Per la ricerca della parola giusta

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140.000 parole per dirlo

Ma qual è quella giusta?

Nello “Zingarelli 2008” una guida per non sbagliare

di Giovanni Nardi

Voglia di parole, voglia di vocabolari. La scuola sembra aver riscoperto, come materia fondamentale d’insegnamento, la lingua italiana.

E l’editoria scolastica ha reagito sfornando opere più o meno rinnovate. A cominciare dalla Zanichelli, che presenta lo Zingarelli 2008, assai cambiato rispetto all’edizione dell’anno passato. Si tratta del vocabolario storicamente più venduto, assorbendo circa la metà del mercato nazionale. Sono aumentate le pagine (2688 rispetto a 2240), le voci (oltre 140.000 con 375.000 significati rispetto a 136.000 e 370.000, e si pensi che è persona di notevole cultura chi conosce circa 50.000 parole tra lemmi, derivati e forestierismi); è migliorata la leggibilità con l’introduzione del blu come secondo colore. Ma la vera novità è rappresentata dall’introduzione delle ‘sfumature di significato’: 900 schede che confrontano parole analoghe illustrandone le differenze di senso, e indicando quando e come usare l’una anziché l’altra.

Prendiamo per esempio l’aggettivo “caparbio”; il termine è molto simile nel significato ad altri due aggettivi, “ostinato” e “cocciuto”. Ma se “caparbio” è la persona che persegue un determinato obiettivo con determinazione, una “ostinata” è chi la persegue anche in modo inopportuno, mentre diventa “cocciuta” quando l’ostinazione arriva all’irragionevolezza. Oltre al formato cartaceo, inoltre l’ultimo Zingarelli è anche in CD-ROM, che permette di consultare il Dizionario della lingua italiana di Tommaseo e Bellini, pubblicato tra il 1865 e il 1879 in otto volumi dall’editore Pomba e ora recuperato e digitalizzato. Ma da diversi anni a questa parte, il successo dello Zingarelli è legato all’inserimento di neologismi, alcuni tra i quali diventati di uso comune in questi ultimi tempi per ragioni non squisitamente linguistiche. Com’è per “craniata”, dopo che il colpo di testa di Zidane a Materazzi è stato visto in tutto il mondo e ha legittimato da noi il passaggio della voce dialettale nell’olimpo della lingua parlata e scritta. Dal calcio è arrivato anche il termine “contropiedista”, finora riservato all’ambito specialistico, mentre il politichese ci ha ‘regalato’ (si fa per dire), “teocom”, “teodem”, “telepolitica”, “biopolitica”, “geoeconomia”, “clericalizzare”, “islamofobia”, “mondialista”, “globish”,

“anarco- insurrezionalista”, “zoomafamia”. Dal linguaggio comune, in gran parte dei giovani, ecco “arrapante”, “intrippato”, “raga”, “spizzare”, “grigiume”, così come “gufare”, “ciulare”, “sbroccare”, “coccoloso”, “slinguazzata”.

Tra le parole più curiose c’è “sambo”, che non è l’improbabile maschilizzazione della samba, ma acronimo di origine russa (da samooborona bez oruzija, letteralmente difesa senz’armi) che indica un tipo di arte marziale che combina vari stili di lotta, ideata nel 1923 in Unione Sovietica come forma di addestramento della polizia segreta, poi evolutasi in disciplina sportiva. Parecchie le parole straniere, che tuttavia non fanno crescere di molto la presenza totale: meno del 2 per cento. Resta infine da dire di altri dizionari che sono ampiamente e positivamente rinnovati. Innanzitutto il Devoto-Oli, 3.126 pagine e 150.000 definizioni, che si è avvalso della collaborazione di un nutrito gruppo di specialisti cooordinati da due noti linguisti, Luca Serianni e Maurizio Trifone; e poi Il Grande Italiano 2008 di Aldo Gabrielli, con la revisione di Massimo Pivetti e Grazia Gabrielli: 2.960 pagine, 500.000 mila tra voci, accezioni e definizioni.

(Da La Nazione, 17/9/2007).

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