di una lingua comunitaria”, poi completamente scomparsa nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Valutiamo, peraltro, che avendo anticipato la lingua straniera dalla terza alla prima elementare, il programma politico del Presidente del Consiglio possa ritenersi soddisf
atto senza alcuna imposizione illiberale.<BR><B>Inglese obbligatorio: c'è il rischio d'alimentare odio verso gli Stati Uniti. Ciampi dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare il Decreto governativo.</B><I>Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario associazione radicale "Esperanto".</I><BR>Vietare la possibilità d'apprendere una lingua straniera e obbligare i bimbi ad apprendere l'inglese ha solo un analogo precedente in Europa: quello dell'Europa dell'Est nei confronti del Russo. Allora l'Est Europa si chinava al colosso sovietico. Oggi, dopo 15 anni dal crollo del Muro di Berlino, viene riproposta con segno opposto la stessa illiberale prospettiva. Identico il piegarsi, ma ad Ovest.Per questo Governo l'immagine degli Stati Uniti da accreditare in Italia non è quella della grande democrazia della quale bisogna ricreare il sistema politico e federalista, in Italia come in Europa, bensì quello di una superpotenza sempre più pervasiva dei territori e delle menti delle persone.Il rischio è quello d'alimentare ancora odio verso gli Stati Uniti. Non mi sembra che di questo gli USA abbiano necessità. Ciampi, oltre che alla legittimità di un simile provvedimento da Paese d'area socialista sovietica, dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare quel Decreto governativo.<BR><B>SCUOLA: RADICALI,NO ALL'INGLESE OBBLIGATORIO ALLE ELEMENTARI</B>(ANSA) - ROMA, 16 FEB - <BR>Il partito radicale, assieme all'associazione radicale 'Esperanto', chiede in una lettera al presidente Ciampi di fermare il decreto legislativo, sottoposto alla sua firma, in cui si sancisce l'obbligo di insegnare soltanto la lingua inglese nelle scuole elementari italiane.Secondo gli autori della missiva, nel testo del Dl viene snaturato l'impianto della legge 53 del marzo 2003, in cui si prevedeva l'insegnamento opzionale di ''almeno una lingua a scelta fra quelle dell'Unione Europea'', mentre si instaura l'obbligatorieta' ''dell'alfabetizzazione nella lingua inglese''. I promotori dell'iniziativa giudicano tale scelta ''coloniale'' e ''gravemente lesiva dei principi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parita' delle lingue dell'Ue e mai sancito il monopolio di una superlingue sulle altre''.Gli autori, quindi, si interrogano sulle possibili conseguenze dell'applicazione di questa norma chiedendosi: ''Che effetti possono esserci - si legge nella lettera - dal momento che tale obbligo scatta in un paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l'italiano e' la lingua della Repubblica? non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?''.16-FEB-04 19:39<BR><B>PER IL NO DI CIAMPI ALL’INGLESE OBBLIGATORIO: I RADICALI CHIEDONO SOSTEGNO AGLI INSEGNANTI</B>Con una lettera alle organizzazioni degli insegnati, Giorgio Pagano, Segretario dell’associazione radicale “Esperanto” ha rammentato come l’inglese sia, specie per gli italiani, lingua difficile. «Certo i generi sono semplici ma i verbi tendono ad essere irregolari, la grammatica stravagante e la concordanza tra pronuncia e ortografia un incubo. L’inglese è parlato in così tanti luoghi che parecchie versioni si sono sviluppate, talune così particolari che persino dei “madre lingua” di queste possono avere difficoltà a comprendersi tra loro. Ma anche se esistesse un’unica versione, le difficoltà non mancherebbero visto che persino l’inglese di ogni giorno è fatta di sottigliezze, sfumature e complessità.Rendendosi conto che anche obbligare e anticipare lo studio dell’inglese alla prima elementare non sarà sufficiente ad apprenderlo si arriverà al punto - già in qualche caso ci siamo - che si considererà necessario sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Anche