Premio Dante anche a chi vuole l’italiano morto in Italia.

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Premio Dante anche a chi vuole l’italiano morto in Italia.

Continua il silenzio della Società Dante Alighieri sullo scempio della lingua italiana nel Paese, anzi, peggio, premia anche chi ne è artefice.
Così, frutto di chissà quali ragionamenti e soppesamenti di Regime, da parte di una Giuria di cui non si fanno sapere nemmeno i nomi, la società Dante Alighieri ha consegnato  mercoledì scorso a Firenze, il premio “Dante Alighieri arte e cultura 2014” anche a persone come il direttore del giornale confindustriale, Roberto Napoletano, espressione di un mondo che è stato alla base della mancata crescita innovativa del Paese; di un capitalismo incapace di crescere senza i soldi dello Stato; incapace di far crescere l’Italia oltre i suoi confini, pur essendo, quella italiana, la diaspora più numerosa all’estero dopo quella cinese; espressione di un capitalismo asservito e straccione, negazione fin nelle midolla di quella grandezza italica prefigurata da Dante.
Espressione di coloro che tra i primi hanno sostenuto il Politecnico di Milano sul divieto di insegnare/studiare in italiano. Coloro che hanno realizzato un’applicazione per illustrante beni storici e culturali del Bel Paese unicamente in inglese.
Quelli che “Più arte a scuola? Confindustria dice no: «Si punti sull’inglese»?” Sì loro.
Quelli che chiamano l’istruzione non più in italiano ma, solo in inglese, “education”? Sì sempre loro.
Loro, con una visione minoritaria della lingua italiana per una nazione che rendono insignificante nel mondo. Insomma un premio che sembra una partita di Giro per Generali di Regime dell’anti-lingua italiana.

 




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