Politica linguistica cinese

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IL NUOVO MONDO

Lezione di cinese ai bimbi italiani

Paga tutto Pechino

di FABIO POLETTI

I bambini della scuola primaria dell’Istituto comprensivo Lendinara nel mezzo del Polesine, la sanno pure in cinese. E cantano «Due-tigri-correvano-velocemente», come se niente fosse. «Bravissimi, hanno una capacità di apprendimento che noi adulti nemmeno immaginiamo», spiega Pierluca
Benini, docente di cinese moderno in questa scuola, l’unica in Italia dove insieme ai primi rudimenti di inglese viene insegnata ai bambini pure la lingua di Pechino.
«Ci è stata data un’opportunità. L’abbiamo presa al volo. I cinesi sono i miliardo e 300 milioni. La loro economia tira nel mondo. In questo mondo globalizzato è meglio imparare a farsi capire pure da loro», racconta Lucio De Sanctis, direttore di questa scuola in centro al paese, tre piani per mille allievi di tutta la zona tra scuola primaria elementare e media, dove all’ingresso
sventolano il tricolore e la bandiera azzurra d’Europa ma dentro batte un cuore tutto cinese.
A Lendinara ci sono 12 mila abitanti tra italiani e stranieri, duecento sono immigrati dalla Cina. Una volta lavoravano nello zuccherificio, nelle fabbriche dove ancora si tesseva la juta. Adesso sono impiegati nelle piccole -e medie aziende – scarpe e confezioni soprattutto – dove il made in Italy combatte sul mercato globale.
Alcune aziende lavorano già nell’Est Europa, altre sono arrivate fino in Cina. E la Cina adesso gli è arrivata in casa grazie all’Istituto Confucio di Padova, una specie di Istituto Dante Alighieri per promuovere nel mondo la lingua e la cultura cinese.
E siccome sono cinesi, fanno le cose velocemente e assai in grande. Wang Fusheng è il direttore dell’Istituto Confucio di Padova. Uno dei quattrocento nel mondo, destinati a diventare duemila entro la fine del decennio. L’istituto lavora alle strette dipendenze dell’ambasciata a Roma, sotto il controllo diretto del governo di Pechino. Deve solo promuovere la cultura e la lingua, non fa politica, non promuove alleanze commerciali. Wang Fusheng sogna in grande: «Ci piacerebbe prendere contatti con il vostro ministero della Pubblica Istruzione.
Per noi è molto importante. Í corsi vengono pagati direttamente dal nostro istituto. Gli istituti Confucio nel mondo, per questo hanno un budget di 4,5 miliardi di dollari». Tolte pure le spese per le sedi e per il personale, sono comunque tre miliardi e trecento milioni di euro più gli spiccioli che il ministro Mariastella Gelmini se li sogna di notte. I corsi nella scuola di Lendinara sono gratuiti e aperti a tutti i bambini delle terze e quarte elementari.
Più piccoli non avrebbero le capacità grammaticali per apprendere un’altra lingua. L’idea è che l’insegnamento del cinese vada avanti fino alla fine delle medie, con un. percorso didattico di sei anni. Un’ora alla settimana per adesso. Al pomeriggio nell’area di insegnamento extrascolastico.
Su sessantaquattro bambini si sono iscritti in sessantaquattro.
Pure due bambini originari del Marocco.
«In un anno imparano le frasi più semplici. In sei anni sono in grado di sostenere già una conversazione e di scrivere correttamente», assicura l’insegnante di cinese mentre racconta che la difficoltà di apprendere una lingua così diversa dalla nostra, è solo uno stimolo maggiore per tutti i bambini.
Se i piccoli alunni sono entusiasti, i genitori non sono da meno. Andrea Paio, professione commercialista, ha una figlia iscritta in questa scuola: «Io sono contento che i nostri bambini imparino un’altra lingua come il cinese. Non è solo per completare un processo di integrazione culturale. Ma so che così i nostri figli in futuro avranno una marcia in più. Io sono commercialista. Mi capita di lavorare con i cinesi. Quando parlano tra di loro ovviamente capisco nulla…». Potenza di
questo Nord Est che; guarda alle nuove sfide e si arrende mai. Potenza di questo Polesine laboratorio di nuove sperimentazioni didattiche. Vincenzo Milanesi, presidente dell’istituto Confucio ed ex docente all’Università a Padova, in questo progetto crede molto: «La Cina Popolare sta facendo grossi investimenti sulla cultura. E questo è un vantaggio per tutti perchè la conoscenza tra i
popoli favorisce la cooperazione».
Il sindaco di Lendinara Alessandro Ferlin, eletto con una lista civica che tiene insieme centrodestra e centrosinistra – bella sfida pure questa – fa l’entusiasta: «Che i nostri figli imparino l’inglese è scontato.
Il cinese è oramai un obbligo. Il nostro è un progetto pilota destinato a continuare speriamo che anche le istituzioni capiscano l’importanza di queste cose». Maria Fernanda Barile, responsabile dell’ufficio provinciale scolastico di Rovigo raccoglie la sfida: «Esperienza positiva. Sarebbe bello trovare altre disponibilità nel territorio». E magari pure oltre, che i cinesi ci mettono un bel po’ di dollari solo per farsi capire meglio.
(Da La Stampa, 8/2/2011).




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