questo non basterà, si riterrà pertanto necessario che si insegni <B>in inglese</B> anche alcune materie scolastiche cosicché anche altre materie, come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Ci chiediamo e vi chiediamo dove andranno ad insegnare quei nostri docenti? Che fine farà la nostra e le altre lingue europee?»Auspichiamo - conclude Pagano - «Vi rendiate conto della gravità delle conseguenze di questa dittatura linguistica e per il nostro Paese e per il vostro lavoro. Vi chiediamo di reagire immediatamente come organizzazioni e come insegnanti scrivendo il vostro dissenso a che il Presidente della Repubblica firmi un simile sciagurato provvedimento. Vi chiediamo altresì di darcene notizia per posta elettronica all’indirizzo <B>liberalingua@radikalapartio.org</B> ».<BR></FONT></P></BLOCKQUOTE>[addsig]

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

<P><FONT face=Arial><B>Inglese obbligatorio: scelta antieuropea e illiberale. I radicali chiedono a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di fermare il decreto governativo.</B><BR>Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato il Partito radicale e l’associazione radicale "Esperanto" hanno chiesto a Ciampi d’essere immediatamente ricevuti e di non apporre la Sua firma al "Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53" approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004. In tale Decreto, infatti, a dispetto di tutti i Trattati comunitari che affermano la parità delle lingue dell’Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega n. 58 che, all’art. 2, parlava di «alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea», viene abolita tale libertà di scelta della lingua, seppure limitata all’ambito comunitario, e imposta a tutti, nell’art. 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di "<I>Jus primae… linguae</I>". Roma, 9.02.2004 <BR><B>SCUOLA. RADICALI CHIEDONO A CIAMPI DI NON FIRMARE DECRETO</B>(DIRE)- ROMA- <BR>CON UNA LETTERA INDIRIZZATA AL CAPO DELLO STATO IL PARTITO RADICALE E L'ASSOCIAZIONE RADICALE "ESPERANTO" HANNO CHIESTO A CIAMPI D'ESSERE IMMEDIATAMENTE RICEVUTI E DI NON APPORRE LA SUA FIRMA AL "DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE LA DEFINIZIONE DELLE NORME GENERALI RELATIVE ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA E AL PRIMO CICLO DELL'ISTRUZIONE, AI SENSI DELLA LEGGE 28 MARZO 2003, N. 53" APPROVATO NELLA SEDUTA DI CONSIGLIO DEI MINISTRI IN DATA 23.1.2004. IN TALE DECRETO, INFATTI, A DISPETTO DI TUTTI I TRATTATI COMUNITARI CHE AFFERMANO LA PARITA' DELLE LINGUE DELL'UNIONE E UN COLPO DI MANO SULLA LEGGE DELEGA N. 58 CHE, ALL'ARTICOLO 2, PARLAVA DI "ALFABETIZZAZIONE IN ALMENO UNA LINGUA DELL'UNIONE EUROPEA", VIENE ABOLITA TALE LIBERTA' DI SCELTA DELLA LINGUA, SEPPURE LIMITATA ALL'AMBITO COMUNITARIO, E IMPOSTA A TUTTI, NELL'ARTICOLO 5, LA SOLA LINGUA INGLESE SANCENDO IL MONOPOLIO DI UNA SUPERLINGUA SULLE ALTRE E AFFERMANDO UNA SORTA DI "JUS PRIMAE...LINGUAE".(COM/DIM/ DIRE)14:29 10-02-04<BR><B>SCUOLA: RADICALI, INGLESE OBBLIGATORIO SCELTA COLONIALE APPELLO A CIAMPI AFFINCHE' NON FIRMI DECRETO</B> (ANSA) - ROMA, 10 FEB - <BR>Quella di inserire l'inglese come lingua obbligatoria nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo dell'istruzione e' una ''scelta coloniale'', compiuta dal governo con un ''colpo di mano'' sulla legge delega. Lo sostengono in una nota il partito radicale e l'associazione radicale 'Esperanto' che hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Ciampi chiedendogli di essere ricevuti e di non firmare il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 gennaio scorso. Nel decreto, affermano i radicali, ''a dispetto di tutti i trattati comunitari che affermano la parita' delle lingue dell'Unione e con un colpo di mano sulla Legge Delega numero 58 che all'articolo 2 parlava di 'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Ue', viene abolita tale liberta' di scelta della lingua, seppure limitata all'ambito comunitario, e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese sancendo il monopolio di una superlingua sulle altre e affermando una sorta di 'Jus primae linguae'.''