POL – Ue, Ronchi: No Italia a trilinguismo sia politico che giuridico

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POL – Ue, Ronchi: No Italia a trilinguismo sia politico che giuridico
Roma, 13 lug (Il Velino) – L’Italia "non potrà mai accettare ipotesi basate sul trilinguismo" e "l’assunto che le tre lingue considerate dalla Commissione come procedurali” siano "ritenute quindi lingue di lavoro non è fondato su alcun criterio oggettivo ed è contrario alle disposizione del Trattato". Per questo motivo, "l’Italia si oppone con fermezza a tali prassi, opponendosi sia a livello politico che in sede giurisdizionale". Lo ha ribadito il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, nel corso dell’audizione alla Camera dei Deputati dove è in corso la discussione della relazione della XIV Commissione sul Programma di lavoro della Commissione europea per il 2010 e sul programma di 18 mesi del Consiglio dell’Unione Europea presentato dalle Presidenze spagnola, belga e ungherese. Ronchi ha aperto il suo intervento soffermandosi sui riflessi del Trattato di Lisbona sulla governance, con la "complessa architettura" assicurata dalla presidenza rotante e dalla presidenza permanente, un sistema dove "occorrerà rendere pienamente sinergiche il ruolo di indirizzo del Consiglio europeo, di cui il Presidente permanente definisce l’agenda, con l’azione programmatica delle presidenze rotanti".

Sarà sempre più importante assicurare "una nitida programmazione politico-legislativa di lungo periodo delle azioni dell’Unione Europea" e garantire quella "continuità" necessaria anche nei rapporti con i principali partner del mondo globalizzato: "poter offrire un interlocutore stabile non potrà che rafforzare il ruolo dell’Europa nel mondo". "Credo, infatti – ha sottolineato Ronchi – vi sia un forte bisogno di Europa: non solo per ricercare soluzioni a crisi che tuttora compromettono la pacifica convivenza ed il diritto ad esistere dei popoli ma anche a diffondere e a tutelare una cultura del rispetto dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori e delle più elementari regole della democrazia". Particolare rilievo è stato poi posto al nuovo ruolo dei Parlamenti nazionali che rappresenta anche "un segnale politico: la legittimità democratica delle decisioni prese a Bruxelles non si esaurisce nel ruolo del Parlamento europeo e dei Governi all’interno del Consiglio, ma richiede il pieno coinvolgimento dei Parlamenti nazionali".

Un segnale già pienamente colto dalle Camere, ha evidenziato con soddisfazione il ministro Ronchi: "dall’entrata in vigore del nuovo Trattato il Parlamento ha mostrato infatti una sempre maggiore attenzione rispetto al passato nei confronti dei progetti di atti legislativi dell’Unione". Il risultato di questa maggiore attenzione sono il forte aumento di "atti di indirizzo formulati sui progetti dalle Commissioni competenti ed in particolare da quelle per le politiche europee", ma si sono anche registrati "i primi esempi di pareri motivati adottati dalla Camera o dal Senato ai sensi del Protocollo sulla sussidiarietà allegato al Trattato di Unione". Un attivismo che contribuirà "a rendere certamente più fluida la successiva fase del recepimento di quegli atti nell’ordinamento nazionale" e aiuterà a "rafforzare la posizione del Paese nelle sedi europee". Affrontando il tema della crisi, Ronchi ha dato merito al Rapporto Monti di "aver rilanciato il tema del mercato interno, che nonostante l’introduzione dell’euro e l’adozione del Trattato di Lisbona non può certamente essere dato per scontato e completato. Esso è, e rimane, la spina dorsale dell’integrazione e della crescita sostenibile in Europa".

E si è detto certo che "la Commissione saprà valorizzare al meglio le indicazioni contenute nel Rapporto Monti" ricordando come "nel programma di lavoro della Commissione vi sia un ampio riferimento ad un pacchetto di proposte sul mercato interno che dovrebbero essere presentate nel mese di ottobre. Si tratterebbe del più ampio pacchetto di proposte legislative presentato da vari anni a questa parte che dovremo analizzare con grande attenzione e sul quale ritengo sarà utile avviare un dialogo tempestivo". Ronchi ha quindi concluso soffermandosi sul tema del brevetto europeo "sul quale l’Italia dovrà necessariamente assumere una posizione contraria rispetto all’impostazione della Commissione che ha avanzato, in tema di regime linguistico, una proposta di regolamento basato sul trilinguismo inglese-francese-tedesco".

Si tratta di un tema che "tocca aspetti importanti per il nostro sistema economico-produttivo, costituito dalle PMI, ma che si inserisce nel più ampio contesto della difesa dell’italiano, responsabilità che il Governo avverte in modo particolare". Ronchi ha ricordato che l’Italia si è espressa già con favore "ad ipotesi alternative, persino quella basata su un’unica lingua, l’inglese, che rappresenterebbe una semplificazione più comprensibile e di certo benvenuta dalle imprese". E’ un tema di più vasto respiro come conferma il fatto che "sempre più spesso le traduzioni in italiano dei documenti giungono con ritardo come viene osservato nella stessa relazione della XIV Commissione", mentre si va affermando "la prassi che la quasi totalità dei documenti pubblicati nei siti, principale canale di comunicazione con il pubblico, è in inglese, francese e tedesco". Una situazione che investe anche i concorsi di ammissione alle carriere europee "le cui prove si sono svolte, appunto, nelle predette lingue". L’Italia, ha concluso Ronchi, "non potrà mai accettare una ipotesi basata sul trilinguismo".

(Mauro Bazzucchi) 13 lug 2010 12:23

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