perchè l’america sposta a sud le basi europee

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IL GIORNALE 07.06.2004.p 10
Perché l'America sposta a sud le basi europee
ARTURO DIACON,4LE

La Repubblica l'ha presentato come un piano diretto a tagliare le spese. Come se fosse il segno della necessità degli Stati Uniti di incominciare a stringere la cinghia. Ma il progetto di nuova dislocazione delle truppe americane in Europa deciso dall'Aniministrazione Usa ed anticipato dal New York Times è molto di più. E in primo luogo la risposta strategica degli Usa alle mutate condizioni politiche internazionali caratterizzate dall'allargamento dell'Unione Europea ai Paesi dell'Europa dell'Est una volta ingabbiati nell'impero sovietico. È, in secondo luogo, la logica conseguenza, dopo la fine del confronto tra Est ed Ovest, della necessità di attrezzare la difesa dei Paesi europei rispetto alla nuova minaccia che viene dal Sud ad opera dei fondamentalisti islamici. Ed è, infine e soprattutto, la dimostrazione lampante dei nuovi e diversi ruoli che, agli occhi degli Stati Uniti, i Paesi europei sono destinati ad assumere nei prossimi anni. Ovviamente a causa del tentativo di Bin Laden e dei suoi seguaci di fare piazza pulita dei governi arabi moderati, fondare un nuovo «califfato, con i Paesi principali produttori del petrolio e lanciare da Sud una grande offensiva politica, economica e terroristica tesa a piegare le democrazie liberali dell'Europa e del Nord America.
Il piano è molto semplice e lineare. Prevede lo spostamento dalla Germania ai Paesi dell'Est, Polonia in testa, delle grandi basi militari americane che si trovavano sul territorio tedesco dalla fine della seconda guerra mondiale. Stabilisce che il comando navale americano in Europa venga spostato dalla sua sede storica di Londra a Napoli e che una parte della flotta aerea attualmente dislocata in Gran Bretagna venga trasferita nelle basi del Mediterraneo, cioè quelle che si trovano in Italia meridionale ed in Turchia.
La Repubblica, citando una fonte anonima della Difesa italiana, si è affrettata a spiegare che il progetto non nasce dalla volontà dell'Munúústrazione Usa di premiare il fedele alleato italiano e punire l'infida Germania. Come a voler sottolineare che se il progetto va in porto il merito non è certo di Silvio Berlusconi e della sua decisa scelta in favore della rinnovata alleanza tra Italia e Stati Uniti, Il che può essere anche vero ma non coglie la sostanza del problema. Il piano prescinde dall'amministrazione Bush. Verrà realizzato anche nel”caso di una presidenza del democratico Kerrv. E segna la decisione degli Stati Uniti, e non di una qualsiasi amministrazione, di rispondere alla guerra lanciata al mondo occidentale dal terrorismo ishuuico. In questa luce non rappresenta un premio speciale perla fedele alleata Italia visto che l'interesse nazionale Usa non prevede preferenze di sorta. Ma stabilisce nei rapporti tra Stati Uniti una nuova scala di rapporti in cui il nostro Paese precede sicuramente Germania e Francia. E, conseguentemente, premial'intuito mostrato da Berlusconi nel capire che l'interesse nazionale impone al nostro Paese di uscire dalla sudditanza nei confronti dell'asse franco-tedesco egemone nell'Europa del decennio passato e di rinforzare l'alleanza con gli Stati Uniti.
Il piano dimostra, in sostanza, che le mutate condizioni politiche internazionali assegnano all'Italia un ruolo superiore a quello dei tempi della guerra fredda di terra di confine tra mondo libero ed impero sovietico. Il nostro Paese può interpretare questo ruolo al minimo, limitandosi ad incassare i benefici economici della sua ritrovata centralità geopolitica. Ma anche al massimo, pretendendo di esercitare una funzione primaria nei confronti dei Paesi arabi moderati. In ogni caso non può permettersi di perdere l'occasione storica di tornare ad avere un ruolo ed invertire il declino iniziato dal momento della caduta del Muro di Berlino. Come vorrebbero quei pacifisti alla Romano Prodi pronti a condannare il nostro Paese ad un impossibile neutralismo tra Nord e Sud e ad una marginalità che equivale a crisi ed a regressione
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