Perché deve essere necessario conoscere una lingua straniera per comprendere quello che si legge e si sente dire nel nostro Paese?

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Basta inglese, siamo italiani.

Ma perché deve essere necessario conoscere una lingua straniera per comprendere quello che si legge e si sente dire nel nostro Paese?

di Gaetano Roccisano.

Tempo fa, in un’ intervista televisiva, una persona di nazionalità italiana riferiva di un dialogo avuto in aereo con una turista di altra nazionalità rientrante nel proprio Paese. Alla specifica domanda sul periodo trascorso in Italia e su possibili eventuali rimpianti, la straniera rispose: il suono della lingua parlata, e cioè l’italiano.

Da parecchio tempo autorevoli studiosi e professionisti appartenenti ad importanti istituti accademici italiani denunciano l’uso sproporzionato della terminologia così detta «esterofila» che nella migliore delle ipotesi è utilizzata per ragioni di sintesi, più spesso invece per pigrizia, per atteggiarsi da persone colte o, come ha scritto qualcuno, per non far capire ai più di che cosa si stia parlando.

Domanda: vivendo in Italia è da ritenersi logico dover conoscere la lingua inglese per comprendere appieno ciò che spesso si legge o si sente dire? Proviamo a metterci nei panni di chi ha già superato da tempo l’età scolare e diamoci una risposta sincera. L’auspicio è che a partire dal nuovo anno ci sia un miglior utilizzo della nostra lingua italiana, sia per gli stessi italiani che per i tanti che vivono nel nostro Paese per vari motivi (di studio, o di lavoro, o per turismo), rammentando che, ad ogni parola inglese, ce n’è una corrispondente in lingua italiana, che in quanto ad estetica e suono non ha nulla da invidiare alle altre.
(Da lastampa.it, 3/1/2017).

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