Politecnico, il furbo: Albione occupa il Politecnico.

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Albione occupa il Politecnico.

di allosanfan

Semplicemente ignobile.
Nonostante la protesta di 150 professori della stessa università, dal prossimo anno accademico il Politecnico di Milano l’80 per cento dei corsi di laurea magistrale sarà in lingua inglese. Il Senato accademico del Politecnico aveva addirittura deciso nel 2012 di prevedere la lingua inglese come unica lingua delle lauree di secondo livello e dei master, nonostante l’opposizione di una gran parte dei suoi stessi docenti, ma la delibera era stata bocciata dal TAR.
Con un escamotage – una decisione dal “basso” (sic) – la decisione anglofila è stata riproposta in parte per l’anno accademico 2014-15: su 34 corsi ben 29 saranno in lingua d’Albione e soltanto 5 in madrelingua… praticamente i corsi “minori”: ingegneria della sicurezza nell’industria di processo, architettura delle costruzioni, design del prodotto per l’innovazione, design navale e nautico, design della comunicazione.
Gioisce, per lo sgambetto surrettizio all’italiano, il “Magnifico Rettore” (che dovrà così tradurre anche questo appellativo), Giovanni Azzone: «Abbiamo rispettato la sentenza del Tar e non abbiamo dato indicazioni vincolanti — ha dichiarato — anche se la nostra idea iniziale era diversa, però, perché avevamo previsto che dal prossimo anno accademico il cento per cento dei corsi potesse essere in lingua straniera”, e cioè in inglese.
Il Tar aveva definito la scelta di Azzone e dei suoi professori-eletti «sproporzionate perché comprime le libertà, costituzionalmente riconosciute, di docenti e studenti». Ora toccherà al Consiglio di Stato – ma a novembre, a corsi purtroppo già iniziati – decidere risolutivamente.
Si badi bene che a favore dell’adozione della lingua inglese si è pronunciato il ministero della pubblica istruzione, anche con il ministro attuale, Stefania Giannini. La Giannini nell’agosto 2013, quando non era ancora ministro ma presidente della Società italiana di glottologia, aveva firmato una lettera aperta dell’Accademia della Crusca al ministero in cui, in relazione alla vicenda del Politecnico, si rimarcava «con rammarico e viva preoccupazione il persistere della linea di progressiva emarginazione e di abbandono dell’italiano nei gradi alti della formazione universitaria».
Una presa di posizione saltata a piè pari con l’ingresso nel governo “globalizzatore” di Renzi. (Quello dei Jobs Act, dei “We can”” and so on…)
Come iniziavamo?… Ah. Ignobile.
(Da rinascita.eu, 5/5/2014).




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