Perú: Iniziata la repressione contro gli Indigeni dell’Amazzonia
Perú: Iniziata la repressione contro gli Indigeni dell’Amazzonia
Mapuexpress, 19 agosto.- Quasi allo stesso tempo che il primo ministro Jorge de Castillo avvertiva i dirigenti nativi che il governo applicherà la legge se Aidesep non allenta i suoi mezzi di pressione, le forze di polizia hanno assalito i cittadini che stavano nella centrale di El Muyu e nella Stazione Cinque dell’Oleodotto Nordperuviano.
Fotografía: Archivo Servindi
Fonte: http://www.diariolaprimeraperu.com/online/noticia.php?IDnoticia=21739
La polizia ha attaccato per primo un gruppo di indigeni che restava nella zona idroelettrica, al nord di Bagua, ed il bilancio dello scontro è stato di un guradiano ed un nativo feriti, quest’ultimo a causa di un proiettile. I due sono stati trasportati fino all’ospedale “Héroes del Cenepa di EsSalud. Al termine della stesura di quest’editoriale ancora non si conoscevano le diagnosi, ha detto Segundo Chuquipiondo, dirigente indígena della zona.
Un altro scontro si è verificato nella località di Santa Maria di Nieva, nel distretto di Condorcanqui, nella regione amazzonica, dove si trova la stazione cinque.
Più di 50 persone sono state sbaragliate, con proiettili e gas, tra i mille nativi aguaruni e huambisi che erano trincerati negli accessi degli impianti della petroliera statale, ha detto il presidente dell’Associazione Interetnica della Selva Peruviana (Aidesep), Alberto Pizango..
La repressione poliziesca ha provocato quattro manifestanti con ferite da taglio e da percosse, che poi sono stati trasportati al centro medico di Santa Maria Nieva.
Come risposta all’aggressione, i dirigenti dell’Aidesep hanno annunciato ieri che continueranno la mobilitazione per ottenere la derogatoria dei decreti legislativi che disconoscono i diritti sulle loro terre, nonostante l’avvertimento del governo, che ieri ha indurito la sua posizione e gli ha imposto di porre fine alla protesta e riaprire il dialogo, designando il ministro Antonio Brack come intermediario.
“Sembra assurdo che il governo ci chieda di interrompere lo sciopero per dialogare. I presidenti delle comunità hanno detto che proseguiranno nelle proteste e così sarà. Il fatto è che lo Stato non vuole capire che stiamo rivendicando i nostri ditritti, calpestati da molto tempo”, ha affermato Pizango.
Il dirigente ha annunciato che una delegazione si recherà domani a Lima per intervistare il presidente del Congresso, Javier Velasquez. “Non abbiamo bisogno di una commissione mediatrice, ma di un processo di coordinamento per rendere effettivo quest’avvicinamento e che i punti salienti della protesta siano ascoltati”, ha aggiunto.
»»Mobilitazione Indigena.- Ha informato che dopo che i nativi hanno ritirato la loro fiducia al ministro Brack, il sabato si è formata la protesta nelle regioni di Ucayali e San Martin. E, da ieri, anche Loreto e le comunità della sierra si sono aggiunte alle giornate di lotta.
Ha enfatizzato, però che in qualsiasi momento si spera nella ripresa del dialogo e nell’accordo, ed è stata proposta la città di Terapoto (regione di San Martin) come sede del dialogo, ed è stato deciso che l’accordo sarà sottoscritto fuori dalla conca del Marañón, in qualche luogo come Quillabamba, Cusco.
« Dietro ai popoli indigeni non c’è nessuno. Che non ci confondano, né ci coinvolgano inn movimenti politici. Non abbiamo accordi con loro. Questa è una mobilitazione dei popoli che reclamano la derogatoria delle leggi che permettono la vendita indiscriminata delle terre della foresta e che calpestano altri diritti collettivi, ha affermato.
»»Anche Confederación rifiuta i decreti anti-indigeni.- Il leader della Confederazione delle Nazionalità Amazzoniche del Perù (CONAP), Oseas Barbarán ha precisato di non aver ricevuto alcun invito al dialogo da Jorge de Castillo ed ha spiegato che anche la sua associazione esige la derogatoria del Decreto Legislativo 1015 e della legge 1073.
Il premeier Jorge de Castillo, cercando di scartare l’Aidesepcome interlocutore del conflitto con i nativi dell’Amazzonia, ha detto alla stampa che dialogherà con i dirigenti della Conap.
“In rappresentanza di 200000 indigeni organizzati in 35 federazioni di comunità native, abbiamo appoggiato l’accusa di incostituzionalità contro i decreti 1015, 1073, 1064 e 11089, presentata dal difensore civico” ha affermato.
Ha sostenuto anche che la Conap reclama al governo la promulgazione di leggi concordanti con i trattati internazionali, che riguardino i diritti delle popolazioni native e che nella loro stesura si tenga conto dell’opinione delle popolazioni coinvolte.
“La nostra poroposta impone la definizione di una politica sui popoli indigeni, il rafforzamento dell’istituzionalità, la creazione di una convenzione giuridica che protegga i nostri poppoli e l’elaborazione di un piano di sviluppo sostenibile” ha affermato.
Oseas Barbarán ha rimarcato che la Confederazione delle Nazionalità Amazzoniche del Perù esige inoltre la riforma della Costituzione Politica del 1993,ma non “appoggia nessuna mobilitazione chiamata pacifica”.
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