Polemica sulle lingue dei brevetti

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POLEMICA Ue, lite sulla lingua dei brevetti

Non c’è intesa, manca l’unanimità per il no della Spagna. Anche l’Italia aveva minacciato il veto

Ancora nulla di fatto a Bruxelles sul brevetto europeo. Dopo quasi sette ore di negoziati, il Consiglio straordinario competitività non è riuscito ad arrivare ad un’intesa sul regime linguistico da adottare. La battaglia di opposti nazionalismi sul brevetto Ue, nella notte di Bruxelles, finisce come tutte le guerre europee: con una sconfitta per tutti. Dopo dieci anni di attesa è ancora fumata nera. L’unica ad opporsi è la Spagna, che non mostra neppure voglia di trovare un accordo per cedere di un passo nella difesa dello spagnolo.
E così, l’accordo che tutte le imprese europee aspettavano per avere un sistema più facile di registrazione e difesa della proprietà intellettuale sulle loro invenzioni è rinviato ad un incontro che la presidenza belga, evocando l’ipotesi della cooperazione rafforzata come via d’uscita dall’obbligo della «impossibile unanimità», fissa per il 10 dicembre. «Non abbiamo lasciato nulla di intentato e, sebbene abbiamo fatto progressi, non abbiamo raggiunto l’unanimità per un piccolissimo margine – ha detto rammaricato ieri a tarda sera il ministro dell’Industria belga, Vincent Van Quickenborne, a nome della presidenza belga – Le cose adesso sono chiare: non ci sarà mai l’unanimità sul brevetto europeo».
A bloccare l’accordo, secondo fonti diplomatiche, sarebbe stata la sola Spagna, mentre l’Italia – che nelle settimane scorse ha minacciato il veto sul regime di trilinguismo (inglese, francese e tedesco) – avrebbe mostrato maggiore flessibilità.
Oggi il Consiglio straordinario sulla Competitività era stato convocato per dare il via libera al sogno di tutte le Pmi d’Europa: registrare un’invenzione e far sì che la proprietà intellettuale fosse protetta in tutto il territorio della Ue a costi accettabili e senza affrontare la babele delle 23 lingue dell’Unione. Invece oggi, anche l’Italia aveva trovato margini di compromesso sui punti irrinunciabili (proposta ’english oriented’ e lunghissimo periodo di transitorietà o meglio non ritorno al principio del trilinguismo). Invece la Spagna ha detto no. La soluzione di compromesso trovata dalla presidenza belga prevede che l’invenzione possa essere registrata in una delle tre lingue "principali" (inglese, francese o tedesco). Ovvio che il regime darebbe un vantaggio competitivo alle aziende francesi, tedesche e anglofone.
Attualmente la registrazione di un brevetto che sia valido al di là dei confini nazionali si può fare presso l’ufficio di Monaco di Baviera per il brevetto europeo, ma costa almeno 20.000 euro per avere la protezione in meno della metà dei Paesi, mentre negli Stati Uniti se ne spendono circa 1.850.
«Voglio sottolineare che questo fallimento delle discussioni è gravido di conseguenze – ha fatto eco il commissario europeo al Mercato interno, Michel Barnier – L’assenza di un brevetto europeo mina la nostra competitività, l’innovazione europea, la ricerca e lo sviluppo. In piena crisi economica, non è un buon segnale».
Il compromesso avanzato dalla presidenza di turno belga dell’Ue prevedeva che il brevetto, che sarà comunque rilasciato con valore legale in inglese, francese o tedesco, dovrà essere accompagnato «per un periodo transitorio» da una seconda traduzione, solo con valore informativo, in un’altra lingua Ue.
Per chi deposita il brevetto in inglese, la seconda lingua sarà a scelta del richiedente, quindi potenzialmente anche in italiano o spagnolo. Chi invece deposita un brevetto in francese o tedesco sarà obbligato a fornire una traduzione in inglese. Ma, dopo un periodo transitorio di sei anni, non sarebbe più obbligatorio tradurre in inglese i brevetti emessi inzialmente in francese e tedesco, a meno di una decisione contraria unanime del Consiglio Ue.
Ma su questi due punti l’Italia ha dato battaglia, tirando dalla sua parte, oltre che la Spagna da sempre allineata con Roma, anche Slovacchia, Repubblica Ceca, Cipro, Polonia e Ungheria. «Noi vogliamo che anche la seconda lingua del brevetto abbia valore legale e non vogliamo il concetto di transitorietà», ha messo in chiaro ieri sera prima della cena di lavoro del Consiglio il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi, spiegando di «non volere che per la fretta di fare questo brevetto Ue si mettessero a rischio gli interessi economici».
(Da La Stampa.it, 11/11/2010).
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Brevetto Ue/ Guerra delle lingue, Bruxelles contro l’Italia

