Per la prima, volta la presenza straniera tra i banchi delle scuole italiane ha superato le 800mila unità.

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Gli stranieri sono per la prima volta più di 800mila.

I dati aggiornati all’anno scolastico 2013/2014. Ma il ritmo dell’incremento sta rallentando. Oltre la metà degli allievi con cittadinanza non italiana è nata nel nostro Paese. Il problema dell’integrazione. Il ministro Giannini: “Questo sarà uno dei punti cardine della riforma”.

di SALVO INTRAVAIA.

La presenza di alunni stranieri nelle classi italiane supera per la prima volta le 800mila unità, ma il boom degli ultimi anni è solo un ricordo. Quello che è stato un tumultuoso incremento, anno per anno, del numero di allievi con cittadinanza non italiana nelle scuole nostrane è un fenomeno ormai virtualmente consolidato e per la politica è tempo di bilanci e decisioni importanti. Una riguarda la ‘Buona scuola’ del governo Renzi che dovrebbe aggiungere al lungo elenco delle classi di concorso anche l’italiano per stranieri: L2 è il suo codice in burocratese scolastico. Ma andiamo con ordine. Nel corso della due giorni svoltasi a Roma su “Le scuole in contesti multiculturali: promuovere e governare l’integrazione”, sono stati presentati i dati sugli alunni stranieri relativi all’anno scolastico 2013/2014.

Per la prima volta, la presenza straniera tra i banchi delle scuole italiane ha superato le 800mila unità, un traguardo impensabile soltanto qualche anno fa, quando all’alba del nuovo millennio – nel 1999/2000 – gli allievi con cittadinanza non italiana erano appena di 119.679. E, in percentuale, l’incidenza era di 1,5 alunni su cento frequentanti. Nel 2013/2014 siamo a quota nove su cento presenti in classe. Da allora il loro numero è cresciuto a ritmi sostenuti: all’inizio, del 16 per cento all’anno, poi del 10 per cento. Per calare al sette per cento nel 2009/2010 e al quattro per cento nel 2012/2013. Ma nell’ultimo anno censito, si è registrato un incremento del due per cento con un aumento di figli di stranieri di appena 16mila unità: il minimo dal 2000 ad oggi. Segno di un fenomeno che sembra ormai stabilizzato.

Chi aveva pronosticato il sorpasso nel giro di pochi anni dovrà rivedere le proprie stime. Mentre a viale Trastevere ci si sta attrezzando per migliorare l’integrazione scolastica degli alunni non italiani. Al punto che l’integrazione linguistica e culturale degli studenti figli di migranti sarà uno “dei punti cardine del decreto ‘La Buona Scuola’”, afferma il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Perché “la scuola è la base, la cornice ideale per diventare cittadini sostanziali. E noi stiamo andando in questa direzione”. “Vogliamo fornire alle istituzioni scolastiche – aggiunge – gli strumenti scientifici, didattici e organizzativi adeguati e dare centralità alla formazione linguistica perché la lingua è passaporto di comunicazione e integrazione”.

Il dossier curato dall’Ismu – la Fondazione Iniziative e studi sulla multietnicità – ha messo in luce anche altri aspetti. Le scuole con un numero di alunni stranieri superiore al 15 per cento sono due su dieci. E si trovano disseminate soprattutto nelle regioni settentrionali. Ma oltre metà – il 51,7 per cento – della presenza straniera nelle scuole del Belpaese lo è soltanto sulla carta, perché si tratta di stranieri nati in Italia. Un popolo di 415.283 bambini e ragazzi che, in parecchi casi, parlano perfettamente i mille dialetti degli angoli più nascosti d’Italia e che sovente parlano più lingue, perché i genitori hanno voluto insegnare loro la lingua del Paese d’origine per non fare disperdere le radici. Resta comunque il fatto che gli alunni stranieri nati all’estero scontano un gap che li colloca in fondo alle classifiche degli apprendimenti. Si tratta spesso dei soggetti più deboli che la ‘Buona scuola’ vuole sostenere con l’introduzione capillare della lingua L2.
(Da repubblica.it, 21/2/2015).

 




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