Per salvare l’italiano dobbiamo insegnarlo a computer e telefoni.

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Per salvare l’italiano dobbiamo insegnarlo a computer e telefoni.

di Giordano Bruno Guerri.

Trattamento automatico del linguaggio? Linguistica computazionale? Robe astruse, a dirle così. È più facile spiegarle con un esempio. Il correttore automatico che usiamo per scrivere messaggi sul telefonino è opera di un trattamento automatico del linguaggio, possibile anche grazie alla linguistica computazionale. «Bella roba», dirà a questo punto più di un lettore, indispettito da correttori automatici che spesso fanno commettere errori, invece di correggerli.

Il problema è proprio questo. La linguistica computazionale cerca una mediazione fra il linguaggio umano, in costante evoluzione, e le capacità di comprensione della macchina, che sono limitate da regole formali. D’altra parte, grazie alla diffusione di internet e del digitale, l’importanza delle applicazioni di questo campo è in crescita continua. Basti pensare alla traduzione automatica da una lingua all’altra, possibile anche con Google ma quasi sempre – ancora – con risultati grotteschi; o alla possibilità di dare comandi vocali ai nostri cellulari, anche in questo caso con risultati abbastanza scoraggianti da non invogliare una pratica che sarebbe comodissima. Ebbene un giorno, non lontano, tutto ciò sarà facile, potremo parlare anche senza tastiera a ogni macchina come fosse il nostro vicino di casa, e loro ci risponderanno a tono, anzi meglio: fino al punto, non fantascientifico, in cui potremo parlare a un cinese in italiano, e viceversa, comprendendoci perfettamente grazie a un apparecchietto grande come il bottone di una giacca.

È evidente, allora, che le lingue che non disporranno di questa tecnologia sono destinate a scomparire, o a essere usate come un dialetto. E questa è la cattiva notizia. Quella buona è che il trattamento automatico del linguaggio italiano è ben sviluppato, e che l’italiano – nonostante l’ignoranza diffusa e gli ancora più diffusi anglicismi – è salvo. Da ormai dodici anni esiste il ForumTal, che mi onoro di avere contribuito a fondare e di presiedere, a coordinare gli sforzi comuni di ricercatori, industrie, pubblica amministrazione. E oggi, a Pisa, si conclude CLIC-it, http://clic.humnet.unipi.it, la prima conferenza italiana di Linguistica Computazionale. Per la prima volta, in Italia, si confrontano informatici, linguisti, scienziati cognitivi, psicolinguisti, ingegneri della comunicazione, filosofi del linguaggio, nella consapevolezza che soltanto da un approccio interdisciplinare possono nascere le soluzioni che vedremo nelle «app» del prossimo futuro. A Pisa si vedono già anche risultati concreti: sistemi che identificano le opinioni su un certo argomento in rete, programmi che capiscono le emozioni di chi parla, o identificano il dialetto di una persona, e molto altro. Manca solo la politica, cui non è ancora ben chiaro che questo settore è ormai strategico per la cultura, la società e l’industria del futuro, che la complessità e l’ampiezza della sfida scientifico-tecnologica richiedono capacità di coordinamento e iniziative adeguate per l’alta formazione nel settore. C’è da sperare insomma, in estrema sintesi, che Renzi un giorno si arrabbi, all’ennesimo tweet che deve riscrivere per colpa del correttore automatico, e scopra quest’altra grande riforma da fare. Oppure gli basterebbe pensare quale risparmio di tempo e di denaro sarebbe – è già possibile – smettere di trascrivere a mano i processi e gli atti parlamentari.
(Da ilgiornale.it, 10/12/2014).




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