Portavoce Commissione: "C’è urgenza e non ci sono alternative"

"Non abbiamo ancora ricevuto la richiesta formale, ma dal momento in cui l’avremo – ha detto la portavoce di Barnier – la Commissione sarà in grado di procedere molto rapidamente" all’attivazione della cooperazione rafforzata, come è accaduto finora una sola vola, nel luglio scorso, per il mutuo riconoscimento della legislazione sui divorzi (in questo caso a opporsi era la Svezia).
In risposta alle obiezioni italiane sulla legittimità di un’eventuale cooperazione rafforzata nel settore, fortemente ‘comunitarizzato’, del mercato unico (in cui rientra la questione del brevetto Ue), la portavoce ha assicurato che "il Trattato lo consente", e ha aggiunto: "Noi riteniamo che la soluzione migliore, la meno cara e la più semplice, sarebbe quella pienamente comunitaria; ma oggi la scelta è fra due opzioni: restare nella situazione attuale, che per le imprese è 10 volte più costosa del sistema applicato negli Stati Uniti, oppure procedere a una cooperazione rafforzata con il più alto numero di Stati membri possibile".
La situazione attuale, basata su una convenzione internazionale del 1973 gestita dall’Ufficio del brevetto europeo (Epo) di Monaco di Baviera, è "la più frammentata possibile, perché i brevetti richiesti devono poi essere convalidati in tutti i paesi in cui li si vuole usare", ha spiegato ancora Chantal Hughes.
La portavoce ha respinto anche l’ultima critica italiana, quella secondo cui non vi sarebbe ancora tempo per cercare un compromesso, e non ci sarebbe alcuna fretta, dopo che la proposta del brevetto comunitario è rimasta per tanti anni in un cassetto, e mentre si attende una sentenza chiarificatrice della Corte Ue di Giustizia su alcuni aspetti del sistema. Avere finalmente il brevetto comunitario, ha sottolineato, "è estremamente urgente, perché in un periodo di crisi economica aiuterebbe la crescita, attraendo gli investimenti. E se c’è uno strumento che può incoraggiare gli investimenti, dobbiampo usarlo. La discussione finora è andata avanti fin troppo a lungo, e ogni possibile via di compromsso è stata espolorata. E’ chiaro – ha ripetuto – che certi Stati membri non vogliono procedere. Nostro dovere è dunque esplorare tutte le possibili alternative. Certo – ha ammesso -, se arriveremo all’attuazione di una cooperazione rafforzata dovremo discutere su come raccordare al nuovo sistema i paesi membri che resterebbero fuori".
Nel merito della questione delle lingue, infine, la portavoce di Barnier ha osservato che "il sistema del brevetto europeo (quello attuale, basato sulla convenzione europea e non sull’Ue, ndr) ha usato per 35 anni il trilinguismo anglo-franco-tedesco, e ha funzionato bene. Se volessimo cambiare sistema ora dovremmo rinegoziare tutto da zero".
(Fonte Apcom, 26/11/2010).
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Brevetto Ue, l’Italia resta nell’angolo