(ANSA). 0-FEB-04 13:57<BR><B>SCUOLA:INGLESE OBBLIGATORIO, PER RADICALI UNA SCELTA COLONIALE </B>(AGI) - Roma, 10 feb. - <BR>Contro l'inglese obbligatorio a scuola dalle elementari isorgono gli esperantisti radicali, che parlano di "una scelta coloniale". Con una lettera indirizzata al Capo dello Stato, il Partito radicale e l'associazione radicale Esperanto hanno chiesto a Ciampi di non apporre la sua firma al decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione approvato dal Consiglio dei ministri. Nel decreto, infatti, secondo i radicali, "a dispetto di tutti i trattati comunitari, che affermano la parita' delle lingue dell'Unione, viene abolita la liberta' di scelta della lingua e imposta a tutti, nell'articolo 5, la sola lingua inglese, sancendo il monopolio di una 'superlingua' sulle altre e affermando una sorta di 'ius primae linguae'"... (AGI) 101052 FEB 04<BR><B><I><BR>Lettera del Presidente della Crusca a Giorgio Pagano<BR></I></B><I>Roma, 10 febbraio 2004</I><BR>Al Dott. Giorgio PaganoSegretario dell'Associazione radicale "esperanto"<BR><BR>Egregio dottor Pagano, <BR>a seguito della Sua segnalazione di oggi, ho inviato alla Segreteria Generale del Quirinale (Vice-Segretario Generale, Prof. Melina Deearo) il seguente testo, a nome dell'Accademia della Crusca:«Mi viene segnalato che c'è opposizione del Partito Radicale (che ha chiesto udienza al Presidente) alla firma del Decreto Legislativo sulla Scuola dell'infanzia e del primo cielo elementare. Decreto che, al posto dell'indicazione di "alfabetizzazione in UNA lingua straniera" (come da legge di delega) introduce l'alfabetizzazione obbligatoria "nella lingua inglese". Il caso meriterebbe effettivamente una riflessione: una cosa è una tendenza di fatto, altra cosa è imporre per decreto quella data lingua. Gli altri Stati europei sanciscono questa scelta? O siamo solo noi a mostrare tanto zelo?L'Accademia della Crusca è in fermento.»<BR>Spero di attingere notizie sui regolamenti degli altri Paesi dell'UE e di poterLe dare informazioni in proposito.Cordiali saluti <I>Francesco Sabatini</I><BR></FONT></P><P><FONT face=Arial><B><I>Fax urgente per Il Presidente della RepubblicaCarlo Azeglio Ciampi</I></B><I>Con conoscenza al Direttore dell’Ufficio legislativo del QuirinaleConsigliere Salvatore Sechi</I></FONT></P><P><FONT face=Arial>OGGETTO: <B>Memoria inerente il “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta di Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e alla firma del Presidente Ciampi.</B><BR>Illustre Presidente, </P><P></P><P>avendo saputo dell’impossibilità, a breve, di essere ricevuti riteniamo importante portare a Sua conoscenza le principali motivazioni della nostra ferma contrarietà all’apposizione della Sua firma al decreto in oggetto.Come rammenterà quello che contestiamo nel “Decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53” approvato nella seduta del Consiglio dei Ministri in data 23.01.2004 e ora alla Sua firma è, anzitutto, lo stravolgimento della Legge di Delega al Governo. Infatti nel testo della Legge 53, “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”, all’Art. 2 (Sistema educativo di istruzione e di formazione) era scritto: «la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l'alfabetizzazione in almeno una<B> lingua dell'Unione europea </B>oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai principi fondamentali della convivenza civile».Pur limitando la libertà di scelta della lingua straniera, ma in
