Piano d’azione Ue per l’ecoinnovazione: per il Cise sono ancora troppi gli ostacoli. Un caso eclatante

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Economia ecologica

Piano d’azione Ue per l’ecoinnovazione: per il Cise sono ancora troppi gli ostacoli. Un caso eclatante

Il Comitato economico e sociale europeo (Cese) dà il suo parere al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni in merito alla comunicazione della Commissione "Innovazione per un futuro sostenibile – Piano d’azione per l’ecoinnovazione (Eco-AP)". Ossia al piano che costituisce un’ampia serie di iniziative per migliorare l’adozione dell’ecoinnovazione da parte del mercato. Adottato dalla Commissione nel 2011, il piano allarga l’interesse dell’Ue dalle tecnologie ecologiche a ogni aspetto dell’ecoinnovazione, inclusi prodotti e servizi. Il tutto al fine di recare vantaggi per l’ambiente, creare occupazione e garantire un uso più efficiente delle risorse.

L’Eco- AP prende le mosse dalle attività nel campo dell’ecoinnovazione dell’Ue e dall’esperienza maturata nell’ultimo decennio, soprattutto nell’ambito del piano d’azione per le tecnologie ambientali. Tali attività includono tutto, dai materiali riciclati al trattamento delle acque reflue, e dalle imprese "verdi" e gli appalti intelligenti alle etichette ecologiche.

Il Cese, dunque, accoglie con favore la presentazione del Piano d’azione per l’ecoinnovazione sottolineandone in particolare l’impostazione di fondo, volta a individuare e rimuovere gli ostacoli esistenti nonché a rafforzare i fattori di progresso. Sottolinea che restano poco chiari i modi in cui i gli ostacoli potrebbero essere rimossi. Per questo sostiene che, in primo luogo occorre individuare i fattori (di carattere tecnico e non) che ostacolano lo sviluppo dell’innovazione.

Al riguardo un esempio concreto è stato offerto dal progetto intitolato "2nd generation Vegetable Oil", finanziato dall’Ue nell’ambito del Settimo programma quadro di ricerca. Il progetto mirava a stabilire se oli vegetali non raffinati, prodotti localmente, potessero alimentare trattori agricoli che rispondessero al contempo alle norme europee in materia di protezione del clima e dell’ambiente. Ed è risultato che i motori ad alta tecnologia attuali consentono tali prestazioni, cui si accompagna una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra fino al 60 %, ossia nettamente superiore ai valori minimi fissati dalla direttiva sulle energie rinnovabili. Tuttavia, tale tecnologia – che rientra chiaramente tra le "ecoinnovazioni" – non riuscirà ad affermarsi nell’Ue fintanto che il carburante fossile (gasolio da autotrazione) beneficerà di un trattamento fiscale vantaggioso e, nel progetto di tassazione dei prodotti energetici, la componente CO2 rimarrà così esigua come oggi o l’uso di oli vegetali come carburante continuerà ad essere assolutamente vietato da talune normative.

Dato che non è possibile dare una definizione di "ecoinnovazione" universalmente valida, – poiché nella società (e tra le diverse culture) le nozioni di "innovazione" e "progresso" variano notevolmente – secondo il Cese la Commissione dovrebbe fissare criteri qualitativi – o, laddove possibile, quantitativi – il più possibile chiari per l’ammissione agli aiuti nei diversi settori in cui intende intervenire. (Nel documento della Commissione l’ecoinnovazione "è qualsiasi forma d’innovazione che si traduce o mira a tradursi in progressi significativi e dimostrabili verso l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, riducendo le incidenze negative sull’ambiente, aumentando la resistenza alle pressioni ambientali o conseguendo un uso più efficace e responsabile delle risorse naturali").

Le imprese stesse che trarranno vantaggio dal futuro Piano d’azione dovrebbero essere tenute a indicare per sommi capi, in un breve studio complementare, dove ravvisano i maggiori ostacoli all’applicazione e alla commercializzazione delle loro tecnologie. La Commissione dovrebbe pertanto proporre, per tutti i progetti di finanziamento, l’obbligo di effettuare il breve studio. Non si dovrebbe trattare di studi scientifici di alto livello, bensì soltanto di indicazioni volte a segnalare ai responsabili delle politiche i settori in cui esiste un’esigenza supplementare di attuazione.

Il sostegno dell’Ue deve andare a un’ecoinnovazione che, lungo l’intero ciclo di vita, sia efficiente, equa e sostenibile nell’uso delle risorse, e deve inoltre essere legato ai criteri fissati dalla strategia Ue per lo sviluppo sostenibile.

Secondo il Cese, una particolare attenzione dovrebbe essere prestata alle cosiddette tecnologie ambientali appropriate, su piccola scala. Nel suo parere sul tema "Realtà e opportunità per tecnologie ambientali appropriate nei paesi in via di adesione", il Comitato aveva già segnalato l’esistenza di molteplici alternative alle grandi soluzioni centralizzate e l’opportunità di sviluppare tali alternative. Le soluzioni tecnologiche adattate, decentrate e su piccola scala sono spesso di scarso interesse per gli organismi di ricerca e gli investitori, poiché consentono di realizzare soltanto un profitto modesto o addirittura nullo; ma, se esse sono economiche, non sono tuttavia meno efficaci.

A parere del Cese le direttive e i regolamenti vigenti, ma anche i criteri di ammissione al sostegno dei fondi strutturali e agli aiuti della politica agricola, devono essere riesaminati a intervalli regolari per stabilire se debbano essere adeguati alle ultime innovazioni in fatto di tecnologie ambientali.

E sempre in quest’ottica, la Commissione deve stilare l’elenco delle sovvenzioni dannose per l’ambiente e poi provvedere ad abolirle. Questo perché – a detta del Cese – sostenere l’ecoinnovazione con grande dispendio di risorse e nel contempo attuare una politica di sovvenzioni sbagliate che contribuiscono a danneggiare l’ambiente oggi non è più accettabile.

[ 15 novembre 2012 ] Eleonora Santucci

http://www.greenreport.it/_new/index.ph … t&id=18934




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