di Giuseppe Chiellino

La commissione europea è pronta a sostenere il gruppo di stati membri che vogliono attivare una "cooperazione rafforzata" per approvare il nuovo sistema del brevetto europeo, lasciando fuori i paesi come l’Italia e la Spagna che si oppongono al regime trilingue (inglese, francese e tedesco) proposto nel progetto. Lo ha ribadito Chantal Hughes, portavoce del commissario Ue per il Mercato unico, il francese Michel Barnier.
Il trilinguismo è visto da Roma e Madrid non solo come una perdita di "status" per le altre lingue Ue, ma soprattutto penalizzante per le piccole imprese italiane e spagnole rispetto a quelle francesi e tedesche. Durante il Consiglio Ue della Competitività che si è svolto giovedì a Bruxelles, Germania, Estonia e (con qualche riserva) anche la Francia hanno appoggiato i cinque paesi che già avevano espresso l’intenzione di procedere con la cooperazione rafforzata (Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Slovenia e Svezia). Con l’Italia e la Spagna, che nel consiglio Competitività dell’11 novembre avevano posto il veto, resta solo Cipro, mentre sembra raffreddarsi l’opposizione degli altri due paesi finora contrari al trilinguismo, Polonia e Repubblica ceca.
E in Italia anche le piccole imprese prendono le distanze dalla posizione del governo. Assobiotec, l’associazione di Federchimica per lo sviluppo delle biotecnologie, chiede all’esecutivo di fare un passo indietro e accettare il male minore del trilinguismo perché la vera «discriminazione» sarebbe proprio una cooperazione rafforzata che escluda l’Italia. Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec, ritiene «comprensibile che ogni paese voglia difendere la propria lingua, ma – aggiunge – è innegabile che oggi l’inglese è la lingua del mondo della scienza. Adottarlo per il deposito del brevetto significa consentire un grande risparmio di costi, essenziale soprattutto per le piccole realtà industriali o accademiche. Se però a questo obiettivo non fosse possibile arrivare subito, sarebbe preferibile senz’altro avvicinarlo con una tappa intermedia, cioè con l’adozione delle tre lingue. La posizione presa dal governo purtroppo ci porterebbe a subire la cooperazione rafforzata che sarebbe un gravissimo danno per la nostra ricerca». Le imprese chiedono dunque al governo «uno sforzo per recuperare la situazione» ed evitare un sistema «dannoso per le tante pmi» attive nel biotech, «spina dorsale del settore».
(Da Il Sole 24 Ore, 27/11/2010).