adesione al cammino sopranazionale nell’Unione, tale libertà era nel novero delle lingue comunitarie.Nel testo del DL mandato alla Sua firma, tale impianto viene snaturato. Non esiste più la <B>libertà</B> di scelta della lingua comunitaria ma esiste l’<B>obbligatorietà</B> dell’inglese. L’Art. 5 di quel Decreto recita: «La scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità individuali, ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base, ivi comprese quelle relative all’alfabetizzazione informatica, fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di fare apprendere i mezzi espressivi, la lingua italiana e<B> l'alfabetizzazione nella lingua inglese</B>, di porre le basi per l'utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai princìpi fondamentali della convivenza civile.»Come abbiamo già scritto, riteniamo ciò una scelta coloniale e gravemente lesiva dei princìpi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parità delle lingue dell’Unione e mai sancito il monopolio di una superlingua sulle altre o di una sorta di “<I>Jus primae… linguae</I>”. Si pensi a quanto affermato nella <I>Dichiarazione di Laeken</I> “L'Europa è in procinto di diventare, senza spargimento di sangue, una grande famiglia; si tratta di un vero cambiamento ... continente dei valori umanistici... della libertà, della solidarietà e <B>soprattutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui</B>.” Si pensi al recentissimo Piano d'azione 2004 – 2006, comunicato dalla Commissione europea al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato Economico e sociale, al Comitato delle Regioni e dall’eloquente titolo “Promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica”, nel quale, proprio a proposito dell’insegnamento elementare delle lingue ai bambini, si afferma:«<B><I>I piccoli allievi prendono coscienza dei propri valori e delle proprie influenze culturali ed imparano ad apprezzare le altre culture, aprendosi ed interessandosi maggiormente agli altri. Se tutti gli allievi imparano la stessa lingua, però, questo effetto positivo è limitato. Ai piccoli allievi va pertanto offerta tutta una gamma di lingue diverse. I genitori ed il corpo insegnante devono essere meglio informati dei vantaggi di questo approccio precoce e dei criteri che dovrebbero ispirare la scelta della prima lingua straniera del bambino</I></B><I>.</I>»Che dire poi degli allarmi lanciati dall’UNESCO, il quale nella sua risoluzione sul plurilinguismo nell’educazione adottata dalla 30a Conferenza Generale, ha messo in guardia contro il «pericolo che oggi minaccia la diversità linguistica a causa della mondializzazione della comunicazione e delle tendenze ad usare una lingua unica, con i rischi di emarginazione delle altre grandi lingue del mondo e addirittura di estinzione delle altre lingue di minore diffusione, a cominciare dalle lingue regionali».Tutti dati, quelli europei e quelli internazionali, che vanno esattamente in senso opposto al decreto in questione.Non solo. Non c’è stato nemmeno un approfondito e scientificamente adeguato studio degli effetti politici, sociali, culturali di tale obbligatorietà, che risponda a domande quali, ad esempio:<BR>- com’è possibile considerare costituzionale un Decreto che promuove nei confronti dei cittadini dello Stato italiano discriminazione e disuguaglianza favorendo i cittadini di un altro Stato seppur membro dell’Unione?<BR>- che effetti possono esserci dal momento che tale obbligo scatta in un Paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l’italiano è la lingua della Repubblica? Non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?<BR>- in un’epoca caratterizzata dalla libertà del mercato, con Autorità garanti delle regole e attenti alla costituzione di monopoli, come può uno Stato favorire l’instaurarsi di un monopolio della comunicazione linguistica?- i nostri politici e persino il nostro Capo dello Stato come verrebbero visti, in un rapporto con gli omologhi degli Stati anglofoni, dal momento che hanno riconosciuto <U>per legge</U>, l’inferiorità della loro lingua e cultura? Come verrebbero visti nei Paesi degli altri Grandi dell’Unione? La stessa “comunitarietà” non ne soffrirebbe? Quei vincoli di solidarietà reciproca non ne uscirebbero compromessi? Quanto?