PER L’EUROPA TORNA IL TEMPO DELLE SCELTE

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Per l’Europa torna il tempo delle scelte

ARTURO GISMONDI

La denuncia di un nuovo “spirito di Monaco”che torna a serpeggiare in Europa 70 anni dopo i cedimenti che precedettero la Seconda guerra mondiale non è gradito alla sinistra,non lo è ai sostenitori del blocco franco-tedesco eletto a baluardo contro l’”unilateralismo”americano. E non lo è alla coscienza di coloro che si rifiutano,per una sorta di blocco ideologico,di vedere nel terrorismo di radice islamica un pericolo mortale paragonabile a quello nazista degli anni ’30. Un convegno a Roma,della fondazione “Magna Charta” e del quotidiano Il Riformista ha avuto il merito di richiamare alla mente e alla coscienza le profonde somiglianze fra l’opacità di tanta parte dell’opinione pubblica europea di oggi,e quella di ieri,dinanzi a pericoli che avrebbero richiesto allora,come richiederebbero oggi,chiarezza e coraggio di decisioni realiste prima ancora che coraggiose.

Dei numerosi punti in comune fra gli eventi di oggi e quelli di tanti anni fa ha parlato Franco Debenedetti. La minaccia nazista,e quella odierna del terrorismo islamista sono animate entrambe,intanto,da ideologie totalitarie,e da una ostilità mortale nei confronti delle società liberali.

C’è una coincidenza impressionante,emersa dalle diverse relazioni,nel risveglio contemporaneo di una ostilità contro gli Stati Uniti in situazioni storiche le più diverse. Nel vuoto creato dalla sconfitta dell’Urss nascono a Ovest come a Est due movimenti separati,e diversi fra loro:uno come erede del comunismo e insieme dei movimenti rivoluzionari occidentali degli anni ’60 e ’70,con la costituzione della galassia dei no global,e di altri movimenti anti-capitalistici,terzomondisti di origine marxista-leninista o di natura anarchica;il secondo,ben più pericoloso,al punto da relegare nell’ombra i movimenti intellettuali o di piazza nati nei nostri Paesi,è il terrorismo islamico. Questo ha trovato imprevisti alleati in Occidente in un anti-americanismo tutt’altro che sedato dalla coscienza di un pericolo comune. Un libro uscito da poco in Francia e in Italia,Occidente contro Occidente, di Andrè Glucksmann intravede nelle diverse reazioni al terrorismo la nuova dialettica che emerge nelle società liberali. E nella opacità della reazione di una parte dell’Europa,che ha il suo centro nelle ambigue velleità di potenza della Francia di Chirac,vede il pericolo forse più insidioso per l’Europa e il nostro mondo.

Nelle reazioni di Quaglierello,di Magdi Allam,il quale ha denunciato l’ostinazione con la quale molta parte d’Europa nega a se stessa e all’opinione pubblica una strategia esposta fin nei dettagli dai gruppi terroristici,dalle relazioni di numerosi ospiti stranieri,come dalle conclusioni del presidente del Senato Marcello Pera è emerso il complesso di ragioni che impedisce all’Europa di prendere atto della realtà. Ci sono le resistenze ideologiche degli eredi del comunismo,che vedono nel terrorismo una sorta di vindice chiamato a concludere la fine inevitabile del capitalismo;c’è una interpretazione del terrorismo come reazione ai delitti dell’Occidente contro il Terzo mondo,c’è il complesso di colpa di origine cattolica che attribuisce le disgrazie dei popoli più arretrati alla volontà negativa dei popoli più fortunati. E ci sono,a sfruttare la complessità ambigua di tanti sentimenti,le logiche di Paesi e classi dirigenti che ripetendo gli errori di tre guerre mondiali,rifiutano agli Stati Uniti un ruolo che si è espresso per tutto il secolo scorso,dall’intervento nel 1917 contro l’”inutile macello”aggravato dalla Rivoluzione russa,alla Seconda guerra,alla Guerra Fredda che ha prolungato di mezzo secolo dopo la sconfitta del nazismo la tragedia del totalitarismo,questa volta comunista. L’inizio del nuovo secolo,e millennio,ripropone all’Europa la unicità di un destino che ha prolungato al di là dell’Atlantico le ragioni della sua esistenza e della sua civiltà.

IL GIORNALE P.16

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