19 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

CORTE EUROPEA<br />
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Milano perde l'ufficio dei brevetti<br />
<br />
di Giacomo Valtolina<br />
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Dopo un lungo braccio di ferro tra Germania, Francia e Inghilterra, il dado è stato tratto. La corte europea dei brevetti non avrà una sede unica, tanto meno a Milano. Si è infatti optato per una «casa itinerante», divisa tra Monaco di Baviera, Londra e Parigi. Stop quindi all'ipotesi milanese, ventilata per superare l'impasse tra i maggiori Paesi dell'Unione (dovuta soprattutto all'indotto previsto dall' istituzione del tribunale, stimato nell'ordine di tre miliardi di euro). Tecnicamente, però, la candidatura di Milano non è mai esistita. Perché l'Italia, così come la Spagna, ha impugnato il nuovo brevetto unico europeo. Impossibile, ergo, accampare pretese. Il motivo del «no» italiano? La scelta delle tre lingue (inglese, francese e tedesco) per il brevetto unico e non il solo inglese come chiedevano Roma e Madrid. L'opzione milanese, quindi, è esistita al massimo come un'eventualità, una moneta di scambio: il governo italiano accetta il brevetto unico, Milano diventa sede della corte europea. Progetto fallito. Inutile dunque l'impegno dalla Regione, con la Lega in prima linea: solo quattro mesi fa aveva inviato a Bruxelles una delegazione presso il vicepresidente della Ce, Antonio Tajani. Ora il presidente del consiglio regionale Fabrizio Cecchetti e l'europarlamentare Matteo Salvini accusano il Governo: «Monti si è ancora una volta dimenticato di Milano, dove la sezione del tribunale già gestisce il maggior numero di procedimenti di questo genere in Europa». Anche il governatore Roberto Formigoni appare stupito: «Non si capisce come potrà funzionare una sede suddivisa e quanto questa fantasiosa costruzione peserà sui bilanci pubblici e sulle imprese». <br />
(Dal Corriere della Sera, 30/6/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Parigi la spunta. Sulla Senna la corte europea per i brevetti Ue<br />
<br />
di Fernanda Roggero <br />
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Parigi ha vinto. Sarà nella capitale francese la corte di giurisdizione per i brevetti europei unificati. Battute Londra e Monaco. Questo è il passo definitivo per avere il brevetto unificato, rilasciato a livello europeo. Restano fuori ( perché contrarie al fatto che il brevetto sia solo in tre lingue, francese, inglese e tedesco) Spagna e Italia. Vale a dire che un'azienda italiana può chiedere il brevetto unificato ma se vuole difendere il suo copyright a livello nazionale dovrà chiedere anche un brevetto italiano. Valeva la pena portate alle estreme conseguenze la querelle sulla lingua?<br />
(Da fernandaroggero.blog.ilsole24ore.com/nel-piatto, 30/6/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Brevetto Ue: nuovo stop, Parlamento rinvia voto in plenaria<br />
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Denuncia richiesta Cameron per cassare collegamento a Corte Ue<br />
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Nuovo stop dell'iter legislativo del regolamento sul 'brevetto unico' europeo che mercoledì prossimo avrebbe dovuto avere il via libera dalla plenaria del Parlamento europeo. I relatori, tra i quali Raffaele Baldassarre (Pdl-Ppe) hanno invece chiesto e ottenuto, all'unanimità, il rinvio della votazione denunciando che venerdì scorso, nel negoziato al vertice europeo per l'attribuzione della sede della Corte, il premier David Cameron ha ottenuto la cancellazione di tre articoli che legano la giurisdizione del brevetto alla Corte di Giustizia Ue.<br />
Presentando la mozione per la cancellazione del dibattito e del voto sul 'brevetto unico', il socialdemocratico tedesco Bernhard Rapkay ha parlato di ''chiara violazione del diritto europeo'' da parte del Consiglio, perché la modifica del testo del Regolamento (con la cancellazione degli articoli 6, 7 e 8) voluta venerdì nel negoziato tra Cameron, Merkel e Hollande, viola l'accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio nel dicembre scorso.<br />
(Fonte Ansa.it, 2/7/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Brevetto Ue, ultimo atto <br />
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Atteso per oggi l’ok del Consiglio, domani vota Strasburgo <br />
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di Chiara Bussi <br />
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Rush finale per l’approvazione del brevetto unico europeo. <br />
Dopo 40 anni di attesa e due anni di negoziati più serrati tra oggi e domani si conclude l’iter istituzionale per l’approvazione del pacchetto che prevede la protezione delle invenzioni con le stesse regole in 25 Paesi della Ue. Non in Italia e Spagna, però, che si sono chiamate fuori e hanno contestato lo schema di gioco davanti alla Corte di Giustizia Ue. Oggi il Consiglio Competitività riunito a Bruxelles dovrà dare il via libera definitivo. <br />
La palla passerà domani all’Europarlamento riunito in plenaria a Strasburgo. «Tutti i principali <br />
gruppi parlamentari ad eccezione dei Verdi si sono già espressi a favore», spiega Raffaele Baldassarre, <br />
eurodeputato del gruppo Ppe, uno dei relatori del provvedimento. <br />
Una volta ottenuto il sigillo dell’Aula inizieranno le procedure di recepimento nei Paesi membri, passaggio indispensabile per il decollo del nuovo strumento che nelle intenzioni della Commissione Ue sarà operativo dall’aprile 2014. <br />
Da quella data, se non ci saranno incidenti di percorso, sarà possibile ottenere con una sola domanda <br />
la protezione europea dell’innovazione, con un notevole risparmio stimato in termini di costi e una semplificazione delle procedure. Basti pensare che oggi ottenere un brevetto in 13 Stati membri può arrivare a costare dieci volte di più rispetto agli Usa (oltre 18mila euro invece di 1.850 secondo le stime dell’Europarlamento), di cui quasi 14.mila euro per le traduzioni. Un ostacolo di non poco conto per le Pmi. Il brevetto unico porterà, secondo le previsioni, a una riduzione di questi oneri entro una cifra tra 98o euro e 2.380 euro nel periodo iniziale e in seguito a 180 euro. Il deposito del brevetto potrà avvenire nella lingua dello Stato di nazionalità dell’impresa, alla quale bisognerà far seguire a scelta una traduzione in inglese, francese o tedesco, che diventerà la lingua di procedura. <br />
È previsto anche uno sconto per le Pmi, le persone fisiche, le università e i centri di ricerca pubblici <br />
che avranno diritto al rimborso dei costi di traduzione. <br />
Le imprese italiane (lo stesso discorso vale per la Spagna) potranno fare comunque richiesta <br />
di un brevetto europeo, che verrà riconosciuto nei 25 Paesi ma non nel territorio nazionale. Saranno <br />
dunque soggette a una doppia tassazione: all’Ufficio europeo per i brevetti per la protezione Ue, ma anche all’Ufficio italiano, comprese le spese di traduzione, per il riconoscimento del titolo europeo in Italia. «I dati prosegue Baldassarre - parlano chiaro: il nostro Paese si situa al <br />
sesto posto per domande di brevetto all’Ufficio europeo di Monaco di Baviera, con una media <br />
di circa4mila all’anno. Segno che l’Italia ha un forte interesse a un sistema brevettuale conveniente <br />
e valido nell’intero territorio Ue». Oltre a maggiori costi il nostro Paese rischia anche di perdere <br />
peso nel processo decisionale del nuovo sistema. Il regolamento sul brevetto europeo unitario <br />
prevede infatti la creazione di un "comitato ristretto", formato da rappresentanti degli Stati membri <br />
partecipanti, che dovrà fissare l’importo delle tasse di rinnovo. <br />
Il gettito verrà poi ridistribuito tra gli Stati membri. «Se l’Italia non aderisce alla cooperazione <br />
rafforzata velocemente- conclude Baldassarre - sarà fuori dal "comitato ristretto" e non avrà influenza nella <br />
fase in cui si decideranno i soggetti che dovranno pagare e il relativo importo». <br />
Confindustria guarda con preoccupazione agli sviluppi del dossier. <br />
«Abbiamo sempre affermato la necessità di istituire un brevetto valido ed efficace su tutto il <br />
territorio della Ue - dicono da viale Dell’Astronomia - al fine di ridurre i costi e semplificare l’accesso <br />
alle imprese italiane, specie le Pmi, e per garantire una protezione omogenea e efficace ai risultati <br />
dei processi di ricerca e innovazione industriali». Qualora perdurasse la situazione attuale, <br />
che vede l’Italia non partecipare alla cooperazione rafforzata, «si rischia di danneggiare gravemente <br />
la posizione delle imprese nazionali, in quanto l’Italia rischia di essere marginaIizzata rispetto <br />
al panorama brevettuale europeo e alle decisioni di investimento dei Paesi terzi, soprattutto nel <br />
campo della ricerca e dell’innovazione». <br />
Durante l’iter, concludono da Confindustria, «sono stati introdotti alcuni correttivi positivi, come la norma voluta con decisione in modo bipartisan dagli eurodeputati italiani, che prevede il rimborso totale dei costi di traduzione per le pmi». <br />
(Da Il Sole 24 Ore, 10/12/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

