Piccolo dizionario Mourinho italiano

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Un nuovo lessico

E lo «zero titoli» di Mou è adottato dai rivali ed entra nel dizionario

di Roberto De Ponti

Mercoledì sera, al minuto 86 della semifinale tra Juventus e Lazio, la curva biancoceleste ha definitivamente decretato l’ingresso del lessico mourinhano nel nostro calcio, e non solo. Un coro irridente, dedicato ai giocatori bianconeri che stavano vedendo sfumare l’ultimo traguardo stagionale: «sero tituli, sero tituli», con tanto di inflessione portoghese, palese citazione dello «zero titoli» pronunciato dallo Special One nella famosa conferenza stampa del 3 marzo 2009, detta anche «della prostituzione intellettuale». Non tutti saranno d’accordo sui suoi modi in panchina e in sala stampa, ma anche il più feroce dei detrattori non può non riconoscere al tecnico di Setubal una capacità innata nel coniare frasi che poi restano nell’immaginario collettivo. Dovesse decidere di lasciare la panchina (ipotesi improbabile peraltro, visto che per starci seduto incassa qualcosa come 750 mila euro al mese), potrebbe inventarsi un futuro da pubblicitario.

Un perfetto copyrighter. È bastata una parola in dialetto milanese, il 3 giugno 2008, per conquistare l’Italia e di sicuro, pronunciandola, JM ha confermato di non essere affatto un «pirla». E per il portoghese strapagato da Moratti si sono sprecati i confronti con un altro grande affabulatore, Helenio Herrera detto HH, quello del «taca la bala», del «gañeremos todo y contra todos». Insomma, di altri evergreen, anche se poi quel «pirla» faceva tanto Osvaldo Bagnoli della Bovisa. Dopo il pirla è arrivato il «Barnetta», il cognome storpiato di Mario Beretta, allora allenatore del Lecce che aveva criticato la scelta di JM di non presentarsi in sala stampa. I due hanno fatto pace, ma la storpiatura è rimasta: «Anche mia moglie, a volte, mi chiama Barnetta», ammette ridendo Beretta. E ora è rimasta anche la maledizione degli «zero titoli» per Roma e Milan, anatema lanciato in una straordinaria conferenza stampa. E zero titoli, ormai, più che un modo di

dire è uno stato dell’anima. Fin troppo facile, per uno che in Inghilterra ha appiccicato ad Arsène Wenger la fastidiosa immagine del «voyeur». E, soprattutto, per l’uomo che è riuscito nell’impresa di scegliersi un soprannome solo un filo egocentrico, The Special One, e di imporlo al mondo. Della serie: io sono leggenda.

Questi i termini più famosi del «Dizionario essenziale Mourinho italiano».

Barnetta s.m. storpiatura delcognome dell’ex allenatore del Lecce, Mario Beretta, dopo una critica a fine partita. I due hanno fatto pace, i giocatori del Lecce hanno regalato a Beretta una maglietta con scritto «Barnetta, the Special 2»

Lo Monaco s.m. cognome dell’amministratore delegato del Catania che ha minacciato di bastonare Mourinho sui denti e che Mourinho non conosce: lui, dice, conosce solo «Monaco di Tibèt, Monaco Montecarlo, Bayern Monaco, Grand prix di Monaco»

pirla s.m. inv. region. (volg. organo maschile; pop., anche f., sprovveduto) la parola chiave del debutto italiano di Mourinho, che rispondendo in milanese ha evitato di farsi mettere in difficoltà da una domanda di un giornalista: «Ma io non sono pirla»

prostituzione (o manipolazione), s.f. (pron.: prostitussione e manipolasione) abbinata a «intellectuale», opposta a «onestà intellectuale»: Mourinho l’ ha citata quando ha visto solo critiche per la propria squadra prima in classifica e solo elogi per le inseguitrici

speciale agg. s. la definizione che Mourinho ha dato di se stesso al suo primo giorno al Chelsea. Nella sua prima conferenza stampa italiana ha provato a cancellarla, non riuscendoci: «Non sono io speciale, ma l’Inter»

zero titoli p.m. (pron.: ssèrotìtuli) detto delle vittorie che avrebbero conquistato a fine stagione Roma e Milan e, per estensione, Juventus.

(Dal Corriere della Sera, 24/4/2009).

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