Più esami per tutti

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«Ciao capo». «Anca massa». «Sito mato». Il dizionario antropologico minimo dell’immigrato è un conio dialettale che sgorga spontaneo per vicinanza ai colleghi di lavoro autoctoni e come atto di disponibilità e adattamento alla tradizione della «nuova civiltà». Non solo. Esistono lavoratori stranieri che parlano il veneto meglio dei figli di questa terra, sorprendendo la stessa Lega che di fronte a tale grammatica identitaria rilancia il dialetto dalla dimensione della società- cantiere-fabbrica, dove germoglia culturalmente, alla didattica scolastica. Chissà cosa diranno i neo apostoli dell’«anca massa» quando scopriranno che il dialetto non servirà più e che per riavere il permesso di soggiorno per continuare a lavorare dove si parla solo il veneto saranno costretti a tenere un esame d’italiano molto più vicino all’Accademia della Crusca che al gergo della pur onorevolissima compagnìa della frasca. Meno male che l’idea dell’esperanto è sepolta altrimenti ahiloro; gli stranieri, per poter risiedere qui e ora, al contrario degli italici «monoparlanti» dovrebbero conoscere un filotto di lingue. Ma non è solo una questione idiomatica a farci storcere il naso di fronte al progetto pidiellino- leghista che prevede una sorta di «esame di cittadinanza » per l’immigrato che voglia restare nell’italico suolo. Vero che lo fanno altri paesi, ma se davvero vogliamo creare un filtro «culturale» escludendo chi non merita il consesso civile allora spingiamoci verso il vero e grande atto di «integrazione» alla cittadinanza che renderebbe più accettabile vivere in Italia. Facciamo sostenere l’identico esame agli italiani che l’italiano non lo sanno, che le tasse non le pagano, che le leggi non le conoscono, che l’etica la bestemmiano. A cominciare magari dai parlamentari che — beccati dalla Iene o da Striscia sotto Montecitorio — danno puntualmente dimostrazione di che popolo siamo. Giorni fa, intervistati, senza esclusione di rei da destra a sinistra, quasi tutti hanno dimostrato di non conoscere nemmeno l’articolo 1 della Costituzione (sapete, quello là: «L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro»), mentre ad un assaggio storico-identitario precedente molti collocavano l’Unità d’Italia nel 1970 e la scoperta dell’America alla metà dell’Ottocento. Esame di cittadinanza a chi?

Alessandro Russello

06 febbraio 2010

FONTE: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/6-febbraio-2010/piu-esami-tutti-1602416430470.shtml




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