INDUSTRIA MOAVERO: POSITIVO ANCHE SE NON PARTECIPIAMO. CONFINDUSTRIA: ADERIRE SUBITO<br />
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Nasce il brevetto europeo L'acrobazia delle traduzioni<br />
Solo Roma e Madrid restano fuori, lite sulle lingue<br />
<br />
di Ivo Caizzi <br />
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L'Europarlamento ha approvato il brevetto europeo - in «cooperazione rafforzata» tra 25 dei 27 Paesi membri - completando il via libera del Consiglio dei governi Ue. Italia e Spagna restano fuori perché contestano il vantaggio competitivo scaturito dall'uso del trilinguismo (inglese, francese e tedesco). Proprio ieri l'avvocato generale della Corte europea di giustizia, il francese Yves Bot, ha espresso un parere negativo sui ricorsi di Italia e Spagna sul brevetto Ue, che però si concentra sulla «cooperazione rafforzata», di fatto sorvola sul problema linguistico e non è comunque vincolante per la sentenza finale. La Commissione europea auspica rapide ratifiche nazionali e l'entrata in vigore del nuovo regime dal 2014. Le imprese italiane e spagnole potranno comunque beneficiare del brevetto unico negli altri 25 Paesi membri, dove varrà il trilinguismo, e del tribunale unico per le vertenze (dove l'adesione è già a 27). In Italia e Spagna continueranno a registrare i brevetti nelle lingue locali, senza perdere competitività perché anche i concorrenti degli altri 25 Paesi, se vorranno tutelarsi sugli importanti mercati italiano e spagnolo, dovranno utilizzare le lingue di Dante e Cervantes. Il ministro degli Affari europei Enzo Moavero ha apprezzato il via libera al brevetto, ma ha confermato che «l'Italia attenderà la sentenza». Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi ha chiesto che, se il ricorso alla Corte di giustizia non venisse accolto, l'Italia aderisca «in tempi brevi». Il brevetto europeo era nato per ridurre i costi e renderlo competitivo soprattutto rispetto agli Stati Uniti. Ma quello appena varato continuerà a essere molto più caro dell'equivalente Usa. Germania e Francia hanno infatti respinto la soluzione più economica, che prevedeva l'uso solo dell'inglese. A Parigi e a Berlino hanno voluto usare questo dossier per imporre il trilinguismo in Europa, in modo da estendere ai rispettivi «sistema Paese» (e soprattutto alle imprese nazionali) i vantaggi dell'uso della lingua madre. Spagna e Italia si sono opposte in base ai minori costi della lingua unica, inizialmente appoggiate dai Paesi membri con gli idiomi meno parlati. Ne è nato uno scontro frontale protrattosi per decenni perché era necessaria l'unanimità. Fino a quando il Trattato di Lisbona ha reso più agevole la «cooperazione rafforzata», che consente a un gruppo di Paesi membri di procedere senza quelli contrari. Germania e Francia sono riuscite a convincere un po' tutti principalmente concedendo il rimborso dei costi di traduzione (a piccole imprese, centri di ricerca pubblici o entità no profit). Solo Italia e Spagna hanno resistito. Anche perché la Corte europea di giustizia ha dato ragione a Roma e Madrid contro il trilinguismo nei bandi per assunzioni nelle istituzioni comunitarie e ha ribadito il principio dei Trattati sulla pari dignità di tutte le 23 lingue ufficiali dell'Ue.<br />
(Dal Corriere della Sera, 12/12/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

