«Per il brevetto Ue il minore dei mali è l’inglese per tutti»

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«Per il brevetto Ue il minore dei mali è l’inglese per tutti»

Franco Sarcina articolo15 dicembre 2010

MILANO
La Commissione Ue ha dato ieri il via libera per avviare la procedura di cooperazione rafforzata per le nuove norme sul brevetto europeo, aggirando in questo modo l’opposizione di Italia e Spagna. Il nuovo sistema brevettuale prevede l’adozione di un sistema trilingue (inglese, francese e tedesco), fortemente contestato da Roma e Madrid, che vede però attualmente l’appoggio di 12 paesi. La cooperazione rafforzata consente a nove o più nazioni membri dell’Ue di portare avanti una iniziativa se non è possibile che l’intera Unione raggiunga un accordo unanime entro un determinato termine.
L’adozione del brevetto trilingue prevede ora un parere del Parlamento europeo e una decisione a maggioranza qualificata in Consiglio Ue, che potrebbe avvenire nel vertice in programma per il prossimo 4 febbraio. Secondo Michel Barnier, commissario europeo interno per i prodotti e i servizi, la decisione è stata presa perché «il deposito di una domanda di brevetto in Europa è un’operazione costosa e complicata: la situazione attuale è inaccettabile».
Circa le conseguenze di una possibile – ormai probabile – adozione del brevetto trilingue in ambito comunitario, abbiamo sentito Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano.
Quale sono le possibili conseguenze dell’adozione di brevetti europei trilingui?
«Per le aziende italiane sarebbe un notevole svantaggio competitivo, dovuto non solo ai maggiori costi che le società si troverebbero a sostenere per tradurre il brevetto in tre lingue diverse (si veda Il Sole 24 Ore del 10 dicembre scorso, pagina 21, ndr), ma anche al fatto che i brevetti descritti in una unica lingua sono, in sostanza, più chiari. L’obiettivo ultimo di un brevetto è, innanzitutto, difendere una proprietà intellettuale. Utilizzare la lingua naturale renderebbe più semplice questo processo: in ogni caso, se si utilizzasse solo l’inglese, ci sarebbe equità di trattamento per tutti.
Quale decisione avrebbe dovuto adottare l’Ue?
Appunto, adottare come lingua unica l’inglese. Oltretutto, la struttura stessa delle imprese italiane (spesso di dimensioni e fatturato relativamente basso rispetto ai concorrenti europei) è una difficoltà in più.
Che cosa succede se passa la proposta del brevetto trilingue?
In questo caso, è necessario che le piccole e medie imprese italiane ricevano un buon supporto per poter affrontare il nuovo scenario dei brevetti europei. La difficoltà sarebbe infatti non soltanto quella di trovare i traduttori, ma anche la necessità di una conoscenza reale del problema industriale da parte di chi ha a che fare con questi nuovi brevetti.
E quale potrebbe essere un sistema per aiutare le aziende ad affrontare questo nuovo scenario?
Occorrerebbe creare un centro di competenza nazionale che offra un aiuto alle imprese che devono proporre un nuovo brevetto. Questo centro, potrebbe essere finanziato in parte dal Ministero per lo Sviluppo Economico e in parte dalle associazioni delle categorie.
Ma si sta già lavorando a questo progetto?
Per ora non mi risulta. Purtroppo, mi sembra che gli argomenti che riguardano il sistema paese siano poco affrontati dalla classe politica negli ultimi tempi…»
franco.sarcina@ilsole24ore.com




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