Politecnico e inglese: quella fondamentale lite giudiziaria per la vita dell’italiano e dell’Italia.

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Politecnico e inglese: quella fondamentale lite giudiziaria per la vita dell’italiano e dell’Italia.

POLITECNICO E CORSI IN INGLESE QUELL’INUTILE LITE GIUDIZIARIA. [Secondo Gianna Fregonara]

Ci sarà certamente molto da scrivere per avvocati, magistrati e studiosi del diritto nel ricorso alla Corte costituzionale presentato ieri dal Consiglio di Stato sul caso dei corsi in inglese al Politecnico di Milano. Del resto, da quando il rettore ha deciso di istituire corsi magistrali «esclusivamente in inglese», sul tema si sono già esercitati in tanti: non solo gli oltre cento professori che si sono opposti alla decisione,
ma anche l’Accademia della Crusca (in difesa dell`italiano), il ministro Giannini (in un primo tempo a difesa dell`italiano ora invece del Politecnico e dell’internazionalizzazione dei corsi), e poi il Tar e infine il Consiglio di Stato.
La Corte costituzionale dovrà dirci se escludere l’italiano dall`insegnamento universitario – come scrivono Gianni Santucci e Federica Cavadini oggi – viola i diritti costituzionali che riconoscono (articolo 6 della Carta) il valore della lingua come fondante dell’identità personale. Discussione sicuramente affascinante e in punto di diritto non priva di valore.
Ma forse, a tre anni dalla decisione del Politecnico di attuare una internazionalizzazione molto forte dei propri corsi, nella contrapposizione tra professori ed esperti pro e contro l’introduzione «forzata» dell`inglese, si è perso il senso della scelta. E invece di cercare una soluzione anche dentro l’Università, si è finito per scatenare una lite arrivata fino ai piani alti della Giustizia. Forse sarebbe stato utile concentrarsi su altri aspetti di questa decisione, in un mondo accademico e universitario sempre più globalizzato, dove lo scorso anno solo in Cina ci sono stati sette milioni di nuovi dottori (tre volte più di dieci anni fa) e dove gli studenti italiani continuano ad arrancare con l’inglese, finendo per perdere anche buone occasioni.
Un mondo scolastico in cui, da quest’anno, è prevista una materia in inglese alla maturità, ma non ci sono gli insegnanti che abbiano la conoscenza della lingua – il livello B2 – richiesta agli studenti delle scuole superiori.
Su questo la Corte costituzionale non ha competenza. [In realtà non è vero perché se la lingua italiana verrà di nuovo affermata come lingua della nazione, anche le materie in italiano sostituite con l’inglese dovranno essere riconsegnate agli italiani nella loro lingua madre, e non nella lingua madre di popoli stranieri. Cosa che non è stata permessa nemmeno nell’Italia occupata dai Nazisti. Nota dell’ERA onlus]

(Dal Corriere della Sera, 23/1/2015).

 




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