ARCHIMEDE ORA ABITA A PECHINO <br />
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LA CINA BATTE L’AMERICA NEI BREVETTI <br />
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di Stefano Righi<br />
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Archimede non abita più a Paperopoli. L’inventore, protagonista dei fumetti dì Walt Disney, ha lasciato gli Stati Uniti e ha traslocato in Cina. Una migrazione certificata dalle Nazioni Unite, perché per la prima volta nella storia le domande di brevetti industriali secondo quanto ha rilevato l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (Wipo) - sono in numero superiore a Pechino rispetto a Washington. <br />
I numeri non mentono mai: dalla Cina sono pervenute nel corso del 2011 ben 526.412 domande, contro le 503.582 compilate negli States. Terzo, staccato a circa 300 mila domande, il Giappone. Per una nazione come gli Stati Uniti, che ha costruito la propria superiorità industriale sulla capacità di inventare e di attrarre cervelli, si tratta di un importante campanello d’allarme. Washington sulla superiorità tecnologica - dagli aerei alle lavatrici, dai razzi alla Silicon Valley - ha costruito il proprio benessere, fin dai tempi di Varmevar Bush (nessuna parentela con la coppia di presidenti), lo scienziato che già negli anni Quaranta pensava alle intelligenze artificiali. Tempi lontani, anche perché Pechino cresce velocemente. <br />
Tre anni prima del sorpasso, nel 2008, la Cina era titolare di domande di brevetto pari al 15,1 per cento del totale, ben staccata rispetto al Giappone (20,4 per cento) e soprattutto agli Stati Uniti (23,8 per cento). In soli tre anni la rivoluzione: prima la Cina (24,6%), secondi gli Stati Uniti (23,5%), terzo il Giappone (16%). <br />
Una battaglia tra le due sponde del Pacifico, che nel corso di quest’anno probabilmente acuirà il senso del sorpasso. E la vecchia Europa? Staccatissima, ma già lo era. Le domande di brevetto valevano nel <br />
2008 il 7,6 per cento del totale e lo scorso anno sono state limate al 6,7 per cento: con la tempesta che tira poteva andare anche peggio. Fortunatamente i dati diffusi dalla Wipo non evidenziano il caso <br />
italiano. Ci considerano europei in blocco, almeno loro, così si nascondono le priorità di un Paese che alla formazione, alla ricerca e allo sviluppo dedica percentuali delle proprie entrate degne di un prefisso telefonico.<br />
(Dal Corriere della Sera, 15/12/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

