Popoli indigeni e sviluppo

Messico: I popoli indigeni sono parte attiva dello sviluppo.

La Rivista Peninsular, 30 marzo .- “Mi trovo nello Yucatán e sono molto entusiasta e desiderosa che arrivino presto i mezzi di trasporto e di comunicazione affinchè il Guatemala e lo Yucatán mantengano relazioni e rafforzino piani e programmi” ha detto il Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú Tum.

Nella sua visita, l’ex candidata alla presidenza del Guatemala ha detto che “È importante analizzare temi nuovi come il turismo solidale e il turismo comunitario per rafforzare la nostra identità, la nostra cultura e richiamare l’attenzione sui diritti dei popoli indigeni.” In risposta a una domanda Rigoberta Menchú, ha evidenziato che “La lingua è l’anima di ogni cittadino, sia esso povero, ricco o di qualsiasi condizione sociale, per questo è importante che questo tema si affronti con decisione; questo tema deve passare attraverso vari processi, uno dei quali è l’adeguamento delle norme, dove noi abbiamo dovuto lottare di più per il riconoscimento degli idiomi, per far sì che fossero riconosciuti come idiomi ufficiali. Si può fare qualunque tipo di lavoro di antropologia ma non avrà nessun effetto, l’effetto è che sia riconosciuto ufficialmente”.

Tuttavia, ha detto che “Il passo più grande sarebbe l’applicazione delle norme e, infatti, si sta lavorando in questa direzione visto che si supppone che lo Stato debba applicarle e, obbligare le diverse istituzioni a fare lo stesso; per fare ciò, c’è una parte che è formata dalle risorse umane e per questo si devono rafforzare le competenze dei professionisti nelle lingue in modo tale che diventino traduttori ben preparati. “Per esempio quando c’è un processo contro una persona maya e questa deve essere giudicata , ci devono essere dei buoni traduttori che giochino un ruolo importante nei tribunali”.

I popoli indigeni: parti attive dello sviluppo. Esistono due realtà: una è quella dello sviluppo a medio e lungo termine che credo sia molto importante per dare vita a nuovi sistemi economici, un modello che permetta ai popli indigeni di essere parte attiva dello sviluppo; e l’altra è che vengano a dare il via ai processi di sviluppo persone che non conoscono il nostro idioma, né conoscono la nostra spiritualità e né lontanamente immaginano ciò che vogliamo- ha detto. “Non possono tornare gli imprenditori e calpestare i nostri fiori, la nostra gente deve essere cosciente, lo Stato deve controllare e la società deve partecipare. Io credo che sia possibile, ci sono i mezzi giusti, per esempio le scuole agricole, centri in cui si possono offrire tecnologie, competenze, conoscenze e strumenti ai capi delle comunità in modo che possano organizzare le proprie risorse. Altro ancora è il riconoscimento dei diritti più espliciti che, se non hanno meccanismi di applicazione diventeranno ‘lettere morte’ come è sempre stato.È molto difficile avere un’unica soluzione, perchè ciò che sta accadendo oggi è la frammentazione sociale, la riduzione dei nostri spazi, dalle religioni, alle comunità, alle ONG e le politiche pubbliche degli stati. Bisogna diffondere la dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni e non solo agli indigen, in ogniuno dei suoi 46 articoli troveranno l’essenza di ciò che chiedono i popoli indigeni nella loro cultura, nella loro lingua, nella loro spiritualità. Lo Stato deve dichiarare che i popoli indigeni hanno diritti fondamentali, applicare l’autodeterminazione o la libera determinazione e questo si fa attarverso la diffusione generale che bisogna mettere in atto. “Anche i popoli indigeni hanno il diritto di conoscere i propri diritti, io so bene che non basta essere donna per conoscere i miei diritti di donna e non basta essere indigena per conoscere i miei diritti di indigena” ha puntualizzato. -[addsig]




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