Perché una laurea in lettere e filosofia “serve” anche nel mercato di oggi.

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Sorpresa: gli studi umanistici danno lavoro. Ecco perché (e dove).

Soft skills, tecnologie, carriere internazionali. Agenzie e centri di ricerca ci spiegano perché una laurea in lettere e filosofia “serve” nel mercato di oggi.

di Alberto Magnani.

Manager, specialisti di marketing, esperti di It. Sbocchi naturali per neodottori in economia e ingegneria da 110 e lode? Non proprio: nell’annuncio si parla di «materie umanistiche» Dalla filologia all’advertising digitale, dalle forme di Stato in Platone al marketing sulle piattaforme digitali. Le lauree delle vecchia classe di Lettere e Filosofia possono essere il trampolino per carriere svincolate dagli studi di partenza. Cosa fa scattare il salto? Gli ingredienti sono due: esperienze in curriculum e specializzazioni dopo – o in contemporanea – agli anni dell’università.
Come spiega al Sole 24 Ore Lorenzo Tomasin, ordinario di filologia romanza e storia della lingua italiana all’Università di Losanna, «una laurea umanistica non “insegna” un lavoro ma un metodo di pensiero, uno strumento per affrontare problemi. La conseguenza è chi si iscrive a un corso può integrare la preparazione con un supplemento di formazione autonomo». C’è chi interpreta la scelta secondo un rapporto causa-effetto: se si studiano lettere o filosofia, bisogna scommettere solo sui – tutt’altro che facili – terreni di insegnamento e ricerca. «L’Italia è irrigidita su un modello che aveva senso – e forse – 50 anni fa, quando c’erano determinate condizioni. Ma questa linearità così esclusiva non funziona. Nell’università non si “impara” un mestiere: se la guardassimo così, quasi tutti i corsi sarebbero inutili» dice Tomasin.
(Da ilsole24ore.com, 20/8/2015).

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