<BR>- Economicamente, in cosa e in quanto consiste il trasferimento netto di risorse materiali e simboliche verso i Paesi anglofoni, europei anzitutto? Esistono almeno quattro tipologie di trasferimento dalla comunità internazionale verso i locutori madrelingua inglese:<BR></FONT></P><BLOCKQUOTE><P><FONT face=Arial>1. si offre ai paesi anglofoni un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l'inglese, di competenza linguistica nella redazione e la revisione di testi, eccetera: Ad esempio è certo che successivamente si arriverà al punto (e già in qualche caso ci siamo) che si considererà necessario che sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Poi ci si renderà conto che anche questo sarà insufficiente (l’inglese – come sanno gli inglesi - è una lingua difficile e che ha grossi problemi per via anche del fatto che si legge come non si scrive – motivo per cui la maggior parte di bimbi dislessici si trovano nei paesi anglosassoni – alleghiamo a tale proposito, e non solo, un utile articolo dell’Economist). Si riterrà pertanto necessario che si insegni in inglese anche alcune materie scolastiche e, pertanto, anche altre materie come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Chissà dove andranno ad insegnare quei nostri docenti nel momento in cui anche altri Paesi europei faranno analoga scelta.2. i madrelingua inglese non hanno un reale bisogno di imparare le altre lingue. Questo si traduce, per i paesi anglofoni, in un risparmio enorme. Ad esempio, si stima che l’estensione dell’apprendimento dell’inglese a livello mondiale si traduca in un risparmio per il sistema della pubblica istruzione americano di circa <U>16 miliardi di dollari all'anno</U> (Prof. F. Grin in Le Temps del 13.01.2004). Risorse, queste, che possono essere investite in ricerca e sviluppo favorendo il divario fra USA e Unione europea. 3. tutte le risorse finanziarie e temporali che non vengono dedicate all'apprendimento delle lingue straniere, possono essere investite nello sviluppo e nell'insegnamento di altre discipline;4. anche se i non-anglofoni compiono un considerevole sforzo per imparare l'inglese, non riescono mai, salvo eccezioni, ad avere un grado tale di padronanza che possa loro garantire l'uguaglianza di fronte ai madrelingua: uguaglianza nella comprensione, uguaglianza nei casi di presa di parola in un dibattito pubblico, uguaglianza nelle negoziazioni e nel conflitto.Fintanto che le responsabilità di quanto sopra esposto ricadono sulle singole persone è un discorso ma se lo Stato obbliga ad apprendere quella e solo quella lingua straniera, ebbene, non può non farsene carico: studiando, approfondendo e, infine, aprendo il dibattito tra i cittadini e in Europa con una apposita “Conferenza europea sulle lingue”.Aggiungiamo infine che, fino a pochi giorni dal varo del Decreto in questione, nella bozza disponibile su internet esisteva la dicitura “di una lingua comunitaria”, poi completamente scomparsa nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Valutiamo, peraltro, che avendo anticipato la lingua straniera dalla terza alla prima elementare, il programma politico del Presidente del Consiglio possa ritenersi soddisf
atto senza alcuna imposizione illiberale.<BR><B>Inglese obbligatorio: c'è il rischio d'alimentare odio verso gli Stati Uniti. Ciampi dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare il Decreto governativo.</B><I>Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario associazione radicale "Esperanto".