Polemica sulle lingue dei brevetti europei: l’Italia rischia la marginalità (e 19 milioni)

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Il caso

Brevetto Ue, l’Italia rischia la marginalità (e 19 milioni).

 

Nel 2014 entrerà in vigore il brevetto unitario in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Con o senza l’Italia.
«Non aderire significa tagliar fuori il nostro Paese dagli investimenti stranieri sull’innovazione, danneggia le nostre imprese, il brevetto unico è una necessità per Milano e per l’Italia».
Daniela Mainini, presidente del Centro studi Grande Milano, in prima linea nella lotta alla contraffazione, ieri ha convocato il Comitato strategico per fare il punto dopo l’appello fatto al governo perché ritorni sui suoi passi e sostenga la candidatura di Milano a ospitare «una Corte locale ma anche una delle Corti regionali». Le imprese, piccole e grandi, sono favorevoli. Contrari invece gli studi brevettuali che temono di vedere ridotti gli introiti delle traduzioni. Il Comitato intanto ha calcolato l’impatto economico che il brevetto unitario avrebbe su’unica protezione e per la riduzione del rischio di cause parallele. E per le casse del Paese un introito di 39 milioni per la partecipazione alle tasse dei brevetti che in più compenserà la diminuzione dei proventi delle validazioni
europee in Italia, di circa 20 milioni». E il governo? La posizione dell’Italia fino a oggi «è autolesionista – dice Antonio Salerno, professore del Politecnico -: invece di una lingua unica, l’inglese, ci siamo accaniti perché si utilizzasse anche l’italiano dando spazio al francese e al tedesco; abbiamo presentato ricorso alla Corte di giustizia e abbiamo perso; potevamo chiedere una delle Corti centrali e abbiamo presentato la domanda in ritardo rimanendone esclusi. Il brevetto unitario non è senza difetti ma rimanerne fuori è una scelta sbagliata».
Antonia Jacchia.
(Dal Corriere della Sera, 3/12/2013).




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