SUSSURRI & GRIDA<br />
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Il tribunale unico dei brevetti e l'esclusione dell'Italia<br />
<br />
di Jacchia Antonia<br />
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È in arrivo un nuovo sistema di tutela dei brevetti che cambierà completamente le regole del gioco. Ma nessuno in Italia pare abbia ben chiaro quale ne sia l'impatto soprattutto sulla piccola e media impresa. Si sta costituendo a livello europeo una Corte centralizzata dei brevetti: oggi a Bruxelles dovrebbe essere ratificato da ogni Stato membro della Ue il testo dell'accordo che ne sancisce la nascita. L'Italia, che ha partecipato alle negoziazioni, si è opposta (senza successo) solo alla decisione di adottare come lingue ufficiali per il brevetto unitario, inglese, tedesco e francese. «Un aspetto del tutto marginale - sottolinea Gabriel Cuonzo dello studio Trevisan & Cuonzo -. L'aspetto più delicato della vicenda è l'istituzione di una Corte centralizzata che alla fine avrà come sedi Parigi, Monaco/Düsseldorf e Londra, aspetto che non è stato oggetto di approfondita discussione né a livello comunitario né italiano». Secondo Cuonzo da noi né le istituzioni né le associazioni imprenditoriali hanno compreso le conseguenze economiche e operative, potenzialmente devastanti, che il nuovo sistema avrebbe sul tessuto industriale italiano, costituito in massima parte dai «piccoli». Altri Paesi hanno avviato per tempo un dibattito pubblico sul tema: la Spagna, per esempio, ha deciso di non ratificare il testo e il Regno Unito dopo aver prodotto in sede parlamentare uno studio molto dettagliato, è arrivato alla conclusione che la nuova Corte centralizzata potrebbe ostacolare, piuttosto che aiutare, la tutela dei brevetti all'interno dell'Unione Europea, in particolare per le piccole e medie imprese, tanto che ha dato il via libera all'accordo solo una volta stabilito che una delle tre sedi centrali della Corte sia Londra. «Il problema è anche culturale - spiega Cuonzo -. L'Italia non è pronta a competere sul piano della tutela brevettuale con Paesi e sistemi industriali infinitamente più avanzati di noi. Le nostre imprese producono pochi brevetti. Basti pensare che in base ai dati pubblicati dall'Ufficio Europeo Brevetti, nel 2011, l'Italia ha depositato 4.879 domande di brevetto europeo contro le 6.464 richieste britanniche, le 12.107 francesi, 33.181 tedesche. Per non parlare delle quasi 60 mila domande Usa». Dunque, nel nuovo sistema, le imprese italiane rischierebbero di trasformarsi in prede facili per i competitor europei, meglio attrezzati sotto il profilo della tutela brevettuale. Mentre oggi i brevetti hanno validità territoriale, con il nuovo sistema un'azienda italiana potrebbe essere citata per contraffazione, ad esempio, dalla sezione tedesca della Corte centralizzata che potrebbe deciderne addirittura la chiusura o il sequestro dei prodotti: causa tutta in tedesco, giudice lontano migliaia di chilometri dall'eventuale sede dell'azienda. Con un aggravio di costi, a fronte di tradizioni giuridiche e sensibilità completamente diverse da quelle nostrane. «Il trattato in sé non è né bene né male, ma prima di adottarlo bisognerebbe valutarne l'impatto a livello locale. Siamo di fronte a una globalizzazione europea della giustizia adatta più alle multinazionali a cui può far comodo fare una causa unica in Europa ma per le piccole e medie imprese non si sa».<br />
(Dal Corriere della Sera, 25/2/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Brevetto europeo, Ue rigetta il ricorso di Italia e Spagna<br />
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La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha respinto i ricorsi di Italia e Spagna contro la cooperazione rafforzata tra 25 Paesi sul brevetto europeo. Secondo i giudici con sede a Lussemburgo, "alla luce dell'impossibilità per gli Stati membri di pervenire a un regime comune per l'insieme dell'Unione entro un termine ragionevole, la decisione impugnata contribuisce al processo di integrazione europea".<br />
La Corte sottolinea che la decisione di portare avanti una cooperazione rafforzata senza il supporto di Italia e Spagna "non danneggia il mercato interno, né la coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione," come invece sostengono Roma e Madrid. Italia e Spagna si erano opposte in particolare al regime linguistico deciso per i brevetti europei che contempla soltanto inglese, francese e tedesco come lingue comuni.<br />
La Corte ha tuttavia stimato che la decisione sul regime linguistico adottato per il brevetto europeo non è contraria alle regole Ue ed è stata presa "dopo che un certo numero di regimi linguistici è stato preso in considerazione senza però trovare il sostegno sufficiente in seno al Consiglio".<br />
(Da italiaoggi.it,16/4/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

