Presentato alla Biblioteca della Nonviolenza il libro «Gandhi per giovani pacifisti», a cura di Brunilde Neroni.

Presentato alla Biblioteca della Nonviolenza il libro «Gandhi per giovani pacifisti», a cura di Brunilde Neroni.
Un nitido ritratto di colui che da solo ha guidato la liberazione dell’India.

Il libro presentato venerdì scorso alla Biblioteca della Nonviolenza dell’Era Onlus è «Gandhi per giovani pacifisti», a cura di Brunilde Neroni ed edito dalla Salani. Si tratta di un libro, come la stessa Neroni ha subito sottolineato, «aperto a tutti, non solo ai giovani, anche se soprattutto diretto a loro». Il volume infatti, con un linguaggio semplice e alla portata di tutti dai «9 ai 99 anni», racconta attraverso le parole del Mahatma, i suoi articoli, le lettere, le interviste e gli interventi pubblici, i principi e i concetti fondamentali della nonviolenza così come Gandhi la intendeva. Non solo: fa emergere un ritratto nitido del personaggio che da solo ha guidato la rivolta nonviolenta dell’India contro l’oppressione e il dominio inglese e il cui messaggio tutt’oggi ispira milioni di persone. Alla presentazione, oltre all’autrice e al Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, Giorgio Pagano, sono intervenuti diversi personaggi che hanno espresso il loro punto di vista sul libro e sull’attualità del messaggio che esso veicola.

L’idea del libro, stando alle parole dell’autrice, parte dalla constatazione del fatto che oggi, purtroppo, pochi giovani sanno effettivamente chi questo piccolo grande uomo sia stato e quali siano state le sue imprese. La maggior parte dei ragazzi in età scolare non sa praticamente niente di Gandhi, oppure, le poche informazioni in loro possesso sono erronee o imparziali. «Alcuni ritengono che sia colui che ha inventato il digiuno – racconta Neroni – altri quello che ha liberato l’India con le marce in 2 o 3 anni. Nessuno dei ‘profeti’, dei ‘grandi uomini’ è studiato nelle scuole, oppure vengono presentati male, facendo sempre riferimento al cristianesimo».
«Dare la voce al Mahatma è un’altra cosa – sottolinea la traduttrice e maggior esperta di cultura indiana in Italia – Significa presentare una proposta di lotta non violenta. Gandhi, infatti, è stato colui che ha lottato per i diritti civili in Sud Africa per oltre 25 anni. Prima di lui il popolo indiano non aveva il benché minimo diritto civile. Non si sapeva neanche quanti fossero gli indiani: fu lui a fare il primo censimento. Fu chiamato dal Congresso per difendere i diritti degli indiani: da lì ebbe inizio una lotta che durò 30 anni».
«Il sogno di Gandhi, tuttavia, non si è avverato – precisa Neroni – Quella che lui desiderava era un India unita, armoniosa, dove musulmani e induisti vivessero in pace. Ho scritto questo libro seguendo i suoi ideali – spiega – non ho voluto aggiungere niente di mio. Mi ha sempre colpito come un uomo, da solo, abbia potuto prendere su di sé il peso di un’intera nazione, liberandola dal dominio degli inglesi. Fu solo, dietro di lui aveva persone molto umili. La sua influenza sulle persone era grande, ma non ne abusò mai. Fu il primo a denunciare la pericolosità delle piantagioni di indaco per i bambini che ci lavoravano – ha ricordato – Davanti a problemi come la fame e l’ingiustizia si è battuto come un leone».
«Sono state scritte molte ingiustizie sul suo conto – conclude Neroni – soprattutto dalla stampa inglese. Voleva che l’India fosse autosufficiente ed ha dichiarato al mondo che non occorre tutelare la pace con le armi».

«Trovo il libro estremamente interessante – afferma Francesco Pullia, scrittore e militante nonviolento intervenuto alla presentazione – Per quanto mi riguarda dovrebbe essere senz’altro divulgato nelle scuole».
Pullia sottolinea come «in Gandhi non esiste separazione tra teoria e prassi. La novità di Gandhi – secondo lo scrittore – è stata proprio quella di portare la nonviolenza sul piano pratico, sul piano della politica. Da evidenziare, inoltre, è il fatto che la nonviolenza gandhiana ha una matrice occidentale: nel periodo londinese Gandhi, infatti, ha a che a fare, ad esempio, col gruppo dei Teofili. Legge, inoltre, sia il Vecchio che il Nuovo testamento, e rimane folgorato dal Sermone della Montagna. La nonviolenza per lui non è non fare il male – precisa Pullia – ma fare il bene. Lui non si definisce un profeta, ma ‘un umile cercatore di verità’. Quello che lui ha fatto, perciò, può farlo ognuno di noi. Mezzi impuri conducono ad una meta impura, ricorda il Mahatma: se voglio creare una società non violenta, non posso tirare le molotov o tollerare che esistano sistemi iniqui e dittatoriali. Gandhi afferma che è meglio essere violenti che coprire con l’aureola della nonviolenza la nostra debolezza. La nonviolenza è giocare d’attacco, mai di rimessa», conclude.

«Fortunatamente provengo da una generazione che ha vissuto profondamente Gandhi», afferma Angela Patrizia Araneo, psicologa, psicoterapeuta ed esperta in gestione delle emozioni, anche lei intervenuta alla presentazione.
La psicologa rintraccia nelle parole e negli scritti gandhiani inseriti nel libro, punti di contatto tra la nonviolenza ed alcune teorie psicologiche. «Sono presenti numerosi frammenti, ad esempio, che fanno riferimento alla ‘mutua tolleranza’ – spiega Araneo – La psicologia umanistica, in particolare, una delle tante correnti esistenti nella psicologia, fa riferimento a tre concetti fondamentali: l’accettazione, l’empatia e l’autenticità e questi elementi sono molto presenti all’interno del pensiero gandhiano».
«Gandhi ha dato, inoltre, un valore particolare all’ascolto – prosegue – al riuscire a cogliere quello che è il messaggio dell’altro. Secondo la psicologia cognitivo-comportamentale, inoltre, i comportamenti aggressivi sono appresi, questo significa che non sono immutabili e che è possibile lavorarci su. Questa corrente ha anche elaborato il concetto di ‘assertività’: portare avanti le proprie opinioni senza aggredire l’altro, ma anche senza mortificare se stessi. In definitiva – conclude la psicologa e psicoterapeuta – Gandhi ha anticipato concetti entrati poi a pieno titolo nella psicologia».

«Questo è un libro che si apre a tutti – ribadisce nel suo intervento Pierpaolo Segneri, membro di Giunta di Radicali Italiani – anche perché il discorso di Gandhi è un discorso universale». Segneri si soffermarma sul fondamentale concetto di “forza della verità”. È proprio questo, secondo Segneri, l’invito di Gandhi, anche come elemento di lotta politica, perché «solo la verità vince la menzogna». La cosa che emerge, inoltre, come già evidenziato da Pullia, è anche per Segneri la sua capacità di unire la cultura occidentale a quella orientale.
«La ricerca della verità è l’elemento di grandissima attualità – conclude Segneri – Il pensiero di Gandhi stimola delle riflessioni che ci devono unire, se non sulle risposte, quantomeno sulle questioni».

E’ possibile assistere per esteso alla presentazione del libro sul sito Radio Radicale.it (http://www.radioradicale.it/scheda/363480)
oppure leggere per intero qui la trascrizione degli interventi




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