Poche imprese rispettano i diritti indigeni: uno studio ne dimostra la controproduttivita’
Uno studio dimostra che solo una minima parte delle compagnie che operano a contatto con gli indigeni ne accertano e rispettano i diritti, rischiando pero' i propri investimenti.

Le agenzie che si occupano di finanza ed etica EIRIS (Global responsible investment research specialist) e CAER (Centre for Australian Ethical Research), assieme all’organizzazione che si occupa di popoli tribali, Survival International, hanno condotto uno studio sugli investimenti nei territori ove vi sono popoli indigeni, in linea col supporto dato dalle organizzazioni al programma ONU sui principi per gli investimenti responsabili (UN PRI).
Secondo lo studio almeno 250 grandi compagnie (aventi un valore complessivo, a prezzo di mercato, di 1,7 milioni di milioni di dollari) si trovano ad operare in contesti ove il loro operato ha conseguenze dirette sui popoli indigeni.
Poche tra quaste imprese riportano questioni relative ai popoli indigeni e anche se la maggior parte delle compagni risponde alle accuse di violazioni dei diritti indigeni, rarissimamente le compagnie presentano volontariamente dei rapporti a riguardo.
Secondo il rapporto solo il 20% delle compagnie adotta una politica in cui rispetta il consenso libero, preventivo e informato dei popoli indigeni, solo il 19% delle compagnie ha una politica corporativa sui diritti indigeni e appena il 15% delle compagnie ha una politica corporativa di rispetto del consenso preventivo, libero e informato.
Meno del 10% delle compagnie considerata ha delle politiche rispetto ai reinsediamenti involontari ed appena il 6% delle compagnie ha delle politiche di risarcimento per reinsediamenti involontari.
Secondo le agenzie autrici del rapporto solo le compagnie piu’ virtuose in termini di rispetto dei diritti indigeni potranno effettivamente beneficiare degli investimenti fatti in territori indigeni, ove la situazione e’ attualmente spesso instabile quando si verificano violazioni dei diritti indigeni, anche a causa della crescente attenzione data a livello internazionale dei loro diritti e della crescente normatizzazione dell’accesso a terre e risorse indigene.
Secondo Stephen Corry, Direttore di Survival International “Gli investitori devono usare il loro considerevole potere per persuadere le compagnie a rispettare e proteggere i diritti dei popoli indigeni, altrimenti rischiano di essere accusati di complicita’ rispetto alle violazioni e agli abusi che finanziano.”
Secondo il rapporto, la Convenzione ILO 169 sui popoli indigeni del 1989 e la Dichiarazione ONU sui Popoli Indigeni del 2007 dovrebbero essere usati come linee guida per le politiche disviluppo di politiche sui popoli indignei da parte delle compagnie.
Secondo Stephen Corry le compagnie che non rispettano il principio del consenso libero, informato e preventivo violano il diritto internazionale.

Fonte: socialfunds.com
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