Per quelli che Quanto siete esagerati, l’italiano non corre nessun pericolo…

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IL PROGETTO

Milano, lezioni in inglese alle elementari si parte in sei scuole: prima volta in Italia

di FRANCO VANNI

Tre materie insegnate in inglese. È la novità introdotta in sei scuole elementari statali nelle province di Milano e Monza. Il progetto partirà il 13 settembre con l’inizio delle lezioni, solo per le classi prime. Secondo le indicazioni della direzione scolastica regionale, agli studenti dovranno essere insegnate nella lingua di Shakespeare scienze, arte e geografia. Maogni scuola potrà sostituire le materie consigliate con altre, escluse italiano, storia e matematica.
Per i genitori dei 600 bambini iscritti alle nuove sezioni bilingue non è prevista alcuna spesa ulteriore rispetto a una normale classe di scuola statale. Anzi, non dovranno nemmeno comprare i libri: le dispense (ovviamente in inglese) saranno preparate dagli insegnanti. «Il progetto è nuovo in Italia — dice Gisella Langè, responsabile Lingue della direzione scolastica — se darà buoni risultati, l’anno prossimo sarà esteso ad altre scuole». Due dei sei istituti dove i bambini faranno lezioni e compiti in inglese sono a Milano. La scuola Diaz, in via Crocefisso e via Sant’Orsola, avrà cinque sezioni bilingue e altre quattro saranno attivate alle elementari Teodoro Ciresola, in viale Brianza e via Venini. Le altre scuole coinvolte sono la Copernico di Corsico, la scuola di via Cialdini a Meda, la Fermi di Villasanta e un istituto comprensivo a Como. In ogni scuola le sezioni bilingue, in tutto 24, saranno più della metà del numero totale delle classi. Visto che il progetto parte dalle classi prime, si è previsto un approccio soft. «I ragazzini devono fare in inglese almeno 6 ore a settimana — dice Langé — ma saranno gli insegnanti a decidere i tempi e le modalità di esposizione alla lingua». In pratica, se i bambini proprio non capiscono la geografia insegnata in inglese, qualche parola di italiano può anche starci. Dalla seconda in poi le ore di lingue andranno aumentando. La direzione scolastica ha valutato le competenze in inglese di 60 maestri con l’aiuto del British Council, richiedendo una conoscenza della lingua di livello B2, un gradino sopra a quella che serve per insegnare inglese alle elementari. Hanno passato il test in 42. Un altro requisito era avere un contratto a tempo indeterminato, per evitare che i bambini nei cinque anni si trovino a dovere cambiare insegnante. Alcuni degli insegnanti “vincitori” lo scorso marzo sono stati inviati in Spagna, dove le classi bilingue sono realtà da tempo, per un tirocinio. Tutti i 42 hanno poi fatto un corso di inglese online, e dal primo al tre settembre faranno un ripasso con un madrelingua. Le sei scuole ammesse al progetto “Istruzione bilingue Italia” (Ibi), sviluppato dalla professoressa Roberta Pugliese, sono state scelte fra le 44 che avevano fatto richiesta in base a criteri precisi: dalla stabilità contrattuale dei docenti alla disponibilità a portare avanti il programma per almeno cinque anni. Gli istituti vincitori non hanno fatto pubblicità all’iniziativa, e non ce n’è traccia sui loro portali web. «Abbiamo tenuto riservato l’elenco delle scuole — dice Langé — per evitare che i presidi ricevessero una valanga di domande di iscrizione impossibili da soddisfare». Le classi oramai sono fatte, e sono stati “premiati” i residenti delle zone servite dalle scuole scelte.
(Da La Repubblica.it, 26/8/2010).
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Scuola: Perduca (Radicali) con quali soldi s’impara l’inglese per insegnare
storia o matematica? Non sarebbe meglio l’esperanto?

Dichiarazione del Senatore Radicale Marco Perduca:

"Mentre in tutta Italia gli insegnanti precari sono in sciopero della fame,
che sta diventando di massa, per conoscere la propria sorte professionale,
la ministra Gelmini annuncia che in Italia sara’ possibile, fin dalle
elementari, studiare fino a due materie in inglese.

Beauty is always in the eyes of the beholder… Visto che purtroppo non e’
un segreto che la competenza linguistica degli italiani, ancora e in
particolar modo per quanto riguarda l’inglese, resta tra le meno apprezzate
d’Europa – ne’ d’altronde e’ un segreto che per essere a proprio agio in una
lingua occorra fare esperienze di immersione totale nella cultura del paese
in questione – come potranno essere insegnate storia matematica o, god
forbid, inglese, in inglese senza un necessario upgrade dei docenti?

Se la ministra Gelmini avesse fatto una full immersion, come direbbe lei,
nella realta’ didattico-professionale suo paese avrebbe forse fatto il
possibile per evitare tagli orizzontali al suo dicastero, e notato che le
reali esigenze della scuola italiana son molto piu’ legate al territorio e
al nuovo make up socio-culturale italiano piuttosto che alle tendenze
esterofilie.

Oltre che alla riflessione sulla struttura linguistica della lingua madre,
potrebbe infatti tornar molto piu’ "utile" insegnare fin dall’asilo
l’esperanto come lingua propedeutica all’apprendimento di altri idiomi,
piuttosto che lanciarsi in avventure all’insegna del broken English.

Occorre quindi far sapere al Parlamento (e ai precari) con quali soldi extra
verranno preparati gli insegnanti perche’ possano tenere lezioni in inglese
accettabile; se dovranno esser acquistati – o scritti – anche nuovi libri di
testo; nonche’ chi controlla la qualita’ dell’inglese. La settimana prossima
con la Senatrice Poretti presenteremo una dettagliata interrogazione
parlamentare a riguardo.
(2/9/2010).




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