Politecnico di Milano: Azzone-garbugli ricorre in appello, vuole la licenza d’uccidere l’italiano.

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Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

 

Ci siamo. Il Politecnico di Milano ha impugnato la sentenza del TAR, che aveva bocciato il suo progetto assassino d’eliminare qualsiasi corso magistrale in lingua italiana a partire dal gennaio 2014. Il ricorso in appello viene avanzato congiuntamente al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Il documento depositato in Consiglio di Stato fa letteralmente rabbrividire, soprattutto perché a favore del genocidio linguistico italiano si schiera anche il MIUR in persona del Ministro pro tempore, ossia,Maria Chiara Carrozza, leggere per credere il testo integrale del ricorso su www.italianidi.it

La malafede dei vertici istituzionali dell’università pubblica politecnica è evidente nel loro svicolare dai problemi veri che il  progetto neocoloniale d’inglesizzazione dell’ateneo porterebbe con sé.

Anzitutto contestano un difetto formale, per il quale il ricorso al TAR sarebbe stato presentato tardivamente. Tuttavia, questo sarebbe vero solo considerando la deliberazione accademica del 21 maggio 2012 una conferma delle linee strategiche già presentate per il 2012-2014.

In questa prospettiva assurda, il passaggio da internazionalizzazione a inglesizzazione non sarebbe null’altro che un “quid novi”, ossia, un’aggiunta che chiarisce ma non aggiunge sostanzialmente nulla di nuovo. Insomma, se il “quid novi” avesse chiarito che l’internazionalizzazione si sarebbe fatta imponendo a tutti gli studenti italiani lo studio in cinese, la lingua del dopodomani, ciò sarebbe stato ininfluente.

Non a caso il TAR si è già espresso sulla follia di una simile impostazione ma, da vero Azzone-garbugli, il rettore ci riprova sfoderando un latinorum giuridico molto manzoniano allo scopo, finalmente, di avere la licenza di uccidere l’italiano nel proprio ateneo.

Purtroppo per noi, però, nessun disegno provvidenziale guida questa vicenda e, se questi progetti sfascisti dovessero trovare accoglienza, si produrrebbe una crepa tale nella cultura e nell’alta formazione italiana che l’intero sistema-Italia collasserebbe in tempi tanto rapidi quanto nessuno sembra in grado di prevedere.

Non ci stancheremo mai di ripetere che l’Italia l’internazionalizzazione la deve fare con la sua lingua e con la sua cultura bimillennaria.

Se negli atenei italiani non si è in grado di farlo, tanto certi docenti sono in avanzato stato di corruzione linguistica, si passi la mano a personale docente non corrotto.




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