</I><BR>Vietare la possibilità d'apprendere una lingua straniera e obbligare i bimbi ad apprendere l'inglese ha solo un analogo precedente in Europa: quello dell'Europa dell'Est nei confronti del Russo. Allora l'Est Europa si chinava al colosso sovietico. Oggi, dopo 15 anni dal crollo del Muro di Berlino, viene riproposta con segno opposto la stessa illiberale prospettiva. Identico il piegarsi, ma ad Ovest.Per questo Governo l'immagine degli Stati Uniti da accreditare in Italia non è quella della grande democrazia della quale bisogna ricreare il sistema politico e federalista, in Italia come in Europa, bensì quello di una superpotenza sempre più pervasiva dei territori e delle menti delle persone.Il rischio è quello d'alimentare ancora odio verso gli Stati Uniti. Non mi sembra che di questo gli USA abbiano necessità. Ciampi, oltre che alla legittimità di un simile provvedimento da Paese d'area socialista sovietica, dovrebbe pensare anche a questo prima di firmare quel Decreto governativo.<BR><B>SCUOLA: RADICALI,NO ALL'INGLESE OBBLIGATORIO ALLE ELEMENTARI</B>(ANSA) - ROMA, 16 FEB - <BR>Il partito radicale, assieme all'associazione radicale 'Esperanto', chiede in una lettera al presidente Ciampi di fermare il decreto legislativo, sottoposto alla sua firma, in cui si sancisce l'obbligo di insegnare soltanto la lingua inglese nelle scuole elementari italiane.Secondo gli autori della missiva, nel testo del Dl viene snaturato l'impianto della legge 53 del marzo 2003, in cui si prevedeva l'insegnamento opzionale di ''almeno una lingua a scelta fra quelle dell'Unione Europea'', mentre si instaura l'obbligatorieta' ''dell'alfabetizzazione nella lingua inglese''. I promotori dell'iniziativa giudicano tale scelta ''coloniale'' e ''gravemente lesiva dei principi e della lettera dei Trattati comunitari, che hanno sempre affermato la parita' delle lingue dell'Ue e mai sancito il monopolio di una superlingue sulle altre''.Gli autori, quindi, si interrogano sulle possibili conseguenze dell'applicazione di questa norma chiedendosi: ''Che effetti possono esserci - si legge nella lettera - dal momento che tale obbligo scatta in un paese che non ha mai affermato nella sua Costituzione che l'italiano e' la lingua della Repubblica? non significa anticiparne la dialettizzazione e la scomparsa?''.16-FEB-04 19:39<BR><B>PER IL NO DI CIAMPI ALL’INGLESE OBBLIGATORIO: I RADICALI CHIEDONO SOSTEGNO AGLI INSEGNANTI</B>Con una lettera alle organizzazioni degli insegnati, Giorgio Pagano, Segretario dell’associazione radicale “Esperanto” ha rammentato come l’inglese sia, specie per gli italiani, lingua difficile. «Certo i generi sono semplici ma i verbi tendono ad essere irregolari, la grammatica stravagante e la concordanza tra pronuncia e ortografia un incubo. L’inglese è parlato in così tanti luoghi che parecchie versioni si sono sviluppate, talune così particolari che persino dei “madre lingua” di queste possono avere difficoltà a comprendersi tra loro. Ma anche se esistesse un’unica versione, le difficoltà non mancherebbero visto che persino l’inglese di ogni giorno è fatta di sottigliezze, sfumature e complessità.Rendendosi conto che anche obbligare e anticipare lo studio dell’inglese alla prima elementare non sarà sufficiente ad apprenderlo si arriverà al punto - già in qualche caso ci siamo - che si considererà necessario sia un insegnante di madrelingua inglese ad impartirne l’insegnamento e non un buon professionista italiano. Anche questo non basterà, si riterrà pertanto necessario che si insegni <B>in inglese</B> anche alcune materie scolastiche cosicché anche altre materie, come la matematica o l’economia, vedranno la sostituzione degli insegnanti italiani con altri anglosassoni. Ci chiediamo e vi chiediamo dove andranno ad insegnare quei nostri docenti? Che fine farà la nostra e le altre lingue europee?»Auspichiamo - conclude Pagano - «Vi rendiate conto della gravità delle conseguenze di questa dittatura linguistica e per il nostro Paese e per il vostro lavoro. Vi chiediamo di reagire immediatamente come organizzazioni e come insegnanti scrivendo il vostro dissenso a che il Presidente della Repubblica firmi un simile sciagurato provvedimento. Vi chiediamo altresì di darcene notizia per posta elettronica all’indirizzo <B>liberalingua@radikalapartio.org</B> ».<BR></FONT></P></BLOCKQUOTE>[addsig]

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