Povera lingua italiana esclusa dall’Europa e affossata da epocali riforme ministeriali

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DISCRIMINAZIONE

IL TRIBUNALE DELLA UE BOCCIA IL RICORSO: L’ITALIANO NON SERVE NEGLI ATTI UFFICIALI

Che si tratti solo di un incidente di percorso o piuttosto di un precedente pericolosissimo è ancora da accertare.
Certo, il fatto che ieri il tribunale Ue di Lussemburgo abbia respinto
seccamente tre ricorsi presentati dal governo italiano perché alcuni
bandi di concorso per l’assunzione di funzionari dell’Unione erano
stati stampati integralmente solo in inglese, francese e tedesco, non lascia presupporre nulla di buono. Anche perché è difficile a questo punto che gli uffici comunitari non prendano la palla al balzo per imporre di fatto il trilinguismo dietro la cortina delle «lingue di lavoro», che espellono tutte le altre nonostante l’articolo 22 dei Trattati comunitari preveda il «rispetto» delle diversità linguistiche.
È da qualche tempo, del resto, che a Bruxelles circola un’ariaccia per
chi non parla le tre lingue sopra citate.
Si sostiene in pratica che le traduzioni (sia quelle in viva voce che quelle per i documenti redatti) costano troppo. 27 i Paesi soci e ben 231e lingue ufficiali. E dunque, con l’avallo di fatto della commissione, si è preso a tagliare, nonostante il crescere delle opposizioni.
Già nel 2008 tanto Berlusconi che Zapatero avevano scritto messaggi
di fuoco a Barroso per l’adozione del trilinguismo negli uffici della commissione.
Proprio il premier italiano aveva anzi esortato i nostri ministri impegnati in vertici comunitari non solo a «monitorare» le situazioni, ma a disertare quegli appuntamenti in cui non fosse garantito l’uso dell’italiano con chiaro intento discriminatorio.
Barroso e i suoi avevano fornito le solite, generiche, rassicurazioni. Ma il passo indietro di ieri è di quelli importanti, forse decisivi, visto che proviene da un tribunale europeo che certifica la possibilità di fare bandi di concorso (in ballo c’erano 235 posti nella comunicazione e nell’informazione) soltanto in inglese, francese e tedesco. L’appiglio trovato dai giudici riuniti nel Granducato è che l’informazione sul concorso era stata diffusa ovunque con rinvio – per saperne
di più – al bando trilingue. «Nessuna discriminazione» dunque. E così i ricorsi presentati dal governo di Roma (e ai quali avevano aderito anche Lituania e Grecia) sono stati respinti al mittente. Nessun annullamento dei concorsi, come chiedeva il nostro governo.
Ma la storia sembra non debba finire qui. Perché da un lato la
commissione pare voler insistere nel taglio dei fondi a cominciare proprio dal capitolo delle traduzioni, e dall’altro sta montando una certa insofferenza di alcuni Paesi membri che mal digeriscono – al pari dell’Italia – che Londra, Parigi e Berlino siano le uniche beneficiarie della scelta trilingue. Di Madrid s’è detto. Zapatero ha più volte fatto notare come l`America Latina (e buona parte del Nord-America a questo punto) abbia lo spagnolo come lingua di riferimento.
Anche i greci sono piuttosto a disagio, come polacchi, romeni e
bulgari. Minori le proteste del nord Europa, dove inglese e tedesco sono molto diffusi. Anche se non tutti sembrano aver gradito l’imprimatur del tribunale di Lussemburgo. Che molto orwellianamente sembra aver deciso a questo punto che tre Paesi sono più uguali di altri 24.
(Da Il Giornale, 14/9/2010).




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