Politiche linguistiche in Israele e diritti connessi al linguaggio.

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La vicepresidente Barni all’incontro con la linguista Elana Shohamy.

“Un lungo lavoro di ricerca condivisa in tema di politiche linguistiche, e una lunga amicizia”. Così la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni ha descritto il rapporto con la linguista dell’università di Tel Aviv Elana Shohamy, intervenendo ieri al secondo degli incontri del ‘Balabrunch’ organizzati presso la Sinagoga di via Farini dalla Comunità ebraica di Firenze in collaborazione anche con la Regione Toscana, oltre che con Siena, Pisa, Pistoia e Livorno. L’incontro verteva sulla politica del linguaggio in Israele, dove l’ebraico è diventato la lingua principale, la ‘monolingua’ ufficiale da usare in pubblico sia per gli immigrati che arrivavano, sia per gli arabi che ci vivevano, perdendo via via le lingue madri originarie. “Ma oggi – ha detto Shohamy, partendo dalla articolata costellazione linguistica della propria famiglia – stiamo lavorando per far conoscere i diritti connessi al linguaggio, introducendo lo studio delle lingue originarie e il multilinguismo nel sistema educativo e scolastico israeliano”. “Con Elana ho condiviso gran parte della mia vita di ricerca – ha detto Barni nel suo intervento – e il riconoscimento dell’importanza che le lingue hanno anche per rendere migliori i cittadini. Anche in Italia servirebbe una riflessione molto più approfondita sia sulle lingue insegnate che su quelle dei migranti. Abbiamo lavorato molto insieme con Shohamy sul tema dei bambini che si vergognano di parlare le lingue dei loro genitori immigrati, e del fatto che si sottolinea poco che i bambini che conoscono più lingue sono più bravi anche nelle altre materie”. Un altro tema di ricerca condiviso è stato quello dei “panorami linguistici urbani”.
“Qualche anno fa abbiamo cominciato a studiare – ha spiegato Barni – luoghi di immigrazione, quali Prato, Roma, Torino per vedere quali lingue emergano nei luoghi pubblici. Purtroppo prevale la soppressione delle lingue ‘altre’, c’è paura della diversità delle lingue. Il pluriliguismo andrebbe invece promosso, darebbe un contributo alla democrazia”. Fonte: Regione Toscana
(Da gonews.it, 27/3/2017).

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