Per il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, la lingua italiana deve essere nella Costituzione come lingua ufficiale della Repubblica, ma fuori dall’insegnamento dell’università italiane.

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Camere con vista.

CARLO BERTINI.

Com’è difficile per l’italiano diventare lingua ufficiale.

Può sembrare strano, ma l’italiano non è citato nella nostra Costituzione come la lingua ufficiale della nostra Repubblica. O almeno non ancora. È la lingua ufficiale della Repubblica di San Marino e dello Stato Città del Vaticano, ma non della Repubblica Italiana. Chi sta cercando di far approvare una legge – perché ci vuole una legge ad hoc per sancirlo – è proprio il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. In verità la questione non è nuova, tanto che la Giannini da più di un anno (e molti altri prima di lei) ha proposto un testo di legge per inserire solennemente nella nostra Costituzione questa specifica, visto che la nostra Carta all’articolo 12 dice solo che la bandiera
italiana è il tricolore. E non è un caso, perché all’epoca si scelse di non stabilire formalmente che vi fosse una lingua di Stato, «dando per scontato che l’italiano fosse comunque la lingua utilizzata nel territorio, e nel contempo evitando che l’ufficializzazione di esso potesse assumere un significato nazionalistico», come annota Marco Franchini nella rivista dei Costituzionalisti italiani. 
Ma anche stavolta come in passato, il disegno di legge in questione, pur condiviso e appoggiato da tutti i gruppi parlamentari, grillini compresi, non garba alla Lega. E non è stato assegnato alla commissione competente, quindi neanche messo in calendario. E non è una novità, perché l’altra curiosità è che non da oggi, ma da 13 anni le Camere provano a sanare questo «vuoto legislativo». Ci hanno provato, a partire dal 2001, come riporta l’Adn Kronos, An con Ignazio La Russa e Angela Napoli e i verdi con Marco Boato. Nel 2002 fu votato un testo unico che poi si arenò nelle secche parlamentari. Stessa sorte nella legislatura successiva quando al gruppo si unì anche l’ulivista Roberto Zaccaria. A tentare la sorte nella successiva legislatura furono gli stessi onorevoli e al gruppo di testa si accodarono un altro finiano, Roberto Menia, Cosimo Ventucci (Pdl) e Anita Di Giuseppe (Idv). E in questa legislatura, oltre alla proposta della Giannini è agli atti quella di Fausto Guilherme Longo delle Autonomie.
(Da La Stampa, 22/9/2014).

 




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