INDUSTRIA IL MINISTRO MOAVERO IN CAMPO. GLI EFFETTI DELLE NUOVE NORME SULLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE<br />
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«Fermate il Brevetto europeo Il Made in Italy sarà spiazzato»<br />
<br />
di Fabio Savelli <br />
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«Costi di contenzioso enormi per le nostre imprese». E ancora: «In caso di lite l’ipotesi che una nostra azienda venga citata per contraffazione davanti alla Corte tedesca, la quale potrà disporre sanzioni, tra cui il blocco della produzione e persino il sequestro dei prodotti». Infine: «Gran Bretagna, Francia e Germania sono d’accordo nello spartirsi le Corti centrali tra Londra, Parigi e Monaco di Baviera in base ad un assurdo criterio per materia e all’Italia neanche una sede locale». Non c’è che dire. Si tratta di una vera e propria levata di scudi da parte di una trentina tra i massimi giuristi italiani esperti di proprietà intellettuale. Accuse contenute in una lettera spedita il 30 maggio ai ministeri della Giustizia e degli Esteri, al dicastero dello Sviluppo Economico e a Confindustria e Confapi che maggiormente si stanno spendendo affinché l’Italia accetti senza remore il Brevetto unico europeo, uno schema giuridico che punta ad offrire agli inventori ed alle imprese uno strumento unico per proteggere i marchi, i modelli e le invenzioni realizzate nei 25 Stati dell’Unione tutelandole (secondo l’impostazione prevalente a Bruxelles) dalla sfrenata concorrenza in materia di ricerca e innovazione di Stati Uniti, Cina e Giappone, tra le best practice a livello mondiale. Pochi giorni fa un entusiasta Michel Barnier, commissario europeo al mercato interno, ha contabilizzato la futura adozione del Brevetto unico «in una riduzione dell’80%» dei costi per chi decide di brevettare con questo sistema. Di più: secondo le stime della Commissione europea l’abbattimento delle spese per la registrazione europea passerebbe dagli attuali 36 mila euro - tra convalida, traduzione e tasse locali- a 4 mila euro, anche perché un emendamento presentato a Strasburgo ha già reso possibile il rimborso dei costi di traduzione per pmi, università e centri di ricerca. Detta così sembrerebbe una battaglia di retroguardia per difendere un Paese fortemente in ritardo in tema di innovazione e nulla più, tanto che nel 2012 l’Italia ha depositato solo 4 mila brevetti contro gli oltre 34mila della Germania. Secondo Giuseppe Sena, uno dei firmatari della lettera, professore emerito di diritto industriale all’università degli Studi di Milano e cotitolare dello studio legale internazionale Sena-Tarchini la recente adesione dell’Italia all’accordo sul Tribunale unificato dei brevetti (11 gennaio 2013) - considerata la precondizione per il Brevetto unico europeo- è un vero e proprio autogol: «Non è accettabile che tutto si svolga in tre lingue (inglese, francese e tedesco, ndr. ). Soprattutto è necessario prima attendere l’esito dei giudizi di nullità intentati dalla Spagna». Sì, perché proprio i nostri cugini iberici hanno fatto appello alla decisione della Corte di giustizia europea che ha bocciato il primo ricorso presentato anche dall’Italia. Il ministro per le Politiche comunitarie, Enzo Moavero Milanesi, che si è preso in carico il dossier vista la stretta attinenza con le normative europee, ha recentemente aperto all’istituzione del Tribunale unico per i brevetti Ue che avrà sede a Parigi e si occuperà della gestione unitaria delle controversie a partire dal 2015. Un inatteso dietrofront rispetto a quanto sembrava essere la linea italiana. E che sconfessa l’azione di tre eurodeputati italiani- Claudio Morganti, Giuseppe Rossi e Giancarlo Scottà- che hanno a più riprese cavalcato l’irritazione di una parte del mondo imprenditoriale. Dice Gabriel Cuonzo, avvocato dello studio Cuonzo-Trevisan, che in questo caso si è di fronte al paradosso di «voler formalmente aiutare le nostre imprese nella procedura di brevettazione, ma sostanzialmente le si espone a dei costi di contenzioso di migliaia di euro sostenibili soltanto dalle grandi aziende». Di parere totalmente opposto è Paolo Markovina, manager con delega ai brevetti di Electrolux Italia (la multinazionale degli elettrodomestici) e presidente di Aicipi, l’associazione dei consulenti ed esperti di proprietà industriale, che parla «di battaglia di lobby da parte del mondo dei professionisti perché timorosi di essere emarginati da parte delle imprese nella consulenza legata alla procedura di domanda di brevetti». Certo è che indispone - almeno soltanto per motivi di puro campanilismo-? che la lingua italiana non sia stata presa in considerazione tra le lingue ufficiali in materia di tutela delle opere di ingegno.<br />
(Dal Corriere della Sera, 28/6/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

BREVETTO UE: VIA A PROPOSTA MODIFICHE QUADRO GIURIDICO TRIBUNALE -2-<br />
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Il Tribunale europeo del brevetto (al quale partecipa l'Italia pur non facendo parte della cooperazione rafforzata) avrà una competenza specializzata nelle controversie in materia di brevetti ed eviterà il moltiplicarsi dei contenziosi in 28 diversi tribunali nazionali. Il nuovo sistema consentirà di tagliare i costi e di accelerare le decisioni in materia di validità o contraffazione dei brevetti, favorendo così l'innovazione in Europa.<br />
Nella proposta di modifica del regolamento la Commissione precisa in che modo si applicheranno le sue disposizioni in materia di competenza nel quadro del tribunale unificato dei brevetti e in che modo le disposizioni del regolamento debbano applicarsi nelle relazioni tra gli Stati membri che sono parti contraenti dell'accordo sul tribunale unificato dei brevetti e gli Stati membri che non lo sono.<br />
La proposta deve essere approvata dagli Stati membri e dal Parlamento europeo.<br />
(Da Il Sole 24 Ore Radiocor, 29/7/2013).

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